Le preghiere di Mosé – (seconda parte)

di André Ferrier

Mosé intercede per il popolo

  • A Tabera (Numeri 11:1-3)

Ancora una volta, i figli d’Israele si lamentano “in modo irriverente alle orecchie del SIGNORE … e la sua ira si accese, il fuoco del SIGNORE divampò in mezzo a loro e divorò l’estremità dell’accampamento” (1-2). “Anche a Tabera, … voi irritaste il SIGNORE” (Deuteronomio 9:22).

Vedendo il fuoco nel campo, gridano a Mosè che “pregò il SIGNORE, e il fuoco si spense” (Numeri 11:2). Il giudizio è ritirato ma i cuori restano lontani dall’Eterno come mostrato nel seguito del racconto. Quel luogo sarà chiamato Tabera, che significa: “incendio”.

  • A Chibrot-Attaava (Numeri 11:4-35)

L’accozzaglia di gente raccogliticcia che era tra il popolo fu presa da concupiscenza; e anche i figli d’Israele ricominciarono a piagnucolare e a dire: “Chi ci darà da mangiare della carne? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto a volontà (o: per nulla), … E ora siamo inariditi; non c’è più nulla! I nostri occhi non vedono altro che questa manna” (v. 4-6). Tutto il popolo piagnucola “all’ingresso della propria tenda” e chiedono a Mosè: “Dacci da mangiare della carne” (v. 13).

È allora che “l’ira del SIGNORE si accese gravemente e la cosa dispiacque anche a Mosè” (v. 10). Completamente sopraffatto dal peso dei continui pianti del popolo, Mosè fa un rimprovero all’Eterno: “Perché hai trattato così male il tuo servo?” (v. 11). Mosè valuta che Dio gli abbia dato un carico troppo pesante da portare: “Io non posso, da solo, portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me” (v. 14). Dio, allora, acconsentirà al suo desiderio e aggiungerà a lui 70 uomini degli anziani d’Israele (16-17; 24-25) ma non possiamo fare a meno di rimarcare che questa sua richiesta è completamente differente dall’offerta devota espressa dopo l’episodio del vitello d’oro (Esodo 32:32).

Se il Signore ci ha conferito una responsabilità in un servizio per Lui, non dobbiamo mai dubitare della perfetta sufficienza delle Sue risorse. Separati da Lui non possiamo far niente (Giovanni 15:5) “ma la nostra capacità viene da Dio” (2 Corinzi 3:5).

Nello stesso racconto Mosè manifesta anche in un’altra maniera la sua mancanza di fede. Il popolo chiede della carne da mangiare e l’Eterno dice che la darà anche al di là del bisogno. È allora che Mosè dice: “Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, conta seicentomila adulti … Scanneranno per loro greggi e armenti in modo che ne abbiano abbastanza? Raduneranno per loro tutto il pesce del mare in modo che ne abbiano abbastanza?” (v. 21-22), ricevendo la risposta umiliante alla sua fede: “La mano del SIGNORE è forse accorciata?” (v. 23).

Dio darà al popolo la carne che ha chiesto. “Un vento si levò, per ordine del SIGNORE, e portò delle quaglie dalla parte del mare e le fece cadere presso l’accampamento” (v. 31) ma gli Israeliti raccolgono e mangiano una quantità esagerata di questo nutrimento fino a farne uscire dalle narici e ne provano nausea (v. 20). “Ed egli diede loro quanto chiedevano, ma provocò in loro un morbo consumante” (Salmo 106:15). Quel luogo è chiamato Chibrot-Attaava, che significa “sepolcro della concupiscenza”.

  • Nel deserto di Paran (Numeri 14:11-35)

Dodici spie erano state inviate per esplorare il paese di Canaan (capitolo 13) e al loro ritorno solo due, Caleb e Giosuè, spingono il popolo a salire coraggiosamente a conquistare il paese promesso. Tutti gli altri si sono dimostrati increduli e scoraggiano i loro fratelli.

Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: «Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (14:1-2), proponendo anche di stabilire un capo su di loro per tornare in Egitto.

L’Eterno minaccia di distruggere il popolo con la peste e dice a Mosè che farà di lui una nazione grande e forte (v. 12). Ancora una volta, Mosè intercede in favore del popolo facendo appello alla gloria di Dio. “Ora, se fai perire questo popolo come un sol uomo, le nazioni che hanno udito la tua fama diranno: “Il SIGNORE non è stato capace di far entrare questo popolo nel paese che aveva giurato di dargli, perciò li ha scannati nel deserto. … Perdona, ti prego, l’iniquità di questo popolo, secondo la grandezza della tua bontà, come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui” (15-19).

L’Eterno esaudisce la richiesta: “Io perdono come tu hai chiesto” (v. 20). Tuttavia il Suo governo dovrà essere esercitato su tutta quella generazione incredula: “I vostri cadaveri cadranno in questo deserto; … I vostri bambini, … quelli farò entrare; ed essi conosceranno il paese che voi avete disprezzato” (29-31). Il viaggio delle spie durato quaranta giorni durerà per Israele quaranta anni (v. 34).

  • Alla rivolta di Core (Numeri 16)

L’orgoglio e la rivolta si manifestano in Core il Levita e nei sostenitori Datan ed Abiram appartenenti ad un’altra tribù. Essi rimproverano Mosè ed Aaronne di elevarsi al di sopra dell’assemblea d’Israele e vogliono impossessarsi del sacerdozio che l’Eterno aveva affidato esclusivamente ad Aaronne ed ai suoi figli (v. 3, 10). A loro si aggiungono 250 uomini d’Israele, “autorevoli nella comunità, membri del consiglio, uomini rinomati”. Mosè si prostra con la faccia a terra, poi annuncia per l’indomani una prova nella quale l’Eterno farà conoscere chi ha scelto per il Suo servizio (v. 5). Tutti questi uomini dovevano presentarsi davanti all’Eterno con un turibolo e dell’incenso (v. 7).

L’assemblea si riunisce all’entrata della tenda di convegno con Mosè ed Aaronne e “la gloria del SIGNORE apparve a tutta la comunità” (v. 19). Dio è pronto ad eseguire un giudizio immediato e dice ai Suoi servitori: “Separatevi da questa gente e io li consumerò in un attimo” (v. 21). Mosè ed Aaronne cadono con la faccia a terra ed intercedono: “O Dio, Dio che dai la vita a ogni creatura! Un uomo solo ha peccato, e vorresti adirarti contro tutta la comunità?” (v. 22).

Un terribile giudizio è esercitato sui rivoltosi: la terra si apre sotto di loro inghiottendoli vivi. Ma c’è un modo per scampare al giudizio: prendere le distanze da questi uomini. L’Eterno dice a Mosè: “Parla alla comunità e dille: “Allontanatevi dalla dimora di Core, di Datan e di Abiram” (v. 24). Mosè obbedisce dicendo a tutti: “Allontanatevi dalle tende di questi uomini malvagi, e non toccate nulla di ciò che appartiene a loro, affinché non periate a causa di tutti i loro peccati” (v. 26).

Quando Mosè ha finito di parlare il suolo si apre: “la terra spalancò la sua bocca e li ingoiò: essi e le loro famiglie”. Non solo, ma “un fuoco uscì dalla presenza del SIGNORE e divorò i duecentocinquanta uomini che offrivano l’incenso” (v. 35).

  • Quando Israele deve fare il giro del paese di Edom (Numeri 21:1-9)

Dio ha protetto e nutrito miracolosamente gli Israeliti lungo tutto il viaggio che è arrivato al termine ma, una volta di più, essi si lamentano e parlano contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero” (v. 5). Dio manda loro, come giudizio, dei serpenti velenosi “i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono”.

Allora riconoscono che hanno peccato e chiedono a Mosè: “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti”. Immediatamente “Mosè pregò per il popolo” (v. 7). Dio avrebbe potuto istantaneamente ritirare il flagello ma si comporta in un’altra maniera e dice a Mosè: “Forgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita” (v. 8). Saranno salvati solo coloro che, per fede, volgeranno i loro sguardi verso il serpente di rame.

Allo stesso modo, oggi Dio dà a tutti gli uomini un mezzo di salvezza: la fede in Gesù Cristo elevato sulla croce. Il Signore Gesù ha detto: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 3:14-15).

  • Sul monte Abarim (Numeri 27:12-23)

L’Eterno annuncia a Mosè che il giorno della sua morte si avvicina ma gli offre di salire sulla montagna di Abarim (identificabile col monte Nebo in Deuteronomio 32:49) e di vedere il paese che avrebbe dato ai figli d’Israele. Mosè non parla più del fatto che gli è stato impedito di entrare nel paese di Canaan. Ha in vista solo il bene del popolo di Dio e prega ancora una volta per esso. “Il SIGNORE, il Dio che dà lo spirito a ogni creatura, costituisca su questa comunità un uomo che esca davanti a loro …affinché la comunità del SIGNORE non sia come un gregge senza pastore” (27:16-17).

La sua toccante compassione per i figli d’Israele richiama alla mente i sentimenti del Signore Gesù verso le folle che non avevano pastore (Matteo 9:36). Ricorda anche quella dell’apostolo Paolo verso i suoi fratelli nella fede: “Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese” (2 Corinzi 11:28) e, nella stessa epistola aggiunge: “E io molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno?” (2 Corinzi 12:15).

Dio risponde immediatamente alla preghiera di Mosè stabilendo subito il suo successore: “Prendi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo Spirito; imporrai la tua mano su di lui; lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta la comunità, gli darai i tuoi ordini in loro presenza, e lo farai partecipe della tua autorità, affinché tutta la comunità dei figli d’Israele gli obbedisca” (18-29). I dettagli di questo si trovano in Deuteronomio 31.

  • Mosè che prega per se stesso (Deuteronomio 3:23-25)

A Cades, irritato per i continui mormorii del popolo, Mosè, aveva parlato “senza riflettere” (Salmo 106:33). Invece di parlare alla roccia che era già stata colpita, l’aveva colpita due volte con la sua verga perché ne uscisse l’acqua (Numeri 20:11). Mosè ed Aaronne non avevano creduto all’Eterno per glorificarLo agli occhi dei figli d’Israele. A causa di questa grave mancanza Dio dichiara: “Voi non condurrete questa assemblea nel paese che io le do” (Numeri 20:12).

La privazione di entrare in Canaan è certamente stata per Mosè una grande delusione. Lo si comprende dalla sua supplica riportata in Deuteronomio 3:24-25: “Dio, SIGNORE, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; poiché, quale dio, in cielo o sulla terra, può fare opere e prodigi pari a quelli che fai tu? Ti prego, lascia che io passi e veda il bel paese che è oltre il Giordano, la bella regione montuosa e il Libano!”. Dio non è tornato indietro su quello che ha decretato e risponde a Mosè: “Basta così; non parlarmi più di questo” (v. 26). Lo invita allora a salire sulla montagna dove potrà vedere tutto il paese: “Sali in vetta al Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e a oriente, e contempla il paese con i tuoi occhi; poiché tu non passerai questo Giordano” (v. 27; cfr. 34:1-4).

Non c’è mai più stato in Israele un profeta simile a Mosè, con il quale il SIGNORE abbia trattato faccia a faccia” (Deuteronomio 34:10). Dio ha condotto il Suo popolo “come un gregge, per mano di Mosè e d’Aaronne” (Salmo 77:20). Per compiere fino in fondo la sua missione, Mosè ha sperimentato il bisogno costante di parlare con Dio, di pregare, d’intercedere in favore del popolo. Che il suo esempio ci stimoli a perseverare nella preghiera (Romani 12:12)! Che l’esempio delle sue intercessioni fedeli, rianimi la nostra attenzione per l’assemblea del Signore.

Ben al di sopra di Mosè abbiamo l’esempio del Signore Gesù che “è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:34). Attacchiamo i nostri cuori al divino intercessore di cui Mosè è spesso una figura.

Tratto da Le Messager Evangélique (Edition Bibles et Littérature Chrétienne)