Marc Horisberger
Tradotto e adattato da Sondez les Écritures
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PRIMA PARTE – Giudizi pronunciati sulle Nazioni e sul popolo di Dio – Capitoli 1 e 2
SECONDA PARTE – Avvertimento ed annuncio dei guai a Israele – Capitoli da 3 a 6
TERZA PARTE – Le cinque visioni – Capitoli da 7 a 9:6
QUARTA PARTE – La provvidenza di Dio ed il rialzamento finale d’Israele – Capitoli 9:7-15
Introduzione al libro del profeta AMOS [1]
Il profeta
Amos è originario di Tecoa, una città situata in una regione scoscesa ad una ventina di chilometri a sud-est di Gerusalemme e ad una decina di chilometri da Betlemme. Spesso citata nell’Antico Testamento (2 Samuele 14:2; Neemia 3:5, 27), Tecoa fu fortificata dal re Roboamo ai tempi dello scisma del regno di Salomone (2 Cronache 11:6). Amos non discende da una famiglia aristocratica. Non è né figlio di profeta (7:14-15), né profeta consacrato dalla nascita come Geremia (Geremia 1:5). È di umili origini, è un semplice pastore tra altri pastori. Non ha cercato di essere profeta, ma è stato chiamato dall’Eterno mentre sorvegliava il bestiame.
Il contesto
Il ministero di Amos è stato esercitato durante un breve periodo, due anni prima di un terremoto che non può essere datato con precisione (1:1). Questo avvenimento dovette essere terrificante visto che Zaccaria due secoli più tardi ne parla ancora (Zaccaria 14:5). Amos profetizza durante il regno di Uzzia re di Giuda [circa 785-734 a.C. (2 Cronache 26)] e di Geroboamo II, re delle dieci tribù di Israele [circa 785-743 a.C. (2 Re 14:23/29)]. In tempo di pace entrambi questi regni godevano di una grande prosperità. Israele e Giuda non sono in guerra e le altre nazioni non cercano di attaccarle; inoltre, il commercio è fiorente e le cerimonie religiose sono molto frequentate. Questa opulenza, però, va di pari passo con un declino morale e religioso che mina le fondamenta della società. Il popolo ha perso la direzione tracciata da Dio e il culto non è altro che una forma religiosa vuota e privata del suo significato.
Il messaggio
Il nome Amos significa “portatore di pesi” ed illustra il carattere del ministero del profeta: egli porta il peso di un popolo che si è smarrito. Con uno stile vigoroso, Amos denuncia i peccati di Giuda e particolarmente di Israele formato dalle dieci tribù: ci sono idolatria, disprezzo dei poveri e dissolutezza, ma non per questo il profeta cessa di supplicare il popolo di tornare all’Eterno.
L’annuncio dei giudizi è proclamato con forza e questo in un tempo di prosperità e di pace! Lo stato del peccato è al colmo, il giudizio è alle porte, Dio sta per “retribuire” i peccatori.
Il concetto di retribuzione proclamato da Amos è sempre rigettato dalla società contemporanea, ma è, tuttavia, biblico. Ascoltando le parole del profeta sentiamo la presenza di un Dio santo, che non può sopportare il peccato. Anche se Dio è paziente, non può lasciare i peccati impuniti. Che possa essere ascoltata ancora oggi la voce del profeta, in un mondo che corre verso la perdizione e affretta il suo giudizio! Per Dio, i giudizi non sono mai fine a se stessi. Amos termina la sua missione annunciando il ristabilimento di Israele e la completa presa di possesso della terra promessa ad Abramo: così la misericordia ha l’ultima parola.
- Suddivisione del profeta Amos
Il libro del profeta Amos può essere diviso in 4 parti
| Giudizi pronunciati sulle nazioni e sul popolo di Dio | Capitoli 1 e 2 |
| Avvertimento ed annuncio dei guai a Israele | Capitoli da 3 a 6 |
| Le cinque visioni | Capitoli da 7 a 9:6 |
| Ristabilimento finale d’Israele | Capitoli 9:7-15 |
SUDDIVISONE DETTAGLIATA
PRIMA PARTE
Giudizi pronunciati sulle nazioni e sul popolo di Dio – Capitoli 1 e 2
- Introduzione (1:1-2)
- Giudizio delle nazioni estranee a Israele (1:3-8)
- Giudizio della Fenicia nazione alleata ed amica di Israele (1:9-10)
- Giudizio dei popoli collegati per ascendenza con Israele (da 1:1 a 2:3)
- Giudizio del popolo di Dio (2:4-16)
SECONDA PARTE
Avvertimento ed annuncio dei guai a Israele – Capitoli da 3 a 6
- Ascolta questa parola (da 3:1 a 5:17)
- Due guai. Orgoglio punito (da 5:18 a 6:14)
TERZA PARTE
Le cinque visioni – Capitoli da 7 a 9:6
- Avvertimenti per mezzo di tre visioni (7:1-9)
- Amos accusato di cospirazione (7:10-17)
- Una quarta visione (8:1-3)
- Il giudizio finale (da 8:4 a 9:6)
QUARTA PARTE
La provvidenza di Dio ed il rialzamento finale d’Israele – Capitoli 9:7-15
- Un residuo è salvato (9:7-10)
- La benedizione milleniale (9:11-15)
PRIMA PARTE – Giudizi pronunciati sulle Nazioni e sul popolo di Dio – Capitoli 1 e 2
I primi due capitoli annunciano il giudizio dell’Eterno a riguardo di tutte le nazioni che circondano il popolo di Dio. Questo giudizio è anche dichiarato contro le dieci tribù (Israele) e Giuda. Amos non menziona i mezzi che l’Eterno utilizzerà per giudicare Israele, ma ne indica le cause morali, affinché la coscienza degli uomini sia toccata. Sottolineiamo che questo giudizio non è immediato, ma non per questo è meno ineluttabile.
Introduzione (1:1-2)
Amos è un pastore di Tecoa, senza una formazione particolare e non appartiene ad una classe influente del paese. L’Eterno lo ha improvvisamente chiamato al Suo servizio mentre seguiva dei “nekad”, delle piccole pecore a pelo corto conosciute per la loro lana (7:15). Questo esempio, che annulla ogni pretesa umana riguardo ad un ministero esercitato in virtù di una certa educazione o di un rango socialmente elevato, dimostra che Dio chiama chiunque voglia al Suo servizio.
Amos profetizza per un brevissimo periodo, iniziando due anni prima di un terribile terremoto che ebbe luogo ai tempi di Uzzia, re di Giuda (Zaccaria 14:5), ed abbonda in immagini relative a questa calamità prima che essa avvenga (2:13-16; 3:14-15; 4:3; 5:9; 6:11 ed altri). Se questa catastrofe naturale non è, strettamente parlando, l’oggetto delle profezie di Amos, è, però, il segno precursore della collera di Dio [*].
Il giudizio è imminente. “Il SIGNORE rugge da Sion” come un leone pronto a balzare sulla preda che sta per divorare (3:4). La stessa immagine è utilizzata dal profeta Gioele per annunciare i giudizi futuri che introdurranno il regno terrestre del Signore (Gioele 3:16) e da Geremia, a riguardo del giudizio delle Nazioni (Geremia 25:30-33).
I guai annunciati da Amos non riguardano soltanto il popolo, ma anche il paese, che sarà devastato a tal punto che mancherà il nutrimento. Se il monte Carmelo (il cui nome significa fertile), sempre così produttivo, è devastato, che ne sarà del resto del paese?
Anche oggi è evidente che le calamità naturali sono permesse da Dio per spingere gli uomini a pentirsi e per avvertirli di catastrofi ancora più grandi che un giorno colpiranno l’umanità a Lui ostile (Marco 13:8; Luca 13:4-5).
Giudizio delle nazioni estranee a Israele (1:3-8)
Quello che Dio ha pronunciato, la Sua mano lo compirà sia in giudizio, sia in benedizione (1 Re 8:24; Romani 4:21). Egli colpirà le nazioni nemiche intorno a Israele nello stesso modo in cui queste hanno trattato il popolo di Dio. La storia abbonda di esempi in cui Dio ha punito severamente i popoli che hanno perseguitato i Giudei. Colui che tocca il popolo di Dio tocca la pupilla del Suo occhio (Zaccaria 2:8).
In ogni caso il giudizio annunciato è quello del fuoco che divora, cioè guerra e distruzione (Geremia 49:26-27). Le nazioni non hanno più nessuna scusa. Il giudizio si abbatterà non solo sulle autorità che hanno ordinato il massacro del popolo di Dio, ma anche sulla nazione stessa che è considerata responsabile. L’avvertimento resta solenne anche oggi: prima o poi, ogni ingiustizia troverà la sua giusta retribuzione.
Amos pronuncia un giudizio sulle nazioni nemiche e allo stesso tempo avverte il Suo popolo che se non si pente subirà la stessa sorte. A partire dalle nazioni che circondano Israele, gli oracoli raggiungono progressivamente il regno di Giuda e le dieci tribù, che commettono gli stessi peccati.
Che nessuno si inganni. Oggi è il tempo della grazia eppure è dalla casa di Dio che inizia il Suo giudizio [9:1 (Ezechiele 9:5-6; 1 Pietro 4:12, 17)]. La mente umana non può conciliare grazia e giudizio, ma il credente sa che Dio è allo stesso tempo paziente e santo, misericordioso e giusto. La grazia è paziente quindi la giustizia attende. Dio non punirà mai il peccatore senza averlo lungamente e pazientemente osservato ed avvertito, lasciandogli il tempo sufficiente per pentirsi.
In maniera figurativa, tre trasgressioni hanno portato al culmine il peccato delle Nazioni, con quattro, la colpa va a traboccare. Oggi il peccato ha raggiunto proporzioni enormi, domani si amplierà ulteriormente. Il decreto non può essere revocato, dice l’Eterno, tuttavia resta sospeso finché la coppa non trabocca.
Chi lo sa? Un vero pentimento è sempre possibile.
La Siria (1:3-5)
La prima nazione ad essere giudicata è la Siria, il vicino più potente d’Israele, il suo più grande rivale e il suo nemico da sempre. Damasco, una delle città più antiche del mondo, è rappresentativa di tutto il popolo. Azael, re di Siria, doveva essere unto da Elia (1 Re 19:15), qualche anno più tardi, Eliseo, comprende tutto il male che Azael farà ai figli d’Israele (2 Re 8:7-15). Malgrado ripetuti contatti con il profeta, Azael ed i suoi successori tratteranno Israele con una crudeltà spaventosa e riporteranno le loro frontiere al di là del Giordano, all’interno dei confini d’Israele (2 Re 10:32; 12:17-18; 13:4-7). Per queste due ragioni la Siria è condannata alla deportazione. Questa profezia si è compiuta un centinaio di anni più tardi, quando Tiglat-Pileser, re degli Assiri, salì contro Damasco, la prese e portò i suoi abitanti in esilio (2 Re 16:5-9).
La Filistia (1:6-8)
Tutta la storia dimostra quanto grande era l’inimicizia tra il popolo d’Israele ed i Filistei. Conquistando Canaan, Israele aveva l’ordine di distruggere i Cananei (Deuteronomio 20:17) e ne facevano parte i Filistei, la cui iniquità era giunta al colmo (Giosuè 13:2-3). Israele non ha interamente obbedito e questo è stato una fonte costante di problemi. Comparando questo passo con Gioele 3, si comprende che i Filistei vendettero una parte dei loro prigionieri Giudei agli Edomiti ed ai Fenici che, a loro volta, li vendettero ai Greci. Questo vergognoso traffico si verificò sotto il regno di Ieoram (2 Cronache 21:10) o di Acaz (2 Cronache 28:18). Per il desiderio di uno sfrenato profitto questi popoli vendettero come schiavi i loro vicini israeliti, senza distinzione di età o di sesso. La legge data da Mosè condannava alla pena di morte coloro che facevano traffico di esseri umani (Esodo 21:16). L’avvertimento è molto serio soprattutto considerando che al giorno d’oggi questo traffico avviene ancora anche se sotto altre forme.
Amos ora si concentra sulle città dei Filistei. Il giudizio pronunciato su Gaza (che significa forza) si estenderà alle altre città filistee. Nessuna forza umana può resistere all’Eterno.
I profeti successivi avvertiranno spesso i Filistei (Geremia 25:20; 47:2-7 – Ezechiele 25:15-17; Abdia 19; Sofonia 2:4-5; Zaccaria 9:4-5). L’Assiria e l’Egitto in seguito si contenderanno le loro città fino a farle diventare delle rovine (Isaia 14:29-32; Geremia 47). Visto che il Nuovo Testamento non menziona più questo popolo sembra che i Filistei si siano amalgamati progressivamente con il popolo giudeo.
Giudizio della Fenicia alleata ed amica di Israele (1:9-10)
Tiro (che significa scoglio) era edificata su un isolotto roccioso e separata dalla città vecchia da un braccio di mare. Questa città, una delle più importanti dell’antichità, godeva di una grande rinomanza grazie alla sua potenza marittima e all’importanza dei suoi commerci (Ezechiele 26 e 27).
Chiram, re di Tiro, aveva aiutato Davide a costruire la sua casa e Salomone ad erigere il tempio dell’Eterno a Gerusalemme (2 Samuele 5:11; 1 Re 5:2-11, 18). Nessun re d’Israele aveva mai mosso guerra alla Fenicia.
Tiro, tradisce questa fiducia commettendo lo stesso peccato di Gaza, ma la sua trasgressione è più grande, perché ha violato un’alleanza fraterna vendendo popolazioni intere di Giudei alle carovane degli Edomiti (Gioele 3:3-6). Tiro, per mezzo di questi traffici, voleva allontanare questi Giudei dal territorio d’Israele, dimenticando che questo paese apparteneva all’Eterno (Salmo 108:7-9).
Per noi cristiani l’avvertimento rimane solenne: rompendo la comunione fraterna ci si espone al giudizio di Dio.
Giudizio dei popoli imparentati con Israele (da 1:1 a 2:3)
- Edom (1:11-12)
Edom (che significa di colore rosso) è un popolo che discende da Esaù (che significa rosso), che vendette il suo diritto di primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie. A causa della benedizione di Isacco data a Giacobbe, Esaù ha cercato, nel suo odio, di uccidere Giacobbe (Genesi 25:29-34; 27:41). Benché famoso per i suoi saggi (Geremia 49:7), Edom è giudicato per aver perpetuato il suo odio omicida verso il popolo d’Israele. Questa nazione sarà assoggettato nel suo insieme, resterà senza posterità (Geremia 49:7-22; Abdia), sarà teatro di terribili carneficine ai tempi della fine (Isaia 63:1-6).
- Ammon (1:13-15)
Ammon (che significa appartenente alla nazione) è un popolo che ha origine dalla relazione incestuosa di Lot con una delle sue figlie (Genesi 19:30-38). Ammon praticò una politica espansionistica sterminando per ingrandirsi (1 Samuele 11:1-2). Dopo i tempi di Amos, questo popolo si è alleato ai Caldei per prendere parte al saccheggio d’Israele. Geremia ci fa conoscere che le parti saranno ribaltate: Israele erediterà dagli Ammoniti che pretendevano di essere gli eredi (Geremia 49:1-6) Rabba (Deuteronomio 3:11), la capitale degli Ammoniti, chiamata Filadelfia dai Greci, che subirà l’invasione e la deportazione (Geremia 49:3; Ezechiele 125:1-7).
Il paese che gli Ammoniti volevano conquistare appartiene solo a Dio, non cerchiamo mai di appropriarci dell’eredità del Signore volendo dominare su quello che non ci appartiene (1 Pietro 5:2-4)!
- Moab (2:1-3)
Moab (che significa da un padre) è l’altra grande nazione che discende da Lot. In questo oracolo l’Eterno registra i torti commessi, non contro Israele, ma contro Edom, una nazione nemica del popolo di Dio. Violarne i sepolcri, prendere le ossa dei defunti e bruciarle era un atto di vendetta abominevole agli occhi di Dio. Moab non aveva il diritto di dissacrare i morti, nemmeno uomini corrotti come questi.
A ogni peccato corrisponde un effetto “boomerang”. Prima o poi, Dio punisce ogni infrazione alle regole che ha stabilito ed ogni usurpazione della Sua autorità.
Storicamente il giudizio di Moab è avvenuto per mezzo dei figli dell’Oriente (Ezechiele 25:8-11), ovvero per mezzo di un devastatore che probabilmente è Nabucodonosor (Geremia 48:8), ma, meraviglia della misericordia divina, Moab, come Ammon, vedrà i suoi esuli ristabiliti alla fine dei giorni (Geremia 48:47; 49:6).
- Giudizio del popolo di Dio (2:4-16)
Il popolo aveva trasformato la sua elezione divina in favoritismo. Benché Israele sia distinto dalle altre nazioni, si applica anche a lui la stessa legge morale. Per mezzo di Amos l’Eterno si rivolge prima a Giuda, poi a Israele (le dieci tribù) per poi riunirli in uno stesso popolo sotto la stessa condanna (3:1-2). Le nazioni intorno a Israele stanno per essere punite a causa dei loro peccati contro la legge della coscienza (Romani 2:16), Giuda e Israele lo saranno a causa dei loro peccati contro la volontà rivelata dell’Eterno nella Sua Parola. In effetti Israele aveva ricevuto la legge dall’Eterno, la Sua Parola scritta, che le nazioni non possedevano (cfr. Matteo 11:23-24) [2].
Se l’Eterno punisce le nazioni in base alla loro condotta nei confronti del Suo popolo, punirà il Suo popolo secondo la sua condotta verso di Lui. Il peccato d’Israele è più grave di quello delle nazioni vicine. Israele opprime i poveri, fa tacere i profeti e ubriaca i Nazirei [*], che dovevano astenersi da tutti i prodotti della vigna (2:6, 12).
- Giuda: la legge disprezzata (2:4-5)
Giuda ha disprezzato la legge dell’Eterno: ha preferito ad essa le tradizioni degli uomini e le loro menzogne (il termine “legge”, in questo contesto deve essere preso nel senso di istruzioni e non in senso legislativo). Questo disprezzo della legge riflette la ribellione contro Dio che è già presente dall’inizio dei tempi nella domanda del serpente: “Come! Dio vi ha detto di …” (Genesi 3:1).
Disprezzare la Parola porta ad essere sedotti dalle proprie idee, dalle menzogne e dagli idoli. Quando non è amata e desiderata, l’istruzione è presto rigettata. Per i suoi peccati Giuda sarà punito con la distruzione, i palazzi di Gerusalemme saranno incendiati. Questa profezia si è compiuta quando Nabucodonosor, re di Babilonia, prese Gerusalemme nel 586 a.C. e bruciò i suoi palazzi e la casa di Dio (2 Cronache 36:19).
- Le dieci tribù d’Israele: l’assenza del timore di Dio (2:6-16)
Se l’accusa di Giuda è formulata in termini di principio, quella di Israele lo è in termini pratici. Le dieci tribù formano un soggetto speciale nella profezia di Amos, per questo le cause del loro castigo sono più dettagliate di quelle attribuite a Giuda. Il disprezzo della legge dell’Eterno caratterizzava Giuda, ma lo stato delle dieci tribù è ancora più peccaminoso, avendo la totale assenza del timore di Dio.
Le tre trasgressioni contro le quali Amos si scaglia sono la cupidigia, la dissolutezza sessuale e l’idolatria. Una quarta, l’apostasia [*], completa l’iniquità.
La giustizia è calpestata. I magistrati accettano delle tangenti, il giusto è venduto per del denaro ed il povero per un paio di sandali. Amos è particolarmente sensibile al disprezzo del povero (4:1; 5:11); dato che il povero non può difendersi, ci si accanisce nei suoi confronti, sia per prendergli il poco che gli resta, sia per vendere quello che non può essere consumato come lo scarto del grano (8:6). L’ingiusto non trova riposo finché non riesce a gettare i poveri nell’afflizione, rendendoli una facile preda da ridurre in schiavitù [2:7 (Isaia 10:2)]. Il mansueto, colui che non insiste sui suoi diritti, è addirittura accusato di essere in contraddizione con se stesso: “violano il diritto degli umili” (2:7). Tuttavia chi opprime il povero insulta il Creatore che lo ha fatto (Proverbi 14:31; 17:5). Questo disprezzo ha raggiunto il suo apice quando Giuda Iscariota ha consegnato il Giusto per denaro e vendette Colui che era mansueto ed umile di cuore a delle autorità inique.
Quando l’uomo disprezza il povero, estende il suo disprezzo ad altri che usa per soddisfare le sue passioni. Tutta la popolazione maschile (padri e figli) va verso la “stessa ragazza”, un termine generico per indicare le prostitute sacre di un culto idolatra [3]. Si stendono presso gli altari sui vestiti che i poveri usavano da mantello. Li prendono in pegno e non li restituiscono la sera stessa come prescritto dalla legge (Esodo 22:24-26). Con il denaro rubato ai poveri, comprano il vino con cui si ubriacano nel tempio dei loro idoli.
Amos ricorda che L’Eterno ha distrutto i Cananei il cui culto idolatra era mostruoso; Israele lo aveva abbandonato per quegli stessi culti. Non sarebbe stato punito per una simile iniquità?
Viene messa a tacere la voce dei profeti, che cercavano di soddisfare la coscienza del popolo. “Non è forse così, o figli d’Israele? dice il SIGNORE” (2:11). Osereste dire il contrario? Questo stato di apostasia fa traboccare il vaso, la fine pronunciata è definitiva. L’atto d’accusa è annunciato, ora Dio pronuncia il Suo giudizio: il castigo giungerà così rapidamente che nessuno potrà reagire.
Il giudizio corrisponde a questa severa constatazione: nessuna scusa può essere presentata per giustificare la cupidigia, la sessualità sfrenata e l’idolatria. Quando l’uomo disobbedisce alla legge divina, offende Dio. Sotto la legge il giudizio è definitivo quanto inesorabile. Oggi, nel tempo della grazia, la collera di Dio rimane sospesa sopra ai peccatori (Giovanni 3:36), ma Dio perdona il colpevole che si pente e mette la sua fede in Gesù Cristo, quali che siano i suoi peccati.
SECONDA PARTE – Avvertimento ed annuncio dei guai a Israele – Capitoli da 3 a 6
“Ascoltate questa parola” – (da 3:1 a 5:17)
- Privilegio e responsabilità di tutta la casa d’Israele (3:1-2)
Ora, il profeta si indirizza per la prima volta a tutta la casa d’Israele. Lo fa in due riprese (3:13 e 5:1), dimostrando che Dio è paziente. Il popolo d’Israele era stato scelto tra tutti gli altri popoli (Esodo 19:5). L’Eterno voleva farne un regno di sacerdoti, non una compagnia di religiosi idolatri; una nazione santa, non un popolo corrotto e mischiato con i pagani. Voleva farne il popolo della Sua eredità (Deuteronomio 4:20), un popolo che Gli appartenesse (7:6), a cui potesse affidare le Sue parole (Salmo 147:19-20). Lo aveva liberato dalla schiavitù in Egitto con grandi miracoli, che privilegio essere il popolo di Dio!
Qui, Amos stabilisce un principio fondamentale: la responsabilità è proporzionata al privilegio. Il profeta mostra che la responsabilità del popolo di Dio scaturisce dalla sua relazione privilegiata con Dio, di conseguenza, Amos dichiara che il giudizio è proporzionato ai privilegi (3:2), principio che resta valido anche oggi (Matteo 11:20-24; Luca 12:47-48; 1 Pietro 4:17).
- Sette domande (3:3-8)
Amos giustifica il suo diritto di annunciare i giudizi dell’Eterno ai suoi contemporanei facendo sette domande, ognuna delle quali ha una risposta ovvia: “Ruggisce forse il leone nella foresta, se non ha una preda? Il leoncello fa forse udire la sua voce dalla tana, se non ha preso nulla?” (3:4). La trappola scatta forse quando è vuota? Con queste domande figurative, Amos, vuole dimostrare che niente avviene per caso. Le nostre vite non sono il risultato di forze oscure, ma di un piano stabilito da Dio, che dirige e controlla tutte le circostanze, però, gli avvertimenti non sono inutili: se il leone ruggisce, con le sue fauci non si è ancora avventato sulla preda, che può ancora scampare alla morte.
Avverrà del male in una città se l’Eterno non lo abbia permesso? Dio non è l’autore del male, ma permette le prove e le difficoltà nella vita degli uomini. Come qualcuno ha già fatto notare, il termine “guai” è utilizzato circa 620 volte nell’Antico Testamento di cui 350 per significare un male morale e 270 volte circa per parlare di calamità fisiche, come nel nostro passo.
L’Eterno ruggisce per avvertire il Suo popolo con un potente grido d’allarme; i Suoi servi, i profeti non resteranno sorpresi da queste calamità improvvise e impreviste, perché Dio comunica loro i Suoi pensieri. È così che Dio ha avvertito Noè, Abramo, Giuseppe e molti altri di giudizi futuri. Anche il Signore Gesù non ha nascosto niente ai Suoi discepoli per quanto riguardava la distruzione di Gerusalemme (Luca 21:20-24). Stiamo attenti alla parola profetica, essa brilla come una lampada in luogo oscuro (2 Pietro 1:19).
- Un residuo salvato (3:9-12)
Le dieci tribù stanno per essere giudicate, Dio prende a testimone la Filistia (Asdod) e l’Egitto. Se ne serve per punire Israele, non per far loro un favore; che decadenza, per il popolo di Dio quando deve essere giudicato da nazioni empie. Il popolo non sa fare quello che è giusto e non realizza il grado di confusione nel quale è caduto (3:10).
Quando il peccato ci avvolge non solo ci impedisce di fare il bene, ma ci rende anche incapaci di percepire il bene e di comprendere ciò che è male (Isaia 5:12-13, 19; Geremia 4:22; Osea 4:11).
Dio diventa nemico del Suo popolo [(Isaia 63:10) cfr. 9:1-2]. Tuttavia, un piccolo residuo scamperà, perché Dio non punisce indiscriminatamente (5:15; 9:8, 11-15). Queste profezie si adempiranno quando Salmaneser V, re d’Assiria, prende Samaria all’inizio del 721 a. C. e, dopo tre anni d’assedio, deporterà gli abitanti delle dieci tribù (2 Re 17:3-6).
- Collera contro l’opulenza (3:13-15)
Gli altari stanno per essere abbattuti, avevano un corno agli angoli come simbolo di potere, questi saranno spezzati. Gli uomini credevano che fosse loro offerta protezione quando, nei momenti di difficoltà, afferravano le corna dell’altare, ma secondo la legge data a Mosè, il colpevole poteva essere strappato dall’altare (Esodo 21:14; 1 Re 1:49-53; 2:28-34).
Gli altari di Betel avevano la loro origine nel falso culto che Geroboamo vi aveva stabilito per impedire al popolo di andare a Gerusalemme per fare dei sacrifici nel regno di Giuda (1 Re 12:26-33). Questo culto, distorto fino ad adattarsi alla natura umana, sprofondò gradualmente nella più abbietta idolatria (2 Re 17:7-18).
Moralmente la casa di Dio era già caduta, nessun’altra casa potrà reggere: case di piacere invernali ed estive o lussuose case d’avorio costruite dal malvagio Acab (1 Re 22:39). Nulla potrà resistere al terremoto e agli attacchi del nemico; ogni potenza umana, anche quando si esprime negli aspetti più religiosi, è fugace quando si misura con il Signore, l’Eterno, il Dio degli eserciti. Per evidenziare meglio il contrasto, Amos raggruppa alcuni nomi divini e forma il nome più lungo di Dio nell’Antico Testamento “Dio il Signore, Dio degli eserciti (3:13).
- Collera contro l’avidità (4:1-3)
Ora, il profeta si rivolge alle dieci tribù che paragona alle “vacche di Basan”. Questo territorio ad est del Giordano, subito concupito dalla mezza tribù di Manasse, comprendeva ricchi pascoli (Deuteronomio 32:14; Ezechiele 39:18). Il paragone con le vacche sembra indicare più la popolazione di Samaria, ingrassata dal lusso e dalla ricchezza che i suoi abitanti effemminati o le loro ricche mogli sperperavano.
Il popolo opprime, schiaccia i fragili ed i poveri per vivere a spese loro. È un microcosmo [4] del mondo attuale che reclama dai suoi dirigenti sempre più beni materiali per goderne egoisticamente.
Il versetto 3 è difficile da tradurre. È comprensibile che il terremoto e poi il nemico creeranno delle brecce attraverso le quali potranno sfuggire alcuni sopravvissuti al disastro che verrà. Il popolo sarà trascinato, portato via come con dei ganci. Ne risulta un’immagine impressionante per l’epoca, poiché i conquistatori a volte guidavano i loro prigionieri con un gancio che gli passava per il naso (Geremia 16:16; Ezechiele 29:4; Abacuc 1:15).
- La ricompensa per un falso culto (4:4-13)
- Un culto fatto solo di forme (4:4-5)
Il profeta ironizza: “Andate a Betel, e peccate!”, ovvero raggiungete l’apice del vostro peccato. A Betel Giacobbe aveva sotterrato i suoi idoli (Genesi 35:1-5); sarebbe stato meglio se avesse distrutti perché, moralmente parlando, Geroboamo li dissotterrerà per istituire un culto ibrido e non soltanto a Betel, ma anche a Dan (1 Re 12:26-33), benché Dio avesse scelto un luogo preciso (Deuteronomio 26:2). Lo scopo di Geroboamo era quello di dissuadere il popolo ad andare a Gerusalemme dimostrando che disprezzava la volontà di Dio.
Questo culto idolatra, apparentemente, rispetta i più piccoli dettagli; se alcuni portano la decima ogni tre anni [5], perché allora non portarla ogni tre giorni? Che si raccolgano delle offerte e lo si proclami!
Per testimoniare una riconoscenza che non è altro che una pura forma, il popolo porta delle offerte di pane lievitato, in disprezzo alle istruzioni pienamente rivelate dall’Eterno (Levitico 2:11). È di sacrifici per il peccato che ci sarebbe bisogno! Questi riti, scollegati (o parola simile) dal modo peccaminoso di vivere dell’epoca, sono condannati senza appello.
Lo scopo di Dio sovrano nei Suoi insegnamenti (4:6-13)
Dio ha risposto a questo culto ipocrita per mezzo di giudizi. Questi castighi non erano distribuiti in maniera cieca, perché raggiungevano un uomo, ma ne risparmiavano un altro; non colpendo a caso, erano la prova evidente che era Dio stesso ad intervenire. Non è servito a niente, il popolo non è voluto tornare all’Eterno. Degli insoliti flagelli (la ruggine, il carbonchio, le locuste) colpiscono i raccolti di tutto il popolo. L’Eterno li colpirà con la peste come aveva fatto con l’Egitto: che cambiamento di situazione! Come quelle precedenti, queste piaghe non potevano essere attribuite al caso o a delle forze cieche della natura, ma il popolo non ritorna all’Eterno. Come una litania, Amos ripete per cinque volte questa constatazione. Altri profeti hanno fatto la stessa esperienza (Isaia 9:12; Geremia 5:3; Osea 7:10). Il cuore dell’uomo non cambia mai.
Malgrado la loro temibile apparenza, queste prove non avevano che uno scopo: risparmiare al popolo dei castighi più grandi e portarlo al pentimento. Siccome il popolo, però, si fa beffe degli avvertimenti divini, dovrà prepararsi ad incontrare in giudizio un Dio santo e giusto. Questo Dio è il Creatore che ha formato le montagne, Egli conosce tutti i pensieri dell’uomo, domina sul giorno e sulla notte, ed avanza come un conquistatore sulle alture della terra. Israele deve prepararsi ad incontrare questo Sovrano, nel cielo come sulla terra, che può tutto e che conosce tutto.
Il giudizio annunciato è veramente ineluttabile? Perché Israele dovrebbe prepararsi ad incontrare Dio se non fosse possibile una via di grazia? L’esortazione del versetto 12 sarebbe in tal caso senza fondamento. La grazia e l’ira divina si fronteggiano. Certamente la sentenza è pronunciata, ma il pentimento dell’uomo può far desistere Dio (2 Cronache 33:13, 19). Grazie a Dio resta un rimedio ed Amos lo presenta nel capitolo successivo.
- Lamento sulla casa d’Israele (5:1-3)
Senza mai stancarsi di avvertire, Dio ora si rivolge alla casa d’Israele. Il cuore di Amos doveva essere straziato pronunciando queste pesanti parole, perché l’invasione da parte degli Assiri sarebbe stata molto sanguinosa: solo un decimo del popolo sarebbe stato risparmiato. Negli ultimi venti anni dell’esistenza di questo regno una successione di colpi di stato lo precipita verso la sua fine. Quando, nel 722 a.C., Salmaneser mette fine a questo regno per sempre, la politica interna era in rovina (2 Re 17:3-6).
- Appello al pentimento (5:4-17)
Con un avvertimento dell’ultima ora, l’Eterno si rivolge un’ultima volta a Israele; se le calamità non hanno portato il popolo al pentimento, l’appello fatto al cuore troverà eco? Il Dio sovrano, ora si abbassa verso il popolo e supplica: “Cercatemi e vivrete”. Non vuole che il popolo cerchi Betel (la casa di Dio) visto che non è più la Sua casa ma è diventata un riparo di demoni. Betel, o ironicamente Bet-Aven [casa di vanita o d’iniquità (Osea 4:15)] sarà ridotta al nulla. È inutile che il popolo vada a Ghilgal (sign. rotolare di dosso), perché non è più il luogo di guarigione dove l’obbrobrio dell’Egitto è stato “rotolato via” (Giosuè 5:8-9); o a Beer-Sceba [pozzo del giuramento (Genesi 21:22-33)], un luogo di pellegrinaggio (8:14).
Non è più la loro religiosità che può farli vivere, ma l’Eterno (5:6). Che cosa farsene di una religione incapace di produrre il pentimento, di suscitare dei risvegli e di prevenire i giudizi (Matteo 7:21-23)? Essa non produce che amarezza ed ingiustizia. Non è di pellegrinaggi che il popolo ha bisogno, ma di una Persona il cui nome è: l’Eterno (5:8), Lui che ha fatto le Pleiadi e Orione (due costellazioni che servivano a segnare il cambiamento di stagione nell’antico Oriente). La potenza dell’Eterno opera il susseguirsi regolare del giorno e della notte, anche il ciclo della pioggia è garantito da Lui. È il Dio che produce i cambiamenti, anche politici, per il bene degli uomini (5:9). Nella sua ingratitudine il popolo è stato solo capace di sconvolgere la giustizia (5:7). La sua responsabilità è assoluta.
Le leggi religiose sono sbeffeggiate, le leggi civili calpestate. Strana religione quella che si mantiene derubando i poveri! Strana società civile quella che mette a tacere i giudici e chi parla con integrità! In questa società di privilegiati, i giudici ricattano i poveri per fare il loro lavoro. Desiderosi di lasciare dietro di loro un’opera duratura, i ricchi costruiscono con pietre squadrate, ma non abiteranno mai in questi beni effimeri ingiustamente ottenuti!
La nazione è condannata! Per questo Amos supplica ancora i suoi uditori di ricercare il bene e di odiare il male, perché sa che l’Eterno potrebbe usare grazia ad un residuo. L’Eterno, che noi conosciamo come un Dio di grazia, non può infatti dimenticare la misericordia verso un rimanente chiamato “la casa di Giuseppe”, per sottolineare che Dio sarà con lui come lo è stato con Giuseppe (Genesi 39:2; 39:21, 23; 41:38).
La conoscenza di Dio (5:4) fa desiderare il bene e ci rende capaci di farlo (5:14-15). Agendo sul nostro cuore ci porta a odiare il male e a vivere in modo santo, ma la santità non può essere raggiunta se cerchiamo di migliorarci solo con i nostri sforzi. Essa scaturisce da una trasformazione totale dell’essere per mezzo dell’azione dello Spirito Santo per poter discernere quello che Dio vuole da noi (Romani 12:2). Malgrado i ripetuti appelli al pentimento, l’Eterno sa che la maggioranza del popolo non tornerà a Lui: è per questo che proclama un giudizio definitivo. Non passerà sopra il Suo popolo come fece in Egitto (Esodo 11:4; 12:12), ma passerà “in mezzo” ad esso. Non ci sarà più, come quella volta, il sangue dell’agnello pasquale a proteggerlo. Questo sarà un giorno di dolore. I pianti di cordoglio risuoneranno nelle vigne, luoghi nei quali di solito echeggiano le voci gioiose dei vignaioli.
“Due guai. Orgoglio punito” – (da 5:18 a 6:14)
- L’annuncio di due “guai!” (da 5:18 a 6:7)
- Primo “guai a voi” (5:18-27)
Il popolo spera in un periodo di prosperità ancora più grande di quello che sta conoscendo. I territori che gli appartengono dai tempi di Salomone non sono stati riconquistati? L’Eterno non sta, infine, per esercitare la Sua vendetta sulle nazioni che lo hanno oppresso? Contrariamente a quello che pensano nel loro accecamento morale, per loro il giorno dell’Eterno non sarà un giorno di luce, di splendida gloria, ma di tenebre (5:18, 20). Si sbagliano completamente sulla natura del giorno dell’Eterno perché il loro giudizio è inevitabile. Forse si riesce a scappare dal leone, ma solo per incontrare un orso e se si riesce ancora a sfuggire è per farsi mordere da un serpente nel tentativo di raggiungere un rifugio o appoggiandosi ad un muro per prendere un respiro.
Le cerimonie religiose non potranno impedire questo guaio. Apparentemente, ci sono tutte le condizioni per un culto grandioso: assemblee solenni, splendidi sacrifici, musica e canti, ma questo culto reso ai vitelli di Dan e di Betel non è che una reminiscenza dell’idolatria praticata dal popolo durante la traversata del deserto (Esodo 32). A causa dei suoi peccati, il popolo sarà deportato al di là di Damasco; questo rappresenta un’allusione all’Assiria.
Davanti al sinedrio Stefano cita i versetti da 25 a 27 per dimostrare agli uomini principali del popolo a quando risalisse il peccato d’idolatria e per far prendere loro coscienza della gravità del loro peccato quando avevano rigettato il Signore Gesù (Atti 7:42-43). Indirizzandosi ai Giudei ritornati dalla deportazione, Stefano traspone questa profezia al regno di Giuda e la applica a Babilonia.
Che lezione per la società cosiddetta cristianizzata! Si vuole la pace rifiutando le lotte per la verità; si osserva una certa forma di pietà, ma questa cauterizza la coscienza. Per alcuni, la predicazione dell’evangelo porterà un’era di benedizione su questa terra, la condizione della Chiesa migliorerà. Illusioni fatali! Dio sta per giudicare gli uomini e solo il sangue di Cristo ci mette al riparo di questo inevitabile giudizio.
- Secondo “guai a voi” (6:1-7)
Falsa sicurezza (6:1-2)
Il profeta pronuncia un secondo “guai a voi” per coloro che vivono a loro agio a Gerusalemme (Sion) e a Samaria, la capitale del regno delle dieci tribù. Ad ogni peccato corrisponde una calamità: all’agio, il disastro; all’orgoglio, la distruzione; all’ingordigia, la magrezza scheletrica. Attraverso queste severe parole, Amos ci insegna un principio universale: tutte le situazioni puramente umane in cui Dio non è veramente ricercato, contengono il seme di un disastro e, come dimostra il profeta, il terreno più fertile del disastro è l’autocompiacimento (6:4-6).
Questo secondo “guai” cade su tutto il popolo, specialmente a causa della prosperità materiale di cui gioisce in maniera egoistica. Il lungo regno di Geroboamo II conobbe la prosperità ed il successo politico. Secondo una profezia di Giona (2 Re 14:25) questo re ristabilì le frontiere d’Israele e riprese i territori che la Siria gli aveva preso, riconquistando anche Camat [*], la città reale degli Ittiti.
Queste conquiste potevano lasciar credere che si fosse ritornati ai tempi benedetti del regno di Davide: le frontiere erano di nuovo le stesse e le apparenze simili. Pertanto, il popolo avrebbe dovuto discernere degli avvertimenti nella sorte che subivano le altre nazioni empie (6:2).
- Stare comodi in un tempo di ingiustizie (6:3-7)
Il popolo credeva di essere all’altezza del genio di Davide, ma la sua musica degradante non era che l’annuncio di un declino nazionale. Le grida dei festaioli cesseranno: ciechi a riguardo della loro condizione, non realizzavano che il vero motivo che aveva spinto Davide nelle sue conquiste era completamente diverso dal loro e che lo Spirito che animava Davide quando componeva i Salmi era quello di Dio.
A causa della loro ubriachezza, le coppe normali non erano sufficienti e bevevano il loro vino in ampie coppe, quelle destinate a raccogliere il sangue dei sacrifici, che serviva per l’aspersione del sangue (Esodo 27:3; Numeri 7:13; 1 Re 7:40). Per i sensi offuscati dal vino e la loro intelligenza ridotta a causa di ogni sorta di eccesso, non vedono il pericolo. Solo l’uomo spirituale ha i sensi esercitati a discernere il bene ed il male (Ebrei 5:14). Constatando le spaccature nella loro società avrebbero dovuto fare cordoglio e non ungersi d’olio (2 Samuele 14:2) mentre, al contrario, essi si cospargevano con l’olio migliore, l’olio profumato destinato a consacrare i sacerdoti. Non si affliggevano per la breccia di Giuseppe, per la divisione dei due regni. Che lezione anche per noi oggi! Guardiamoci dal rallegrarci dei nostri possedimenti materiali e non dimentichiamo di piangere per le brecce e le divisioni della chiesa e talvolta, ahimè, le divisioni nelle nostre assemblee cristiane. Sono uno scandalo per coloro che osservano i credenti e, soprattutto, un disonore per il Signore.
- Collera contro l’orgoglio (6:8-10)
Anche l’orgoglio dell’agiatezza è, per l’Eterno, abominevole quanto l’apparenza della pietà. Se dà grazia agli umili, Dio resiste ai superbi (Giacomo 4:6). La città ed i palazzi, che sono centri della corruzione e depositi di bottino rapinato ai poveri (3:10), saranno dati in mano al nemico. I dieci che rimangono dal giudizio precedente (5:3) finiranno anch’essi. Un parente dei morti verrà per bruciarli, in modo di evitare ogni rischio di epidemia per la mancanza delle sepolture. Questi ne troverà solo uno, rimasto nascosto in fondo alla casa che attende che il flagello porti via anche lui. Dopo questa devastazione, il sopravvissuto ed il suo parente non oseranno più nemmeno nominare il Nome dell’Eterno. Davanti a questo spettacolo di desolazione, nessuno può intercedere, anche i saggi tacciono (5:13) nell’attesa del terremoto che squarcerà le case dei ricchi e dei poveri, uniti da una stessa sorte (6:11).
- Sentenza contro l’orgoglio (6:11-14)
Tutto quello che si vantavano di avere acquisito con le loro forze e la loro potenza gli sarà tolto. Le azioni malvagie non possono mai attirare la benedizione. Amos illustra questo principio con delle figure tratte dalla vita contadina. Non assurdo è pensare che l’ingiustizia possa produrre i frutti della giustizia tanto quanto credere che si possa arare una roccia con i buoi (6:12)?
Il SIGNORE degli eserciti (esercito angelico) sta per suscitare una nazione avversaria che, dopo l’ingresso a Camat (una città che sorge in un punto strategico), li opprimerà fino al fiume della pianura. Questa piana di Arabà indica la grande depressione situata tra il mar di Galilea ed il golfo di Aqaba (Deuteronomio 1:1).
Il capitolo è un serio avvertimento per i nostri contemporanei increduli. Negli ultimi tempi in cui il declino morale sarà senza precedenti (2 Timoteo 3:5), gli uomini diranno: “Pace e sicurezza”, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, … e non scamperanno” (1 Tessalonicesi 5:1-3).
TERZA PARTE – Le cinque visioni – Capitoli da 7 a 9:6
- Avvertimenti per mezzo di tre visioni (7:1/9)
L’Eterno sta per giudicare il popolo e lo conferma ad Amos per mezzo di due visioni. Seguendo l’esempio di Abramo, quando fu avvertito della distruzione di Sodoma e Gomorra, il profeta supplica l’Eterno di trattenere la Sua collera. Una volta, due volte, il Signore ritornerà sui Suoi passi e il giudizio è momentaneamente sospeso; con la terza visione, Amos comprende che il governo di Dio sarà esercitato in ogni modo.
Queste tre visioni corrispondono verosimilmente alle tre invasioni del paese d’Israele da parte degli Assiri.
- Prima visione: le locuste (7:1-3)
Il profeta vede delle locuste sul fieno di secondo taglio che spunta dopo la mietitura per il re. Questa falciatura fa pensare al tributo che il popolo pagava al re dopo la messe (1 Re 4:7). Normalmente si mieteva due volte in Palestina. La prima mietitura era destinata al re ed il popolo dipendeva, per la sua sussistenza, dalla seconda, che, nella visione, era minacciata dalle locuste.
Quando il peccato c’è, Dio deve necessariamente punirlo, ma si arrende alla preghiera (2 Cronache 33:13, 19). Come qualcuno ha detto: “Quando la preghiera e la grazia cooperano ed offrono una via d’uscita al peccatore, allora Dio lo risparmia”.
Amos piange invocando la debolezza del popolo, affermando, così, il contrario di quello che proclamano i notabili del popolo (6:13). L’Eterno si pente, la distruzione, al momento è fermata.
Molti pensano che questo giudizio si sia realizzato al momento della prima invasione Assira qualche anno più tardi. Dopo aver cospirato, Menaem si siede sul trono d’Israele e mantiene il regno per dieci anni con una crudeltà particolarmente odiosa [744-735 a. C. (2 Re 15:16)]. Pul, re d’Assiria, invade il paese, Menaem esce indenne da questo attacco facendo pagare delle imposte straordinariamente elevate per il re di Assiria. Menaem rovina il suo popolo (“l’erba della terra è divorata”), ma il re d’Assiria si ritira (2 Re 15:19-21).
- Seconda visione: il fuoco (7:4-6)
L’Eterno proclama un giudizio per mezzo del fuoco che divorerà, prima di tutto, il grande abisso (il mare). Un’immagine simbolica della massa dei popoli, che poi si trasmette alla campagna (o: all’eredità). Le grandi acque non potrebbero spegnere l’amore (Cantico dei cantici 8:7), ma niente può spengere il fuoco della collera divina, nemmeno il mare. Eppure, Amos supplica una seconda volta e l’Eterno sospende nuovamente il giudizio.
Dopo aver divorato dei popoli lo stesso Pul, re d’Assiria chiamato anche Tilgat-Pilneser (1 Cronache 5:6, 26), attacca una seconda volta l’eredità (Israele) ai giorni di Peca, re d’Israele. L’Assiro prese diverse città d’Israele e deportò i suoi abitanti in Assiria, ma la maggior parte del paese fu risparmiata (2 Re 15:29; 1 Cronache 5:6; 2 Cronache 28:20).
- Terza visione: la livella (7:7-9)
Amos vede un filo a piombo [*]. Probabilmente non si tratta di un filo a piombo vero e proprio, ma verosimilmente di uno strumento utilizzato dal muratore per livellare un muro. Il Signore lo pone in mezzo al Suo popolo. Questa livella simbolizza il giudizio esercitato secondo la giustizia divina. Il Signore non passerà oltre per risparmiare il Suo popolo come fece il giorno di Pasqua (il termine significa proprio: l’atto del passare oltre) (Esodo 12:11-13). Il paese, colpevole, sarà definitivamente livellato, Dio non perdonerà più (cfr. 8:2) e Amos comprende quindi che il giudizio di Dio si compirà ineluttabilmente e cessa di intercedere.
Questa visione trova una realizzazione parziale quando la casa di Geroboamo II fu sterminata nella generazione successiva (2 Re 15:8-10) e definitivamente quando Salmaneser, re d’Assiria, deportò le dieci tribù in Assiria (2 Re 17:6).
- Amos accusato di cospirazione (7:10-17)
- L’accusa (7:10-13)
La menzione di Geroboamo II nella terza visione dà un pretesto ad Amasia, sacerdote di Betel, per denunciare il profeta dell’Eterno. La presenza di Amos a Betel inquieta: mentre il culto è così ben ordinato, come osa il profeta parlare di morte e di distruzione? Questo non contribuirà a rovesciare il sistema religioso stabilito da Geroboamo I, figlio di Nebat (1 Re 12:25-33)? L’empietà acceca. Mentre Amos piange per il popolo, il falso sacerdote l’accusa di cospirazione! Si alza contro Amos e lo accusa ingiustamente davanti a Geroboamo II.
Come altri profeti dell’Eterno, Amos annuncia come certa la deportazione d’Israele a causa dei suoi numerosi peccati, ma non aveva cospirato contro il re. L’accusa di fare delle congiure a Betel, nel cuore stesso d’Israele, era priva di fondamento, Amasia non aveva nessuna prova da esibire. Veramente la gente non poteva sopportare le parole di Amos come affermava il sacerdote idolatra? Vivendo nella spensieratezza e nell’opulenza, la gente doveva essere indifferente alle parole di Amos!
Le sue parole vengono deformate da Amasia: Amos non aveva profetizzato che il re sarebbe morto di spada, ma aveva solo affermato che l’Eterno avrebbe alzato la spada contro la casa del re.
Inoltre, Amasia omette di dire al re che il profeta ha interceduto per il popolo con la speranza di vedere il popolo pentirsi (5:46).
Amasia, falso sacerdote e al soldo del re, ha l’audacia di insinuare che Amos profetizza solo allo scopo di guadagnarsi il pane. Non può immaginare che il profeta dell’Eterno abbia motivi diversi da quello che gli detta il suo ideale. Senza volere, Amasia svela l’origine umana del culto di Betel (la casa di Dio), dicendo che questo luogo adesso era diventato sia il santuario del re, sia la residenza reale.
- La risposta di Amos (7:14-17)
Gli uomini come Amos non possono essere popolari, perché disturbano le persone abituate a delle forme di pietà senza potenza. La loro parola profetica è troppo attuale e troppo bruciante per una coscienza sporca. Credenti, come reagiamo quando la Parola di Dio tocca un punto oscuro della nostra vita? Cerchiamo di mettere a tacere la nostra coscienza o, come Davide, chiediamo: “Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna” (Salmo 139:23-24).
A seguito delle gravi accuse portate contro di lui, Amos fuggirà come desidera Amasia? No, piuttosto che difendersi dalle accuse, gli tiene testa ricordando le sue umili origini e l’Eterno farà il resto. Amos non finge con Amasia (13). Prima della sua chiamata non era né profeta né figlio di profeta, ma un semplice pastore che si nutriva dei sicomori [*], il frutto dei poveri. Nella sua umile condizione non desiderava farsi conoscere e non aveva mai cercato di essere profeta, la sua autorità procedeva da una chiamata divina.
Amasia ha tentato di far tacere il profeta, ma la verità grida molto più forte di ciò che si vuol far tacere. Amos è coraggioso ed ha ancora una parola profetica per Amasia. Lui e la sua famiglia saranno il simbolo di quello che arriverà al popolo infedele: il falso sacerdote morirà in un paese straniero, la sua terra sarà spartita e i suoi figli saranno uccisi con la spada. Questa punizione, pronunciata su un individuo e la sua famiglia, non può fermare il giudizio generale sulla nazione.
- Una quarta visione (8:1-3)
I giudizi che attendono il popolo erano stati comunicati ad Amos sotto forma di tre visioni (7:1-9). Una quarta li riassume, perché ora è arrivata la fine. Amos vede un paniere di frutti estivi, di frutti maturi. La raccolta è fatta. Per Israele è arrivata la fine (In ebraico c’è un gioco di parole tra: “”frutti maturi” e “fine”): quelli che avevano tutto, saranno privati di tutto (Luca 8:18). Le musiche che accompagnavano le orge diventeranno delle urla quando Israele sarà arrivato alla fine della sua esistenza nazionale. Il giudizio è così terribile che i riti funerari non potranno più essere compiuti come in precedenza (6:10). I cadaveri non saranno né sotterrati né cremati, ma saranno gettati dappertutto, ovunque regnerà la morte. Davanti a questa considerevole desolazione il tempo sarà come sospeso. Si mormorerà: “Silenzio” (Zitto!) e gli uomini resteranno muti in un silenzio angoscioso e pesante, per lasciar parlare Dio!
- Il giudizio finale (da 8:4 a 9:6)
- Riassunto dell’atto d’accusa (8:4-8)
Come un pubblico ministero, il profeta, riassume l’atto di accusa prima che il giudice emetta la sentenza definitiva. Amos ha difeso il popolo per due volte (7:2, 5), ma ora tace. Non è più un avvocato difensore. Adesso non si tratta più di come scampare al giudizio, ma di conoscere quello che il giudice ha deciso al termine del processo.
L’Eterno si indirizza, dopo i poveri, agli instancabili mercanti. Essi osservano i riti di Mosè, rispettando il giorno di sabato ed i noviluni dove non è permesso fare transazioni commerciali (Levitico 23:24), ma sono impazienti del giorno in cui potranno derubare meglio il povero, falsificando le misure e le bilance: facendo diminuire il peso ed aumentando il siclo, guadagneranno due volte. Vogliono del profitto ad ogni costo. Nessuna di queste azioni malvagie è dimenticata. Dio lo ha giurato per la gloria di Giacobbe.
Quando Dio giura per Se stesso impegna la Sua intera natura nei suoi caratteri di santità, di giustizia, di redenzione; utilizza efficacemente la totalità della Sua potenza come Onnipotente e delle Sue leggi come sovrano del mondo.
- La sentenza definitiva (8:9-14)
Una calamità parziale viene decretata prima della scossa finale. Amos, annunciando per la prima volta degli avvenimenti prossimi, considera anticipatamente quelli della fine dei tempi, di cui parlano i profeti Gioele e Zaccaria e, più tardi, il Signore Gesù stesso (Matteo 24). Le tenebre invaderanno il paese, che vacillerà sotto il peso del giudizio; il dolore del popolo sarà come quello che si prova quando muore un figlio unico che doveva perpetuare il nome della famiglia (Gioele 1:8; Geremia 6:26; Zaccaria 12:10). Non resteranno che gli idoli per i quali giuravano, oggetti inanimati che non hanno vita propria (1 Corinzi 8:4). La miseria sarà sia materiale che spirituale (Michea 3:7; Ezechiele 7:26).
- Quinta visione: Il Signore in piedi sull’altare (9:1-6)
L’altare di Betel è stato distrutto, la sua potenza è stata gettata a terra (3:14), ma l’altare dell’Eterno resta in piedi. È il solo fondamento sicuro, perché è l’altare dei sacrifici.
Quando il Signore Gesù ha rimesso il Suo spirito nelle mani del Padre, la terra ha tremato (Matteo 27:51), ma la croce non ha vacillato, è rimasta in piedi, dritta tra cielo e terra, perché Giuseppe d’Arimatea ha “tratto Gesù dalla croce” (Marco 15:46).
L’altare attesta il perdono acquisito attraverso il giudizio su un sacrifico di sostituzione (Giovanni 12:31-33). Quando il sacrificio è disprezzato, questo altare non è altro che un luogo da cui parte il giudizio (1 Corinzi 11:27-32). Il Signore vi sta in piedi, gli uomini tenteranno di scampare a questo giudizio, ma incontreranno la loro inesorabile fine: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Ebrei 10:31)!
Dio è onnipresente, nessun nascondiglio, che sia nel soggiorno dei morti (Sheol) o nei cieli, sfuggirà al Suo sguardo (9:2-3). È l’Onnipossente, il Creatore dei cieli e della terra, il costruttore degli elementi (9:6): la Sua sovranità è totale.
Allora Dio è solo un Dio d’ira e di giudizio, un Dio spietato con il peccatore? Fermarsi qui sarebbe rimanere con un Dio che ha fallito nei suoi piani. No, Amos di certo non può concludere così il suo messaggio; sa che il Dio che conosce è un Dio di provvidenza che vuole il bene del Suo popolo, un Dio che rialza.
QUARTA PARTE – La provvidenza di Dio ed il rialzamento finale d’Israele – Capitoli 9:7-15
- Un residuo è salvato (9:7-10)
Nella Sua provvidenza Dio aveva fatto uscire i figli d’Israele dal paese d’Egitto, per portarli in un paese dove scorrono il latte e il miele. Israele non poteva vantarsi di essere di un grado superiore, perché l’Eterno aveva anche fatto salire i Filistei da Catfor (Creta) e i Siri da Chir (una regione situata probabilmente tra il Tigri e l’altopiano di Elam), per portarli in luoghi più favorevoli. Sotto questo aspetto Israele non era diverso dai suoi più odiosi vicini.
La dispersione dei Giudei tra tutte le nazioni è annunciata da Amos e questa profezia si è compiuta alla lettera. Oltre venticinque secoli di storia lo testimoniano. Chi potrebbe allora dubitare del ristabilimento finale del popolo di Dio come lo annuncia il profeta? La casa di Giacobbe non sarà interamente distrutta, rimane una speranza: le Nazioni sono un setaccio in cui i Giudei sono scossi da un luogo all’altro, ma i granelli, il vero Israele, saranno preservati, afferma il profeta. Difronte ad un tale miracolo, noi non possiamo che ammirare come Dio realizzi i Suoi piani.
Il popolo giudeo è stato perseguitato come nessun altro. Satana si è accanito per farlo sparire dalla faccia della terra e, nonostante questo, i Giudei esistono ancora. Dal 1947 hanno anche ritrovato il loro paese, ma il ristabilimento finale è ancora futuro. Non è un ristabilimento generale perché i peccatori saranno giudicati, moriranno di morte violenta. Niente potrà far scampare dalla collera quelli che confidano nell’apparente potenza della Nazione e che credono che l’elezione d’Israele assicuri loro una protezione incondizionata. Nella loro arroganza, essi dicono che la sventura non potrà toccarli.
- La benedizione milleniale (9:11-15)
Il coronamento della profezia di Amos si rapporta alla benedizione millenaria. Il Nome dell’Eterno sarà invocato sulle nazioni, sarà l’unico e solo vero regno universale, sotto la guida del Messia, il vero capo della casa di Davide, il nostro Signore Gesù Cristo. Israele possiederà quello che resta di Edom, che non vedrà, come altre nazioni, il ristabilimento dei suoi deportati (Geremia 48 e 49).
L’apostolo Giacomo cita i versetti 11 e 12 (secondo la versione dei Settanta) agli apostoli ed agli anziani nell’assemblea di Gerusalemme, per dimostrare che la Chiesa comprende un popolo tratto dai Giudei come da quelli delle nazioni (Atti 15:16-18), provando così, che le nazioni hanno diritto alle benedizioni che i Giudei gli contestano.
In pochi versetti Amos riassume quello che accompagnerà il rialzamento d’Israele: la casa di Davide non è che una capanna decadente che sarà ricostruita dalle sue rovine. Il popolo di Dio avrà la supremazia sulle altre nazioni, il suolo sarà rinnovato e diventerà fecondo. La cattività (la dispersione dei Giudei) avrà fine per portare gli esiliati d’Israele nel proprio paese, che assieme alle sue città sarà ricostruito. Israele sarà definitivamente stabilito nella terra promessa e l’Eterno sarà suo Dio. Con il ristabilimento d’Israele il suolo sarà benedetto come Dio lo aveva promesso sotto la Legge (Levitico 26:5).
Sotto il regime della Legge, le benedizioni temporali erano basate su delle promesse condizionate (Levitico 26:3); sotto il regno della grazia, la benedizione riposa sulla fedeltà di Dio alle Sue promesse. L’Eterno non potrà mai mancare alle promesse incondizionate annunciate da Amos e come le leggi della natura sono costanti e universali, così le promesse di Dio sono sicure e certe (Geremia 31:36).
Che contrasto tra la severità di Dio in giudizio espressa con tanta forza all’inizio del libro di Amos ed il trionfo della misericordia in benedizione che chiude questa profezia! Se Dio ritarda il Suo castigo è per dare tempo all’uomo di allontanarsi dai suoi peccati. Nella Sua pazienza, Dio non ha che uno scopo: spingere le Sue creature, per mezzo della Sua bontà, al pentimento (Romani 2:4). Il libro di Amos si apre con il dolore dei pastori e la siccità del Carmelo [fertile (1:2)] e termina con una vita in una terra coltivata, che ha ritrovato tutta la sua fertilità. Tutta la gioia dell’Eterno è quella di farsi chiamare: “Signore, il tuo Dio”.
[1] Nota: Vedi anche: “Quelques pensées générales sur la prophetie”.
[2] Nota: Il libro di Amos è pieno di allusioni al Pentateuco. Per esempio: Amos 2:7 con Deuteronomio 23:17; Amos 2:8 con Esodo 22:26; Amos 2:12 con Numeri 6:3; Amos 4:4 con Deuteronomio 14:28/29 e 26; Amos 4:5 con Levitico 2:11 e 7:12.
[3] Nota: Si può anche comprendere che il versetto 7 denunci l’infamia, senza dubbio tipica di quel periodo: la condivisione della stessa ragazza tra un figlio e suo padre.
[4] Nota: Immagine astratta e ridotta del mondo, della società
[5] NdT: Il riferimento è a Deuteronomio 14:28-29