Cristo, il Signore della mia vita

Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi” (Romani 14:9).

Come figli di Dio, il nostro desiderio dovrebbe essere di rendere visibile a tutti che Gesù di Nazaret, rigettato e disprezzato dagli uomini, è Signore di tutti, seduto alla destra di Dio.

I Figli di Dio riconoscono che è il posto che Dio ha dato al Nazareno, per il quale l’uomo qui sulla terra non gli ha trovato altro posto se non la croce. Dopo l’abbassamento estremo, vi è stata l’elevazione. “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,  affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11). Il passo dell’epistola ai Filippesi citato ci porta ad una scena dove il nome di Gesù sarà il solo conosciuto. Ogni ginocchio si piegherà davanti a Colui che è il solo Signore e Maestro.

Noi non coltiviamo abbastanza il pensiero di questo dominio universale e della sua imminenza. “Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà” (Ebrei 10:37).

Desideriamo ardentemente e sospiriamo questo momento?

Cristo attende perché è  “paziente…non volendo che qualcuno perisca ma che tutti giungano a ravvedimento” (2 Pietro 3:9).

Quindi devo rinunciare a qualcosa nella mia vita perché il mio Maestro non l’approva? Bisognerebbe, anche se in figura, cavarmi un occhio (Matteo 5:29), cioè rinunciare a qualcosa di essenziale e di prezioso, come lo raccomandano gli evangeli (vedere anche Marco 9:43-48) se questo rischia di trascinarmi nel peccato? E se devo accettare delle rinunce importanti, vale la pena parlarne e tornarci sopra, quando si pensa al peso infinito ed eterno di gloria verso il quale Dio mi conduce? Se noi riconosciamo Cristo come Signore, sappiamo che dovremo soffrire. Se Egli è Signore ha la Sua signoria su di me, io devo fare ogni cosa per piacergli e certamente è inevitabile che a causa di questo potremo non essere accettati da qualcuno.

Se però Lui è il mio Signore e Maestro, se devo rinunciare a tali cose e non farne altre, costi quel che costi, lo farò perché lo amo.

Tradotto e adattato da “Le Seigneur est proche”

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