“Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione…”

di Marc Tapernoux

Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:7).

Nel passo citato, siamo esortati a “gettare” (greco: epiriptò, in figura scaricare qualcosa su un altro) su Dio ogni nostra preoccupazione, perché egli ha cura di noi. Questa certezza ci dà tranquillità: abbandonando al nostro Padre tutte le nostre preoccupazioni, proseguiamo il nostro cammino in pace, felici di sapere che tutte le cose concorrono al nostro bene (Romani 8:28).

Ma questo richiede l’energia della fede, perché l’inquietudine non è altro che un frutto della carne. Lo Spirito Santo non ci suggerisce mai dei pensieri pessimisti; “Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo” (2 Timoteo 1:7). Per questo dobbiamo fare attenzione a non rattristarlo, altrimenti la carne, questa officina del diavolo, produrrà dell’incredulità, della quale l’inquietudine è una delle forme più dannose. Dopo aver “scaricato” la nostra preoccupazione nelle mani di Dio, sovente purtroppo ce la riprendiamo, ricominciando a “affannarci a remare“, e dimenticando che il Signore ci ha dato il compito di “precederlo sull’altra riva” (Marco 6:45 e versetti seguenti), e che, di conseguenza, ci farà raggiungere la riva malgrado tutte le tempeste.

Che cosa possiamo dunque fare in casi simili, se non gettare di nuovo ogni nostra preoccupazione su Dio, che continuerà a curarsi di noi con sollecitudine e con potenza? “Non angustiatevi di nulla”, ci è detto. Se seguiamo questa esortazione alla lettera, la sua pace, che supera ogni intelligenza, custodirà i nostri cuori e i nostri pensieri in Cristo Gesù (Filippesi 4:6,7). Allora siamo “introdotti nel santuario di Dio”, “nascosti nella sua tenda”, “custoditi nel luogo più segreto della sua dimora“, in cui possiamo “esultare all’ombra delle sue ali“, aspettando “che sia passato il pericolo” (Salmo 73:17; 27:5: 63:7; 57:1). Qui, i dardi infuocati del malvagio non possono raggiungerci. Questa è stata la parte del Signore Gesù durante la sua vita quaggiù. Nonostante le prove cha ha incontrato continuamente, non ha cessato di godere d’una pace perfetta, che procedeva dalla sua inalterabile comunione con il Padre, fondata su un’ubbidienza e una fiducia assolute.

Impariamo dunque a gettare su Dio ogni nostra preoccupazione, affinché possiamo dire con Davide: “Nulla mi mancherà… Certo, beni e benignità m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita” (Salmo 23:1,6).

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