Gionatan

di Jean Marc Allovon (tratto da una meditazione)

Gionatan era un guerriero; aveva combattuto contro i Filistei e li aveva vinti (1 Samuele 14). Ma di fronte a Golia, “Saul e tutto Israele… rimasero sgomenti ed ebbero gran paura” (1 Samuele 17:11); anche Gionatan è rimasto muto davanti alla sfida del gigante (vv. 8-10). Soltanto Davide si è fatto avanti dicendogli: “Io vengo verso di te nel nome del SIGNORE degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele che tu hai insultate. Oggi il SIGNORE ti darà nelle mie mani” (! Samuele 17:45-46).

Gionatan vedeva ora Davide di fronte a Saul con la testa di Golia in mano (v. 57). Il gigante è vinto e i figli d’Israele hanno riportato una grande vittoria sui Filistei. Anche se Gionatan si rallegrava con gli altri per la grande liberazione, non aveva occhi che per il vincitore: “Gionatan si sentì nell’animo legato a Davide, e Gionatan l’amò come l’anima sua” (1 Samuele 18:1). Quest’amore di Gionatan per Davide è ripetuto al versetto 3 e si manifesta con azioni eloquenti:

  • gli dà il suo mantello e le vesti che indossava come figlio del re, dimostrando che lo riconosce come colui che è degno del trono e che regnerà al suo posto, come gli dirà più tardi;
  • gli dà le sue armi, lo riconosce come colui che ha combattuto e ha ottenuto la vittoria per tutti;
  • gli dà la sua cintura, simbolo del servizio: si lega a lui per servirlo.

Che esempio per noi! Abbiamo considerato Cristo, Colui che ha vinto il nostro Nemico, il diavolo, e ci ha liberati dal peccato sacrificando la Sua vita per noi? Se abbiamo creduto in Gesù come nostro Salvatore, ci siamo semplicemente rallegrati di essere salvati per l’eternità, o il nostro cuore si è realmente legato a Lui, come l’anima di Gionatan si è legata a Davide? L’apostolo Paolo poteva dire: “La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato Se Stesso per me” (Galati 2:20). “Ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore” (Filippesi 3:7-8).

Gionatan non ha esitato a dare a Davide il primo posto, e anche quando era perseguitato da Saul, il suo attaccamento per lui non è diminuito. “Egli l’amava come la sua stessa vita”, è detto per la terza volta (1 Samuele 20:17); e quando incontra Davide nella foresta, gli dice: “Tu regnerai sopra Israele, io sarò il secondo dopo di te”(1 Samuele 23:17). Ma Gionatan non ha regnato con Davide.

Egli lo amava, aveva accettato di rinunciare al trono dando a lui il primo posto, ma non l’aveva seguito nel suo rigettamento. Quando Davide è dovuto fuggire, Gionatan ha pianto con lui, ma “Davide si alzò e se ne andò, e Gionatan tornò in città” (1 Samuele 20:41, 43). Quando 400 uomini raggiungono in seguito Davide nella spelonca di Adullam, Gionatan non si trova fra loro. Più tardi si reca da Davide che si nasconde in una foresta e rinnova il suo patto con lui, ma “Davide rimase nella foresta e Gionatan andò a casa sua”. Non ha sofferto con Davide, non ha condiviso il suo obbrobrio di essere come “una pernice su per i monti” (1 Samuele 26:20). Rimane attaccato a suo padre e alla sua casa, sarà ucciso quando il giudizio li raggiungerà (1 Samuele 31:1-7).

Che esempio per noi! Si può amare il Signore, essergli attaccati con tutto il cuore, accettare di rinunciare a molte cose per assegnargli il primo posto nel nostro cuore; si può anche servirlo… e tuttavia non seguirlo. È molto solenne.

Gesù ha detto: “Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore” (Giovanni 12:26). Egli ha anche precisato ciò che questo cammino dietro di Lui comporta: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà, ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Matteo 16:24-25). In Gionatan, l’io trovava ancora un certo spazio e lui non ha voluto “perdere la sua vita” a causa di Davide. Se so che il mio Salvatore mi ha acquistato un posto nel cielo, sono pronto a rinunciare di condurre la mia vita sulla terra secondo le mie idee? Non posso forse confidare in Lui per tutto e seguirlo là dove vorrà, per servirlo come vorrà, nell’attesa del Suo ritorno? Non guardiamo agli altri, ma ascoltiamo, ciascuno personalmente, la voce del Maestro che ci dice: “Tu, seguimi” (Giovanni 21:22).

 

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