Lezioni dalla vita di Giosafat

di A. Leclerc

Come può Dio essere con noi?

Il SIGNORE fu con Giosafat, perché egli camminò nelle vie che Davide suo padre aveva seguite da principio, e non cercò i Baali,  ma il Dio di suo padre; si comportò secondo i suoi comandamenti, senza imitare quel che faceva Israele” (2 Cronache 17:3).

Il Signore era con Giosafat. Che splendida introduzione e sintesi della vita di questo re! È un grande apprezzamento, anche se certamente aveva lezioni da imparare, come vediamo nel racconto del suo regno. Desideriamo anche noi che chi ci circonda veda e comprenda che Dio è con noi?

Perché Dio era con lui? Viene data una sola ragione: “camminò nelle vie che Davide suo padre aveva seguite da principio”. Che cosa significa? Innanzitutto, “non cercò i Baali,  ma il Dio di suo padre”. Giosafat avrebbe potuto seguire le tendenze religiose del suo tempo. Invece, scelse di obbedire al Signore che si era rivelato al suo popolo. Voleva davvero conoscere Dio e fare ciò che gli piaceva. Avrebbe potuto cercare altre strade o chiedere aiuto e consigli a persone diverse. No, cercò il SIGNORE, il Dio la cui fedeltà era stata sperimentata dal suo antenato Davide.

In secondo luogo, leggiamo che camminava nei comandamenti del Signore. È facile dire che crediamo in Dio, che vogliamo seguire la sua volontà, ma nella realtà fare ciò che ci piace. Giacomo dice chiaramente che la nostra fede sarà dimostrata dalle nostre opere (Giacomo 2:17, 18). Conoscere Dio e avere una certa conoscenza della sua Parola è del tutto inutile, se non è visibile  ogni giorno nella nostra vita pratica. Non dobbiamo usare la Parola di Dio per soddisfare la nostra curiosità. Non deve diventare un semplice passatempo religioso. La Parola di Dio deve essere messa in pratica, proprio come fece Giosafat. Egli agì secondo ciò che sapeva e Dio fu con lui.

Il Signore è stato con Giosafat, perché lo ha cercato e ha camminato nella via che gli ha indicato. Se camminiamo fedelmente nella via che il Signore ci indica, egli sarà glorificato e potrà servirsi di noi per rendere testimonianza in questo mondo. Sarà allora chiaro che Dio è con noi.

La Parola di Dio conosciuta e messa in pratica

“Il terzo anno del suo regno mandò i suoi capi Ben-Ail, Obadia, Zaccaria, Natanaele e Micaia, a insegnare nelle città di Giuda.  Con essi mandò i Leviti Semaia, Netania, Zebadia, Asael, Semiramot, Gionatan, Adonia, Tobia e Tob-Adonia, e i sacerdoti Elisama e Ieoram.  Ed essi insegnarono in Giuda. Avevano con sé il libro della legge del SIGNORE; percorsero tutte le città di Giuda, e istruirono il popolo” (2 Cronache 17:7-9).

Giosafat pensava che la sua fede fosse una questione del tutto personale? Pensava forse di non dover annoiare gli altri dicendo loro ciò che era importante per lui? Pensava forse che la legge di Dio non fosse importante per il suo popolo, visto che il Paese era ben unito? No, voleva che il suo popolo sapesse ciò che lui stesso aveva trovato e capito cercando il Signore. Si rese conto che il popolo di Dio poteva essere benedetto solo osservando i comandamenti del Signore. Così inviò i suoi capi nelle città di Giuda, insieme ai leviti e ai sacerdoti. L’obiettivo era quello di istruire il popolo, perciò portarono con sé il libro della Legge, unica base del loro insegnamento. Erano presenti anche i rappresentanti ufficiali del re, che davano peso a ciò che veniva detto.

Le parole dei leviti e dei sacerdoti influenzarono il cuore dei figli di Israele, gli abitanti di Giuda? Capirono e misero in pratica il messaggio di Dio? – La Bibbia dice soltanto: “Il terrore del SIGNORE s’impadronì di tutti i regni dei paesi che circondavano Giuda, al punto che non mossero guerra a Giosafat” (2 Cronache 17:10). Qual è la migliore difesa nella battaglia della fede? Conoscere la Parola di Dio e metterla in pratica. Si noti che non si parla di un cambiamento di atteggiamento del popolo, ma dei nemici. Essi ebbero paura e non mossero guerra a Giosafat. Gli portarono “Una parte dei Filistei portò a Giosafat dei doni, e un tributo in argento; anche gli Arabi gli portarono del bestiame: settemilasettecento montoni e settemilasettecento capri” (v. 11). Leggiamo anche che il re divenne sempre più potente “Giosafat raggiunse un alto grado di grandezza” (v. 12).

È importante essere istruiti su tutta la volontà di Dio e camminare in quella luce; dobbiamo ascoltare la sua Parola e obbedirla. In questo modo cresceremo nella conoscenza del Signore e della sua volontà, in modo da poter “camminare in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa” (Colossesi 1:10).

Le conseguenze delle nostre scelte

“Giosafat ebbe ricchezze e gloria in abbondanza, e contrasse parentela con Acab” (2 Cronache 18:1).

Il re Giosafat era molto ricco e aveva acquisito una grande gloria. Aveva ricevuto tutte queste benedizioni perché il Signore era con lui (2 Cronache 17:3). Lo stesso vale per noi spiritualmente. Dio “ci ha benedetti diogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Efesini 1:3). Lo Spirito Santo ci permette di apprezzare e cogliere queste benedizioni. Per poter operare liberamente in noi, lo Spirito Santo non deve essere contristato. Facciamo quindi attenzione al nostro stato spirituale!

L’alta posizione di Giosafat gli diede certamente molto potere e prestigio presso gli altri re. Ma come usò questa autorità? Nel primo libro dei Re leggiamo che “Giosafat visse in pace con il re d’Israele” (1 Re 22:45). È molto bello usare la nostra influenza per essere in pace con gli altri e portare loro la pace. A volte questo è impossibile, perché andrebbe contro gli insegnamenti e i principi della Parola di Dio. Ma l’apostolo Paolo dice: “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini” (Romani 12:18). In questo campo,  Giosafat fece un ottimo uso della sua influenza. Ma attenzione, essere in pace con tutti gli uomini non significa associarsi o allearsi con loro!

Purtroppo, leggiamo che Giosafat “contrasse parentela con Acab”. Fu un giogo mal assortito “con gli infedeli” (2 Corinzi 6:14), anche se all’inizio tutto poteva sembrare meraviglioso: un bel matrimonio, il consolidamento della pace, un interessante futuro politico. In seguito, i legami tra i due regni si fecero ancora più stretti: “Dopo qualche anno [Giosafat] scese a Sam aria da Acab; e Acab fece uccidere per lui e per la gente che era con lui un gran numero di pecore e buoi, e lo convinse a marciare con lui contro Ramot di Galaad. ” (2 Cronache 18:2). In quel momento, tutto sembrava andare bene. Ma in seguito, questa scelta avrebbe avuto conseguenze disastrose per il regno di Giuda durante il regno di Jeoram, figlio di Giosafat. La situazione peggiorò ulteriormente e divenne catastrofica per la casa di Davide quando Atalia si impadronì violentemente del trono.

Non sempre conosciamo le conseguenze delle nostre scelte e delle nostre azioni. Ma se camminiamo in obbedienza alla Parola di Dio, il Signore ci custodisce, ci guida e ci dà la sua pace.

 

Dio giudica i nostri legami con il mondo
«Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano il SIGNORE? Per questo fatto hai attirato su di te l’ira del SIGNORE» (2 Cronache 19:2).

Due re si incontrano: Giosafat e Acab. In questa occasione, Acab chiede a Giosafat: «Vuoi venire con me a Ramot di Galaad?».  Giosafat risponde: «Conta su di me come su te stesso, sulla mia gente come sulla tua, e verremo con te alla guerra»” (2 Cronache 18:3). Era davvero così? Giosafat aveva Dio nel cuore, a differenza di Acab, il re senza Dio. Doveva allearsi con Acab, la cui propensione all’idolatria e alla violenza era ben nota? Anche dopo aver sentito il profeta Micaia profetizzare la morte di Acab, anche dopo aver perso la battaglia, Giosafat si trova in una situazione tale da non avere la forza o il discernimento per abbandonare il suo impegno e tornare a casa, una scelta che gli costa quasi la vita. Ma alla fine il Signore lo salvò ed egli poté tornare a casa sano e salvo. Questo ci dice quanto sia grave allearsi con il mondo nelle nostre imprese.

Quando tornò a Gerusalemme, il Signore gli parlò attraverso Jehu, il veggente: «Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano il SIGNORE? Per questo fatto hai attirato su di te l’ira del SIGNORE» (2 Cronache 19:2). Giosafat non era abbastanza attento alle sue alleanze con il mondo; in un’altra occasione, leggiamo che fece un accordo anche con Acazia, figlio di Acab, che si comportava male come suo padre. Eliezer profetizzò contro di lui: “Allora Eliezer, figlio di Dodava da Maresa, profetizzò contro Giosafat, dicendo: «Perché ti sei associato con Acazia, il SIGNORE ha disperso le tue opere»” (2 Cronache 20:37). E il suo progetto di patto fallì.

Questi due eventi nella vita di Giosafat ci mostrano che Dio prende molto sul serio i nostri legami con questo mondo. Se a noi sembra insignificante, Dio non la pensa così. Portiamo il nome di Gesù e Dio non vuole vedere il suo nome associato a ciò che è contrario al suo carattere. C’è una differenza tra fare del bene a tutti (Galati 6:10) e associarsi ai miscredenti nelle loro imprese, anche solo per fare del bene. Questo è ciò che Dio definisce essere sotto un giogo mal assortito con gli infedeli (vedere 2 Corinzi 6:14-16). Sembra che Giosafat non abbia mai imparato questa lezione; gli è costata cara personalmente e, cosa ben più grave, ha scontentato Dio. Impariamo questa lezione per glorificare il nome del nostro Signore Gesù Cristo.

 Il soccorso al momento opportuno
Giosafat ebbe paura, si dispose a cercare il SIGNORE, e bandì un digiuno per tutto Giuda.  Giuda si radunò per implorare aiuto dal SIGNORE, e da tutte quante le città di Giuda venivano gli abitanti a cercare il SIGNORE” (2 Cronache 20:3-4).

Giosafat aveva sentito che i popoli di Ammon, Moab e del Monte Seir erano venuti a combattere contro di lui. Il re reagì con paura. Potremmo essere sorpresi nel leggere che aveva paura! Ma questa è esattamente la reazione che dovremmo avere quando affrontiamo il nemico della nostra anima. Se siamo fiduciosi in noi stessi, nei nostri mezzi, nella logica delle cose, non ci rendiamo conto della nostra debolezza e non cerchiamo l’aiuto di Dio. La paura spinse il re a cercare il Signore e a proclamare un digiuno.

Vennero molti abitanti di Giuda e Giosafat si presentò all’assemblea di Giuda e di Gerusalemme, nella casa del Signore, e pregò. La sua preghiera è breve, ma molto bella e istruttiva: si basa su chi è Dio e sulle sue promesse (vv. 5-9). Giosafat descrive poi la loro situazione e chiede l’intervento del Signore, non sapendo cosa fare e riconoscendo di non avere forze (vv. 10-12). Conclude la sua preghiera dicendo: “Ma i nostri occhi sono su di te!”.

La risposta non tardò ad arrivare: “Non temete e non vi sgomentate a causa di questa gran moltitudine; poiché questa non è battaglia vostra, ma di Dio” (v . 15). Il Signore prese personalmente in mano la situazione: “Questa battaglia non sarete voi a combatterla: presentatevi, tenetevi fermi, e vedrete la liberazione che il SIGNORE vi darà” (v. 17). Giosafat pregò con fede e ricevette la risposta con la stessa fede. Si inchinò semplicemente davanti al Signore e lo adorò. Il giorno dopo, che grande liberazione!

Questo è un bellissimo esempio e ci ricorda che possiamo rivolgerci a Dio quando incontriamo difficoltà e prove. Sono occasioni in cui il nostro Dio e Padre in Gesù Cristo vuole mostrare la sua grandezza e che non c’è nessuno come lui per aiutare e salvare. “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno” (Ebrei 4:16).

 

Come essere forti e prosperare
La mattina seguente si alzarono presto e si misero in marcia verso il deserto di Tecoa; mentre si mettevano in cammino, Giosafat, stando in piedi, disse: «Ascoltatemi, o Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme! Credete nel SIGNORE, vostro Dio, e sarete al sicuro; credete ai suoi profeti, e trionferete!»” (2 Cronache 20:20)

Alla vigilia di questi eventi, Giosafat gridò al Signore e la risposta arrivò attraverso Jakhaziel, un levita: il Signore stesso si sarebbe occupato della battaglia contro i nemici. Giosafat e tutto il popolo si prostrarono davanti al Signore in adorazione.

Ma il giorno dopo sarebbe stato diverso? Vediamo che Giosafat riceve la parola di Dio senza alcun dubbio. Per lui la questione è risolta e come re incoraggia Giuda a non temere e a credere nel Signore. Ricorda loro che questo è l’unico modo per affermarsi e prosperare. Qual è la nostra reazione quando ascoltiamo la Parola di Dio? Ci crediamo o rimaniamo nella nebbia del dubbio? Non c’è certezza, non c’è fermezza, non c’è rafforzamento, non c’è progresso spirituale se non aggiungiamo la fede.

La nostra fede nelle promesse di Dio si vede anche nelle nostre azioni. Qual era il piano di battaglia di Giosafat? L’esercito era presente, ma non leggiamo alcuna istruzione specifica da seguire. Il Signore non ne aveva date. La preparazione di un piano B era quindi superflua. Ma non lo facciamo spesso anche noi? Lo chiamiamo essere lungimiranti! Ma a volte nascondiamo la nostra mancanza di fede.

Ma non vediamo questo in Giosafat. L’esercito c’era e il piano di battaglia era molto sorprendente: cantori del Signore, che “lodano in santa magnificenza” (2 Cronache 20:21). La vittoria fu data loro quando iniziarono a cantare e a lodare. Dopo che i loro nemici si furono uccisi a vicenda, il bottino fu così grande che ci vollero tre giorni per raccoglierlo (v. 25)!

Credere alle promesse di Dio è l’unico modo per prosperare spiritualmente e rafforzarsi.

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo” (Romani 15:13).

Tradotto e adattato da “Le Seigneur est proche”

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