Chi sei tu per giudicarmi? – (Matteo 7:1)

di Hadley Timothy P.

Uno dei versetti più popolari oggi è quello di Matteo 7:1: «Non giudicate, affinché non siate giudicati». Sia i cristiani che i non credenti citeranno questo versetto se dici loro che stanno facendo qualcosa di sbagliato. Ciò è particolarmente vero in questi giorni in cui si predica la tolleranza, tolleranza che in realtà è il desiderio di essere accettati. Esigiamo dagli altri che accettino il nostro modo di vivere, di insegnare o qualsiasi altra cosa. Non si accetta che qualcuno metta in discussione una cosa sbagliata o la definisca peccato. Se lo fate, probabilmente sarete accusati di giudicare!

Cosa dice la Bibbia su questo argomento? Il termine «giudicare», nelle sue diverse forme (giudicare, giudizio, giudici e altro), ricorre più di 700 volte nella Parola di Dio. Un intero libro della Bibbia è intitolato «Libro dei Giudici», perché fu scritto in un’epoca in cui Dio suscitò dei giudici per guidare il suo popolo.

L’autorità di giudicare

La Bibbia mostra molto chiaramente che esiste un solo Giudice supremo di tutti: Dio stesso. Solo Lui ha l’autorità di determinare ciò che è bene o male, compresi i motivi e i comportamenti. Ci sono molti versetti nell’Antico Testamento che ci dicono che Dio è Giudice. Ad esempio:

-“Dio è un giusto giudice, un Dio che si sdegna ogni giorno” (Salmo 7:11).

-“Giudicherà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine” (Salmo 9:8).

-“I cieli proclameranno la sua giustizia, perché Dio stesso sta per giudicare” (Salmo 50:6).

– “Poiché il SIGNORE è il nostro giudice, il SIGNORE è il nostro legislatore, il SIGNORE è il nostro re, egli è colui che ci salva” (Isaia 33:22)”.

Quando arriviamo al Nuovo Testamento, scopriamo che il Padre ha conferito l’autorità e il giudizio al Figlio. Gesù ha parlato di questa autorità prima di ascendere al cielo, dopo la sua risurrezione: «Mi è stata data ogni autorità in cielo e sulla terra» (Matteo 28:18).

Leggiamo anche:

-“Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio” (Giovanni 5:22);

-“Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.  Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.  Chi mi respinge e non riceve le mie parole ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno”(Giovanni 12:46-48).

-“perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo che egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti risuscitandolo dai morti” (Atti 17:31).

La Bibbia mostra molto chiaramente che un giorno Gesù giudicherà con giustizia tutta l’umanità, sulla base della fede individuale nel Figlio di Dio o del suo rifiuto da parte di ciascuno. Il Giudice dell’universo ha già annunciato il principio del suo giudizio riguardo alla salvezza: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

 

Il giudizio tra uomini

Consideriamo ora il giudizio, sotto due aspetti, quando si applica ai credenti e ai non credenti. Il modo di agire è diverso a seconda che si tratti dell’uno o dell’altro di questi due gruppi, ma l’obiettivo è, in entrambi i casi, la riconciliazione. I non credenti hanno bisogno di conoscere Cristo e di essere riconciliati con lui, mentre i credenti hanno bisogno di crescere in Cristo e di essere riconciliati gli uni con gli altri.

Ogni volta che presentiamo il Vangelo ai non credenti, viene emesso un giudizio sulla posizione che essi assumono nei confronti di Dio. “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giovanni 3:18). La Bibbia afferma chiaramente che tutti gli uomini sono peccatori, privati della gloria di Dio e bisognosi di essere giustificati (Romani 3:23-24).

I credenti dovrebbero presentare il Vangelo con amore e grazia, sapendo che solo ciò che dice la Bibbia è importante, non le nostre opinioni.

Molti ritengono che i cristiani non dovrebbero esprimere giudizi su determinati argomenti di attualità. Questo modo di vedere le cose può manifestarsi quando un cristiano afferma, in accordo con la Parola di Dio, che l’aborto e l’adulterio sono contrari alla volontà di Dio, che il comportamento omosessuale è un peccato e che il matrimonio tra due persone dello stesso sesso è sbagliato. Questo cristiano può trovarsi di fronte a obiezioni come queste:

«Chi sei tu per giudicare due persone che si amano?»

«Chi ti credi di essere per dire a qualcuno chi ha il diritto o non ha il diritto di amare? Anche tu sei un peccatore!»

«La vita privata di qualcuno non ti riguarda. Non giudicare!»

Alcuni citeranno addirittura il versetto di Matteo 7:1, ovvero la Bibbia stessa!

Affermare che i credenti non dovrebbero esprimere giudizi pone seri problemi. Ciò diventa evidente quando leggiamo il contesto di questo versetto:
«Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi.  Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?  O come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita! Togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello» (Matteo 7:1-5).

In questo passo, Cristo mette in guardia i credenti dal giudicare in modo ipocrita o con spirito di condanna. Questo tipo di giudizio era spesso associato ai farisei durante il ministero di Gesù. Molti di coloro che citano «Non giudicate» dal versetto 1 omettono di notare il comando di giudicare nel versetto 5, dove si dice: “e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello” Il punto su cui Gesù insiste qui è quello di giudicare se stessi prima di giudicare gli altri.

Notate che sono necessari discernimento e giudizio. In un contesto più ampio, Gesù dice ai credenti di avere discernimento quando si tratta di falsi insegnamenti e falsi profeti, perché essi «hanno l’apparenza» dei cristiani, mentre il loro scopo è quello di disperdere il gregge (Matteo 7:15-20; Luca 6:43-45).

Come cristiani, dovremmo condurre una vita di pietà, impegnandoci innanzitutto a pentirci e confessare quando abbiamo peccato. La santificazione, in una vita consacrata a Dio e separata dal mondo e dalle sue vie, è la condizione per essere in comunione con Cristo. Sotto questo aspetto, essa continua ogni giorno per tutta la nostra vita (1 Tessalonicesi 5:23). Se non viviamo questo, non siamo qualificati per aiutare qualcun altro.

Ciò che Cristo insegna ai credenti che gli appartengono, in Matteo 7, è che se non ci siamo pentiti personalmente dei nostri peccati, non siamo nella posizione di dire agli altri se stanno agendo male.  Ricordate che la Bibbia ci dice chiaramente di predicare il Vangelo – e che parte del messaggio del Vangelo è che le persone sono peccatori bisognosi di salvezza.

Spesso sentiamo i cristiani affermare che non dovremmo giudicare gli altri cristiani, specialmente per quanto riguarda le loro dottrine erronee. Affermano che dovremmo semplicemente amarci gli uni gli altri e non giudicarci. Ma è davvero amore lasciare che un cristiano rimanga nell’errore e ne induca altri in errore? Amare gli altri significa correggerli con grazia quando cadono nell’errore (vedi Matteo 18; 1 Corinzi 1:11 e Galati 6:1).

Coloro che si smarriscono non sempre sanno di essere nell’errore; possono essere stati ingannati o essere ignoranti. Per questo motivo, in ogni situazione, dovremmo correggere con dolcezza e attenzione l’errore della loro dottrina. Dopo tutto, questa è una delle responsabilità dei servitori del Signore: insegnare la sana dottrina e correggere gli insegnamenti errati (2 Tim. 2:25; 3:16; Tito 2:1). E dobbiamo usare discernimento (giudicare tra ciò che è giusto e ciò che è falso) se vogliamo obbedire a versetti come questi:
ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare.  Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Corinzi 5:11-13).

Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione” (1 Corinzi 6:4).

Fratelli, vi ordiniamo, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, che vi ritiriate da ogni fratello che si comporta disordinatamente e non secondo l’insegnamento che avete ricevuto da noi” (2 Tessalonicesi 3:6).

Considerate anche 1 Timoteo 6:20 e Tito 3:9.

Molti citano Matteo 7:1 sul non giudicare gli altri senza leggere fino al versetto 6 dello stesso capitolo, dove Gesù dice:

Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e, rivolti contro di voi, non vi sbranino”. Per obbedire a questo versetto, è necessario esprimere un giudizio, una valutazione su una persona!

Più avanti al versetto 15 i Signore Gesù dice: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. È compito di una pecora che ha discernimento riconoscere quelle che non sono vere pecore e avvertire le altre: «Quello non è una vera pecora! È un lupo travestito da pecora!». Ciò implica giudicare falso l’insegnamento di quella persona. Romani 16:17 e 18 continua: “Ora vi esorto, fratelli, a tenere d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.  Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici”.  Alcuni ammettono che è giusto denunciare la falsa dottrina in termini generali, ma che non si dovrebbe mai nominare specificamente un falso dottore.

Tuttavia, Paolo menziona in 1 Timoteo 1:19 che alcuni, avendo rigettato una buona coscienza, «hanno fatto naufragio quanto alla fede».

Egli nomina anche Imeneo e Fileto, aggiungendo che essi «uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni» (2 Timoteo 2:17-18). Più tardi, Paolo dice a Timoteo: « perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato  » (4:10). Nel versetto 14 avverte Timoteo riguardo ad «Alessandro, il ramaio», che ha fatto molto male a Paolo. L’apostolo dell’amore, Giovanni, in 3 Giovanni 1:9 e 10, mette in guardia il gregge riguardo a « Diotrefe, che aspira ad avere il primato tra di loro, non ci riceve». Paolo nomina due sorelle che litigavano, Evodia e Sintiche, esortandole ad «avere un medesimo sentimento nel Signore» (Fil. 4:2).

Egli dice in modo molto preciso all’assemblea di Colosse:

«Dite ad Archippo: Bada al ministero che hai ricevuto nel Signore» (Col 4,17). Questi apostoli, guidati dallo Spirito Santo, nominavano queste persone!

In nessuno di questi esempi gli apostoli stavano giudicando gli altri ingiustamente. Dobbiamo quindi concludere che non è giudicare qualcuno valutare con discernimento spirituale un comportamento empio o un falso insegnamento. Né è giudicare qualcuno parlargli di un peccato o di un falso insegnamento. Se vedete vostro figlio pronto a correre davanti a un’auto che procede a tutta velocità, farete tutto il possibile per avvertirlo.

Se vedete un fratello in Cristo sul punto di rovinarsi la vita a causa un peccato o allontanarsi dalla verità, perché crede in un falso insegnamento, l’amore dovrebbe spingervi a fare tutto il possibile per avvertirlo con grazia. Giacomo 5:19 e 20 dice:  “Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro, costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati”.

Paolo insegnò che era responsabilità di ogni credente spirituale rimproverare un compagno di fede che era stato sorpreso in qualche peccato (Galati 6:1). Ciò dovrebbe avvenire in privato, a meno che il peccato non sia stato commesso pubblicamente (Gal 2:11-14; 1 Cor 5). Il Signore Gesù ha insegnato questo tipo di approccio in Matteo 18:15-18.

Valutare la maturità spirituale o le opinioni dottrinali di qualcuno per il ministero non significa giudicare quella persona. Per prendere decisioni sagge riguardo al ministero e per prendersi cura del gregge, è necessario formulare un giudizio su una persona e sulle sue opinioni dottrinali.

Giudicare gli altri a torto

Giudichiamo gli altri in modo errato quando li critichiamo per invidia, amarezza, ambizione personale o altri atteggiamenti sbagliati, invece di cercare la loro edificazione in Cristo.

Il versetto di Giacomo 4:11 mette alla prova le nostre motivazioni quando giudichiamo: “Non sparlate gli uni degli altri, fratelli” (Giacomo 4:11).

Calunniare qualcuno significa danneggiare la sua reputazione diffondendo informazioni deliberatamente false su di lui. Ma il termine usato da Giacomo ha un significato più ampio che include qualsiasi forma di critica o commento negativo motivato da ragioni egoistiche.

Giudichiamo erroneamente qualcuno quando affermiamo di conoscere tutti i fatti e le motivazioni che stanno dietro alle parole e alle azioni di una persona. I Proverbi ci avvertono che “Chi risponde prima di avere ascoltato mostra la sua follia e rimane confuso”, poiché «Il primo a perorare la propria causa pare che abbia ragione; ma viene l’altra parte e lo mette alla prova».

Allo stesso modo, giudichiamo qualcuno ingiustamente quando stabiliamo norme umane invece di prendere come norma la parola di Dio. Paolo dedica due capitoli a questo problema. In Romani 14, i credenti vegetariani giudicavano coloro che mangiavano carne. Altri osservavano certi giorni come sacri e giudicavano coloro che non lo facevano. In 1 Corinzi 8, il problema riguardava il mangiare carne che era stata sacrificata agli idoli. È sbagliato fare riferimento a convinzioni personali in ambiti in cui la Bibbia non dà un comando preciso e porre le opinioni personali come standard per giudicare coloro che non le condividono.

Questo è ciò che facevano i farisei quando aggiungevano alla legge di Dio dozzine di regole inventate dagli uomini e poi giudicavano tutti coloro che non le rispettavano. Attribuivano troppo valore a questioni di minore importanza e si concentravano sulle apparenze esteriori, mentre i loro cuori erano lontani da Dio. Trascuravano i comandamenti di Dio e si attaccavano alle tradizioni degli uomini (Marco 7: 6-9).

Se non iniziamo a giudicare il nostro peccato personale, prima di cercare di aiutare qualcun altro riguardo al suo peccato, giudichiamo erroneamente. Questo è il vero insegnamento di Matteo 7: 1-5, come già menzionato. Il Signore non dice che è sbagliato aiutare il tuo fratello a togliere la pagliuzza dal suo occhio.

Ma prima di provare a farlo, bisogna occuparsi della trave che è nel proprio occhio.

Giudichiamo qualcuno ingiustamente quando condividiamo informazioni riservate o personali con cattive intenzioni. È facile sembrare spirituali e dire a un altro credente: «Volevo che sapessi di questa situazione affinché potessi pregare». La verità è che spesso volevamo solo sentirci importanti perché sapevamo qualcosa (o fare puramente del gossip negativo n.d.t.). Dobbiamo stare attenti.

È quindi chiaro dalla Scrittura che non dovremmo giudicare le motivazioni di una persona quando non possiamo vedere nel suo cuore. La Bibbia è anche chiara sul fatto che c’è un tempo per giudicare i frutti e le azioni di qualcuno che afferma di seguire Cristo. Non dovremmo mai condannare, ma dobbiamo avere discernimento sul fatto che la vita sia o meno in accordo con la professione di fede.

Perché tutto questo è importante?

Cosa c’è in gioco nel giudicare? Cosa dovrebbe davvero preoccuparci? La gloria di Dio! È assolutamente vero che Dio è amore (1 Giovanni 4: 8-10), ma lo stesso libro della Bibbia ci dice anche “ Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre”.

Questo primo capitolo prosegue dicendoci che la nostra vita dovrebbe essere in armonia con la nostra professione: “Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità” (1 Giovanni 1:6).

È contraddittorio dire di essere cristiani e poi comportarsi o vivere in modo contrario alla Parola di Dio.

Come cristiani, dovremmo preoccuparci della gloria di Dio. Oggi si parla tanto dei diritti umani, ma che dire dei diritti di Dio? Che dire dei diritti del Signore Gesù? Paolo chiarisce in 2 Corinzi 4:3-6 che Satana vuole accecare gli occhi degli uomini per impedire loro di vedere la luce del Vangelo della gloria di Cristo! Come cristiani, questa luce deve risplendere in noi e dovrebbe brillare intorno a noi (2 Cor. 4:6-7; 1 Pietro 2:9). Le nostre vite dovrebbero dimostrare non solo l’amore di Dio, ma anche la sua santità (1 Pietro 1:15-16).

 

Tradotto e adattato da Le Messager Evangélique

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