Panoramica di Levitico capitolo 23

Autore: Arend Remmers

Introduzione

Il Vecchio Testamento, spesso viene definito come una figura del Nuovo, infatti contiene molti simboli o figure di verità che troviamo rivelate solo nel Nuovo Testamento. Ci sono personaggi, come Isacco, che sono una figura di Cristo; troviamo, nella storia del popolo d’Israele, dopo la loro liberazione dall’Egitto, una costruzione come il tabernacolo, che è una figura molto completa di Cristo e della Sua chiesa, e le offerte che ci parlano dell’unico sacrificio del Signore Gesù.

Nelle sette feste del SIGNORE, che leggiamo in Levitico 23, troviamo descritto il rapporto spirituale di Dio con questo mondo dalla croce in poi. Queste feste stabilite, o periodi di festa, per il popolo d’Israele, erano delle occasioni per avvicinarsi a Dio, infatti Egli desiderava avere attorno a sé il Suo popolo terreno, ma questo non è tutto, infatti desidera dare delle istruzioni anche a noi. Ad esempio nella prima Lettera ai Corinzi capitolo 9 versetti 9,10, quando Paolo scrive di “non mettere la museruola al bue che trebbia il grano”, fa intendere che Dio non pensava solo ai buoi, ma questa scrittura si anche ai Suoi servitori. Questo principio si applica anche alle feste dell’Eterno.

Il Sabato (Levitico 23:3)

Leggendo Levitico 23 potremmo pensare che vi siano otto feste, essendo il sabato menzionato per primo al versetto 3. Infatti, se contiamo tutte le occasioni menzionate nel capitolo, ne troveremo effettivamente otto, ma il sabato si ripete settimanalmente, mentre tutte le altre solo una volta all’anno. Da un lato è menzionato e contato fra le feste, dall’altro viene ben distinto dalle altre che venivano celebrate solo una volta all’anno.

Il sabato ci mostra qualcosa che troviamo solo nel primo e nell’ultimo dei libri della Bibbia: il riposo eterno di Dio. Il pensiero di Dio era è e sempre sarà il “riposo” per se stesso e le Sue creature. Quando terminò la creazione si riposò il settimo giorno, santificandolo e distinguendolo da tutti gli altri in cui aveva compiuto la Sua opera creatrice (Esodo 20:11), ma sopraggiunse il peccato. Migliaia di anni dopo, quando il Signore Gesù, il Figlio di Dio, venne su questa terra, egli operò e guarì anche di sabato. Rimproverato dai Farisei rispose, “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Marco 2:27), ed anche, “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero” (Giovanni 5:17). A causa del peccato che era entrato in questo mondo non vi era un vero riposo, neppure per Dio. Allora cosa fare? Dio inviò il proprio Figlio, il Signore Gesù, che è venuto per dare riposo a tutti coloro che credono in Lui come Salvatore.

Nel caso in cui alcuni dei lettori non abbiamo trovato questo riposo per la loro anima, voglio ricordare le parole del Signore Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28) e questa è l’idea del sabato. Dio vuole che l’uomo abbia riposo e che si rallegri di esso con il suo creatore, ma adesso che il peccato è entrato nel mondo questo diventa possibile solo sul fondamento dell’opera espiatoria di Cristo. In altre parole, Dio desidera ancora dare riposo come la Bibbia afferma: “Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9).

Questo riposo può essere visto sotto due aspetti: troviamo il riposo interiore che il Signore dona a tutti coloro che credono alla Sua parola, essi possono trovare riposo e pace fin d’ora per la loro anima, ma per tutti coloro che gli appartengono esiste anche un riposo esteriore, che si realizzerà inizialmente nel millennio e poi nell’eternità. Questo riposo sabatico per il popolo di Dio deve ancora avvenire e sebbene lo stiamo ancora aspettando, possiamo già da adesso vedere quale sia il pensiero di Dio in tutto quello che fa. Ecco perché ogni settimana terminava con il sabato, il giorno nel quale a nessun Israelita era permesso lavorare.

La Pasqua (Levitico 23:5)

Consideriamo adesso le sette feste annuali celebrate in Israele, iniziando con la Pasqua: “Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua del SIGNORE”. La celebrazione ricorda il giudizio di Dio su tutti i primogeniti degli Egiziani. Per ogni Israelita era stato possibile scampare a questo giudizio immolando l’agnello Pasquale e mettendo il suo sangue sugli stipiti e gli architravi delle porte delle loro case. La cosa meravigliosa, che deve far riflettere anche ognuno di noi è che nessun Israelita, neppure i primogeniti, ha visto il sangue, perché era all’esterno delle loro case, in quanto viene detto, “quand’io vedrò il sangue, passerò oltre” (Esodo 12:13). Vediamo qui l’apprezzamento di Dio per il prezioso sangue di Cristo, mentre noi non potremo mai comprenderne appieno il valore.

La Pasqua veniva celebrata in primavera. In Esodo 12 troviamo che Dio, con questa festa, stava istituendo un nuovo inizio. Il normale calendario civile ebraico inizia in autunno, Settembre o Ottobre, ma leggiamo: “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Esodo 12:2). L’anno santo iniziava con la celebrazione della Pasqua, il quattordicesimo giorno del mese di Abib, ricordava la salvezza dal giudizio e l’inizio di una nuova vita per il popolo d’Israele.

Nel Nuovo Testamento vediamo che la Pasqua è realmente una figura dall’opera del Signore Gesù: “Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (1 Corinzi 5:7). È sempre importante trovare nel Nuovo Testamento la spiegazione di una figura del Vecchio, in modo da essere sicuri di rimanere fedeli al significato della Scrittura. Attraverso le parole dell’Apostolo Paolo, lo Spirito Santo ci spiega che la Pasqua è una figura dell’opera di Cristo per liberarci dal giudizio che meritavamo.

La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8)

La seconda festa seguiva immediatamente la celebrazione della Pasqua, iniziava il quindicesimo giorno del primo mese del calendario stabilito da Dio per il Suo popolo e durava una settimana. “Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:8). Questi sette giorni di festa ci parlano di un periodo completo, essendo il sette il numero divino della perfezione o completezza. Non siamo qui esortati a celebrare la cena del Signore, come qualcuno dice, ma piuttosto, visto che la festa dei pani azzimi durava sette giorni subito dopo la Pasqua, è una figura di come dovrebbe essere la nostra vita dopo aver creduto al Signore Gesù. Il popolo d’Israele, in quei giorni, avrebbe dovuto astenersi dal lievito che nel Vecchio Testamento è figura del peccato non giudicato. Era proibito per un Giudeo avere del lievito in casa la settimana dopo la Pasqua. Quindi Dio, in 1 Corinzi 5:8 quando dice che i cristiani non dovrebbero avere vecchio lievito o lievito di malizia e malvagità parla così del vecchio uomo (la nostra vita prima della conversione). Sebbene il vecchio uomo sia “stato crocifisso” (Romani 6:6), abbiamo ancora in noi la nostra vecchia natura, la carne, ma essa non ha nessun diritto di agire in quanto è stata messa a morte alla croce. La nostra vita quotidiana dovrebbe essere marcata dal giudizio di noi stessi e dagli azzimi della sincerità e della verità.

La festa delle Primizie (Levitico 23:9-14)

La festa doveva essere celebrata il primo giorno della settimana, che viene menzionato per la prima volta in questo capitolo. La Pasqua veniva celebrata il quattordicesimo giorno del mese, che avrebbe potuto essere un qualsiasi giorno della settimana, poi seguivano immediatamente i sette giorni celebrativi della festa dei pani azzimi. Qui, invece, abbiamo un giorno ben preciso della settimana, “il giorno dopo il sabato”. Quando il Signore Gesù, la vera Pasqua, fu immolato, il primo giorno della settimana fu solamente tre giorni e tre notti dopo, che cosa successe in quel giorno? Egli resuscitò dalla morte “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20). Nessuno, eccetto il Signore Gesù, è stato resuscitato da Dio senza mediazione umana e perfino coloro che ha resuscitato per mezzo di Lui, prima di Gesù stesso, morirono una seconda volta, ma il Signore Gesù resuscitò ad una vita segnata dall’incorruttibilità.

La festa delle Primizie poteva essere celebrata dal popolo d’Israele solo nel paese di Canaan. Non vi erano primizie nel deserto, le spighe da agitare si trovavano solo nella terra promessa. La celebrazione di questa festa parla a noi, che fin da ora godiamo del pieno possesso delle benedizioni che Dio ha elargito per il Suo popolo celeste, di cui Canaan è una figura. Dio non vuole che siamo dei cristiani senza gioia, anzi desidera che ci rallegriamo della relazione che abbiamo con il Signore Gesù e di tutte le benedizioni che ci ha assicurato. Questa comunque non è l’ultima festa, ve ne sono altre quattro, tre delle quali strettamente collegate fra di loro.

Pentecoste (Levitico 23:15-22)

Questa festa aveva luogo sette settimane ed un giorno (esattamente 50 giorni) dopo che era stata agitata la primizia. Questa è un’altra festa di cui troviamo il pieno compimento nel Nuovo Testamento, “quando il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). I cinquanta giorni qui menzionati partono dalla resurrezione del Signore Gesù, di cui la festa delle Primizie è una figura, e ci porta al giorno della Pentecoste: la parola greca per cinquantesimo.

In Atti 2 troviamo che la Pentecoste è, di fatto, il giorno in cui è nata la chiesa, questo ci mostra che le prime quattro feste, la Pasqua, i Pani Azzimi, le Primizie e la Pentecoste sono una figura dell’intero piano di Dio per la salvezza e l’unità del Suo popolo, portato a termine dall’opera del Signore Gesù, anche se in molti aspetti, specialmente per questa festa, non rappresentano la realtà. Nel giorno della Pentecoste, come Paolo spiegherà successivamente, tutti i credenti, quindi come minimo i 120 che si trovavano radunati insieme nella stanza di sopra, furono “battezzati da un unico Spirito per formare un unico corpo” (1 Corinzi 12:13). Questo viene espresso ogni primo giorno della settimana nella rottura del pane: “siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Corinzi 10:17), ma durante la festa il popolo d’Israele doveva portare non una pagnotta di pane, ma due.

Nel Vecchio Testamento troviamo molte figure della chiesa, per esempio il tabernacolo (le assi sono la figura dei riscattati che nel loro insieme formano la casa di Dio), ma nessuna è in grado di ritrarre la meravigliosa unità che vi è in essa. Nel tabernacolo troviamo dodici pani che ci parlano delle tribù d’Israele, qui ne abbiamo due, non uno, per questo motivo la figura non è la piena rappresentazione della realtà.

Abbiamo già menzionato in precedenza che il lievito è una figura del peccato, che non è permesso nelle vite dei cristiani, però questi due pani dovevano essere cotti con il lievito, era quindi presente in essi, ma non presentava più la sua capacità attiva, perché era stato esposto al fuoco. Questo è esattamente lo stato della chiesa, in quanto composta da credenti ben consci che una volta si trovavano sotto l’azione del peccato, ma ora questo problema è stato risolto attraverso il giudizio subito dal Signore. In linea di principio l’azione del peccato in loro è terminata, anche se, purtroppo, è ancora possibile permettere che agisca.

Nel versetto 20 troviamo ancora una volta l’uso della parola “primizie”, sebbene in ebraico sia una parola differente da quella usata nel versetto 10, la quale è anche usata in Levitico 2:12 in relazione alle oblazioni. Giacomo scrive che anche noi siamo primizie: “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18), cioè primizie della nuova creazione. Se ci guardiamo attorno vediamo la vecchia creazione, per natura stessa ognuno di noi ne è parte come la terra, ma in mezzo a questa vecchia creazione che giace in mezzo al peccato, troviamo delle creature nuove: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Tutti i credenti, quindi, avendo sperimentato le benedizioni di Dio, appartengono già alla nuova creazione, sebbene questa non sia ancora giunta a compimento, come descritto in Apocalisse 21:1-7.

Intervallo

La seconda, la terza e la quarta festa erano tutte collegate alla prima: la Pasqua che segnava l’inizio dell’anno santo. Segue poi un vuoto fino al settimo mese, quando vi sarà il suono della tromba (v. 24).

Mentre le prime quattro feste rappresentano l’opera di Cristo e i suoi risultati in questa dispensazione per chiunque crede, sia Giudeo o Gentile, le ultime tre ci riconducono all’ordine terreno delle cose. Nelle prime quattro feste l’argomento trattato è la formazione del Suo popolo celeste, la chiesa, mentre nelle restanti tre la storia futura del Suo popolo terreno, Israele. Il mese nel quale le ultime tre feste vengono celebrate è il settimo mese dell’anno santo ed è l’inizio dell’anno civile. Come abbiamo visto nel Nuovo Testamento, le rappresentazioni delle prime quattro feste sono già state compiute, possiamo quindi avere la certezza che anche le ultime tre troveranno il loro totale compimento.

La festa delle trombe (Levitico 23:23-25)

In un momento futuro, che qui viene identificato con il settimo mese, Dio parlerà al popolo d’Israele in un modo che viene raffigurato con la festa delle trombe. Queste trombe non hanno niente a che fare con il rapimento dei credenti, ma le troviamo menzionate dal profeta Gioele: “Sonate la tromba a Sion! Date l’allarme sul mio monte santo! Tremino tutti gli abitanti del paese, perché il giorno del SIGNORE viene, è vicino, giorno di tenebre, di densa oscurità, giorno di nubi e di fitta nebbia! Come l’aurora, si sparge sui monti un popolo numeroso e potente” (Gioele 2:1-2)

Dopo che la chiesa e i credenti del Vecchio Testamento saranno presi per essere per sempre con il Signore, la tromba per Israele suonerà ed il popolo terreno di Dio avrà un risveglio spirituale. Molte cose potrebbero essere dette a riguardo dello stato d’Israele di oggi; parte della nazione ha fatto ritorno nella terra promessa dopo quasi 2.000 anni di assenza, ma non riuniti dal suono di questa tromba. È più probabilmente quello che troviamo in Ezechiele 37 dove le ossa di morti erano radunate nella valle, ma senza vita. Attualmente non vi è vita spirituale nella nazione, se anche fossero in attesa del Messia, ciò viene fatto in modo sbagliato. Hanno peccato e una delle conseguenze di ciò sarà quello che abbiamo in Apocalisse 12: la donna (Israele) che fugge nel deserto. La festa delle trombe ci parla di qualcosa che deve ancora avvenire.

La festa delle espiazioni (Levitico 23:26-32)

La festa delle espiazioni è dettagliata in Levitico 16. I capitoli 9 e 10 della lettera agli Ebrei, affermano che il sacrificio di Cristo è il compimento dell’opera del sommo sacerdote in quel particolare giorno, compreso il sacrificio dei due capri e delle altre offerte. La Sua offerta ha avuto luogo una volta e per sempre e adesso è seduto in eterno alla presenza di Dio.

Molto spesso applichiamo il giorno dell’espiazione a noi stessi, ma l’opera del Signore ha un raggio d’azione molto più ampio, vale per ogni credente, compresi quelli del Vecchio Testamento. Paolo scrive che Dio ha “usato tolleranza verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:25). I peccati del tempo passato sono stati giudicati con l’opera del Calvario ed è anche il fondamento del nuovo patto che il Signore stabilirà con Israele in futuro. In Levitico 23, inoltre, vediamo che Israele avrà il proprio giorno dell’espiazione, dopo il suono della tromba che li ha ricondotti a Dio. Vedranno che morendo in croce, il Signore è stato per loro quel capro espiatorio che gli ha tolto i peccati. Egli è Colui il cui sangue fu, per così dire, portato nel santuario, fu lasciato andare via e destinato ad Azazel (il capro espiatorio in Levitico 16:21-22, 26). Quando fu crocifisso dissero, “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo 27:25), ma in futuro vedranno che Egli si era caricato dei loro peccati come di quelli dei loro figli e rivolgeranno i loro occhi a Colui che hanno trafitto (Zaccaria 12:10). Questo sarà il giorno dell’espiazione per Israele.

La festa delle Capanne (Levitico 23:33-36)

Eccoci arrivati all’ultima festa che non potrà essere nient’altro che il riposo di Dio per il Suo popolo terreno, il millennio o i mille anni di regno di Cristo. Questa festa, che durava una settimana, è una figura appropriata di questo periodo: regnava la gioia, il popolo doveva costruire delle capanne e rallegrarsi di tutto ciò che Dio aveva fatto per loro. Questo è ciò che caratterizzerà Israele nel millennio.

Ma non finisce qui, abbiamo anche l’ottavo giorno, l’inizio di una nuova settimana, il giorno eterno in cui ciò che è iniziato nel millennio proseguirà nella perfezione. È il glorioso fine delle vie di Dio con la vecchia creatura, in cui dimostrerà che in Cristo l’uomo sarà in grado di mantenere la pace e la giustizia sulla terra. Se ci guardiamo attorno adesso, non riusciamo a vedere come questo potrà essere possibile, ma Dio terminerà la storia di questo mondo con tale dimostrazione.  Quindi il millennio rappresenta la fine del mondo presente, ma da un altro lato guarda in avanti a ciò che sarà eterno, perché Apocalisse 22:5 si riferisce ai servi del Signore i quali regneranno nei secoli dei secoli.

Conclusione

Tutte queste cose ci sono presentate in modo meraviglioso in un solo capitolo. Dio vuole che siamo a conoscenza dei Suoi pensieri, vuole prenderci fra le Sua braccia e dirci: “guarda questo è quello che ho in mente per il mio popolo terreno e per tutti coloro che credono nel Signore Gesù”.

Tradotto e adattato da Truth & Testimony Issue numero 1 anno 2012.

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