di Cesare Casarotta
Leggere Marco 11:1-11 e Marco 14:12-15
Vi sono due episodi ravvicinati negli Evangeli in cui il Signore Gesù dà delle disposizioni a due dei suoi discepoli per fare qualcosa da Lui ordinato. In entrambi i casi possiamo trovare degli insegnamenti preziosi anche per noi.
– Nel primo episodio, il Signore manda due dei suoi discepoli in un villaggio e dice loro: “Andate nel villaggio che è di fronte a voi; appena entrati, troverete legato un puledro d’asino, sopra il quale non è montato nessuno; scioglietelo e conducetelo qui da me”.
Innanzitutto un aspetto preliminare fondamentale: è il Signore che manda. Quando c’è da svolgere un servizio, di qualunque importanza esso sia, chiediamo sempre se è il Signore che ci sta mandando o se stiamo seguendo le nostre aspirazioni o ci stiamo basando sulle nostre sensazioni. Ricordiamoci delle parole dell’angelo dell’Eterno a Gedeone “Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?” (Giudici 6:14). Il Signore Gesù nella preghiera Sacerdotale, parlando dei discepoli, diceva al Padre: “Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo” (Giovanni 17:18).
Facciamo un passo ulteriore. Il Signore non solo manda, ma fornisce delle istruzioni precise. Possiamo dire che oggi non udiamo la Sua voce, non abbiamo delle visioni, e talvolta le situazioni nelle quali veniamo a trovarci sono di difficile lettura; ma sicuramente ci sono delle indicazioni che provengono dalla Parola di Dio e che ci possono guidare. Un’altra cosa importante che dobbiamo apprendere è questa: il Signore ha il pieno controllo della situazione. Egli sa dove andremo e cosa troveremo, e questo dovrebbe essere di grande incoraggiamento per noi. Il Signore conosce ogni cosa. In particolare sa anche quali sono le difficoltà che dovremo fronteggiare. Ai discepoli che dovevano condurre il puledro d’asino dice: “Se qualcuno vi dice: «Perché fate questo?» rispondete «il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua»”.
E’ importante che quando svolgiamo un servizio siamo consapevoli che è il Signore che ci manda; Lui non solo ha il controllo della situazione, ma ha autorità ed è potente da rimuovere ogni ostacolo. I discepoli in quella circostanza potevano incontrare degli ostacoli e delle obiezioni, anche logiche, di fronte ai quali ogni azione si sarebbe bloccata. Chi potrebbe prendere qualcosa di proprietà di qualcun altro senza che il legittimo proprietario possa rifiutarsi e impedirlo? Questo fatto ci fa pensare che il Signore non crea delle false illusioni, non dice che tutto andrà liscio o che non ci sarà opposizione, ma vuole che siamo consapevoli che ci saranno difficoltà. L’apostolo Paolo, quando scrive ai Corinzi alla fine della prima Lettera, dirà, parlando della sua permanenza ad Efeso: “Qui una larga porta mi si è aperta a un lavoro efficace, e vi sono molti avversari” (16:9).
Non illudiamoci; quando siamo impegnati nel lavoro per il Signore, non mancheranno i combattimenti. Abbiamo però una certezza: il Signore che ci manda ha l’autorità e la potenza per rimuovere ogni tipo di ostacolo e per condurre a buon fine ciò per cui ci ha inviato. E’ quello che è avvenuto ai due discepoli. Andarono, trovarono il puledro legato e lo sciolsero. “Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?». Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare”. La difficoltà si presenta come previsto ed è importante notare che i discepoli rispondono come il Signore aveva detto. Serviamo il Signore. Vi saranno difficoltà; cosa fare? Seguiamo le Sue istruzioni e porteremo a buon fine il compito ricevuto.
– Nel secondo episodio i discepoli chiedono al Signore: “Dove vuoi che andiamo a prepararti la cena pasquale?”. Questa domanda implica sottomissione e la ricerca di dipendenza da parte dei discepoli. Facciamo anche noi così? A questa condizione il Signore li manda, dà loro delle istruzioni, indica di seguire un uomo che porta una brocca d’acqua in testa e di entrare nella casa dove entra lui. A quel punto occorreva fare una domanda al padrone di casa e anche in questo caso le istruzioni sono precise; nulla è lasciato al caso o all’improvvisazione. E’ interessante notare che la parte più importante era già fatta: vi è una grande sala, ammobiliata e pronta. Si tratta solo di apparecchiare. Credo che questo episodio ci possa portare a riflettere. In molti casi, quando svolgiamo un servizio nel campo del Signore, dobbiamo constatare che Lui ha già preparato il terreno, il cuore a cui dobbiamo rivolgerci, e ha già creato le condizioni perché il lavoro vada a buon fine. A noi non resta che svolgere il compito che ci è stato assegnato: apparecchiare.
– Nella Parola troviamo parecchi esempi riguardo a questo aspetto, soprattutto nel libro degli Atti. Al cap. 8 un angelo del Signore dice a Filippo: “Alzati e va verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta”. In quella strada deserta c’era un cuore al quale doveva essere comunicato il lieto messaggio di Gesù. Al cap. 9 il Signore dice ad Anania: “Alzati, va’ nella strada chiamata dritta, e cerca in casa di Giuda uno di Tarso chiamato Saulo; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha visto in visione un uomo chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché recuperi la vista”. Abbiamo capito bene? Saulo stava aspettando Anania!
Proseguendo, al cap. 10 leggiamo quanto è accaduto a Pietro quando è andato a casa di Cornelio. Il centurione romano in quell’occasione dice: “Or dunque siamo tutti qui presenti davanti a Dio, per ascoltare tutto ciò che ti è stato comandato dal Signore”. Ricordiamo anche che quando l’apostolo Paolo era Filippi, una donna di nome Lidia, che temeva Dio, li stava ad ascoltare e “il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle parole di Paolo”. Il Signore prepara il terreno!
Tornando ai due discepoli, è importante sottolineare l’espressione “apparecchiate per noi”. Questi due discepoli stavano facendo qualcosa per il Signore, per gli altri discepoli e per se stessi. E anche noi, quando compiamo un servizio per il nostro Maestro, lo facciamo per la Sua gloria e per il bene dei santi; e noi stessi saremmo benedetti perché cresceremo spiritualmente.
Cerchiamo, soprattutto nell’assemblea, di avere in vista questi aspetti: la gloria del Signore e il bene dei fratelli, e noi stessi beneficeremo delle gioiose conseguenze.
Ricordiamoci che
- è Il Signore che manda,
- è il Signore che dà le istruzioni,
- il Signore che ci preavvisa che incontreremo ostacoli e combattimenti,
- il Signore che ha il pieno controllo della situazione e la potenza per rimuovere ogni ostacolo,
- il Signore desidera che siamo dipendenti da Lui,
- il Signore prepara il terreno e noi potremo gustare le Sue benedizioni.