La Parola seminata oggi

di Mark Grasso

Introduzione

Il significato della parabola del seminatore era nascosto ai Giudei, ma nonostante ciò l’insegnamento generale  è chiaro per coloro che hanno confidato nel Signore Gesù e hanno ricevuto lo Spirito Santo, che aiuta a comprendere le Scritture.

La parabola, nel suo significato principale, si riferisce alla predicazione del Signore quando era sulla terra e possiamo ricavare da essa varie applicazioni. Possiamo, ad esempio, riferirla alla predicazione del Vangelo, o  farne un’applicazione più ampia riferendola a qualsiasi predicazione della Parola di Dio rapportandola anche ai credenti. Questo articolo ha l’obiettivo di metterci alla prova per capire se il nostro stato d’animo, quando partecipiamo a riunioni di edificazione o ad incontri simili, è come dovrebbe essere, in modo che la lettura e l’esposizione della Bibbia possano raggiungere lo scopo per il quale Dio “l’ha mandata” (Isaia 55:11), cioè che portiamo frutto per Lui (Matteo 13:23).

Il brano di Matteo capitolo 13 dal versetto 3 al versetto 8, descrive un seminatore che esce a seminare e i risultati della sua semina, che sono divisi in quattro categorie a seconda del luogo in cui cadono i semi:: lungo la strada, nei luoghi rocciosi, tra le spine e, infine, nel terreno buono dove producono frutti. L’importanza della parabola è sottolineata dalle parole “Chi ha orecchi per udire oda” (v. 9). Dopo il discorso con i discepoli sulla cecità spirituale in giudizio (vv. 10-17), il Signore, nella sua grazia, fornisce l’interpretazione della parabola (vv. 18-23).

Il significato è immediato. Anche se non viene esplicitato nell’esposizione dell’interpretazione, il seminatore è il Signore Gesù (cfr. v. 37). Il seme è la Parola di Dio (Luca 8:11), e il fatto che in questo contesto sia identificata come “parola del regno” (Matteo 13:19) è significativo per ragioni che verranno affrontate in seguito. I quattro tipi di terreno nei quali cade il seme rappresentano i cuori di chi ascolta questa Parola (vv. 19-23).

Il soggetto immediato della parabola, come già espresso, è il ministero orale del Signore riguardante il regno. La parabola, tuttavia, può essere applicata in modo più ampio a tutte le occasioni in cui la Sua Parola viene predicata, sia in contesti di evangelizzazione, sia in riunioni per la benedizione dei credenti. In altre parole, mentre il Signore era unico nella sua predicazione e le sue parole erano sempre perfette, in generale possiamo oggi considerare un “seminatore che va a seminare” ogni occasione in cui la Parola di Dio è presentata.

Tre delle quattro illustrazioni riguardanti i risultati della predicazione sono negative, mentre solo una è positiva. La parabola non vuole esprimere una regola matematica (ad esempio, che il 75% dei non credenti che ascoltano il messaggio dell’evangelo in qualsiasi occasione lo rifiutano, o che solo un quarto dei credenti che partecipano ad una riunione di edificazione  portano frutto rispetto a ciò che è stato presentato). Tuttavia, possiamo vedere la durezza del cuore umano se consideriamo che il Signore ha più da dire sul rifiuto della sua Parola che sulla sua ricezione. Questo rappresenta implicitamente anche un consiglio per i credenti. La carne e la mente carnale, che rimangono in noi mentre siamo ancora sulla terra, non hanno alcun interesse per le cose di Dio e tanto meno per la sua Parola (cfr. Romani 8:5-8). Se il nostro cammino quotidiano non è come dovrebbe essere, sperimenteremo ciò che è indicato nella prima parte di Romani 8:5: “quelli che sono secondo la carne pensano alle cose della carne”. Lo sperimenteremo anche durante le riunioni di edificazione. Se non camminiamo secondo lo Spirito durante la settimana, non dovremmo stupirci se non godremo delle cose dello Spirito (vedi la seconda parte dello stesso versetto) quando viene predicata la Parola di Dio. Se troviamo noiose le riunioni di edificazione della domenica, o le consideriamo poco proficue, la colpa è molto probabilmente nostra, più che del predicatore e, sicuramente, non della Parola di Dio.

La strada

“Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui” (v. 19).

Le parole “non la comprende” nel versetto 19 non si riferiscono ad una carenza nella predicazione o alla mancanza di capacità da parte dell’uditore. Il successivo riferimento a ciò “che è stato seminato nel cuore di lui”, mostra che ciò che è stato predicato ha iniziato un’opera nel cuore dell’uditore. Di conseguenza, il non capire la parola che troviamo nel versetto 19 si riferisce ad un’incapacità di assimilare ciò che era stato predicato a causa della durezza del cuore, rappresentata dalla strada – qualcosa per cui, senza dubbio, confessiamo di poter essere colpevoli.

Oltre ad essere potente (Matteo 12:29), Satana è un nemico attivo. Se la nostra concezione principale dei suoi sforzi contro i credenti si riferisce alla persecuzione, allo scopo di farli stancare e cadere (Ebrei 12:3), o al porre tentazioni davanti a loro per farli inciampare, dobbiamo considerare che Satana è anche “malvagio” o maligno nel senso che non vuole che i credenti crescano, o che entrino nel pieno godimento delle benedizioni spirituali. Satana sa dove e quando si svolgono le riunioni di edificazione e può essere attivo anche dopo la fine dell’incontro.  Se scegliamo di non comprendere il ministero orale della Parola di Dio – sia per disinteresse consapevole, sia per semplice indifferenza – rischiamo di cadere preda delle sue mire in quanto, dopo aver lasciato la riunione, potrebbe metterci davanti qualcosa che porti via il buon seme che il Signore nella sua bontà ha seminato, con il risultato di farci perdere l’aiuto che Egli desiderava darci.

Luoghi rocciosi

“…è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, però non ha radici in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato” (vv. 20-21).

Sebbene la Bibbia possa e debba spesso incoraggiarci, alcuni dei versetti più noti che ne descrivono l’effetto (o l’effetto potenziale) su coloro che la leggono o la ascoltano, sottolineano la riprensione la correzione ed altri aspetti che parlano alla coscienza. Ad esempio, 2 Timoteo 3:16 afferma che “ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia”. In Ebrei 4:12, la Parola di Dio è descritta capace di un’opera così profonda da essere “penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore”. Gli obiettivi della riunione descritta in 1 Corinzi 14 includono questo genere di risultati (cfr. v. 24).

Così come la gioia immediata di un non credente che ascolta il Vangelo e si professa subito salvato potrebbe portarci a pensare che non sia stato veramente convinto dalla Parola, allo stesso modo, una reazione puramente emotiva da parte nostra all’ascolto della predicazione , potrebbe implicare che non sia penetrata nella coscienza. Per riprendere le parole di 2 Timoteo 3:5, potrebbe esserci “una forma di pietà” ma non la potenza della Parola. La Parola di Dio, in genere, agisce in modo graduale, mentre si radica in noi, attraverso la meditazione di ciò che ascoltiamo (e leggiamo), come è esemplificato dalla figura degli animali puri che ruminano ciò che hanno mangiato (Levitico 11:1-8; Deuteronomio 14:3-8). La Bibbia rivela ciò che siamo (cfr. Giacomo 1:22-24). La risposta iniziale quando una persona si rende conto, davanti a Dio, che la correzione da parte di Dio è necessaria, dovrebbe essere la confessione e il pentimento, piuttosto che la gioia, anche se poi seguirà il frutto pacifico della giustizia (cfr. Ebrei 12:11). Se siamo semplicemente commossi da ciò che ascoltiamo, ma non siamo profondamente convinti, è probabile che una successiva tribolazione o persecuzione, dimostrino che non avevamo veramente “orecchio per ascoltare” ciò che veniva predicato.

Spine

“colui che ode la parola poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, che rimane infruttuosa” (v. 22).

Questo probabilmente è il versetto più istruttivo e ricco di insegnamenti  per noi  che viviamo nel mondo occidentale. Il relativo benessere di cui godiamo non rende affatto più semplice  la messa in pratica di versetti come quelli di Matteo 6:25-34. Possiamo infatti facilmente ritrovarci a seguire il modello del mondo nell’essere eccessivamente occupati dalle questioni terrene. Possiamo anche essere direttamente responsabili di distrarci da ciò che abbiamo ascoltato dopo una riunione. Per esempio, dopo l'”Amen” della preghiera di chiusura al termine di un incontro, una delle nostre prime azioni è quella di accendere il cellulare e controllare quali messaggi abbiamo ricevuto durante la riunione? Una e-mail di lavoro o un post di un amico su Instagram, sono davvero la cosa più importante da guardare dopo essere stati sottoposti alla predicazione della Parola di Dio? La difficoltà di avere a che fare con un cliente difficile, o la distrazione della foto delle vacanze di qualcuno, non faranno altro che ostacolare il lavoro della Parola di Dio.

L’inganno delle ricchezze è un pericolo universale, sia che si tratti dell’aspirazione alle ricchezze, magari nell’errata aspettativa che rendano tutto più facile e ci permettano di fare di più per il Signore, sia che  si tratti del desiderio di avere  comodità terrene che ci distolgono dalle attività  spirituali. La ricchezza, o il fatto di desiderarla, possono prendere il sopravvento sulla nostra vita, con il triste risultato di renderci infruttuosi per Dio. Il Signore dice: “La vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito” (Luca 12:23). In 1 Timoteo 6:7 è detto chiaramente, e in modo innegabile anche da parte di chi non crede: “Non abbiamo portato nulla nel mondo e neppure possiamo portarne via nulla”. Paolo non ha mai perso nulla di importante perché trattava come un danno tutte le cose terrene che un tempo erano per lui un guadagno (Filippesi 3: 7). Se volete godere una vita come la sua – per “guadagnare Cristo” e “conoscerlo, conoscere la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze” (vv. 8, 10) – lasciate che la Parola di Dio vi parli – e che continui a parlare anche dopo la conclusione di una riunione – stando attenti a non ricadere subito in pensieri terreni, occupazioni o altre distrazioni che possono soffocare il buon seme e ostacolarne la crescita.

La buona terra

“…colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l’uno rende il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta” (v. 23).

Nell’Antico Testamento, Dio si aspettava un frutto da Israele, ma non lo ricevette (Isaia 5:1-7). Anche noi, con le nostre forze, non potremmo mai produrre frutti per Dio. Il Signore, tuttavia, nella sua grazia,  ci ha fornito ciò che consentirà alla nostra vita di essere fruttuosa, ossia la sua Parola.

Se vogliamo essere una buona testimonianza per il Signore, ma scegliamo di non partecipare alle riunioni di edificazione, non riceveremo ciò che Dio ha da dirci e, di conseguenza, avremo meno probabilità di portare frutto. Rinunciare alle riunioni è anche irrispettoso nei confronti del Signore e della sua opera benevola nella semina del buon seme e nei confronti dei suoi servitori che cercano di essere un aiuto per  i credenti.

Sebbene la Bibbia sia perfetta e, di per sé, in grado di renderci completi (2 Tim. 3:16-17), il modello stabilito dal Nuovo Testamento prevede riunioni regolari per il ministero della Parola. La riunione descritta in 1 Corinzi 14 è particolarmente benefica perché è un’occasione in cui il Signore può presentare ciò che è necessario per noi (individualmente e/o collettivamente) in quel particolare momento.

Se siamo presenti quando la Parola di Dio viene predicata, non con un cuore indurito come una strada, ma pronti a considerare attentamente ciò che Egli dice attraverso i suoi servitori e a dare al suo messaggio il giusto posto nella nostra vita, il risultato sarà certamente un frutto per Dio. La misura del frutto può variare da occasione a occasione, ma è forse colpa del Signore?

Infine, per tornare al versetto 19, in questa parabola la Parola di Dio viene definita “parola del regno”. Oltre a rientrare nella prospettiva dispensazionale di Matteo, questa espressione può contenere anche un insegnamento morale. La verità del Nuovo Testamento ci è stata data dal Signore durante il periodo in cui è stato rifiutato. Quando viene predicata, il Suo desiderio è che ci conduca a portare frutto, come servitori fedeli e che ci porti ad essere una forte testimonianza di Lui nell’attesa del Suo ritorno.

Tradotto e adattato da biblecentre.org

https://www.biblecentre.org/content.php?mode=7&item=2538

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