Commentario del profeta Michea

di Jean Muller

Introduzione

Introduzione al libro del profeta MICHEA [[1]]

Michea, il cui nome significa: “Chi è come Dio?” è contemporaneo dei profeti Isaia, Osea ed Amos. La sua profezia è databile dall’anno 740 all’anno 695 a.C. La Parola non rivela niente di personale del profeta, salvo che era “il Morastita[[2]].

Tema della profezia di Michea

La profezia di Michea che è essenzialmente indirizzata a Israele, mette in luce lo stato morale del popolo. Il regno di Israele (le 10 tribù del nord con capitale Samaria) e il regno di Giuda (le tribù di Giuda e Beniamino con capitale Gerusalemme) avevano contaminato e rovinato tutto il paese, motivo per cui i capi, i principi ed i profeti sono giudicati. Nel libro è annunciata la venuta in grazia del Messia a Betlemme. Per mezzo di Lui Dio, in seguito, compirà i Suoi disegni ed il residuo fedele d’Israele sarà benedetto. Nel frattempo, Dio fa appello al popolo facendogli “conoscere ciò che è bene” (6:8).

Dall’inizio della profezia Dio parla dal Suo trono terrestre per giudicare l’intera terra. Il popolo eletto, diventato infedele ed idolatra, non è più un testimone di Dio davanti al mondo; Dio deve spesso intervenire per rendere testimonianza alla Sua giustizia e lo farà giudicando le Nazioni della terra.

Citazioni del profeta Michea nelle Scritture

  • Il ricordo di Michea ai tempi di Geremia (Geremia 26:11-19)

La sua profezia è ricordata circa cento anni più tardi sotto il regno di Ioiachim, uno degli ultimi re di Giuda a Gerusalemme. I sacerdoti ed i profeti volevano mettere a morte Geremia, perché annunciava il giudizio, utilizzando le stesse parole che il popolo giudeo userà quando condannerà il Cristo, il figlio di Dio: “È reo di morte” (cfr. Matteo 26:66). Tuttavia, il popolo ed i principi tornano sui loro passi per salvare la vita di Geremia, citando proprio la profezia che Michea aveva pronunciato ai tempi del pio re Ezechia [(3:12) – Geremia 26:18]. Condannare Geremia voleva dire condannare anche Ezechia, che aveva ascoltato la parola profetica di Michea. Questa circostanza sottolinea l’unità delle Scritture e ne autentica l’ispirazione divina.

  • Ai tempi del Signore

Dopo la nascita del Salvatore, i Magi arrivano a Betlemme per adorare il Cristo (Matteo 2:5-6), proprio là dove doveva aver luogo la Sua nascita secondo la profezia di Michea (5:2).

Quando il Signore manda i dodici, predice ai Suoi messaggeri che la profezia di Michea si compirà attraverso la loro predicazione del Vangelo [(7:6) – Matteo 10:21, 35-36]. Presentandosi come il buon Pastore, il Signore Gesù realizza, Egli stesso, la profezia di Michea [(2:12-13) – Giovanni 10:9,11,14]. Egli era il Signore, l’Eterno che cercava le Sue pecore e se ne prendeva cura (Ezechiele 34:11).

  • Piano del libro di Michea

La profezia di Michea si divide in tre parti, ognuna introdotta da un invito ad ascoltare: 1:1; 3:1; 6:1.

Prima parte:

  • Giudizio di Israele per mano dell’Assiria (Capitoli 1 e 2)

Ascoltate o popoli tutti

  • Samaria e Giuda giudicate per mezzo dell’Assiro – Capitolo 1
  • Introduzione e portata profetica (1:1)
  • Dio parla dal Suo trono terrestre per giudicare l’intera terra (1:2-7)
  • L’invasione di Giuda e Gerusalemme (1:8-16)
  • Lo stato morale d’Israele ed il suo ristabilimento futuro – Capitolo 2
  • Il primo: “guai a…” (2:1-5)
  • Non profetizzare, profetizza loro (2:6-11)
  • La benedizione futura del popolo d’Israele (2:12-13)

Seconda parte:

  • La rovina attuale di Israele ed il suo ristabilimento futuro (Capitoli da 3 a 5)

    “Ascoltate, vi prego, o capi di Giacobbe, e voi funzionari della casa d’Israele

  1. La rovina morale dei capi e dei principi (3:1-4)
  2. Il giudizio dei falsi profeti (3:5-12)
  3. Il ristabilimento e la gloria di Gerusalemme (4:1-8)
  4. Gerusalemme e Babilonia (4:9-13)
  5. L’Assiro ed il residuo d’Israele (5:1-9)
  6. La parola dell’Eterno giudica gli apostati (5:10-15)

Terza parte:

  • Dibattito di Dio con Israele (Capitoli 6 e 7)

Ascoltate quindi ciò che dice il SIGNORE

  1. L’appello di Dio per mezzo del profeta (6:1-5)
  2. La risposta di chi ha creduto (6:6-8)
  3. Un nuovo appello di Dio alla coscienza (6:9-16)
  4. Il secondo: “Guai a…” (7:1-7)
  5. La fiducia della fede davanti al nemico (7:8-10)
  6. Dio parla a Gerusalemme (7:11-17)
  7. La risposta fiduciosa del residuo (7:18-20)

L’annuncio della vendetta divina sugli apostati e sulle Nazioni termina la parte profetica del libro (Capitoli da 1 a 5). La seconda parte (Capitoli 6 e 7) contiene un monito di Dio al popolo d’Israele per portare quest’ultimo ad una completa liberazione. È molto di più di una liberazione dai nemici, Dio vuole parlare alla coscienza ed al cuore del Suo popolo per produrre un pentimento profondo, un reale ritorno a Lui.

In conclusione, la grazia e la misericordia si elevano al di sopra del giudizio.

Capitolo 1

Samaria e Giuda giudicate per mezzo dell’Assiro

  1. Introduzione e portata profetica (1:1)

La profezia di Michea è pronunciata al tempo di tre re di Giuda: Iotam, Acaz ed Ezechia. Il primo, Iotam, fu un re pio: il suo regno simboleggia le benedizioni passate del popolo di Dio. Acaz, invece, è stato un re malvagio ed infedele e la sua condotta ha fatto sprofondare nella rovina il popolo di Giuda: disprezzando il soccorso divino offerto da Isaia contro il re di Siria (Isaia 7:10-13), si mette volontariamente sotto la protezione del re di Assiria, il vero nemico del popolo di Dio. Dimentica e profana volontariamente il servizio nel tempio di Dio e sceglie di seguire le abominazioni del culto di Moloc. Acaz è, dunque, una figura dell’apostasia [*] del popolo al tempo della fine.

Ezechia, al contrario, ristabilisce il culto dettato dalla legge di Dio e celebra la Pasqua a Gerusalemme. Egli ripone tutta la sua fiducia nell’Eterno e può resistere vittoriosamente agli attacchi dell’Assiro, divenendo così una figura profetica del residuo [*] fedele dei tempi della fine, che sarà liberato per gioire del regno del Signore Gesù. Il racconto storico della vittoria di Ezechia è riportato tre volte nelle Scritture (2 Re 18:13-19, 37; 2 Cronache 32:1-23; Isaia 36 e 37) e questo sottolinea l’importanza della sua portata profetica per i tempi della fine.

  • Dio parla dal Suo trono terrestre0 per giudicare l’intera terra (1:2-7)

La profezia di Michea inizia, come quella di Isaia (Isaia 1:2), con un appello ad ascoltare quello che Dio dice rivolgendosi a tutti i popoli (in Michea) o ai cieli e alla terra (in Isaia).

Il SIGNORE, l’Eterno, appare subito come un giudice nel “suo tempio santo”, come lo vedono Abacuc (Abacuc 2:20) e Giona (Giona 2:10), ma scende sulla terra (in figura) “per punire l’iniquità degli abitanti della terra”, “per fare la sua opera, l’opera sua singolare,
per compiere il suo lavoro, lavoro inaudito
” (Isaia 26:21; 28:21): il giudizio. Le montagne, figura delle potenze stabilite, si fondono davanti a Lui, tanto che le valli sono inondate come da una colata lavica di un vulcano in eruzione, simbolo del giudizio. Che terribile giudizio è questo esercitato dal giusto Giudice sull’intera terra! La prima causa di questo giudizio è il peccato dell’intera nazione (1:5).

Giacobbe [[3]] indica l’insieme del popolo divenuto idolatra dopo la morte di Salomone. Samaria, la capitale del regno delle dieci tribù, è qui collegata alla trasgressione di Giacobbe. Più tardi Giuda cadrà nella stessa idolatria e, Gerusalemme, la sede del trono di Dio, sarà riempita dagli alti luoghi consacrati alle immagini scolpite.

Dio annuncia prima il giudizio su Samaria (1:6-7) e poi lo estende a Gerusalemme (3:12). Il paese sarà reso desolato e tutti gli idoli distrutti. Le relazioni impure d’Israele con le Nazioni idolatre vengono denunciate, in quanto portano il carattere di “prostituzione spirituale”.

  • L’invasione di Giuda e Gerusalemme (1:8-16)

Dopo essere stato la voce dell’Eterno per annunciare il giudizio al popolo, Michea diventa il portavoce del popolo per esporre la sua causa davanti alla giusta collera di Dio [*]. Il profeta prende, allora, tutti i segni dell’umiliazione del lutto, in mezzo ad un popolo indifferente. Il suo dolore è profondo: piange, si lamenta, va nudo in segno di lutto; i suoi lamenti sono paragonati ai lamenti dello sciacallo, alle lugubri grida dello struzzo. Più tardi Geremia piangerà “il castigo dell’iniquità della figlia del mio popolo” (Lamentazioni 4:6; Geremia 9:1). E noi? Siamo afflitti dall’evidente rovina della Chiesa?

Gat (1:10) è una delle principali città dei Filistei. Dopo “Il canto dell’arco” (l’elegia di Davide sulla morte di Saul e di Gionatan) era nato un proverbio in Israele: “Non portate la notizia a Gat” (2 Samuele 1:20); le disfatte del popolo di Dio non dovevano essere riportate ai Suoi nemici, in modo che non se ne rallegrassero.

L’invasione del territorio di Giuda e Beniamino fino alle porte di Gerusalemme da parte delle armate assire condotte da Sennacherib è descritta alla fine del capitolo. Isaia riporta la stessa scena (Isaia 10:24-34) e insiste sulle tappe successive della conquista, mentre Michea sottolinea le cause del giudizio.

Questa invasione della terra d’Israele da parte dell’Assiro, di cui si parla qui, preannuncia anche gli avvenimenti della fine dopo l’elevamento della Chiesa, quando la nazione giudea dovrà far fronte all’invasione dell’Assiria sotto la guida del re del nord. Il profeta Daniele ci rivela la fine di questo nemico di Dio e del Suo popolo [[4]].

Il profeta Michea cita diverse città che cadranno nelle mani del nemico. Attraverso il significato dei loro nomi vengono illustrate le caratteristiche dei giudizi: Bet-Leafra (casa di polvere, che si rotola nella polvere), Safir (bella città ora rovinata), Marot (amarezze), Moreset-Gat (in possesso di Gat – città caduta nelle mani dei Filistei, irriducibili nemici di Israele). Lachis, che era stata conquistata da Giosuè (Giosuè 10:32), era diventata un centro dell’idolatria in Israele; i suoi abitanti, ora, devono fuggire davanti al nemico (1:13). Infine, la casa di Aczib (menzogna) deluderà i re d’Israele (1:14).

Il nome Adullam, che significa “ostello”, getta un raggio di luce e di speranza su questa scena di desolazione. Insieme a Maresa (possesso), Adullam vedrà l’arrivo dell’erede e sarà l’ultimo rifugio della gloria d’Israele, dei suoi capi. Ai tempi di Samuele la caverna di Adullam era stata il punto di ritrovo degli afflitti intorno al re Davide rigettato (1 Samuele 22:1-4; 2 Samuele 23:13). Anche oggi la comunione con Cristo, erede di tutte le cose (Ebrei 1:2) viene gustata lontano dai piaceri di questo mondo che Lo rigetta: là è la vera “gloria d’Israele”.

Capitolo 2

Lo stato morale d’Israele ed il suo ristabilimento futuro

Il primo capitolo annunciava con anticipo il giudizio sul popolo da parte dell’Assiro, strumento nella mano di Dio (Isaia 10:5); ora, Michea rivela in modo netto e coraggioso le profonde cause di questo giudizio divino: erano i crimini sociali, il rifiuto della Parola dell’Eterno e la scelta di falsi profeti. Ricordiamoci che ogni volta che i diritti divini sono calpestati lo sono anche i diritti umani.

  1. Il primo: “guai a…” (2:1-5)

Michea pronuncia due “giudizi” nella sua profezia, il primo sul popolo (2:1-2) ed il secondo su se stesso (7:1 [NdT: Versione Martini]). Notiamo anche l’analogia con i profeti Isaia e Amos [[5]].

Il popolo tramava nell’ombra disegni di violenza, di oppressione e di cupidigia, abbandonandosi al male senza ritegno e Dio lo avverte in modo chiaro del giudizio che sta per subire. La solenne conseguenza del fatto che il popolo trama il male contro Dio (2:1) è che Dio deve valutare un giudizio (un castigo doloroso) contro il popolo (2:3): “Chi gli ha tenuto fronte e se n’è trovato bene?” (Giobbe 9:4). Dio ha sempre l’ultima parola; l’orgoglio del popolo sarà abbassato tramite la schiavitù sotto il giogo delle Nazioni. È un tempo malvagio in cui il giusto mantiene il silenzio (Amos 5:13).

L’angoscia del popolo viene definita con un proverbio (2:4-5). Le case ed i campi che i violenti in Israele avevano rubato ai loro fratelli sono ora distribuite ai “trasgressori”, cioè ai nemici del popolo. La confusione è tale che non c’è nessuna autorità che possa controllare i possessi del paese come aveva fatto, con saggezza, Giosuè. Queste parole di Michea al popolo (2:5) annunciano anche, profeticamente, che nessun apostata avrà una parte nel regno millenario (Ezechiele 33:25): solo i fedeli, i mansueti “erediteranno la terra” (Matteo 5:5).

  • Non profetizzare, profetizza loro (2:6-11)

I complotti, la concupiscenza, l’oppressione e l’orgoglio vanno di pari passo con il rifiuto d’ascoltare la parola dell’Eterno; così, i falsi profeti tra il popolo (3:5) volevano ridurre al silenzio i profeti fedeli come Michea, Amos e Isaia, ma se la parola profetica non viene presentata in Israele il male continuerà a regnare (“non si eviterà l’infamia”). Quanto è auspicabile che, nel periodo attuale, i servitori di Dio facciano sentire la loro voce e i profeti nell’assemblea cristiana e trasmettano in modo sano “la Parola di Dio” (1 Tessalonicesi 2:13; 1 Pietro 4:11) e non quella degli uomini, per portare le anime in contatto con la verità divina e portare “edificazione, esortazione, consolazione” (1 Corinzi 14:3)!

L’Eterno ora prende la parola per confondere questi falsi e colpevoli profeti. Il popolo non poteva accusare Dio di mancare di pazienza (2:7) o di non aver agito per mezzo del Suo Spirito in mezzo a loro. Che dichiarazione toccante arriva anche a noi oggi: “Le mie parole non sono forse favorevoli a chi cammina rettamente?”. In mezzo ad una moltitudine di infedeli, Dio parla ancora a coloro che desiderano ascoltare. La maggior parte di Israele si ergeva come nemico di Dio, senza avere alcun riguardo per i deboli, le vedove e i loro figli.

Per mezzo della voce del Suo fedele profeta, l’Eterno ordina a tutti coloro che sono sensibili alla Sua Parola di alzarsi e separarsi da queste iniquità: “Alzatevi, andatevene! perché questo non è luogo di riposo; a causa della sua impurità, provoca distruzione, una distruzione terribile” (2:10). Effettivamente, come può il popolo di Dio trovare riposo in un tale stato di corruzione? L’ingiunzione data ai fedeli in Israele è oggi ripetuta ai credenti: “uscite di mezzo a loro e separatevene” (2 Corinzi 6:17; Isaia 52:11; 2 Timoteo 2:19).

Quelli che restano legati a questo stato di contaminazione rifiutando la parola della testimonianza, resteranno sotto i colpi di un giudizio di indurimento (2:11), saranno sotto l’influenza di uno spirito d’errore [[6]] e di confusione. Coloro che voltano le spalle alla verità sono ineluttabilmente attratti dalle favole. Una terribile sorte toccherà alla cristianità apostata: sarà presa da una potenza d’errore quando in questo mondo tutte le sorgenti dei pensieri saranno inquinate (2 Tessalonicesi 2:11-12; Apocalisse 8:10-11).

  • La benedizione futura del popolo d’Israele (2:12-13)

Questo completo rovesciamento nelle parole di Michea potrebbe sorprendere. Mostra che, nonostante lo stato disperato del popolo, l’Eterno non rinuncia mai ai Suoi disegni irrevocabili di benedizione. Questa parte della profezia di Michea termina con un quadro che mostra il ristabilimento d’Israele sotto la protezione del suo Pastore: Cristo stesso. Isaia, contemporaneo di Michea, parla di “un piccolo residuo” (Isaia 1:9) in opposizione ad una nazione infedele nel suo insieme. Michea estende la benedizione divina a “Giacobbe … tutto quanto” e “il luogo sarà pieno di gente” (2:12), per sottolineare l’estensione dei pensieri di grazia di Dio, il gregge d’Israele (il residuo del popolo) sarà riunito intorno a Cristo, il Messia, “il pastore e la roccia d’Israele” (Geremia 49:24), che “farà la breccia[[7]], cioè Colui che ha rimosso tutti gli ostacoli a questo radunamento. Riconosciuto come il Sommo Pastore, è sia la porta per uscire fuori dal popolo apostata per i fedeli, sia la porta d’ingresso per le benedizioni del millennio. Questo Re e questo Pastore sono l’Eterno stesso (2:13).

Il Signore parte da questa profezia di Michea relativa al popolo d’Israele, per rivelare i Suoi pensieri riguardo alle Sue pecore del popolo giudeo o tratte dalle Nazioni. È Lui stesso la loro porta, così com’è il buon Pastore. Egli fa la breccia quando, con la Sua morte e la Sua risurrezione, ha distrutto la potenza di Satana. Il Suo popolo riscattato passa per questa porta di liberazione per avere la vita eterna, una vita in abbondanza, e per gustare la libertà ed il nutrimento (Giovanni 10:7, 9-11).

Capitoli 3:1 – 4:8

  1. La rovina attuale di Israele ed il suo ristabilimento futuro

Ascoltate, vi prego, o capi di Giacobbe, e voi funzionari della casa d’Israele

  • La prima parte della profezia (capitoli 1 e 2) era un appello a tutti i popoli della terra (1:2). La seconda parte (capitoli da 3 a 5) si indirizza prima ai capi di Giacobbe ed ai principi d’Israele (3:1), poi ai falsi profeti (3:5).
  1. La rovina morale dei capi e dei principi (3:1-4)

Il profeta riprende la parola con questa ingiunzione: “Ascoltate, vi prego, o capi di Giacobbe, e voi funzionari della casa d’Israele” (3:1) per ricordare ai conduttori che erano responsabili del bene del popolo e dovevano condurlo nelle vie dalla giustizia e del giusto giudizio. Però, il loro stato era malvagio: invece di manifestare uno spirito di pentimento odiavano il bene ed amavano il male. Un tale atteggiamento porta sempre a conseguenze negative (Isaia 5:20).

Israele era il gregge dell’Eterno, l’oggetto delle Sue cure, invece, i capi, pastori malvagi, ne avevano fatta la loro proprietà. In figura, gli avevano strappato la pelle di dosso, spezzato le ossa e poi fatto a pezzi la carne per poter “mangiare” le pecore affidate alle loro cure. In tutti i tempi, il pericolo per i conduttori spirituali non è stato tanto quello di dominare su coloro che sono loro affidati, quanto offrirsi come modelli del gregge (1 Pietro 5:2-3). Impegniamoci a seguire l’esempio del buon Pastore, il grande Pastore delle pecore che ha “amato la giustizia” (Salmo 45:6-7; Ebrei 1:9).

In quei giorni…” il giorno della giustizia arriva, è il giorno del glorioso regno di Cristo in cui il gregge è benedetto e in cui Dio non risponderà al grido dei conduttori malvagi che avevano rifiutato di prestare attenzione a coloro che erano nel bisogno ed ora l’Eterno li ripagherà nella stessa maniera, rifiutandosi di ascoltarli (Proverbi 21:13). Che solenne differenza con la corona di gloria che non appassisce promessa ai servitori fedeli (1 Pietro 5:4).

  • Il giudizio dei profeti infedeli (3:5-12)

Ora, Michea si indirizza ai profeti. Questi profeti veri, ma infedeli, cercano il loro proprio interesse a scapito del popolo, facendogli commettere degli errori. Come al tempo di Ezechiele, essi promettono la pace e sviano il popolo in una fiducia ingannevole (Ezechiele 13:1, 10). Invece di annunciare con coraggio la volontà di Dio, essi lusingano il popolo e lo spingono a peccare. Pronti ad adattare il messaggio ai loro interessi, annunciano la pace a coloro che gli promettono dei beni materiali, altrimenti gli predicono la guerra. Dio, in contraccambio, non gli comunicherà più le Sue visioni e li abbandonerà alle tenebre morali: questo sarà a loro vergogna e per la loro confusione. Che solenne avvertimento anche per noi! Se qualcuno, avendo ricevuto qualche dono di grazia spirituale, lo impiega a suo personale vantaggio e falsifica il messaggio divino, Dio può cessare di comunicargli i Suoi pensieri e abbandonarlo a se stesso affinché rimanga confuso.

  • Un profeta fedele (3:8)

Il profeta, ora, definisce la sua posizione in contrasto con quella dei falsi profeti. Un servitore fedele resta sempre sottomesso alla guida dello Spirito di Dio, che è uno Spirito di forza, d’amore e di autocontrollo (1 Timoteo 1:7). La forza di un servitore non è la sua, ma quella che Dio gli fornisce per mezzo del Suo Spirito: “Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio”, dice il SIGNORE degli eserciti” (Zaccaria 4:6). La Parola abbonda di esempi di servitori deboli resi pieni di vigore e divenuti forti in battaglia: Gedeone, Barak, Geremia, Daniele e l’apostolo Paolo (Ebrei 11:34; 2 Corinzi 12:10).

  • Il messaggio ai conduttori civili e religiosi (3:9-11)

Il messaggio comunicato da Michea è triste: deve comunicare a Giacobbe la sua trasgressione e a Israele il suo peccato. Il profeta si rivolge sia all’autorità civile (capi e principi) sia a quella religiosa (sacerdoti e profeti). I capi ed i principi hanno abbandonato il diritto e la giustizia, le due basi del trono di Dio (Salmo 89:14). Anche Sion, la montagna della grazia regale, e Gerusalemme, il luogo in cui Dio ha posto la memoria del Suo nome, sono state contaminate e profanate.

Inoltre, tutti i conduttori, civili e religiosi, si sono lasciati corrompere dal potere del denaro: i giudici accettano regali, la legge lo proibiva “perché il regalo acceca quelli che ci vedono, e corrompe le parole dei giusti[[8]] (Esodo 23:8; Deuteronomio 16:19). Fatto ancora più grave, i sacerdoti, che avrebbero dovuto istruire il popolo da parte di Dio, (Malachia 2:7) chiedono un salario ed i profeti si fanno pagare per i loro messaggi. Ezechiele dichiara che simili profeti fanno “divinazioni bugiarde” (Ezechiele 13:9; 21:24; 22:28). Per contrasto, la missione di un profeta fedele è quella di ricevere il segreto dell’Eterno per comunicarlo al Suo popolo (Amos 3:7). Che pericolo, in ogni tempo questo amore per il denaro che “è radice di ogni specie di mali” (1 Timoteo 6:10)!

I falsi profeti aggravano la loro posizione, perché convinti della presenza dell’Eterno in mezzo a loro: “Il SIGNORE non è forse in mezzo a noi?” (3:11). La stessa domanda era stata fatta da Israele nel deserto in occasione della contestazione di Meriba (Esodo 17:7). Il popolo, in quell’occasione, dubitò della presenza di Dio e della Sua potenza nel prendersi cura di lui. Ai tempi di Michea il ragionamento dei profeti era l’inverso. Dio stava per lasciare la Sua dimora terrena a causa dell’infedeltà del Suo popolo e i profeti pretendevano di obbligarLo a restare in mezzo a loro per assicurarsi l’impunità: “Non ci verrà addosso nessun male!” (3:11). Più tardi, ai tempi di Geremia, il popolo metterà nuovamente la sua fiducia in parole di menzogna dicendo: “Questo è il tempio del SIGNORE, il tempio del SIGNORE, il tempio del SIGNORE” (Geremia 7:4). È una perversione morale che la cristianità ripete anche oggi, ma che culminerà al momento in cui il falso profeta si metterà a sedere nel tempio di Dio, lui che è l’Anticristo, colui che si oppone a Dio (2 Tessalonicesi 2:4). Non pretendiamo la presenza del Signore se ci rifiutiamo di giudicare il male.

  • L’annuncio del giudizio (3:12)

Michea conclude con una parola di giudizio che risponde alle pretese dei capi religiosi e politici del popolo. La capitale del regno d’Israele ed il tempio, sede della presenza dell’Eterno, sarebbero state distrutte ed abbandonate alla desolazione. Questa dichiarazione di Michea sarà citata più tardi dai principi di Gerusalemme al tempo di Ioiachim, per giustificare le parole d’avvertimento di Geremia e salvarlo dalla morte (Geremia 26:18).

Isaia aggiunge la speranza di un futuro ristabilimento (Isaia 32:13-18). Michea conferma questo ristabilimento nel seguito del suo messaggio.

  • Il ristabilimento e la gloria di Gerusalemme (4:1-8)

Se la casa dell’Eterno doveva essere distrutta, secondo il giudizio di Dio sul Suo popolo infedele (3:12), doveva poi essere ricostruita, secondo il disegno della Sua grazia sovrana verso di lui (4:1). Il profeta riporta questo avvenimento “negli ultimi tempi” per indicare i tempi felici del periodo del regno milleniale.

  • Sion, centro glorioso del governo mondiale (4:1-2)

Le parole di Michea sono esattamente le stesse del suo contemporaneo Isaia (Isaia 2:2-4). Questa rimarchevole ripetizione (fatta dalla bocca di due testimoni indipendenti) conferma la volontà precedente di Dio di benedire il Suo popolo terreno e, attraverso lui, la terra intera, sotto il regno del Messia, il Signore Gesù. Questa benedizione scaturisce dalla Sua morte e dalla Sua opera di riconciliazione.

Oggi, la Chiesa è colonna e sostegno della verità di Dio e del messaggio della Sua grazia verso gli uomini in mezzo ad una creazione che sospira attendendo la liberazione. Dopo il rapimento della Chiesa al cielo, Gerusalemme, la città del gran Re, la montagna di Sion ed il tempio dell’Eterno saranno il centro terrestre della benedizione, la sorgente della legge, della parola dell’Eterno e la conoscenza del vero Dio (Geremia 31:33-34).

  • Pace e prosperità (4:3-4)

Nel corso di quest’ultimo millennio della storia del mondo e dell’umanità, gli effetti delle due maledizioni, sulla terra (Genesi 3:17) e sull’uomo (Genesi 4:11), saranno annullate. “Il giudizio sarà di nuovo conforme a giustizia” (Salmo 94:15). Tutte le Nazioni gusteranno una pace ed una prosperità universale. Le armi da guerra saranno trasformate in utensili per coltivare la terra, che allora renderà pienamente i suoi frutti. La vite ed il fico, due figure d’Israele, saranno l’ombra e la sicurezza di ogni uomo e del suo prossimo (Zaccaria 3:10).

  • Camminare nel Nome dell’Eterno nostro Dio (4:5)

Il residuo fedele dichiara che camminerà, non solo nei sentieri del Dio di Giacobbe (4:2), ma anche nel solo Nome dell’Eterno. In contrasto con le Nazioni che avevano precedentemente seguito i loro dei, Israele seguirà il solo vero Dio, per sempre. Gli orribili dei saranno definitivamente abbandonati.

  • Il gregge dell’Eterno (4:6-8)

L’Eterno, il solo Pastore d’Israele, radunerà il Suo popolo sotto la Sua guida (2:12-13); si prenderà cura di tutte le pecore, ferite o perdute, anche di quelle che una volta erano incorse nel castigo divino. Saranno sotto la protezione di Migdal-Eder, la torre del gregge. Questa tappa memorabile del patriarca Giacobbe, dopo la morte di Rebecca (Genesi 35:21), diviene il simbolo della gloria futura delle Nazioni messe sotto lo scettro di Cristo.

Capitoli 4:9 – 5

  1. La rovina attualedi Israele ed il suo ristabilimento futuro

Dopo la visione incomparabile del millennio, Michea ritorna su un futuro più prossimo di Gerusalemme e dei suoi abitanti [[9]]. La rovina morale della casa reale (4:9) e il rifiuto del Messia (5:1) porteranno all’esilio del popolo in Babilonia (4:9-13), quindi all’invasione del paese da parte dell’Assiro prima il millennio (5:5-9). Questa successione di eventi passati o futuri (per noi) è segnata dall’espressione “in quel giorno”, o dalla parola “ora, allora” ripetuta cinque volte (4:9, 10, 11, 14; 5:3)

  • Gerusalemme e Babilonia (4:9-13)
  • La deportazione a Babilonia e la liberazione (4:9-10)
  • Il primo “ora” (4:9). Con una impressionante descrizione, Michea paragona i dolori di Gerusalemme a quelli della donna che partorisce. La colpevolezza degli ultimi re di Giuda (Ioiachim e Sedechia in particolare) ne affretta il giudizio. Giuda è stato deportato a Babilonia da Nabucodonosor.
  • Il secondo “ora” (4:10). Lo stesso versetto che predice la deportazione annuncia il ritorno del residuo nella sua terra per mezzo di Ciro. È la gioia della nascita che segue i dolori del parto (Giovanni 16:21).
  • Il trono futuro di Gerusalemme e la liberazione (4:11-13)
  • Il terzo “ora” (4:11). La profezia ci trasporta nel futuro. Per tanto tempo il popolo è stato calpestato dai suoi nemici (Isaia 18:7). Alla fine di questo periodo di prova, le coalizioni delle Nazioni, dirette da Edom e l’Assiro (Salmo 83:3, 6-7), assedieranno anche Gerusalemme per tentare di distruggerla e di profanarla (4:11), ma Dio annullerà il progetto di questi malvagi per liberare i Suoi e darà a Gerusalemme, “la figlia di Sion” la forza per calpestare e distruggere i suoi nemici. Questa vittoria è paragonata ad una messe dove questi nemici sono dei covoni, dati dall’Eterno nelle mani del Suo popolo per il giudizio (Isaia 41:15-16; Geremia 51:33).

Il residuo conclude questa promessa di liberazione dichiarando che tutto il bottino sarà consacrato all’Eterno. Era stato così anche per Giosuè al tempo della conquista del paese (Giosuè 6:19) e Davide fece lo stesso all’inizio del suo regno su Israele (2 Samuele 8:11).

  • L’Assiro ed il residuo d’Israele (4:14; 5:1-8)
  • La venuta futura dell’Assiro (4:14)
  • Il quarto “ora” (4:14). L’Eterno chiama l’Assiro a raggrupparsi come una “figlia di schiere” ed a salire contro Gerusalemme, la “figlia di Sion”, per esercitare il giudizio contro il popolo infedele. Queste non sono più le coalizioni di Nazioni che circondano la terra d’Israele, ma è l’Assiro, il nemico della fine, che appare alla chiamata di Dio come verga della Sua ira in giudizio (Isaia 10:5).

Il residuo, allora, prende la parola per riconoscere l’origine divina del giudizio (“siamo cinti d’assedio”) ed il profeta rivela la causa di questo giudizio: “Colpiscono con la verga la guancia del giudice d’Israele!”. L’odio ed il disprezzo per Cristo sono la causa profonda del loro giudizio negli ultimi tempi. Il Signore era rimasto in silenzio davanti agli insulti ed il perverso trattamento compiendo la parola profetica che Lo riguardava (Isaia 50:6; 53:7; Matteo 26:67). Ora è arrivato il giorno della retribuzione: “l‘inondante flagello” porta via i ribelli (Isaia 28:15, 18-19), così come la stessa prova porta il residuo fedele al pentimento (Zaccaria 12:10).

  • La venuta del Salvatore (5:1)

In questa straordinaria parentesi, Dio rivela il Suo pensiero eterno riguardo alla venuta del Messia, il Re d’Israele (5:1). “Betlemme, Efrata[[10]] avrà l’onore di essere il luogo di nascita del Salvatore. Betlemme (che significa “casa del pane”) era già stata la città dove era nato Davide (Luca 2:4, 11) e dove il vero “Figlio di Davide” doveva nascere. La menzione di Efrata (che significa fertile) fa tornare alla mente la nascita di Beniamino (Genesi 35:16-20). Chiamato “figlio del mio dolore” da sua madre e “figlio della mia mano destra” da suo padre, Beniamino era “il prediletto del SIGNORE” (Deuteronomio 33:12), toccante allusione al Figlio diletto del Padre.

Efrata ricorda anche la morte di Rachele e la sua tomba (Genesi 48:7). È dal luogo della morte che esce il vero germoglio[*] della vita, della vita eterna: Colui “le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”. Isaia rivela alcuni dei Suoi tratti gloriosi: “L’Ammirabile, il Consigliere, l’Iddio forte, il Padre dell’eternità, il Principe della pace” (Isaia 9:6 [Versione Diodati]). “Mi uscirà” indica che la venuta di Cristo compirà i disegni di Dio.

  • Le conseguenze del rifiuto del Messia (5:2)

Dopo questa rivelazione divina dei pensieri dell’Eterno riguardo a Suo Figlio, il profeta riprende il suo messaggio a Israele per annunciare le conseguenze del suo rifiuto del Messia. Questo “perciò”, si lega alla dichiarazione che il Messia era stato colpito sulla guancia. Israele è dato alla dispersione ed alle sofferenze, paragonate nuovamente alle sofferenze di una partoriente (cfr. 4:10). Qui è in vista la fine di queste sofferenze: fino alla liberazione, il residuo di Giuda (“il resto dei suoi fratelli”) condividerà la sorte dell’Israele disperso.

  • Cristo Re e Pastore del Suo popolo (5:3-8)
  • Il quinto “ora” (“allora” 5:3). Qui non è menzionato il giudice colpito, ma il Re, il Pastore, che è introdotto per dominare con potenza e giustizia nella maestà del Nome dell’Eterno. La Sua grandezza è universalmente riconosciuta tanto che nutre e dirige il Suo gregge in sicurezza. Lui stesso è la pace (Efesini 2:14), la benedizione che l’uomo aveva disperatamente cercato dopo la caduta.

In questo “ora”, Cristo, il grande difensore del Suo popolo, stabilirà contro i Suoi nemici una difesa efficace rappresentata da sette pastori ed otto principi. Infatti, il residuo di Giacobbe contrattaccherà il re del nord fino ad arrivare al suo paese affrettando la fine di quest’ultimo (Daniele 11:44-45) che è predetta qui da Michea (5:5). Il residuo mantiene la piena consapevolezza dell’intervento sovrano di Cristo in suo favore: “Egli (il Messia) ci libererà dall’Assiro”.

Sono aggiunte due belle immagini per descrivere il residuo di Giacobbe che richiamano il suo Re e Pastore: 1. La rugiada e la pioggia di benedizione per le Nazioni. Quello che Cristo è per il Suo popolo (Osea 14:5; 2 Samuele 23:4) permette al residuo di espandere le benedizioni divine alle Nazioni. 2. Il leone, che simbolizza Cristo e la Sua forza (Genesi 49:9), qui rappresenta la potenza vittoriosa del residuo che trionferà su tutti i suoi nemici.

Cosciente di questi doni di grazia e di forza che gli sono accordati, il residuo rende tutta la gloria al suo Messia (5:8). Questa è la lezione di questa lunga prova: Con Dio noi faremo prodigi, egli schiaccerà i nostri nemici” (Salmo 60:12).

  • La parola dell’Eterno giudica gli apostati (5:9-14)

Dopo il quadro consolante delle benedizioni milleniali sotto lo scettro del Messia, l’Eterno annuncia il giudizio degli apostati in Israele e sull’intera terra.

  • Per prima, avverrà la distruzione delle potenze militari (i cavalli, i carri, le fortezze), la potenza stessa dell’Anticristo (Daniele 11:39).
  • Di seguito, deve essere soppressa ogni idolatria. Lo spirito immondo ed i sette spiriti peggiori di lui che erano venuti ad abitare nella casa, nella nazione infedele (Luca 11:26). I sortilegi, gli indovini, le immagini scolpite e le statue, tutto dovrà sparire prima che Dio possa di nuovo abitare in mezzo al Suo popolo. Lo stato di questa nazione giudea idolatra degli ultimi tempi è una toccante immagine della cristianità apostata nel giorno del giudizio della grande Babilonia (Apocalisse 18:2).
  • Infine, l’ira di Dio si estende anche alle Nazioni legate ai Giudei apostati ed all’Anticristo (5:14). Questa vendetta viene esemplificata in altri passi da una vendemmia (Apocalisse 14:17-20).

Così, tutto il male è estirpato dalla terra per l’instaurazione del regno di giustizia e di pace del Messia, di cui questo capitolo rivela alcune delle Sue glorie: la Sua preesistenza eterna (5:1), la Sua gloria divina di Pastore (5:3), Colui che porta la pace (5:4) e il grande Liberatore (5:8).

Capitolo 6

  1. Dibattito di Dio con Israele

“Ascoltate quindi ciò che dice il SIGNORE”

  1. L’appello di Dio per mezzo del profeta (6:1-5)

Il profeta trasmette direttamente le parole di Dio al popolo, che è ancora riconosciuto tale prima dell’applicazione della sentenza “Lo-Ammi” [Non mio popolo (Osea 1:9)]. Il primo appello all’ascolto (capitolo 1) menzionava le ragioni per le quali questa sentenza era decretata contro il popolo infedele. Ora (capitolo 6), l’appello di Dio si indirizza al cuore del residuo fedele (Osea 2:14) per farlo tornare a Sé.

  • I testimoni dell’arringa (6:1-2)

Una nota di tenerezza e di dolore emana da questa supplica dell’Eterno che prende il posto dell’imputato. Egli chiama come testimone le montagne, le colline e le fondamenta della terra, figura delle potenze fermamente stabilite. In precedenza, queste potenze sono state esse stesse invitate ad ascoltare la Parola dell’Eterno. Come una giuria in corte d’assise [[11]], dovranno assistere al dialogo tra Dio ed il Suo popolo; quest’ultimo deve perorare la sua causa, mentre l’Eterno ha una disputa con lui e controbatte ciò che dice.

  • Il tema dell’arringa (6:3-5)

Attraverso le domande e le risposte di quest’arringa, l’Eterno cerca di guadagnare il Suo popolo e fargli prendere coscienza della sua ingratitudine: perché si era stancato del suo Dio che aveva fatto così tanto per lui? Le cure divine sono confermate da tre prove commoventi:

  1. La liberazione dall’Egitto e la redenzione: questa era la base di tutte le vie di Dio verso Israele. Dio era il grande Liberatore del Suo popolo di cui si era preso cura come Padre (Deuteronomio 1:31).
  2. Le cure nel deserto: Da prima del passaggio del mar Rosso, Dio aveva designato Mosè, legislatore e re di Iesurun [nome poetico di Gerusalemme (Deuteronomio 33:1-5)], Aronne, sommo sacerdote e Maria, profetessa (Esodo 15:20), per condurre il popolo nel deserto e rispondere a tutti i suoi bisogni, materiali e spirituali (Salmo 105:26; 1 Corinzi 10:3-4).
  3. Il cambiamento della maledizione di Balac e Balaam in benedizione: Alla fine della traversata del deserto, Maria ed Aronne erano già morti e Mosè sapeva che non sarebbe entrato nella terra promessa. Allora Balac, re di Moab (un popolo nemico) e Balaam, un falso profeta, hanno voluto accusare il popolo d’Israele e mettere in discussione la sua accettazione da parte del suo Dio. Questo diabolico tentativo di maledizione sarà cambiato in una benedizione, siccome Dio obbliga lo stesso Balaam a pronunciare: “Egli (Dio) non scorge iniquità in Giacobbe, non vede perversità in Israele” (Numeri 23:21). Qui, l’Eterno menziona Sittim, precisamente dove Israele era caduto immediatamente dopo nella fornicazione e nell’idolatria (Numeri 25:1-2) e Ghilgal, il luogo della circoncisione; questi due luoghi confermano la giustizia (o le vie della giustizia) dell’Eterno. Là, in figura, Dio ha condannato il peccato nella carne (Romani 8:3).
  • La risposta di chi ha creduto (6:6-8)

Lo spiegamento della bontà e della giustizia di Dio produce nel cuore dei credenti (in mezzo al popolo d’Israele) la convinzione del loro peccato e del loro allontanamento da Dio.

Ma come avvicinarsi a Dio? E “come potrebbe il mortale essere giusto davanti a Dio?” (Giobbe 9:2). I sacrifici della legge non lo permettevano, essi stabilivano solo la realtà del peccato, per darne memoria davanti a Dio, ma senza toglierlo (Ebrei 10:3). Neppure l’offerta del primogenito [(6:7) Esodo 13:1-2] poteva purificare l’uomo peccatore che non può dare se stesso per i suoi peccati. Dio proibiva i sacrifici umani, pena la morte (Levitico 18:21; 20:2-5; Deuteronomio 12:31; 18:10).

Il profeta porta allora una risposta universale (“o uomo”) a questa terribile domanda, per esprimere lo stato del cuore davanti a Dio e riassumere la vita di pietà di tutti i credenti:

  1. Praticare la giustizia. Le opere giuste che sono prodotte a conferma della fede.
  2. Amare la misericordia. Il credente prende piacere nel fare il bene.
  3. Camminare umilmente con Dio. Come Enoc che ha ricevuto la testimonianza di essere gradito da Dio (Genesi 5.24; Ebrei 11:5), vivere questa vita con Dio è il risultato della fede.

Questi tre precetti morali non danno la salvezza all’anima, al contrario, essi sono la prova di questa salvezza, fondata sull’opera di Cristo ricevuta nel cuore per mezzo della fede. Michea dimostra qui il lavoro della grazia divina che opera il ristabilimento futuro del residuo d’Israele, ma il principio morale rimane per i credenti di tutti i tempi. Isaia presenta un appello simile: deve essere cambiata la disposizione del cuore che vuole scampare al giudizio divino (Isaia 1:16-17).

  • Un nuovo appello di Dio alla coscienza (6:9-16)

Tutta la profezia di Michea riporta la Parola dell’Eterno riguardo a Samaria e Gerusalemme (1:1), i due centri della vita dell’intera nazione (1:5). Ora Dio si rivolge nuovamente alla città di Samaria, capitale d’Israele, per sottolinearne il suo triste stato (6:16). Là si osservano gli statuti di Omri, re infedele (1 Re 16:25) e le pratiche di suo figlio Acab che aveva portato al culmine del male la sua casa e Israele (1 Re 21:25).

Se la voce della grazia viene dimenticata, Dio prende la verga per punire. Il male persiste sotto diverse forme a Samaria malgrado gli avvertimenti dei profeti:

  • Ci sono ancora, nella casa dell’empio, tesori illecitamente acquistati” (6:10);
  • Ci sono “bilance false e il sacchetto dei pesi falsi” (6:11);
  • C’è violenza e menzogna (6:12).

Dio aveva già detto quello che pensava di queste pratiche in mezzo al Suo popolo riscattato dall’Egitto (Levitico 19:36). Era il contrario del fare: “ciò che è bene” (6:8).

Di conseguenza, è decretato il giudizio con la verga (6:9): malattie, desolazione e carestia vengono riversati sulla città infedele (6:13-15). Questa parte della profezia mostra come le vie di Dio possono conciliare la Sua grazia per la realizzazione dei Suoi disegni ed il Suo giusto governo in risposta alla responsabilità dell’uomo.

Capitolo 7

  1. Dibattito di Dio con Israele

“Ascoltate quindi ciò che dice il SIGNORE”

Dio continua il Suo “contendere” (6:2) col popolo ed ora si indirizza a Gerusalemme e Giuda. Lo scopo di questa lunga arringa è di magnificare la grazia sovrana davanti alla miseria dell’uomo.

La fine di questa profezia esprime i sentimenti che si ritrovano nel libro delle Lamentazioni di Geremia: l’ardente preghiera di confessione dei fedeli che si eleva a Dio, nonostante la prova, in un tempo “di angoscia per Giacobbe” (Geremia 30:7).

  • Il secondo: “Guai (o: Ahimè!)” (7:1-7)

Un primo guaio era stato chiamato sul popolo (2:1), ora ne viene pronunciato un altro.

  • Michea si identifica col popolo (7:1)

Il profeta prende il posto dell’intercessore per il residuo davanti a Dio, identificandosi con lui; per condividerne la colpevolezza chiama il secondo “guai” su di sé facendosi anche carico dell’iniquità della città di Gerusalemme (7:9). Malgrado il suo sincero desiderio di portare del frutto per Dio, Michea (che rappresenta il residuo) è un albero sterile ed una vigna senza racimolatura. Questo è lo stato dell’uomo davanti a Dio sotto il Suo giudizio.

Nella stessa epoca, Isaia constata anche che Israele, la vigna dell’Eterno, non ha prodotto altro che uva selvatica (Isaia 5:1-2, 7); poi pronuncia il suo settimo “guai” su se stesso in presenza della santità dell’Eterno (Isaia 6:5).

  • Il male a Gerusalemme (7:2-4)

Il triste quadro dello stato della città comincia con la constatazione: “L’uomo pio” (proprio quello che l’Eterno si era scelto)“è scomparso dalla terra” (Salmo 4:3). La frode, la violenza e la corruzione caratterizzano il male commesso “per farlo con ogni cura” (7:3). Del bene non c’è più nessuna traccia! Tutti: i principi, i giudici, i grandi, sono ugualmente colpevoli. Paragonati a dei rovi, a delle siepi di spine, saranno bruciati dalla luce di Dio (Isaia 10:17; Ebrei 6:8). Questo giudizio, nel giorno in cui saranno “visitati”, è già stato annunciato (5:10): il momento è giunto. Si noterà l’analogia della descrizione della città corrotta con quella della colpevolezza dell’uomo data dall’apostolo Paolo in Romani 3:9-20.

  • Il colmo dell’iniquità (7:5-6)

Il rifiuto di qualsiasi reciproca fiducia tra gli uomini e l’abbandono degli affetti naturali nella famiglia completa quest’orribile quadro dello stato morale d’Israele. Questi mali si ritroveranno nella corruzione pagana (Romani 1:30), come anche nell’apostasia morale cristiana degli ultimi giorni (2 Timoteo 3:2) e al tempo dell’Anticristo.

Il Signore cita queste parole del profeta per mostrare l’effetto del rifiuto della predicazione dell’Evangelo per mezzo dei Suoi servitori (Matteo 10:34-35). L’iniquità del cuore degli uomini è messa in movimento quando la luce dell’Evangelo è rifiutata. Se l’amore di Dio non riempie il cuore, l’odio se ne impossessa.

  • Michea ritorna a Dio (7:7)

Il profeta ha preso coscienza del male che ha scoperto, prima in se stesso (7:1), poi intorno a lui (7:2-6) e questo lo porta a riguardare all’Eterno ed a rimettersi nel Dio della sua salvezza. Questa tranquilla fiducia in Dio, quando ogni soccorso interiore ed esteriore viene a mancare, è di grande bellezza; è un bell’esempio da imitare nella nostra vita cristiana.

  • La fiducia della fede davanti al nemico (7:8-10)

Il profeta aveva fatto sua l’afflizione del residuo, per intercedere in suo favore. Ora, in presenza del suo nemico (probabilmente la nazione apostata), prende davanti a Dio il posto appropriato per aspettare la liberazione: sopportare l’indignazione dell’Eterno e riconoscere il suo peccato contro di Lui. Con fiducia e con pazienza, il credente è sicuro della salvezza finale malgrado gli scherni degli avversari; rialzato dalla sua caduta sarà condotto dalle tenebre alla luce per vedere la giustizia di Dio.

Per contro, questa insolente sfida [[12]] lanciata dai nemici: “Dov’è il SIGNORE, il tuo Dio?” non può restare impunita e il residuo liberato assiste alla distruzione della sua “nemica”, per l’intervento degli eserciti dell’Assiro (Isaia 10:6). La toccante immagine del “fango delle strade” è impiegata da entrambi i profeti.

  • Dio parla a Gerusalemme (7:11-17)

Il soggetto, di questo dialogo tra l’Eterno ed il residuo, è la gloria futura di Gerusalemme, scelta da Dio per Sua abitazione e Suo riposo (Salmo 132:13-14).

  • L’Eterno (7:11-12). In un giorno futuro (“Verrà il giorno”), le mura della città saranno ricostruite, i limiti del paese spostati per aspettare quelli promessi ad Abramo (Genesi 15:18), dal Nilo all’Eufrate e dal Mediterraneo al Golfo Persico. Allora, Israele intratterrà relazioni pacifiche con i due regni: quello del Nord (l’Assiria) e quello del mezzogiorno (l’Egitto), secondo la profezia di Isaia 19:23-25.
  • Un intermezzo sulla desolazione momentanea del paese (7:13). Però, prima di questa restaurazione finale di Gerusalemme e di Israele sulla sua terra, i conflitti tra questi due regni, del nord e del mezzogiorno, avranno seminato desolazione nel paese. Dio lo permetterà come giudizio sulle azioni malvagie dei suoi abitanti.
  • Il residuo (7:14). I fedeli, allora, si appellano alle cure del Pastore d’Israele. Il Carmelo (la montagna fertile), Basan e Galaad (i grandi pascoli) sono i simboli delle benedizioni spirituali desiderate.
  • L’Eterno (7:15). La liberazione dall’Egitto di tutto Israele era stata una cosa meravigliosa, la cui memoria doveva essere preservata (Esodo 12:42; 15:11). Il residuo della fine vedrà cose meravigliose, Dio distruggerà l’Assiro davanti ai suoi occhi (Daniele 12:6).
  • Il residuo (7:16-17). Questo giudizio esemplare dell’Assiro porterà tutte le Nazioni a sottomettersi con timore all’autorità del Cristo, anche se l’obbedienza esteriore qualche volta nasconde della dissimulazione.
  • La risposta fiduciosa del residuo (7:18-20)

Il profeta ed il residuo di Giuda uniscono le loro voci per presentare al Messia un cantico di riconoscenza che celebra la liberazione.

  • Il residuo.Quale Dio è come te [[13]]che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa
    del resto della tua eredità?
    ”. È una gioia per tutti i credenti che sono perdonati (Salmo 32:1-2). Tale è la parte del residuo, il “resto della tua eredità”, che sussiste dopo il giudizio della nazione apostata.
  • Il profeta. “Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia”. Anche Davide lo aveva espresso in precedenza: “Poiché l’ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita” (Salmo 30:5). Dio trova piacere nella Sua bontà e chiede a tutti i credenti di amarla(6:8).
  • Il residuo. “Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe”. Non solo le iniquità sono perdonate, ma spariranno da davanti alla faccia dell’Eterno. È uno dei risultati del nuovo patto concluso tra Dio ed il Suo popolo terrestre (Geremia 31:34; Ebrei 8:12).
  • Il profeta. “Getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati”. Davide impiega un’altra immagine, quella della distanza immensa tra i punti cardinali sulla terra, per esprimere lo stesso pensiero (Salmo 103:12). Ezechia parla dei suoi peccati, che sono stati gettati dietro le spalle dell’Eterno (Isaia 38:17), ma solo il Nuovo Testamento rivela il pieno risultato della redenzione del peccato per mezzo del sacrificio di Cristo (Ebrei 9:26).
  • Il residuo. “Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe, la tua misericordia ad Abraamo, come giurasti ai nostri padri, fin dai giorni antichi”. Questa profezia si conclude con queste belle parole di fiducia verso Dio. I credenti del popolo terrestre ricordano al Dio fedele le Sue promesse incondizionate fatte precedentemente ai patriarchi.

Conclusione e riassunto

La grazia e la misericordia di Dio si elevano al di sopra del giudizio. Per gioirne, il credente deve riconoscere le sue iniquità ed il Dio di ogni fedeltà gli accorda il perdono intero e gratuito. La profezia di Michea rivela già il messaggio dell’Evangelo: a motivo della perfetta opera di Cristo alla croce, Dio, ora può cancellare i peccati di tutti coloro che hanno messo la loro fede in Lui.

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Riassunto del libro del profeta Michea

Michea è contemporaneo di Isaia. Il suo ricordo è conservato da Geremia (Geremia 26:18-19). La sua profezia s’indirizza essenzialmente a Israele (e Samaria, la sua capitale), per mettere in luce, come Osea ed Amos, lo stato morale del popolo. Annuncia i giudizi degli infedeli, ma mostra anche la liberazione finale di un residuo fedele, che sarà introdotto nelle benedizioni del regno milleniale.

  1. Il Giudizio d’Israele per mezzo dell’Assiria (Capitoli 1 e 2)
  2. Samaria e Giuda giudicate per mezzo dell’Assiro (Capitolo 1)

Dio parla dall’alto del Suo trono sulla terra al mondo intero per dichiarare il peccato della nazione (1:2-7). Il profeta, desolato, annuncia, di conseguenza, l’invasione di Giuda e Gerusalemme, che simboleggia anche quella dell’Assiro della fine (1:8-18).

  • Stato morale e rialzamento futuro (Capitolo 2)

Michea chiama un primo “guai” sulla sua nazione (Isaia ne pronuncia sei). Rivela le cause profonde del suo giudizio: i peccati dei ricchi (2:1-5) e i peccati dei profeti (2:6-11). Dio dichiara due cose importanti:

  • Una parola di incoraggiamento: “Le mie parole non sono forse favorevoli
    a chi cammina rettamente?
    ” (2.7)
  • Una parola d’avvertimento “Alzatevi, andatevene! perché questo non è luogo di riposo” (2:10).

Questa triste descrizione della miseria di Israele termina, tuttavia, con la promessa di un ristabilimento: Cristo, il Pastore d’Israele, radunerà il Suo gregge (2:12-13).

  • Rovina attuale e ristabilimento futuro d’Israele (Capitoli da 3 a 5)

Michea ora parla di Gerusalemme e della condotta dei capi civili e religiosi.

  • La rovina morale dei capi e dei principi (3:1-4)

Come i cattivi pastori hanno fatto del gregge una loro proprietà.

  • Il giudizio dei falsi profeti (3:5-12)

Falsificando il messaggio divino hanno stordito il popolo con una fiducia ingannevole.

Questo giudizio di Sion e di Gerusalemme già menzionato da Michea (3:12) ritornerà alla memoria ai tempi del profeta Geremia.

  • Il ristabilimento in gloria di Gerusalemme (4:1-8)

Il bel quadro della gloria millenaria è ripetuto integralmente dal profeta Isaia. Che anche noi possiamo dire col residuo fedele: “Noi cammineremo nel nome del SIGNORE, nostro Dio, per sempre” (4:5)!

  • Babilonia e le Nazioni (4:9-14)

Giuda dovrà andare in esilio a Babilonia, ma un residuo ne sarà liberato. In futuro, sarà questo stesso residuo che conquisterà i suoi nemici.

  • L’Assiro ed il residuo fedele (5:1-8)

Giuda si è reso colpevole di colpire e rigettare il suo Messia e, di conseguenza, il popolo colpevole sarà disperso ed abbandonato per molto tempo in balia dei suoi nemici, ma, in una meravigliosa parentesi (5:1), Dio interrompe il corso delle Sue vie per dichiarare il Suo pensiero eterno di inviare questo Messia, il Salvatore: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”. Quando il residuo avrà riconosciuto Colui che aveva fatto inchiodare, riceverà la forza per vincere i suoi nemici.

  • Il giudizio degli apostati (5:9-15)

Le potenze della terra saranno umiliate e tutta l’idolatria sarà eliminata dalla terra, in modo particolare a Gerusalemme (là dove si è seduto l’Anticristo) e in mezzo alle Nazioni che saranno state in relazione con i Giudei apostati.

  • L’arringa (Capitolo 6 e 7)

Dopo aver mostrato lo sviluppo degli avvenimenti profetici che devono portare alla liberazione materiale del residuo dalla mano dei suoi nemici, Michea rivela la strada che condurrà il residuo ad una vera liberazione morale.

  • L’appello di Dio per mezzo del profeta (6:1-5)

Dio parla al cuore del Suo popolo ricordandogli le cure avute per lui nel deserto, dopo la liberazione dall’Egitto: “Popolo mio, che ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Testimonia pure contro di me!” (6:3).

  • La risposta dei credenti (6:6-8)

Nella convinzione del suo peccato, il credente comprende che i sacrifici della legge di Mosè non permettono di avvicinarsi a Dio; occorre il lavoro della Sua grazia nel cuore, che trova conferma in una vita di pietà:

  • praticare la giustizia,
  • amare la misericordia,
  • camminare umilmente con Dio.
  • Un nuovo appello di Dio alla coscienza (6:9-16)

L’eterno ritorna un’ultima volta sul grave peccato di Samaria, ai tempi di Omri ed Acab. Ricordiamoci sempre che la grazia di Dio non toglie la responsabilità dell’uomo.

  • Il secondo “guai” (7:1-7)

Identificandosi nel residuo colpevole per intercedere presso Dio in suo favore, ora Michea pronuncia un secondo “guai (Ahimè)” su se stesso. È una lamentazione sullo stato di Gerusalemme e sull’abbandono di tutte le naturali affezioni familiari in Israele.

La triste constatazione: “L’uomo pio è scomparso dalla terra” (7:2) non impedisce alla fede di gridare: “Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il SIGNORE, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà” (7:7).

  • La fiducia della fede davanti ai nemici (7.8-10)

In presenza del suo nemico (la nazione giudea apostata), il residuo (rappresentato dal profeta), accetta la giusta indignazione dell’Eterno, ma attende che Lui lo liberi.

  • Dio parla a Gerusalemme (7:11-17)

La gloria futura di Gerusalemme è l’oggetto di un toccante dialogo tra Dio ed il residuo. Sion, il luogo dell’abitazione e del riposo dell’Eterno, sarà il centro dell’universale benedizione milleniale.

  • La fiduciosa risposta del residuo (7:18-20)

Il profeta ed il residuo presentano a Dio un cantico di riconoscenza per celebrare il Suo perdono, le Sue compassioni, la Sua verità e la Sua bontà.

Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità?


[1] Nota: Vedi anche: “Quelques pensées générales sur la prophetie”.

[2] Nota: era dunque originario di una città a sud-ovest della Giudea, a 30 Km da Gerusalemme, vicino a Gath, città dei Filistei.

[3] NOTA: Giacobbe (che significa: “il soppiantatore” è il nome di nascita del patriarca, nome che si lega alla sua responsabilità. Dio ha cambiato il suo nome in: Israele (vincitore o principe di Dio) che richiama i disegni divini a suo riguardo.

[4] NOTA: Vedi commento su Daniele 11:40-45.

[5] NOTA: Isaia pronuncia sei “guai” sul popolo (Isaia 5:8-23) poi su lui stesso (Isaia 6:5). Amos ne dichiara due come Michea (Amos 5:18; 6:1).

[6] NOTA: Un esempio di questo spirito d’errore è quello nel caso di Acab in 1 Re 22:19-23.

[7] NOTA: La figura della breccia, qui, è impiegata per descrivere un’opera divina in grazia riguardo a Israele e tutti i riscattati. In altri passi, Dio fa una breccia in giudizio, come conseguenza dell’infedeltà del Suo popolo come nell’affare di Ghibea di Beniamino (Giudici 21:15). Le brecce possono anche essere prodotte dagli attacchi del nemico nelle mura e nella casa dell’Eterno (sia in senso proprio che figurato). I fedeli le devono riparare per rispondere all’ordine di Dio come fece Mosè (Salmo 106:23; 2 Re 12:5; Ezechiele 22:30;). È Cristo che resta il vero “riparatore delle brecce” (Isaia 58:12).

[8] NOTA: I figli di Samuele caddero proprio in questo peccato (1 Samuele 8:3)

[9] NOTA: La “figlia di Sion” (4:10, 13)

[10] NOTA: I sacerdoti e gli scribi, nella loro citazione ad Erode di questa profezia, menzionano Betlemme come “terra di Giuda”, piuttosto che Efrata. Cristo, “il leone della tribù di Giuda” (Apocalisse 5:5), proveniente da questa tribù regale di Giuda (Ebrei 7:14) doveva nascere nella terra di Giuda.

[11] NOTA: Ogni giudizio relativo al popolo o alle Nazioni è per la terra e deve sempre essere distinto dal giudizio delle persone che compariranno individualmente davanti al gran trono bianco, senza nessuna arringa, né altro testimone se non i libri in cui sono scritte le loro opere.

[12] NOTA: Questa sfida era già stata temuta da Mosè (Esodo 32:12; Numeri 14:13) o dal profeta Gioele (Gioele 2:17). Anche i Salmi ne parlano (Salmo 42:3; 79:10; 115:2).

[13] NOTA: È un’evidente allusione al nome del profeta Michea: “Chi è come l’Eterno”

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