L’entrata in servizio dei Leviti – (Numeri 8:5-19)

di Matthias Billeter

L’Eterno ha chiamato i Leviti al servizio della tenda di convegno (Numeri 3). Ha anche determinato ciò che ciascuna famiglia di questa tribù dovesse fare (Numeri 4).

In Numeri 8, Dio ordina ai Leviti di iniziare il loro servizio. Prima di tutto doveva aver luogo la purificazione poi venivano offerti dei sacrifici per loro e infine tutto il popolo s’identificava nei Leviti e li rimetteva all’Eterno.

Nel periodo attuale, tutti i veri credenti hanno un servizio da compiere (Efesini 4:7; Colossesi 4:17) e non soltanto una parte del popolo di Dio come era sotto la Legge. Tutti gli aspetti che esamineremo hanno dunque un significato spirituale per noi ed illustrano i principi del servizio cristiano da prendere in considerazione per il lavoro per il Signore.

  • LA PURIFICAZIONE

Per purificarli, farai così: tu li aspergerai con l’acqua per il peccato, essi faranno passare il rasoio su tutto il loro corpo, si laveranno le vesti e si purificheranno” (8:7)

Prima di iniziare il loro servizio nella tenda di convegno, i Leviti erano purificati. Questa purificazione unica parla del giudizio personale che ogni servitore del Signore deve sempre effettuare. È solo così che può compiere il suo sevizio per il bene dei credenti e per la gloria di Dio.

-L’aspersione dell’acqua

Mosè ha fatto prima di tutto l’aspersione dell’acqua della purificazione sui Leviti. Questo ci parla del Signore Gesù che, dal cielo, lava i piedi ai Suoi. Li netta della sozzura che hanno contratto attraversando il mondo. Utilizza l’acqua della Parola di Dio (Giovanni 13:5; Efesini 5.26).

Quanto è necessario per ogni servitore del Signore lasciarsi regolarmente purificare dal Signore Gesù. Si tratta di sottomettersi personalmente all’azione della Parola di Dio attraverso la sua lettura. È allora che il Signore può purificarci dalla sozzura del mondo. Forse ci deve convincere di una condotta sbagliata, di un’azione scorretta o di una via errata. Ci mostra anche che ha sofferto ed è morto sulla croce per questo. Allora, se noi confessiamo il male commesso, siamo resi puri (1 Giovanni 1:9).

-Utilizzare il rasoio

In seguito, i Leviti dovevano farsi passare il rasoio su tutto il corpo. Questo utilizzo del rasoio parla simbolicamente del fatto che noi condanniamo le manifestazioni della vecchia natura e che agiamo contro di essa. L’apostolo Paolo cosa intendeva per questo: “Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e la cupidigia che è idolatria … Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene” (Colossesi 3:5, 8).

Anche nella vita di un servitore di Dio può ancora manifestarsi la vecchia natura. È come un albero abbattuto che può produrre ancora dei germogli. Si tratta di giudicare radicalmente questi effetti malvagi e dannosi, prodotti dal peccato.

In 1 Tessalonicesi 2:3-6, l’apostolo Paolo enumera sette malvage motivazioni nel ministero: “La finzione, l’impurità, l’inganno, piacere agli uomini, il parlare lusinghevole, la cupidigia e la sete di riconoscenza”. Se riconosciamo simili tendenze in noi, dobbiamo condannarle immediatamente.

-Lavarsi le vesti

I Leviti dovevano anche lavarsi le vesti. I vestiti parlano di quello che gli altri vedono di noi. I servitori del Signore sono particolarmente osservati. Se si comportano in maniera scorretta, il loro messaggio perde della sua forza e spesso non è ricevuto.

Per questo, è indispensabile che ognuno di noi che desidera servire il Signore, esamini di continuo la sua condotta alla luce di Dio e, se necessario correggerla. Tre osservazioni dell’apostolo Paolo al suo collaboratore Timoteo ci aiutano: “Sii di esempio ai credenti, nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza” (1 Timoteo 4:12). Un comportamento esemplare è indispensabile per i giovani collaboratori affinché nessuno disprezzi la loro giovinezza ma che tutti possano ricevere il loro ministero.

Non riprendere con asprezza l’uomo anziano, ma esortalo come un padre; i giovani, come fratelli; le donne anziane, come madri; le giovani, come sorelle, in tutta purezza” (1 Timoteo 5:1-2). Le relazioni del servitore con i credenti esigono rispetto verso gli anziani e la moderazione verso il sesso opposto.

Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti” (2 Timoteo 2:24). In questo periodo di declino è necessario lottare per la verità per non perdere il deposito della fede, ma allo stesso tempo, in quanto servitori del Signore, dobbiamo evitare ogni disputa carnale e non dare giudizi severi.

Questi esempi sottolineano l’importanza della nostra condotta perché il Signore possa benedire il nostro ministero. Esaminiamo dunque il nostro modo di vivere allo scopo di non dare un’occasione di caduta agli altri.

  • L’OFFERTA DEI SACRIFICI

Poi prenderanno un toro con l’oblazione ordinaria di fior di farina intrisa d’olio, e tu prenderai un altro toro per il sacrificio per il peccato” (8:8).

I Leviti poseranno le mani sulla testa dei tori e tu ne offrirai uno come sacrificio per il peccato e l’altro come olocausto al SIGNORE, per fare l’espiazione per i Leviti” (8:12)

All’inizio del servizio dei leviti venivano offerti dei sacrifici. Essi fanno tutti riferimento al Signore Gesù e alla sua opera sulla croce.

a) Il sacrificio per il peccato

I Leviti posavano le loro mani sulla testa del toro che era offerto in sacrificio per il peccato.

Questo atto simbolico indica che tutti i nostri peccati sono stati trasferiti sul Signore Gesù quando si trovava sotto il giudizio di Dio durante le tre ore di tenebre. Il Dio santo ha esercitato su di Lui il giusto giudizio delle nostre trasgressioni. Attraverso una fede personale nel nostro Salvatore abbiamo ottenuto il perdono dei nostri peccati. Noi sappiamo che Dio non se ne ricorderà più (Ebrei 10:17). Questa certezza della nostra salvezza ci rende atti a servire il Signore.

b) L’olocausto

I Leviti posavano le loro mani anche sul toro dell’olocausto che era presentato “con l’oblazione ordinaria di fior di farina intrisa d’olio” (8:8).

Qui, troviamo un altro aspetto della salvezza: Gesù Cristo che si è offerto Lui stesso a Dio senza difetto, cioè con una vita perfetta, per lo Spirito eterno, e Lo ha glorificato in ogni aspetto della Sua natura. Così, alla Sua morte si è levato verso Dio un “odore soave”. Per la fede nel Figlio di Dio, noi ci teniamo davanti a Dio in tutto il valore della Sua Persona e del Suo sacrificio. Noi siamo resi graditi nell’amato (Efesini 1:6 – Vecchia Diodati). Non sappiamo che siamo nel favore di Dio. Questa felice consapevolezza ci porta a compiere un servizio per Lui.

Questi due sacrifici, offerti nel momento della purificazione e della consacrazione dei Leviti, indicano due condizioni importanti per ogni servitore: egli deve essere sicuro del perdono eterno dei suoi peccati e della sua accettazione totale davanti a Dio. Senza questa certezza non può servire il Signore con fedeltà e devozione. È dunque possibile un vero servizio solo se il servitore vive nella coscienza che è l’oggetto della grazia di Dio e che ora gode del Suo favore.

  • L’ENTRATA IN SERVIZIO

Prima che i Leviti entrassero un servizio, tutto il popolo si è identificato con loro e li ha messi a disposizione di Dio. Per trarre un’applicazione corretta da questo passo, bisogna ricordarsi della chiamata dei Leviti in Numeri 3 e confermare il significato spirituale di queste figure per mezzo dell’esempio dell’apostolo Paolo. Non dobbiamo dedurre dal linguaggio dell’Antico Testamento qualcosa che non può essere confermato dal Nuovo Testamento.

-Dio chiama i Leviti al Suo servizio

Il SIGNORE disse a Mosè: “Fa’ avvicinare la tribù di Levi e mettila a disposizione del sacerdote Aaronne, affinché sia al suo servizio” (Numeri 3:5-6).

Come Dio ha stabilito i Leviti per il servizio della tenda di convegno, così, nel tempo della grazia, il Signore chiama i Suoi servitori. È da Lui che tutto procede. Attribuisce loro il lavoro, dona le capacità spirituali per compierlo e decide l’inizio del loro servizio.

È quello che è accaduto a Paolo. Dopo la sua conversione, il Signore ha dichiarato: “Egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re e ai figli d’Israele” (Atti 9:15). Nel periodo che è seguito, il Signore ha preparato il Suo servitore a questo scopo. Paolo è andato in Arabia dove ha vissuto separato (Galati 1:17). Più tardi, ha esercitato il suo ministero d’insegnamento nell’assemblea locale di Antiochia (Atti 11:25-26).

Il Signore ha anche fissato il momento in cui Paolo doveva iniziare la missione che Lui gli aveva affidato: “Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (Atti 13:2).

-Il popolo d’Israele si identifica con i Leviti

“… e i figli d’Israele imporranno le mani sui Leviti” (8:10). Gli israeliti hanno imposto le loro mani sui Leviti per identificarsi nel loro servizio. Questo ha avuto luogo davanti alla tenda di convegno. In questo atto, vediamo simbolicamente come l’assemblea locale esprime il suo accordo e la sua comunione con i servitori che il Signore sta per utilizzare per un servizio particolare.

È così che Paolo e Barnaba si sono messi in viaggio per predicare l’evangelo in conformità alla missione divina che avevano ricevuto. Quando i credenti dell’assemblea di Antiochia ebbero compreso che il Signore aveva chiamato Paolo e Barnaba per quest’opera “dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire” (Atti 13:3).

La testimonianza della comunione nel servizio per l’assemblea locale è molto importante per i fratelli e le sorelle che si consacrano a tempo pieno al servizio per il Signore e che, di conseguenza hanno bisogno anche del sostegno materiale.

In ogni caso, è indispensabile che ogni servitore abbia la fiducia dei fratelli e delle sorelle dell’assemblea locale. Questa fiducia non la si può esigere, ma la si deve acquisire attraverso una condotta buona e fedele.

-Il popolo d’Israele ”agiterà” i Leviti davanti all’Eterno

Aaronne presenterà i Leviti come offerta agitata davanti al SIGNORE da parte dei figli d’Israele ed essi faranno il servizio del SIGNORE” (8:11).

Gli Israeliti offrivano i leviti a Dio come “offerta agitata”. Così erano consacrati all’Eterno. Possiamo trarne due pensieri per il tempo attuale.

  • I credenti dell’assemblea locale mettono un servitore a disposizione del Signore affinché possa agire da parte di Dio per l’insieme del corpo di Cristo. È una rinuncia per i fratelli e le sorelle dell’assemblea locale perché non beneficeranno più del suo servizio nella stessa misura di prima. È stato così ad Antiochia quando Paolo e Barnaba si sono messi in viaggio.
  • L’assemblea locale può allora presentare il servitore a Dio in preghiera. Tutti coloro che lavorano per il Signore hanno bisogno che i fratelli e le sorelle preghino per loro e sostengano il loro ministero. L’apostolo Paolo esprime a più riprese questa preghiera: “Fratelli, pregate per noi” (1 Tessalonicesi 5:25; 2 Tessalonicesi 3:1). Era cosciente che le benedizioni del suo lavoro dipendevano dall’azione del Signore in risposta a queste preghiere.

Conclusione

Noi rischiamo sempre di mettere troppo l’accento su un principio biblico a detrimento dell’altro.

  • Da una parte, possiamo insistere in maniera unilaterale sul fatto che il servitore riceva la sua missione dal Signore e che sia responsabile davanti a Lui di ogni cosa. Di conseguenza, non teniamo conto che i credenti dell’assemblea locale possono e devono giudicare e poi confermare che il servizio è compiuto per il Signore. Questo può portare a una maniera d’agire volontaria e indipendente.
  • D’altra parte, è possibile interferire sui diritti del Signore a riguardo dei Suoi servitori. Come può accadere? Noi spingiamo qualcuno a compiere un lavoro quando non ha ricevuto l’ordine divino; o possiamo impedire a qualcuno di compiere un servizio che ha ricevuto dal Signore. Questa influenza umana sarà dannosa all’opera del Signore.

Il Signore ci dia, per mezzo della Parola e del Suo Spirito, un equilibrio spirituale per saper riconoscere i Suoi diritti sui servitori, sempre tenendo conto dell’apprezzamento del servizio da parte dell’assemblea locale.

 

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