Due tipi di tesoro – Matteo 6:19-21

di Arend Remmers

Nei versetti 19 a 34 del capitolo 6 il Signore affronta un nuovo argomento: la posizione dei suoi discepoli in questo mondo. Innanzi tutto, li mette in guardia contro il perseguimento delle ricchezze terrene (v, 19-24). Non devono cercare di soddisfare interessi o inclinazioni opposti alla loro confessione di fede ed alla loro missione. Non possono accumulare due specie di tesori, non possono servire due padroni.

D’altronde, il Signore vuole scaricare i suoi discepoli dalle preoccupazioni legate alle necessità della vita di tutti i giorni (v.25-34). Per questo, attira la loro attenzione sulla tenera sollecitudine del loro Padre celeste e sul valore che hanno per Lui. Ma vuole anche toccare il loro cuore quando dice loro: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio  e tutte queste cose vi saranno date in più (v. 33).

 

Tesori terreni
Non fatevi tesori sulla terra dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:19-21).

I tesori sono oggetti o beni preziosi ai quali si attribuisce un grande valore. Un tempo erano essenzialmente composti da abiti, stoffe e metalli preziosi. Si accumulavano così riserve per poter far fronte ad un avvenire incerto, ma anche per esibire la propria ricchezza (cfr. 2 Re 20:13; Luca 12:16-21).

I Giudei concordavano sul fatto che una grande ricchezza fosse una prova della benedizione di Dio e pensavano che la ricerca di questi beni gli fosse gradita. In Deuteronomio 28:1-14, Dio aveva promesso a Israele prosperità, ricchezze, e praticamente tutte le benedizioni terrene se il popolo avesse serbato i Suoi comandamenti. In questo passo, il cielo, da cui scende la pioggia necessaria per la crescita e per la vita, è chiamato in modo significativo “il buon tesoro”  di Dio (v. 12).

Non fatevi tesori sulla terra”. L’avvertimento che il Signore Gesù rivolgeva ai discepoli non aveva affatto in vista la ricerca della benedizione divina per la terra, bensì il perseguimento avido della ricchezza e della sicurezza materiale. Ne parlava già il libro dei Proverbi: “Non ti affaticare per diventare ricco, smetti dall’applicarvi la tua intelligenza. Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l’aquila che vola verso il cielo” (24.4-5).

 

Sicurezza apparente

Le ricchezze e i tesori terreni sono fragili e di conseguenza incerti. La tignola, animaletto insignificante, può distruggere in pochissimo tempo le stoffe più preziose; la ruggine può danneggiare oggetti che si direbbero i  più duraturi e i più preziosi (cfr. Giacomo 5:2-3); e i ladri possono, in un colpo solo, portare via tutto! Specialmente durante la prima metà del secolo scorso, quante persone, compresi i figli di Dio, a causa della guerra, dell’esilio o dell’inflazione, hanno dovuto fare l’esperienza della fragilità dei beni terreni! Anche l’apostolo Paolo ricorda seriamente ai credenti ricchi la precarietà delle loro ricchezze (1 Timoteo 6:17). Questa precarietà è tanto più evidente oggi nei mercati finanziari!

Ma i beni materiali non sono gli unici tesori ai quali ci si potrebbe attaccare; ci sono anche la stima e gli onori del mondo, tutte le cose che ci affascinano e che ci allontanano dal cammino del nostro Signore. “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza  degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno (1 Giovanni 2:15-17).

Tutti questi presunti tesori sono passeggeri e vani. Chi si lascia attirare da essi cede a un’illusione pericolosa. E, cosa ancora più triste, il suo cuore è distolto dai tesori veri.

 

Due tesori  permanenti
Ma fatevi tesori nel cielo”. I tesori permanenti e veri non si trovano sulla terra, ossia in questo mondo, ma nel cielo. Il Signore Gesù orienta dunque lo sguardo dei discepoli in quella direzione.

Indubbiamente, esistono tesori celesti che solo la grazia di Dio ci garantisce. Lui stesso “risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di Gesù Cristo”, ed ogni credente possiede già attualmente questo “tesoro” (2 Corinzi 4:6-7). Dio ci ha pure rigenerati per una speranza viva e in vista di “una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile” (1 Pietro 1:3-4).

Ma queste benedizioni non erano ancora conosciute quando il Signore era sulla terra; quando dice: “Fatevi tesori in cielo” parla dunque d’altro. Parla di tesori che ogni discepolo, di allora o di oggi, può accumulare egli stesso. In Matteo 19:21, il Signore dice al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi”. E Paolo scrive a Timoteo: “Ai ricchi in questo mondo ordina… di far del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita” (1 Timoteo 6:17-19).

Queste parole della Scrittura contengono un insegnamento chiaro e semplice. Chi vuole seguire il Signore e non considera i propri beni terreni come un vero “tesoro”, ma li amministra secondo il pensiero di Dio e per la Sua gloria, facendo del bene, acquista altri tesori, molto migliori. Agli occhi di Dio, non diventa più povero, ma più ricco!

Ogni credente che, per amore del Signore, dà ai bisognosi, o per l’opera Sua, acquista un tesoro nel cielo. “È di tali sacrifici che Dio si compiace” (Ebrei 13:16; 2 Corinzi 9:7).

Il tesoro più grande
Tuttavia, i tesori più grandi che possiamo accumulare sono in Cristo stesso. Più saremo occupati di Lui, più constateremo il Suo amore in tutte le nostre circostanze; più Lo conosceremo, più diventerà il nostro vero tesoro nel cielo. Paolo avrebbe potuto vantarsi di possedere molti vantaggi, ai quali aveva attribuito una grande importanza prima della sua conversione. Ma, dopo l’episodio sulla via per Damasco, quando il Signore Gesù gli si era rivelato, considerava tutti quei “tesori” come una perdita e come tanta spazzatura, a causa dell’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, suo Signore  (Filippesi 3:7-8). Da allora, confrontava tutte le cose con Gesù, le misurava in rapporto a Lui, e le trovava senza alcuna importanza. Desiderava conoscerlo sempre meglio e si augurava che quella fosse anche la parte dei Colossesi, ai quali scriveva: “…uniti mediante l’amore, (i credenti) siano dotati di tutta la ricchezza della piena intelligenza per conoscere a fondo il mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Colossesi 2:2-3). Questo mistero di Dio non è altro che il Cristo glorificato, il Capo della Chiesa.

Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. I tesori hanno un’attrazione irresistibile sull’uomo, e sono i nostri pensieri a suggerire il luogo dove possono essere cercati. Se ci occupiamo molto delle cose della terra e teniamo i pensieri fissi alle cose del mondo, siamo orientati a cercarli lì. Ma se viviamo come “risuscitati con Cristo”, e occupiamo i nostri cuori delle cose che sono “in alto”, dove il Cristo è seduto alla destra di Dio (Colossesi 3:1-2), sapremo senza dubbio cercare i nostri tesori nel cielo.

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