“Deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge”

di M. Tapernoux

Nella sua vita il credente è sempre posto di fronte a delle scelte. Da una parte, deve “apprezzare le cose migliori” (Fil. 1:10), che si tratti di un servizio da compiere o di una grazia da cogliere, e d’altra parte è tenuto a respingere con fermezza tutto ciò che non è conforme alla volontà di Dio.

Deponiamo (greco: apotithèmi, che esprime l’idea di disfarsi di qualcosa per non essere appesantiti o ostacolati) ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:1-2).

Il credente è chiamato a “correre la gara” per ottenere il premio. In vista di questo, deve deporre tutto ciò che potrebbe ostacolarlo nello sforzo verso la meta, si tratti di preoccupazioni, di difficoltà, di gioie terrene, insomma tutto quello che accaparra la nostra mente e il nostro cuore.

L’atleta determinato a vincere non potrebbe caricarsi di pesi di nessun genere e, se ne avesse, se ne sbarazzerebbe subito, per essere alleggerito al massimo e correre così nelle migliori condizioni. E noi, non siamo anche noi sovente degli “atleti” che pretendono di correre con dei pesi addosso? Vogliamo correre, ma senza rinunciare ai “pesi” ai quali siamo incatenati: pigrizia spirituale, attaccamento ai beni terreni, egoismo sotto tutte le forme, senza parlare della mondanità. Pensiamo all’esempio dell’apostolo Paolo che considerava “spazzatura” tutto quello che poteva ostacolarlo nella corsa (Fil. 3:8). Questa dovrebbe essere la nostra valutazione delle cose del mondo, perché i vantaggi e i tesori che esso offre, come pure tutte le vanità, sono come delle reti sul nostro percorso e dei pesi che ci portiamo addosso.

Non c’è da stupirsi se tanti “corridori” credenti, poco dopo una partenza promettente, smettono presto di correre e si stendono sulla pista per riposarsi, affaticati e ostacolati da tutto ciò che non hanno voluto lasciare prima di iniziare a correre. E non sono mai più ripartiti. “Dormire un po’, sonnecchiare un po‘, incrociare un po’ le mani per riposare… la tua povertà verrà come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato” (Prov. 6:10-11).

“Un po’”. Quale insidia satanica si nasconde in questa espressione apparentemente insignificante! Il “peso”, che ci fa perdere la gara, e quindi il premio, non ci è mai presentato dal nemico come qualcosa di pericoloso, ma come una cosa lecita, addirittura indispensabile. “Devo pur lavorare, riposarmi, distrarmi, e così via”. Certamente! Ma da quando queste cose, di per sé lecite, prendono nel nostro cuore il posto che appartiene al Signore, diventano dei pesi che dobbiamo posare. Su questo argomento il Signore ha pronunciato delle parole che faremmo bene meditare: “Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio… Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo… Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo” (Luca 9:62).

Ma come possiamo “deporre ogni peso”? Fissando gli occhi su Gesù! Così il nostro cuore è occupato di lui, i nostri affetti sono concentrati sulla sua persona e siamo liberati da ciò che può ostacolarci. Un fratello ha scritto: “In Cristo troviamo non solo quello che risponde agli affetti della vita e della natura nuova che possediamo, ma anche la potenza per scartare ciò che non è conforme ad essa e che è della carne”.

Alleggeriti di ogni peso, possiamo correre la corsa che è davanti a noi. Più avanziamo e meglio discerniamo la meta gloriosa verso la quale ci stiamo dirigendo; ed essa ci sarà sempre più preziosa. Questa meta è Cristo stesso, un Cristo celeste, nel quale riceviamo le “cose promesse” (Ebrei 11:13).

Il peccato

Oltre a ogni peso, il passo di Ebrei 12:1 ci dice che dobbiamo “deporre” il peccato, per poter correre la gara e vincere il premio. Del peccato è detto “che così facilmente ci avvolge”. In realtà, essendo la carne è ancora in noi, se non vegliamo, le vanità e le contaminazioni del mondo agiscono su essa ed eccitano le concupiscenze del cuore. Di qui a commettere il peccato non v’è che un passo che purtroppo spesso facciamo, per mancanza di vigilanza. Eccoci allora avvolti nelle reti del peccato e fermati nella nostra corsa.

È dunque necessario fare attenzione, nel nostro cammino quotidiano, alle cose apparentemente poco importanti, ma che potrebbero nuocere alla santità interiore e alla separazione dal male per amore del Signore. Dobbiamo respingere il peccato, opporre un rifiuto energico alle tentazioni del nemico e mantenerci vicini al Signore. Qui, nella sua comunione, saremo preservati dalle cadute. Come per il “peso” da deporre, la risorsa per la liberazione dal peccato è “fissare lo sguardo su Gesù”. Quando guardiamo a Lui, il nuovo uomo entra in azione e i suoi affetti per la persona di Cristo sono fortificati; e il cuore è liberato dalla concupiscenza tramite la potenza dello Spirito Santo che agisce nella nuova natura e che esclude ciò che influisce sul vecchio uomo. Un fratello ha scritto: “Quando si guarda a Gesù tutto è più facile; quando non si guarda a Lui, tutto è impossibile… In Lui, e in Lui soltanto, si getta lontano e senza alcuna riserva mentale ogni ostacolo; non si può combattere il peccato con la carne”.

La Scrittura elenca alcuni peccati precisi che siamo tenuti a “deporre”: “ogni impurità e residuo di malizia” (Giac. 1:21); “ogni cattiveria, ogni frode, l’ipocrisia, le invidie e ogni maldicenza” (1 Pietro 2:1); “bandita (greco: apotithèmi, come in Ebrei 12:1) la menzogna, ognuno dice la verità al suo prossimo” (Ef. 4:25); “deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene” (o vergognose – Colossesi 3:8).

Tutte queste cose sono il frutto della propria volontà e del cuore naturale e, di conseguenza, sono incompatibili con la vita di Cristo in noi. Queste manifestazioni del vecchio uomo sono anche in contraddizione completa con l’esempio che il Signore ci ha dato nel suo cammino quaggiù. Ora il credente, essendo morto con Cristo, ha spogliato il vecchio uomo con tutto ciò che lo contraddistingue e ha rivestito il nuovo che è secondo l’immagine di Colui che l’ha creato. La vita del nuovo uomo deve dunque manifestarsi in pratica. Per questo, da una parte dobbiamo rifiutare tutto ciò che proviene dal vecchio uomo, fonte corrotta da cui scaturiscono “ogni impurità e ogni residuo di malizia”; d’altra parte, dobbiamo mostrare i tratti caratteristici della nuova natura, cioè la vita di Cristo in noi. Solo lo Spirito Santo ci può condurre a realizzare queste cose.

Deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, per poter correre per Cristo e verso di Lui.

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