di J. A. Monard
Salmi 16
“1 Inno di Davide.
Proteggimi, o Dio, perché io confido in te.
2 Ho detto al SIGNORE: «Tu sei il mio Signore; non ho bene alcuno all’infuori di te».
3 Quanto ai santi che sono sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto.
4 I dolori di quelli che corrono dietro ad altri dèi saranno moltiplicati; io non offrirò le loro libazioni di sangue, né le mie labbra proferiranno i loro nomi.
5 Il SIGNORE è la mia parte di eredità e il mio calice; tu sostieni quel che mi è toccato in sorte.
6 La sorte mi ha assegnato luoghi deliziosi; una bella eredità mi è toccata!
7 Benedirò il SIGNORE che mi consiglia; anche il mio cuore mi istruisce di notte.
8 Io ho sempre posto il SIGNORE davanti agli occhi miei; poiché egli è alla mia destra, io non sarò affatto smosso.
9 Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta; anche la mia carne dimorerà al sicuro;
10 poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione.
11 Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno”.
Davide, che compose questo salmo, senza dubbio vi espresse, con assoluta sincerità, ciò che provava personalmente, i pensieri che Dio aveva suscitato in lui. Inoltre, è probabile che i devoti israeliti cantassero questo cantico con tutto il cuore. Per noi cristiani rimane un modello di ciò a cui possiamo aspirare nella nostra vita pratica.
A differenza di molti altri, questo salmo non menziona circostanze particolari, né nemici, né sofferenze, né avversità. Nasce spontaneamente da un cuore che vive nella vicinanza a Dio.
Il versetto 1 fornisce la chiave: “Proteggimi, o Dio, perché confido in te“. È un’espressione di dipendenza e fiducia. Se solo sentissimo il bisogno continuo di essere protetti! Protetti dai nostri nemici spirituali e dai nostri stessi cuori ingannevoli. E se solo sapessimo confidare completamente in Dio per essere protetti!
In tutto il salmo, ad eccezione dei versetti 2 e 3, è il fedele a parlare con Dio. Ma in questi due versetti, qualcuno si rivolge ai fedeli e ricorda loro ciò che Dio ha detto. Il versetto 2 esprime l’umiltà di Dio, e il versetto 3 mostra che è in coloro che temono Dio che Egli trova tutta la Sua gioia. Questi sono “i santi che sono sulla terra“, e Lui stesso si definisce “il tuo santo” nel versetto 10.
Al contrario, il mondo estraneo a Dio, coloro che “corrono dietro ad altri dèi“, viene menzionato solo brevemente (v. 4). Le loro sofferenze saranno moltiplicate.
In questo salmo, il mondo esterno è quasi sullo sfondo. L’anima gioisce in Dio stesso: «Il SIGNORE è la mia parte di eredità e il mio calice» (v. 5). Non sono i doni di Dio a riempire principalmente il cuore, ma Dio stesso. Egli è il tesoro supremo.
Tuttavia, apprezziamo ciò che Dio ci ha donato, la porzione che ci ha concesso con grazia sulla terra, e ne siamo pienamente soddisfatti: «La sorte mi ha assegnato luoghi deliziosi; una bella eredità mi è toccata!» (v. 6). L’apostolo Paolo scriveva a Timoteo: «La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno» (1 Timoteo 6:6); e, anche da prigioniero, poteva dire: «io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo» (Fil. 4,11).
Il versetto 7 esprime una sorta di scambio: “Benedirò il SIGNORE che mi consiglia“. La lode si eleva a Dio in segno di gratitudine, e Dio istruisce i suoi amati. È notevole trovare questo già presente nell’Antico Testamento. Dio non solo pronuncia comandamenti, ma nella sua grazia, dà consigli. La seconda parte del versetto 7 – “anche il mio cuore mi istruisce di notte” – evoca il discernimento spirituale, pensieri sani, i frutti di una regolare comunione con il Signore.
«Io ho sempre posto il SIGNORE davanti agli occhi miei» (v. 8) esprime l’abitudine di coinvolgere Dio, di metterlo al primo posto, in tutti i nostri progetti e in ogni circostanza. Questa presenza non è certo un ostacolo, al contrario, è una fonte di forza, sicurezza, pace e gioia. «Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta; anche la mia carne dimorerà al sicuro» (vv. 8 e 9).
Nei versetti 10 e 11, la morte viene contemplata senza timore: «poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte…Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno». Dio ha un sentiero di vita oltre la morte e condurrà i credenti attraverso di esso. La beatitudine eterna sarà la loro parte alla presenza di Dio. Per coloro la cui porzione sulla terra è il Signore, il Suo volto, contemplato alla piena luce, sarà una fonte inesauribile di gioia.
Applicazione a Cristo
Per concludere questo quadro, potremmo ben chiederci: chi ha realizzato tutto ciò meglio di Cristo stesso? Ma c’è di più.
Nel suo discorso ai Giudei nel giorno di Pentecoste, Pietro cita i versetti 8-11 di questo salmo e li applica a Cristo (Atti 2:25 e seguenti). Egli dimostra – e questo non è affatto un caso isolato nei Salmi – che le parole di Davide andavano in realtà oltre la sua esperienza personale. Come profeta, parlò di queste cose “riguardo alla risurrezione di Cristo” (v. 31). Infatti, Davide dice: “né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione” (v. 10), ma egli stesso vide la corruzione. Il suo corpo tornò polvere. Solo Cristo non vide la corruzione, essendo risorto il terzo giorno dopo la sua morte. È di lui che parla il salmo.
In Atti 13:35-37, l’apostolo Paolo usa lo stesso argomento a sostegno della risurrezione di Cristo.
Se osserviamo attentamente il Salmo 16, notiamo diversi altri dettagli che possono applicarsi in modo rigoroso solo a Cristo. A chi altri se non a lui sarebbe riservato il posto d’onore alla destra di Dio (v. 11 – Ebrei 1:13)? O ancora, Davide avrebbe potuto dire con assoluta certezza: “Ho sempre
posto il Signore davanti agli occhi miei” (v. 8)? Solo nella vita perfetta di Gesù, l’obbedienza, la devozione, la dipendenza e la fiducia erano incrollabili.
Questo salmo offre una straordinaria rappresentazione di ciò che caratterizzò Cristo durante tutta la sua vita terrena. «Custodiscimi, o Dio» (v. 1) esprime la perfetta dipendenza
di colui che, «in forma di Dio», si era «spogliò sé stesso» facendosi uomo. E la sua fiducia
in Dio fin dal grembo materno verrà ricordata nel Salmo 22.
Ciò che è detto nel versetto 2, «Tu sei il mio Signore; non ho bene alcuno all’infuori di te», richiama alla mente colui che disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio» (Marco 10:18). Questo riflette l’atteggiamento umile che aveva assunto.
Secondo il versetto 3, Gesù trovava la sua gioia in coloro che temevano Dio. Nella sua umiltà, non esitò a identificarsi con loro quando, al battesimo di Giovanni, confessarono i loro peccati. Essi erano allora “i migliori della terra”.
Il versetto 6 parla della sua completa accettazione della volontà di Dio durante tutto il suo ministero, anche quando fu frainteso e rifiutato. “Io ti rendo lode… sì, Padre, perché così ti è piaciuto!'” (Luca 10:21).
Vale la pena rileggere questo salmo pensando al Signore Gesù, colui che poteva dire: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua» (Giovanni 4:34); «non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato» (8:28); «faccio sempre le cose che gli piacciono» (8:29).
Tradotto e adattato da “Approche de quelques Psaumes qui parlent de Christ”