Gestire l’uso dei mezzi di comunicazione moderni

Estratto da una meditazione di Lanthemann Nicolas

In relazione agli attuali strumenti di comunicazione, affronteremo i seguenti punti:

  • il legame tra le generazioni riguardo alle nuove tecnologie di comunicazione;
  • alcuni principi biblici e le loro applicazioni pratiche;
  • la gestione degli strumenti di comunicazione e l’avvertimento dei loro pericoli specifici.

Introduzione

Il nostro argomento riguarda la comunicazione tra gli esseri umani in generale, la quale ha subito variazioni significative nel corso delle epoche sia in termini di forme sia di tecniche. Gli attuali mezzi tecnologici sollevano domande rilevanti che meritano un’attenta analisi. Affronteremo anche il tema della comunicazione in ambito familiare, dove si osservano cambiamenti significativi rispetto al passato. L’evoluzione rapida dei mezzi tecnologici, come i telefoni cellulari, i tablet e gli smartphone, può portare a incomprensioni tra le diverse generazioni, rendendo necessario porsi interrogativi cruciali.

La cosiddetta “rivoluzione digitale” è una moderna trasformazione che ha reso possibile la comunicazione attraverso le “nuove tecnologie”. Questo fenomeno, pur appartenendo già al passato, continua ad influenzare in maniera radicale i mezzi di comunicazione attuali. Non è la prima volta che gli esseri umani affrontano delle rivoluzioni in questo mondo e, pertanto, non dovremmo considerarlo un fenomeno incomprensibile per i cristiani. Nel XVII e XVIII secolo, si è verificata una rivoluzione industriale nei paesi europei, durante la quale si è passati dall’uso predominante di strumenti manuali all’invenzione di macchine motorizzate. Questa rivoluzione ha completamente trasformato l’organizzazione del mondo e la vita delle persone sulla terra. Un esempio di questa rivoluzione è l’automobile, che oggi fa parte della vita quotidiana senza suscitare interrogativi sulla sua gestione, indipendentemente dall’età delle persone. Tuttavia, all’epoca, i cristiani che hanno assistito alla diffusione delle automobili si sono posti domande importanti, come, ad esempio, se fosse necessario possederne una o meno. Alcuni hanno abbracciato il cambiamento con entusiasmo, altri lo hanno seguito con prudenza, mentre altri hanno esitato. Nel corso della storia ci sono state altre numerose rivoluzioni, ed oggi ci troviamo di fronte a una nuova sfida: la rivoluzione digitale. Anche in questo caso è fondamentale che i cristiani si interroghino su come gestire smartphone, Internet e tutti i nuovi strumenti di comunicazione, per adattarsi a questa nuova realtà.

Oggi, l’evoluzione dei mezzi di comunicazione è estremamente rapida. Ascoltiamo ciò che ha detto Salomone, l’uomo più saggio che il mondo abbia mai conosciuto: “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1:9). Questo potrebbe sembrare in contrasto con quanto appena detto. Stiamo parlando di rivoluzione e la Bibbia dice: “Non c’è nulla di nuovo…”. Il Signore afferma: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35). La Parola di Dio, che ha “attraversato” la rivoluzione industriale e l’uso delle automobili, “attraverserà” la rivoluzione digitale e l’uso degli smartphone, così come tutte le rivoluzioni che il mondo potrebbe ancora conoscere. La Parola di Dio rimane, e ribadisce: “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Quindi, grazie alla Parola, saremo in grado di comprendere ciò che è familiare per i giovani e meno noto per gli anziani.

Come far approcciare le nuove generazioni alle recenti tecnologie?

  1. Iniziamo spiegando cosa sia Internet, la base di questa rivoluzione digitale. Nella seconda metà del XX secolo, quando c’era la concreta possibilità di una guerra nucleare, l’esercito americano cercò di proteggere le conoscenze dei sistemi di difesa e attacco del proprio paese, cosicché se una bomba atomica fosse esplosa da qualche parte, tali conoscenze non sarebbero state completamente distrutte. Era essenziale trovare un modo per distribuire ampiamente gli archivi e recuperarli rapidamente. Quindi inizialmente furono alcuni ricercatori americani ad affrontare questa sfida. Nello stesso periodo gli scienziati del CERN di Ginevra, un centro di ricerca scientifica dove viene studiato l’atomo, avevano bisogno di condividere informazioni sulla loro ricerca con persone sparse in tutto il mondo. I ricercatori del CERN svilupparono così una rete di comunicazione che collegava diversi centri di ricerca, basandosi su ciò che era stato fatto precedentemente, soprattutto dall’esercito americano. È da qui che è nato Internet. Pertanto, in origine, Internet aveva lo scopo di consentire una comunicazione rapida su lunghe distanze. Questi concetti di lunga distanza, di un gran numero di partecipanti e di velocità spiegano ciò che stiamo vivendo oggi.
  1. La comunicazione sulla rete Internet utilizza un linguaggio di programmazione chiamato HTML. Coloro che conoscono bene questo linguaggio possono creare “pagine” su Internet. Gli strumenti di comunicazione che consentono di visualizzare queste pagine si sono sviluppati in modo tale che è stato ampiamente superato l’obiettivo iniziale di comunicare velocemente a distanza. È diventata ora una tecnologia culturale. Non viene utilizzata solo per comunicare tra una persona e l’altra; è possibile prenotare alberghi, consultare mappe geografiche, trovare informazioni e altro ancora. È diventato un fenomeno che va oltre il culturale; su questa rete si cerca di soddisfare ogni singolo bisogno di ciascun individuo nel mondo. Al giorno d’oggi, i genitori o i nonni non possono più dire ai loro figli: “Internet non va bene, non fa per te”. Chi ha questo atteggiamento è completamente fuori dalla realtà del sistema e del funzionamento del mondo odierno. Inoltre, nel contesto professionale, non ci sono altre opzioni se non utilizzare questi mezzi di comunicazione; nei nostri paesi, tutte le pratiche amministrative vengono svolte tramite questi mezzi. Pertanto, è necessario riconoscere che su questa terra tutto funziona grazie a questa “rivoluzione digitale”. Per riprendere l’esempio dell’automobile, chi oggi direbbe: “L’automobile non è una buona cosa, non dovresti averla”? Nessuno! Che si voglia o no, fa parte della vita quotidiana. Allo stesso modo, il digitale è ora un sistema su cui si basa il mondo attuale. Non possiamo ignorarlo. Di conseguenza, i genitori devono considerare l'”educazione”, anziché la “proibizione”. Dobbiamo chiederci come possiamo aiutare i nostri figli e i giovani a utilizzare questi sistemi in qualità di cristiani e per la gloria di Dio.
  1. Genitori e nonni potrebbero sentirsi sopraffatti dal pensiero di non poter vietare o di non essere in grado di aiutare i giovani in questo settore. È importante sapere che per guidare i nostri figli e i giovani non è necessario essere esperti di tecnologia. Di cosa hanno davvero bisogno i giovani? Della Parola di Dio e della saggezza dei genitori, che hanno il compito di insegnare loro i valori divini, anche in questo contesto. Quindi, non è essenziale essere esperti dal punto di vista tecnologico, ciò che conta davvero è che i genitori, o i nonni, rimangano vicini al Signore per condividere con i ragazzi le verità della Parola di Dio. I giovani sapranno collegare queste verità con l’uso delle nuove tecnologie, capendo cosa è conforme alla volontà del Signore e cosa non lo è nel loro utilizzo.
  1. I giovani, il cui contesto familiare potrebbe non essere abituato alle nuove tecnologie, potrebbero, in taluni casi, essere tentati di rinunciare a iniziare conversazioni con i loro genitori su questi argomenti, ritenendo che non sia utile affrontare la questione con chi non conosce le moderne tecnologie. Tuttavia, è essenziale comprendere che avviare un dialogo è una priorità, anche quando i genitori non dispongono di una conoscenza approfondita delle tecnologie contemporanee. Con queste conversazioni, potranno gradualmente acquisirne conoscenza e allo stesso tempo potrà seguire una conversazione di natura spirituale.

Per chiarire ulteriormente, possiamo esaminare tre esempi pratici. Iniziamo dalle e-mail, o messaggi elettronici. Per coloro che potrebbero non essere al corrente, una e-mail è sostanzialmente come una lettera. La principale distinzione sta nel fatto che, anziché scriverla su carta, inserirla in una busta e affidarla al servizio postale per la consegna al destinatario, una e-mail viene redatta al computer e poi inviata attraverso Internet, permettendo l’immediata consegna nella casella di posta elettronica del destinatario, indipendentemente dalla sua posizione geografica, persino dall’altro capo del mondo.

Passiamo ora a un secondo esempio: Facebook. Per avere un “profilo” su Facebook, è necessario completare un processo di registrazione, fornendo vari dati identificativi e, se lo si desidera, aggiungendo delle foto. Su questa “pagina” personale di Facebook, gli utenti possono condividere pensieri e informazioni su qualsiasi argomento. Un aspetto peculiare di questa piattaforma è che le informazioni condivise possono essere visualizzate da chiunque, ovunque si trovi nel mondo. La privacy è limitata, e le conversazioni avvengono in un ambiente virtuale, con gli utenti che partecipano tramite i propri computer o smartphone, interagendo come se fossero fisicamente uno di fronte all’altro.

Affrontiamo, infine, il terzo esempio: WhatsApp. Analogamente a Facebook, questa applicazione consente di comunicare con individui o gruppi selezionati che utilizzano la stessa applicazione sui loro smartphone, ovunque si trovino nel mondo, in modo istantaneo e diretto.

È importante sottolineare che i genitori non sono tenuti a padroneggiare completamente l’utilizzo di e-mail, Facebook o WhatsApp per impartire saggezza e istruzione ai loro figli nel contesto spirituale, in merito all’utilizzo di queste moderne forme di comunicazione. Ciò che conta, in definitiva, è che i genitori mantengano una fede salda e siano radicati nelle verità della Parola di Dio. I giovani, in tal modo, saranno in grado di stabilire collegamenti tra queste verità e l’uso delle tecnologie, comprendendo ciò che è conforme alla volontà del Signore e ciò che non lo è.

Alcuni principi biblici e le loro applicazioni pratiche

  1. Nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, il Signore Gesù parla dei suoi discepoli rivolgendosi al Suo Padre celeste. Nel versetto 15, dice: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno“, e alla fine del versetto 14 afferma: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo“. Dio mantiene i credenti sulla terra affinché possano vivere come cristiani in questo mondo e questo è il nostro obiettivo, anche in mezzo a questa rivoluzione digitale con i suoi mezzi di comunicazione. È importante notare che il termine “mondo” ha diverse sfaccettature di significato: indica la terra, le persone che vivono nel mondo, e anche il sistema politico, sociale, economico e religioso. Pertanto, quando il Signore prega affinché non siamo tolti dal mondo, si riferisce alla terra su cui dobbiamo continuare a vivere, e quando afferma che Lui non è di questo mondo e che noi non lo siamo, significa che non apparteniamo moralmente a questo mondo come sistema che è opposto a Dio. Il cristiano non fa parte di questo mondo; la sua cittadinanza è nei cieli (Filippesi 3:20) e questo deve essere chiaro per noi: il credente non è più di questo mondo; la sua vita è nel cielo, è in Cristo Gesù, l’Uomo venuto dal cielo (1 Corinzi 15:47). Pertanto, è scritto: “Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio; Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra” (Colossesi 3:1-2). Il credente, non facendo più parte di questo mondo, deve concentrarsi sulle cose celesti anziché su quelle terrene. Come si legge in Romani 12: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo” (versetti 1-2). Il credente, in questa terra, non deve adeguarsi alla società in cui vive. “…Ora siete luce nel Signore; Comportatevi come figli della luce – poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità – esaminando che cosa sia gradito al Signore…” (Efesini 5:8-10). Il cristiano, quindi, vive su questa terra, ma non fa più parte di questo mondo: deve concentrarsi sulle cose celesti anziché su quelle terrene ed è esortato a non adeguarsi a tutto ciò che il mondo offre, bensì a ciò che piace al Signore. Questi principi generali rappresentano un insegnamento valido dall’inizio alla fine della presenza dell’uomo sulla terra. Riguardo al nostro argomento, è opportuno porsi alcune domande. Facebook e WhatsApp sono realmente indispensabili per vivere su questa terra? È una connessione 4G un requisito fondamentale per l’esistenza? Spotify è davvero indispensabile sul nostro smartphone? È obbligatorio essere costantemente connessi? Se riteniamo che queste cose siano essenziali, allora dovremmo riflettere su alcune delle “qualità” di un cristiano secondo il pensiero di Dio: non conformarsi a ciò che vogliono farci credere come obbligatorio; ricercare ciò che è gradito al Signore; concentrarsi non sulle realtà terrene, ma su quelle celesti. Questi principi, sebbene non esaustivi, possono guidarci nell’utilizzo delle nuove tecnologie a nostra disposizione.
  1. Un cristiano è “santo”, cioè “separato per Dio”. Il Signore ha pagato un grande prezzo per redimerci, ha dato la Sua vita affinché potessimo appartenere a Lui, separati per Dio. Poiché Egli è santo, desidera che anche noi siamo santi: “come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni di un tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io sono santo” (1 Pietro 1:14-16). Il cristiano è chiamato a vivere nella santità e a non conformarsi alle proprie concupiscenze; proprio in merito a queste ultime la Parola ci dice: “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo… perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (1 Giovanni 2:15-16). Siamo nel mondo, ma non facciamo parte del mondo; quindi, non dovremmo amare le cose di questo mondo che ha crocifisso il Signore. Le concupiscenze sono cose che la nostra carne desidera e che impediscono una condotta santa, separata per Dio e sono caratterizzate da tre aspetti: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. Esistono da sempre, sono sempre le stesse da oltre 2000 anni.

Prendiamo ad esempio Eva nel giardino dell’Eden: la Scrittura dice che “la donna vide che l’albero era buono per nutrirsi” – questa è la concupiscenza della carne; poi dice che “era bello da vedere” – questa è la concupiscenza degli occhi; infine dice che “l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza” – questa è la superbia della vita. Oggi dobbiamo discernere dove si nascondono queste concupiscenze nei nuovi mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione. Non sono forse strumenti nelle mani di Satana che guida questo mondo? Egli cerca di farci peccare, stimolandoci attraverso le concupiscenze, poiché “la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato” (Giacomo 1:15), affinché non siamo più separati per Dio. Pertanto, con Internet, i nostri schermi ed i nostri smartphone, Satana non ha forse strumenti estremamente potenti per stimolare le nostre concupiscenze che rispondono alle nostre pulsioni naturali?

Consideriamo innanzitutto un punto di estrema importanza: l’evoluzione tecnologica ha portato ad un crescente predominio delle immagini nella comunicazione. WhatsApp ha tanto successo perché è gratuito e, soprattutto, consente di scambiare foto e video. Oggi, l’immagine è alla base della comunicazione. Cosa dice la Bibbia riguardo a Eva? Lei ha visto. In relazione al fatto che “vedere” risponde alla concupiscenza della carne, ascoltiamo ciò che dice il Signore: “Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:27-28). Ah, l’immagine! Il potere dell’immagine nel suscitare la concupiscenza della carne è immenso. Oggi, la maggior parte delle nostre comunicazioni si basa sull’immagine e persino le chiamate si possono effettuare in video, ed è così che Satana farà del suo meglio per suscitare la concupiscenza della carne nei nostri cuori mediante immagini e video, facilmente, rapidamente e gratuitamente accessibili in qualsiasi momento.

Cosa significa “concupiscenza degli occhi”? Significa desiderare ciò che ci piace guardare. L’ultimo iPhone o l’ultimo Samsung con la fotocamera migliore sono davvero necessari? Come cristiani, non dobbiamo conformarci ai discorsi consumistici che esaltano le ultime tecnologie, piuttosto, inginocchiandoci davanti al Signore, dobbiamo chiedere il discernimento per capire ciò che è giusto. Ognuno di noi deve considerare questa questione personalmente, ma dobbiamo farlo alla presenza di Dio per evitare la concupiscenza degli occhi ed il desiderio di avere sempre di più in questa società consumistica.

E la superbia della vita dove si nasconde? La moda del “selfie” degli ultimi dieci anni è un esempio evidente. Il selfie consiste nel farsi una foto da soli! In passato, con una macchina fotografica si scattavano foto di ciò che avevamo davanti, come la natura, le persone, ecc. Oggi, con uno smartphone, possiamo farci selfie, chiaro esempio di orgoglio e vanità. La fotografia, originariamente concepita dall’uomo per catturare istantanee della natura, delle persone o della vita quotidiana, è stata trasformata per concentrarsi sull’IO, da solo o con gli amici! Si fa un selfie e lo si pubblica su Facebook in modo che tutto il mondo possa vedermi, IO, con i miei amici, dovunque mi trovi. Non c’è niente di male nel farsi un selfie, ma dobbiamo riflettere sul motivo per cui lo facciamo ed essere sinceri con noi stessi! In questa possibilità offerta dai mezzi di comunicazione, c’è qualcosa che Satana può sfruttare per farci inciampare. Il cristiano deve porsi domande davanti a Dio: per quale scopo faccio ciò? Devo conformarmi a tutto questo? Se c’è un bel paesaggio o se sto svolgendo un’attività, devo davvero farmi una foto?

Quindi, su questo punto, ci sono principi da mantenere che riguardano la santità del cristiano. Ci sono molte cose da esaminare e pesare alla presenza di Dio per preservare il nostro carattere di “santi”. Dobbiamo discernere ciò che è giusto e gradito al Signore. Un credente ha il diritto e il dovere di riflettere attentamente sulla Parola e pregare per scegliere prima ciò che è celeste, lasciando da parte ciò che è chiaramente terreno.

  1. Consideriamo altri principi che la Parola ci insegna. È scritto: “Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (Tito 2:11-12). Qui troviamo menzionate le passioni mondane ed il mondo.

Il principio insegnato qui è vivere “moderatamente” e questa esortazione riguarda noi stessi; “giustamente” riguarda il nostro comportamento di fronte agli uomini ed infine “con pietà” riguarda il nostro comportamento di fronte a Dio. Moderatamente non è un termine abituale al giorno d’oggi. Essere moderati o usare sobrietà significa evitare gli eccessi, ad esempio l’eccesso di alcol porta all’ubriachezza, ecco perché è importante essere sobri in questo senso. Il credente è esortato a vivere con sobrietà e non sono né il mondo, né le nostre concupiscenze personali ad insegnarcelo: solo alla luce della Parola di Dio, di fronte a Lui, possiamo imparare.

I messaggi su WhatsApp sono spesso arricchiti da emoji (o emoticon), quei piccoli simboli “smiley” usati per esprimere emozioni o stati d’animo o per sostituire parte del testo. Molti di questi emoji veicolano idee che non sono adatte ai credenti, soprattutto per quanto riguarda la moralità, ed è per questo che, quando scriviamo un messaggio, dobbiamo fare attenzione a ciò che inviamo.

Parliamo anche dell’applicazione “Snapchat”: come abbiamo visto, la comunicazione si basa sempre più sull’immagine: foto, video, di cui abbiamo già analizzato la pericolosità. Questa applicazione consente di condividere una foto o un video che viene automaticamente cancellato (in teoria!) una volta visualizzato da chi lo riceve. Nessuna traccia! Non si vede né si sa nulla! Non è perché siamo soli davanti al nostro schermo e non vediamo la persona “dall’altra parte” che possiamo permetterci di inviare immagini di “gusto discutibile”. Nascosti dietro al nostro schermo, sembra che queste azioni siano fatte in incognito, ma dimentichiamo che Dio vede tutto! Abbiamo bisogno di esaminarci e porci delle domande: cosa sto guardando? Sto seguendo il pensiero di Dio? Diciamolo con preoccupazione: i nostri giovani non stanno forse esagerando con giochi, video, film, scambi su WhatsApp, fino a tarda notte, mostrando così una dipendenza da questi mezzi di comunicazione? Non siamo più capaci di trascorrere una giornata, nemmeno dieci minuti, senza controllare se abbiamo ricevuto un messaggio. Dov’è la sobrietà? Il cristiano, esortato a pensare prima alle cose celesti, non dovrebbe porsi delle domande sulla sua dipendenza da questi strumenti di comunicazione, che sono utili, certo, ma anche così pericolosi? Cari giovani e meno giovani, dove ci troviamo nel contesto di questi eccessi e della nostra dipendenza da questi strumenti?

  1. Quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro” (Malachia 3:16). Malachia riconosce l’importanza di parlare gli uni con gli altri. Questo piccolo residuo stava chiaramente discutendo dell’Eterno e del Messia. Il nostro argomento sulla comunicazione dimostra quanto sia importante parlare insieme. Oggi ci sono così tanti modi per comunicare che dobbiamo chiederci quale utilizziamo e in quale momento! Prendiamo ad esempio la terza epistola di Giovanni. Giovanni scrive questa lettera a Gaio; all’epoca gli apostoli viaggiavano molto tra le assemblee per visitare altri cristiani, ma, in questo contesto, Giovanni decide di scrivere una lettera a Gaio perché ha delle cose da dirgli. Conclude la sua lettera dicendo: “Avrei molte cose da scriverti, ma non voglio farlo con inchiostro e penna; Poiché spero di vederti presto e allora parleremo a voce ” (versetto 13-14). Questi sono versetti bellissimi, in quel periodo non c’erano molte alternative: o ci si parlava o si inviava una lettera o un rappresentante. Oggi ci sono altri modi per comunicare, ma dovremmo scegliere i nostri accuratamente: c’è un momento per scrivere messaggi, un momento per chiamarsi al telefono, ma c’è anche un momento in cui è necessario vedersi e parlare faccia a faccia. Abbiamo bisogno di chiedere a Dio saggezza; la facilità e la rapidità delle e-mail o dei messaggi di testo non sono gli unici criteri da considerare e non sempre la soluzione migliore. Ad esempio, possiamo chiedere perdono a qualcuno su WhatsApp? È davvero il modo migliore per chiedere perdono? Possiamo metterci in ginocchio insieme? Avrei un altro esempio: il corteggiamento di un giovane verso una giovane è qualcosa di meraviglioso agli occhi di Dio, ma come appare ai Suoi occhi una comunicazione tramite chat? Poniamoci la domanda. Il vantaggio di scrivere una lettera con le proprie mani è che dobbiamo riflettere su ciò che scriviamo, per evitare errori, poiché è più difficile cancellare e ricominciare. Questa lettera, inoltre, sarà conservata per essere letta e riletta. Scrivere una lettera, inviare un messaggio, chiamare o parlare faccia a faccia sono modi di comunicare molto diversi. Dobbiamo riflettere attentamente sul canale da utilizzare e su ciò che diremo perché sbagliare il mezzo di comunicazione può causare molti problemi, quante ragazze e ragazzi ad esempio hanno avuto delusioni, tristezze e sofferenze a causa dei mezzi di comunicazione come WhatsApp! Con questi messaggi, si creano spesso fraintendimenti che inducono l’altro a pensare di avere una certa vicinanza, persino intimità, e improvvisamente ci si rende conto che era solo superficialità, e il sogno si infrange causando dolore, molto dolore! È scritto velocemente, è inviato velocemente, ma poniamoci la domanda: era davvero il mezzo giusto e il messaggio giusto?

Alcuni pericoli specifici legati a diversi mezzi di comunicazione

Analizziamo un passo del Salmo 106 riguardante Mosè: “perché inasprirono il suo spirito ed egli parlò senza riflettere” (v. 33). Mosè colpì la roccia una seconda volta, erroneamente. Molti passi della Parola menzionano il modo frettoloso a volte utilizzato per esprimersi. Per noi è facile parlare superficialmente, tramite SMS o WhatsApp. Possiamo pentirci di ciò che abbiamo scritto, ma spesso è troppo tardi. Parlare superficialmente fu grave per Mosè, lo è per ognuno di noi, ed è estremamente pericoloso. Le comodità di cui godiamo oggi favoriscono questa superficialità e anche delle reazioni veloci: il sentirsi obbligati a fare tutto rapidamente, persino abbreviare le parole, non incoraggia a riflettere su ciò che scriviamo, e il messaggio spesso parte senza essere riletto attentamente. Andiamo così veloci da sbagliare il tasto e inviare il messaggio prima di aver finito, tanto poi lo completiamo dopo. Non abbiamo più il tempo di parlare con saggezza! Spesso ci esprimiamo in modo superficiale! Prestiamo attenzione a questo pericolo specifico nel tipo di comunicazione che utilizziamo.

Consideriamo un altro pericolo legato all’educazione. Leggiamo un versetto nelle Lamentazioni di Geremia, capitolo 3: “Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del SIGNORE” (v. 25-26). Sappiamo ancora restare in silenzio? Non c’è un pericolo associato alla “sovra-connessione”? La risposta è chiara: sì! Il fatto di essere costantemente connessi, costantemente in contatto con le persone, distrugge quell’atteggiamento così essenziale di mantenere il silenzio davanti a Dio. Dove mettiamo il nostro smartphone prima di andare a dormire? Cosa facciamo del nostro smartphone durante la lettura della Parola? Nel bel mezzo della lettura, una notifica ci comunica l’arrivo di un messaggio e andiamo a controllarlo e questo non ci permette di stare davanti a Dio, facendo silenzio per ascoltarlo.

Diverse applicazioni sono molto utili, sia dal punto di vista professionale sia personale. Ad esempio, grazie ad Internet, possiamo prenotare un hotel; non c’è niente di male, anzi, è un uso appropriato davanti a Dio. Ci rendiamo conto, però, che trascorriamo molto tempo in cose che non sono intrinsecamente cattive, ma vi dedichiamo fin troppo e cosa rimane per la lettura e la meditazione della Parola di Dio? Quasi nulla! Si può anche perdere tanto tempo a controllare la propria casella di posta. Passiamo dalla pagina iniziale del provider di posta, dove ci sono le notizie… e iniziamo a consultarle… da una pagina all’altra! In sé non è estremamente grave, anche se ci sono sempre più cose che non dovremmo vedere, ma è uno spreco di tempo sciocco. Se decido di consultare le notizie, allora lo faccio, ma lasciarmi distrarre solo perché me le trovo davanti è una perdita di tempo. Per quanto riguarda l’interesse per ciò che accade nel mondo, è una questione personale davanti al Signore, ma facciamo attenzione a non cadere in trappola con queste cose, sarebbe bene ricercare il silenzio. Non dimentichiamo che, quando trascorriamo del tempo su Internet, abbiamo percorso il mondo, anche se in modo “digitale”. Cosa ci insegna il Signore quando percorriamo il mondo per un po’ di tempo? Lo troviamo in Giovanni 13: dobbiamo farci “lavare i piedi” dalla Parola di Dio per poter gustare la comunione con Lui. Purtroppo, però, spesso è il contrario, trascorriamo molto tempo su Internet e troppo poco leggendo la Parola che invece ci purifica da tutto ciò che ci ha contaminato durante la nostra “navigazione”, impedendoci di gustare la comunione con il Signore. Riflettiamo su questo: è un grande pericolo, poiché davanti al nostro computer, con pochi clic, possiamo attraversare il mondo, ma, quando spegniamo il PC, ricordiamoci soprattutto di occuparci delle cose del Signore!

Consideriamo un altro pericolo specifico di questi mezzi di comunicazione: “Se il tuo occhio ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te” (Matteo 18:9). Se la tua mano, nel momento in cui clicchi il mouse o la tastiera, è un’occasione di peccato, “tagliala”. Dobbiamo essere sinceri davanti al Signore: internet può essere una porta d’ingresso per la concupiscenza che genera il peccato, molto più pericoloso di prima perché è veloce, gratuito e nascosto. I genitori devono porsi la domanda: a che età consegnare ai nostri figli gli smartphone che aprono l’accesso a tutto ciò? Come li controlliamo? Tutte queste domande legate all’educazione meritano di essere rivolte al Signore. Non c’è un’età limite, ma è necessario seguirli; se regaliamo a nostro figlio l’ultimo smartphone per il suo compleanno senza preoccuparci del pericolo a cui lo esponiamo, non lo stiamo amando realmente, poiché sarebbe come regalargli una bomba o comunque qualcosa che lo allontanerà dal Signore se non viene gestito correttamente. I genitori non possono controllare tutto, ma almeno possono discutere con i loro figli e riflettere se sia il caso di lasciare che un bambino vada da solo nella sua stanza con il suo smartphone, la connessione WI-FI o 4G dicendogli semplicemente buonanotte. I genitori che non ci hanno mai pensato parlino con i loro figli, la maggioranza comprenderà che sarebbe un errore.

Come molte cose, lo smartphone deve essere gestito chiedendo aiuto al Signore, secondo i principi cristiani che abbiamo appena esaminato brevemente, ma che meritano di essere approfonditi. In conclusione, consideriamo questa esortazione rivolta ai Filippesi: “fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode siano oggetto dei vostri pensieri.  Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi!” (Filippesi 4:8-9). Meditiamo su questi versetti nei nostri cuori: “il Dio della pace sarà con voi“, la comunione con Dio è legata alla ricerca di queste cose, può essere raggiunta utilizzando i mezzi attuali, ma può anche essere “cacciata” dalle nostre vite attraverso gli stessi mezzi di comunicazione!

Tradotto e adattato da un articolo di Biblenotes

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