Raab: grazia, fede, opere

di Marco Lessmann

Quando Giosuè inviò le due spie per esaminare “il paese e Gerico”, è detto che “entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono” (Giosuè 2:1). La cosa fu risaputa, ma Raab li nascose e li lasciò scappare. Li nascose e li fece fuggire in maniera discreta. Siccome era fermamente convinta che Israele avrebbe preso possesso della terra di Canaan, concordò con questi due Israeliti un segno distintivo in modo che la sua casa fosse risparmiata nel momento in cui Israele avesse attaccato. Da quel momento, una  cordicella di filo scarlatto fu appesa ad una delle sue delle sue finestre. Quando Gerico fu conquistata da Israele, Raab, insieme alla casa di suo padre fu risparmiata.  In seguito, ella sposò Salmon, il figlio del principe di della tribù di Giuda (Numeri 1:7).

Il nome di Raab è menzionato tre volte nel Nuovo Testamento. Questi passaggi ci forniscono degli insegnamenti sulla grazia di Dio e sulla fede e le opere di Raab.

La grazia di Dio

“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo. Abraamo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe… e Salmon generò Boos da Raab” (Matteo 1: 1-2, 5). La prima menzione di Raab nel Nuovo Testamento si trova nella genealogia del Messia. Infatti, a differenza degli altri passaggi, viene chiamata semplicemente chiamata Raab (e non Raab la prostituta), benché la sua storia fosse conosciuta. Qui, è la grazia ad essere evidenziata: una donna con un tale passato ha un posto nella genealogia di Cristo. Non aveva diritto a una relazione con Dio, né per la sua origine né per la sua condotta.  Al contrario, è un esempio colpente delle persone senza Dio descritte in Efesini 2: “ morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati”, “senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo”.

Il libro di Giosuè è un’illustrazione veterotestamentaria dell’epistola agli Efesini, da cui il parallelo tra Efesini 2 e Giosuè 2. La benedizione terrena per il popolo di Israele era Canaan; per il credente di oggi, la benedizione descritta nell’epistola agli Efesini è celeste. Giosuè 1 ci mostra che Israele è invitato a prendere possesso della terra di Canaan: “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do” (Giosuè 1:3). Allo stesso modo, la gloriosa descrizione delle nostre benedizioni spirituali in Cristo in Efesini è un invito ai credenti di oggi a cogliere queste benedizioni, cioè a prenderne praticamente possesso. E così come Raab è un monumento della grazia di Dio (le è stato dato un posto nella genealogia di Cristo), Efesini 2 mostra che sono le persone come lei che Dio ricolma di benedizioni celesti, perché fossero“a lode della gloria della sua grazia” (Ef 1:6).

La fede                                                

“Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie” (Ebrei 11:31). È la fede di Raab che ci viene presentata qui. Ella credeva nel Dio vivente di Israele e riconosceva che il giusto giudizio di Dio sarebbe presto caduto su Canaan. Non aveva dubbi che Israele avrebbe posseduto quella terra; pertanto agì di conseguenza con le spie del popolo di Dio. Un esempio vivente di fede, come descritto all’inizio del capitolo 11 dell’epistola agli Ebrei: “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.  Inoltre non credeva solo in maniera generale che Dio avrebbe agito nel paese nella terra di Canaan. La sua fede si manifestava anche con la fiducia che sarebbe stata salvata personalmente. Si affidò alla parola delle spie e al mezzo di salvezza da loro indicato, il cordone scarlatto. Gli uomini le dissero: “quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso; radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre.  Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa; ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare ”… E lei disse: «Sia come dite!». Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra.” (Giosuè 2:17-21). L’imminenza del giudizio era così reale per lei, e la parola delle spie così affidabile, che appese il cordone alla finestra quando Israele non aveva ancora attraversato il Giordano e non possedeva nulla in Canaan.

Questa è una bella illustrazione della fede salvifica nell’attuale età della grazia. “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebrei 9:27). Ma, parlando di Cristo, “Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue”. Per fede nel suo sangue, l’uomo è giustificato e non viene in giudizio (Romani 3:24-25). Dio lo garantisce nella sua Parola, che è affidabile. Ed è su questo che si basa la fede.

Le opere

E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2:25). In Giacomo, Raab è presentata come un esempio di giustificazione per opere. Raab aveva già creduto quando aveva saputo del passaggio di Israele attraverso il Mar Rosso. Ma nessuno lo avrebbe mai saputo se non avesse accolto le spie. Dio aveva visto la sua fede da molto tempo, ma agli occhi degli uomini (e di questo aspetto che parla l’epistola di Giacomo) era giustificata solo quando la sua fede era dimostrata dalle sue opere. La fede autentica si dimostra agli altri con opere di fede, e Raab ne è un esempio eclatante.

La fede di Raab ha accettato il giusto giudizio di Dio e ha trovato rifugio nei mezzi di salvezza che le sono stati offerti. È così che un uomo viene giustificato davanti a Dio. Le opere di Raab hanno dimostrato la sua fede quando ha accolto i messaggeri di Dio. È per queste opere di fede che un uomo è giustificato davanti agli uomini (cfr. Giac 2, 18-26). Questa catena divina, grazia → fede → opere, così come la vediamo nell’esempio di Raab, la ritroviamo anche in Efesini 2 v. 8-10, che è, per così dire, un riassunto del nostro argomento: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo”.

Tradotto e adattato da Le Messager Evangélique

 

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