di André Ferrier
Dopo che abbiamo creduto, il Signore Gesù ci chiama a seguirlo. Ascoltando il nostro Maestro e seguendo il suo esempio, impareremo alla sua scuola. Saremo quindi in grado di progredire, se saremo disposti a lasciarci istruire e dirigere da Lui.
-Imparare ad ascoltare il Signore
“Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:29).
La mia vita è una risposta alla chiamata del mio Salvatore? Sono pronto a lasciare che Lui prenda l’iniziativa e a seguire le sue orme? Ho ascoltato la sua chiamata: “chi disporrebbe il suo cuore ad avvicinarsi a me?” (Geremia 30:21).
È il mio Salvatore, che mi ha amato e ha dato la sua vita per me (Galati 2:20). È anche il mio Signore, che ha diritto alla mia vita, perché mi ha comprato con il suo sangue (1 Pietro 1:18-19). Più Lo conoscerò, più sarà prezioso per me e più sarà facile per me seguirlo con tutto il cuore.
Mentre intorno a me ci sono molte voci, devo prendermi il tempo di fermarmi ad ascoltare la voce del buon Pastore. Egli va davanti alle sue pecore ed esse “lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Giovanni 10:4). Egli può impedirmi di ascoltare “la voce degli estranei” (v. 5). Satana stesso si traveste da angelo di luce (2 Corinzi 11:14), e io devo fuggire vigorosamente da tutto ciò che non presenta la persona di Cristo secondo la verità.
Se la mia anima è nutrita da Lui e se rimane nella sua comunione, potrò dire come Davide nel deserto di Giuda: “L’anima mia si lega a te per seguirti” (Salmo 63:8). Prima aveva detto: “di te è assetata l’anima mia, a te anela il mio corpo languente in arida terra, senz’acqua” (Salmo 63:2). Dio ha risposto al bisogno vitale di Davide, che ha detto: “L’anima mia è saziata…”. (v. 6). Può quindi “cantare di gioia” (v. 8), attaccato al suo Dio e pronto a seguirlo.
Ci saranno scelte da fare nella mia vita, forse dovrò rinunciare a qualcosa. Ma obbedire al Signore mi porterà una gioia e una pace che supereranno di gran lunga tutto ciò a cui avrei potuto rinunciare: “Il SIGNORE è in grado di darti molto di più di questo”, disse Dio al re Amazia (2 Cronache 25:9),
Essere discepoli del Signore Gesù significa quindi imparare da Lui e imitarlo. Questo si può fare solo osservando, attraverso la lettura dei Vangeli, come Lui stesso ha vissuto. Come disse ai suoi discepoli, così dice a ciascuno di noi credenti: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».” (Mt 11, 29-30).
-Desiderare la prosperità della nostra anima (3 Giovanni 2)
Scrivendo la sua terza epistola a Gaio, l’apostolo Paolo gli augurava: “Carissimo, io prego che in ogni cosa tu prosperi e goda buona salute, come prospera l’anima tua” (3 Giovanni 2). Non è forse questo che possiamo augurarci l’un l’altro come credenti, pregando gli uni per gli altri ed esortandoci reciprocamente a progredire? Anche Paolo disse ai Colossesi: “Epafra… lotta sempre per voi nelle sue preghiere perché stiate saldi, come uomini compiuti, completamente disposti a fare la volontà di Dio.” (Colossesi 4:12).
Il primo desiderio di Giovanni per Gaio era la crescita spirituale (che la sua anima prosperasse), e in secondo luogo che fosse in buona salute. Ci ricordiamo di pregare per questo primo aspetto: la prosperità spirituale dei nostri fratelli e sorelle? Alcuni di loro potrebbero essere molto impegnati nel lavoro o nelle responsabilità familiari. Chiediamo a Dio di dare loro la possibilità di “lavorare in pace” (2 Tessalonicesi 3:12), con la mente libera da troppe preoccupazioni e in grado di curare gli interessi del Signore.
Giuseppe prosperava non solo nei giorni della sua elevazione, quando era governatore dell’Egitto (Gen. 39:23); era in questa condizione già nei giorni della sua umiliazione, come schiavo e poi come prigioniero: in quei momenti “a lui riusciva bene ogni cosa” (Genesi 39: 2).
Un fratello ha scritto:“Le prove e i dolori, le perdite e le difficoltà, le strade rocciose e le valli oscure saranno occasioni in cui potremo progredire se ricorderemo che Dio ha un piano preciso per noi nella gloria; nel frattempo, Egli si prende cura di noi secondo ciò che ha stabilito per il nostro bene. Alla luce dei suoi piani amorevoli, saremo in grado di sottometterci a ciò che ha pianificato per noi e, poiché ci sottomettiamo, il Signore sarà con noi come il Signore fu con Giuseppe. E così prospereremo in quella prosperità che è al di sopra di tutto: la prosperità dell’anima” (H. S.).
-Crescere e abbondare in amore (1 Tessalonicesi 3:12)
Scrivendo ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo disse loro: “il Signore vi faccia crescere e abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti… per rendere i vostri cuori saldi, irreprensibili in santità” (1 Tess. 3:12-13). La “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate” (4:3). Dovevano preoccuparsi di mantenersi puri, di “possedere il proprio corpo in santità e onore” (v. 4). Il nostro corpo non ci appartiene più: è diventato, al momento della nostra conversione, “tempio dello Spirito Santo” (1 Corinzi 6:19). Lo “Spirito di santità” (Romani 1:4) ci fa crescere nella santità pratica e può mantenerci puri. “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne” (Galati 5:16). Abbiamo ancora la “carne” in noi, ma dobbiamo tenerla nella morte: “Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (v. 24).
Dopo aver sottolineato i pericoli delle passioni carnali (cfr. 1 Tessalonicesi 4:3-8), l’apostolo Paolo parla dell’amore fraterno secondo Dio: “Quanto all’amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, poiché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, …”. (v. 9). Dopo questa bella testimonianza, può sembrare sorprendente che egli esorti ancora questi credenti, che sono diventati “un esempio per tutti i credenti” (1:7), a progredire: “Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più…” (v. 10). Paolo rivolge a Dio una preghiera simile a nome dei Filippesi: “che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori …” (Filippesi 1:9-10).
Come quei credenti che dovevano crescere nella santità pratica e nell’amore, impariamo noi stessi dal Maestro divino come “dovete comportarvi e piacere a Dio” (1 Tessalonicesi 4:1), e sforziamoci umilmente di fare “sempre più progressi”.
-Crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo
Quest’ultima esortazione dell’apostolo Pietro è molto importante per ciascuno di noi, amati credenti del Signore. Che ne è della nostra crescita nella conoscenza del nostro Salvatore e Signore? Desideriamo, come Paolo, “conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, ” (Fil. 3:10)? Questo apostolo, che ci chiama a essere suoi imitatori (v. 17), dice anche: “io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (v. 8).
Una vera conoscenza della sua Persona ci porterà ad amarlo di più, a “camminare com’egli camminò” (1 Giovanni 2:6) e a glorificarlo nella nostra vita. Maria di Betania aveva una conoscenza profonda del suo Signore, superiore anche a quella dei discepoli che vivevano vicino al loro Maestro. Aveva acquisito questa conoscenza sedendo ai piedi di Gesù, ascoltando le sue parole (Luca 10:39). Nella scena raccontata nel capitolo 12 del Vangelo di Giovanni, ella seppe scegliere il momento giusto, prima che Gesù morisse sulla croce, per ungere i suoi piedi con “una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore …” (v. 3).
Quale reale crescita spirituale dimostrò in quell’occasione! Anche altre donne volevano rendere questo onore al Signore, ma arrivarono troppo tardi (Luca 24:1-3).
Il profumo che Maria versò sui piedi del Signore ricorda quello citato nel Cantico dei Cantici: “il tuo nome è un profumo che si spande” (1:3). Soffermiamoci a considerare la vita e il servizio di Gesù, interamente dedicati a Dio, e contempliamo il suo dono della vita sulla croce. Sappiamo allora come offrire, attraverso di Lui, “un sacrificio di lode: cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13:15).
Avendo così davanti agli “occhi del nostro cuore” (Efesini 1:18) la grandezza di Colui che “ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave” (Efesini 5:2), potremo lodarlo e adorarlo anche ora, in attesa di compiere questo servizio in cielo, quando Lui solo riempirà tutti i nostri cuori.
Tradotto e adattato da Bible-Notes