Gli interventi dei discepoli durante l’ultima Pasqua

di W. H. Westcott

Consigliamo la lettura del vangelo di Giovanni capitolo 13 versetti da 31 a 38 e del capitolo 14

E’ notte. Giuda Iscariota è appena uscito. Ora Gesù è nella sala di sopra coi suoi veri discepoli. C’è un contrasto stridente fra i pensieri e le intenzioni del mondo di fuori e l’atmosfera di quel luogo dove vengono rivelati i pensieri e le intenzioni dell’amore divino.

Il versetto 31 del capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, segna l’inizio delle comunicazioni più intime del Signore, nelle quali Egli parla ai Suoi, senza riserve, di tutto ciò che ha nel cuore. È il privilegio di discepoli ai quali il Signore ha lavato i piedi e che hanno un cuore sincero. Per cominciare, il Signore spiega il profondo significato della Sua morte. In questo caso non sono gli aspetti concreti delle cose che comunica, come possiamo vederli negli altri Evangeli dove parla del tradimento, degli oltraggi, degli sputi e della crocifissione. La sua morte qui è presentata come la gloria del Figlio dell’uomo, in una devozione suprema a Dio con un amore senza esitazione e un’ubbidienza perfetta. Il Signore presenta anche la propria morte come mezzo per il quale Dio sarà glorificato. Infatti la gloria di Dio sarà manifestata in un modo talmente perfetto che, a sua volta, Dio avrà tutti i motivi per glorificare il Figlio. È il piacere del Figlio di glorificare il Padre, ed è il piacere del Padre di glorificare il Figlio.

 

Intervento di Pietro

Nel cammino che il Signore doveva percorrere, nessuno poteva rimanere al Suo fianco. Doveva rimanere solo nell’opera dell’espiazione, quell’opera che rivela Dio e mette in luce la Sua gloria, nel momento in cui tutto il peccato e la malvagità dell’uomo si sarebbe manifestata. Simon Pietro, per primo, rivolge una domanda al Signore: “Dove vai?”; poi “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!” (Giovanni 13: 36-37). Certamente amava il Signore con tutto il cuore, anche più della sua stessa vita. Se un amore ardente fosse bastato per rimanere insieme al Signore nell’opera che avrebbe compiuto per glorificare Dio, allora Pietro sarebbe stato l’uomo giusto. Qualche ora più tardi, quando Gesù è sulla breccia, non solo Pietro lo lascia e lo segue da lontano, ma infine lo rinnega e afferma con giuramento e imprecazione di non avere niente a che fare con Lui (Matteo 26: 58,74). Com’era solo il Signore! E che distanza c’era fra il Suo amore e quello del più zelante dei suoi discepoli! Egli era solo quando poneva il fondamento della nostra benedizione e apriva la strada verso la casa del Padre.

 

Intervento di Tommaso

Il Signore aveva parlato della Sua morte con la quale avrebbe glorificato Dio, poi della casa del Padre, nella quale sarebbe andato una volta risuscitato; ma non per rimanervi da solo: la Sua opera alla croce avrebbe preparato un posto a tutti i Suoi. Infatti li rassicura che sarebbe tornato per introdurli in quella casa dalle “molte dimore” (Giovanni 14:2), affinché fossero eternamente con Lui. Questo a noi può sembrare chiaro, avendo oggi maggiore conoscenza dei pensieri di Dio, ma Tommaso non aveva afferrato il significato delle parole del Signore. Non sapeva quale fosse il Suo scopo e dove si sarebbe diretto dopo la Sua morte e la Sua risurrezione; così chiede: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?” (v. 5). Con la Sua risposta, il Signore va molto oltre la domanda, e dice: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” ( Giovanni 14:6).

Se i nostri occhi sono rivolti verso di Lui possiamo scoprire qual è la via. Il Signore è stato solo nella Sua morte, ma non è solo nei risultati della Sua risurrezione. Ora Egli è il capo di una nuova discendenza. I Suoi veri discepoli sono legati a Lui come all’Uomo risuscitato, che è salito al Padre. Ma questo è avvenuto in modo tale che Colui che è il Suo Padre è ora diventato anche il nostro Padre. Davanti al Suo Dio e Padre, abbiamo, grazie a Lui, la posizione di figli e di coeredi del Suo Figlio.

Ma Cristo non è solo la via, è anche la verità. Per noi è la manifestazione di quello che è il Padre. Il Suo nome, il Suo amore, la Sua gloria, i Suoi disegni, tutto ci è pienamente rivelato nel Figlio. E quando conosciamo il Padre, la casa del Padre sarà per noi doppiamente preziosa.

Infine Egli è la vita. Non potremo capire e apprezzare la casa del Padre dove Gesù è entrato, né il Padre stesso, se non possedessimo una vita capace di godere di questo. Nella persona di Gesù vediamo una vita in armonia perfetta col posto dove è entrato. E poiché noi siamo stati “identificati con Lui nella Sua morte”, per la fede in questa morte noi partecipiamo anche alla Sua vita.

 

Intervento di Filippo

A sua volta Filippo si rivolge al Signore e lo fa in modo dolce e confidenziale, rispettando la sua posizione. “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Giovanni 14:8). È con molta difficoltà che il nostro spirito si eleva per afferrare qualcosa dell’eccellenza della gloria di Dio. Noi capiamo solo in minima parte le relazioni tra le Persone divine.

Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza….  in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 1:19; 2:9). È in Lui che vediamo tutta l’attività dello Spirito; è in Lui, pieno di grazia e di potenza, che vediamo tutta la gloria del Padre.

Il Signore spiega pazientemente a Filippo che in Lui, uomo davanti ai suoi occhi, nelle Sue parole e nelle Sue azioni c’era una manifestazione meravigliosa e completa di chi il Padre era. Il Padre era in Lui e Lui era nel Padre (v. 10).

 

Intervento di Giuda

Giuda (non l’Iscariota, che era già uscito) è l’ultimo ad intervenire durante il discorso del Signore nella camera di sopra. Egli fa una domanda che interessa anche a noi: “Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?” (Giovanni 14:22). Molti passi della Scrittura parlano dell’apparizione pubblica del Messia. Era ciò che i Giudei attendevano. Il Signore aveva detto: “Il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete” (v. 19) e “chi mi ama… io lo amerò e mi manifesterò a lui” (v. 21). Come è possibile che una cosa sia nascosta al mondo e nello stesso tempo conosciuta da alcuni?

Questa dichiarazione segue l’annuncio della venuta di un “altro Consolatore” (v. 16, 17). “Voi mi vedrete” è il privilegio dei discepoli. Se il mondo non può vedere Cristo, ai discepoli è permesso di contemplarlo. Come? Un vero amore per Lui porta all’ubbidienza dei Suoi comandamenti e a fare la Sua volontà; e Lui ci accorda la rivelazione di Se stesso, delle Sue glorie, della Sua potenza e della Sua grazia. Una nuvola potrebbe nascondere per un momento i raggi del sole, ma appena l’ostacolo se ne va, il sole brilla nuovamente in tutto il suo splendore e noi godiamo del suo calore.

Tuttavia, questa rivelazione non costituisce la misura completa dei pensieri dell’amore divino. Il Padre e il Figlio desiderano fare del discepolo, sebbene ancora sulla terra, la loro dimora. Il Signore dice a Giuda, rispondendo alla sua domanda: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (v. 23). Colui che ama il Signore agisce, anche quando non c’è un comandamento esplicito, secondo i desideri di Colui che ama, e in relazione ad una comprensione intuitiva della Sua volontà che è il frutto di una vera intimità. È di questi sentimenti spirituali che parla il v. 23. A un tale attaccamento al Figlio, il Padre da una risposta particolarmente preziosa: il Padre e il Figlio verranno a fare in quel credente “la loro dimora”!

C’è privilegio più grande?

 

 

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