Coraggio per il nuovo anno – 2026

di E. A. Bremicker

Un nuovo anno si apre davanti a noi. Forse ci chiediamo cosa porterà con sé: nella nostra vita personale, familiare, professionale e, speriamo, soprattutto in ciò che concerne l’ opera del nostro Signore e la nostra testimonianza per Lui. È normale che aspettative e sentimenti cambino da persona a persona.

Il contesto

Una cosa è certa: il tempo in cui viviamo è il tempo della fine. L’apostolo Paolo parla degli “ultimi giorni… tempi difficili” (2 Tim. 3:1). Giovanni parla dell’“ultima ora” (1 Giov. 2:18), durante la quale molti sono divenuti anticristi. Pietro ricorda che “la fine di tutte le cose è vicina” (1 Piet. 4:7). Illudersi che il nostro mondo stia migliorando sarebbe vano: non sta accadendo e non accadrà. La situazione politica e sociale diventerà sempre più complessa.

Quali conseguenze comporta tutto questo per noi cristiani? Davide fa una domanda che ci riguarda da vicino: “Quando le fondamenta sono rovinate, che cosa può fare il giusto?” (Salmo 11:3). Come comportarsi in un mondo in cui i cosiddetti “valori cristiani” vengono abbandonati gradualmente, in un mondo dove “si chiama bene il male e male il bene…cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Isaia 5:20)? Dovremmo rassegnarci? Rinunciare? Ribellarci? Uniformarci al pensiero dominante? Nessuna di queste risposte è percorribile. Davide stesso risponde alla sua domanda: “Il Signore è nel Suo tempio santo, il Signore ha il Suo trono nei cieli; I Suoi occhi vedono, le Sue pupille scrutano i figli degli uomini” (Salmi 11:4). Qui troviamo la fiducia in Colui che non perde mai il controllo: né di ciò che accade sulla terra, né delle nostre vite personali. Il suo trono, simbolo di autorità e governo, è nei cieli, e nulla può scalfirlo.

Vorrei ricordare ancora una volta ciò che Pietro ha scritto: “La fine di tutte le cose è vicina” (1 Pietro 4:7). Tutto quello su cui  abbiamo sempre contato può venir meno all’improvviso. Ciò che ieri sembrava scontato, domani potrebbe non esserlo più. La fine di tutte le cose non è ancora giunta, ma si avvicina. Il giudizio sulla cristianità priva di Cristo è alle porte. E se la fine era “vicina” ai tempi di Pietro, quanto più oggi? Tutto ciò che gli uomini vedono e in cui ripongono la loro fiducia finirà. Per questo è fondamentale confidare in Dio, colui che custodisce ogni cosa nelle sue mani.

In seguito a questa premessa, Pietro ci offre cinque esortazioni che sono un incoraggiamento per noi, specialmente in vista dell’anno che sta iniziando:

“Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una gran quantità di peccati. Siate ospitali gli uni verso gli altri, senza mormorare. Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno secondo il carisma che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. Se uno parla lo faccia come si annunziano gli oracoli di Dio; se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo al quale appartengono la gloria e la Potenza nei secoli dei secoli! Amen (1 Pietro 4:7-11).”

 

Siate sobri

Il termine Greco tradotto qui come “sobri” descrive una persona che fa prova di autocontrollo e moderazione: è il concetto dell’autodisciplina, del vedere le cose come le vede Dio.  Nel mondo di oggi abbiamo un bisogno particolare di sobrietà. Anche durante questo nuovo anno, ricerchiamo quindi l’equilibrio ed evitiamo sia la rassegnazione che l’euforia.

 

Vegliate per pregare

Chi veglia non si addormenta né si lascia condizionare da ciò che annebbia la mente ed impedisce di reagire in modo convenevole. Questo stato è qui associato alla preghiera: non solo un’ esortazione a vegliare, non solo pregare, ma vegliare nella preghiera. Le nostre preghiere sono preziose in questi ultimi tempi e non dovrebbero essere ostacolate da paura e ansia. Le difficoltà ci inducono a pregare, ma non devono influenzare negativamente le nostre preghiere. Anche quest’anno, la preghiera, personale o collettiva, ci permette di fare appello a Colui che è la nostra forza. Essa esprime la nostra comunione con Dio e tramite essa colui che prega, esprime la sua completa dipendenza da Dio. Le nostre preghiere possono muovere il braccio di Dio, che agirà ben oltre ciò che possiamo immaginare.

 

Prima di tutto, abbiate un amore ardente gli uni per gli altri

L’espressione “prima di tutto” sottolinea l’importanza di questa esortazione. La Parola mostra che dobbiamo  essere perseveranti e ferventi nell’amore, e qui l’Amore di cui Pietro ci parla è quello che lo Spirito Santo ha versato nei nostri cuori (Romani 5:5). Poiché partecipiamo alla natura divina, siamo capaci di amarci gli uni gli altri. I figli di Dio sono stati formati per questo. Ma è legittimo chiederci quanto siamo disposti a farlo. L’amore vero non si manifesta con parole o buoni propositi, ma “con i fatti e in verità” (1 Giov. 3:18). Il nuovo anno ci darà occasioni concrete per farlo.

Pietro aggiunge che questo amore “copre una gran quantità di peccati” (cfr. Giac. 5:20). Possiamo anche considerare Proverbi 10 versetto 12: “ L’odio provoca liti ma l’amore copre ogni colpa”. Non significa che il peccato non sia grave o non vada trattato di conseguenza ma che l’amore non mette in luce gli sbagli altrui quando non è necessario. L’amore è pronto a perdonare, e un perdono autentico non rivanga mai il passato (Ef. 4:32; Col. 3:13).

 

Siate ospitali gli uni verso gli altri

In un tempo in cui molti si allontanano da Dio e dalla Sua Parola, la famiglia di Dio deve restare unita. Non riguarda solo le riunioni della chiesa, ma anche la vita quotidiana. Esortiamoci a farci visita più spesso, a condividere, a edificarci vicendevolmente sulla nostra “santissima fede” (Giuda 1 : 20). L’ospitalità richiede impegno, soprattutto quando arriva inattesa, e per questo Pietro aggiunge “senza mormorare”: cioè con una sincera disposizione di cuore. Quest’anno ci offrirà molte occasioni per essere ospitali: cogliamole!

 

Servitevi a vicenda

Nel popolo di Dio dipendiamo gli uni dagli altri. Un dono di grazia è un servizio specifico accompagnato dalla capacità spirituale per svolgerlo. È una grazia di Dio e allo stesso tempo una responsabilità. Ogni credente possiede un dono: non ci sono eccezioni. Romani 12 e 1 Corinzi 12 mostrano come l’unità dei credenti si esprima in una grande varietà di servizi. Nessuno può restare inattivo e nessuno può fare a meno degli altri. Per questo dobbiamo “servirci gli uni gli altri”. Non si parla qui della nostra relazione con il Signore, quanto piuttosto dell’aiuto che dovremmo dare gli uni agli altri.

Possiamo trascurare il nostro dono di grazia (1 Tim. 4:14). Altre cose possono facilmente prendere il sopravvento. Per questo, all’inizio di un nuovo anno, dobbiamo ravvivare il dono che ci è stato affidato (2 Tim. 1:6) e chiederci: come posso servire e aiutare gli altri? Pietro spiega che questo può avvenire attraverso parole (“se qualcuno parla”) o azioni (“se uno compie un servizio”). Le possibilità per sostenerci a vicenda sono tante: non ignoriamole!

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