Grazia e verità

di Alfredo Apicella

Nel concetto di verità è incluso tutto ciò che è giusto, retto, corrispondente alla realtà. Chi dice la verità dice le cose come sono. La verità è limpida, pura. Non vi sono trucchi o sotterfugi quando si agisce secondo verità. La verità è sincera, schietta, affidabile. Dio è verità. Cristo, lo Spirito Santo, la Parola, sono verità.

Il contrario della verità è la menzogna, caratteristica di Satana e, purtroppo, anche di noi uomini.

Conciliare la grazia con la verità non è facile. La grazia è assoluzione, perdono. E’ il condonare un debito dovuto, togliere di dosso al colpevole la meritata condanna. Un giudice che agisce secondo verità prescrive al reo una pena adeguata alla colpa. Se gli si fa grazia, la pena è abolita.

Se Dio agisse con l’uomo soltanto secondo verità, quindi con inflessibile giustizia, condannerebbe tutti alla perdizione, poiché tutti hanno peccato e sono privi della sua gloria (Romani 3:23). Ma quando interviene in grazia esercita il perdono e giustifica l’empio perché la sua condanna è caduta su Cristo.

Solo Dio poteva conciliare la grazia con la verità, e sappiamo bene in che modo lo ha fatto. Gesù Cristo è, in tutti i sensi, il grande intermediario fra Dio e gli uomini. Alla croce, elevato fra il cielo e la terra, ha pagato per i colpevoli, e la giustizia di Dio è stata soddisfatta. Così Dio può far grazia a chi si pente e crede, senza venir meno al principio della giustizia e della rettitudine.

Inchiodato sulla croce, il Signore, per così dire, stende una mano verso Dio e dice: Io pago per loro. Stende una mano verso di me e mi dice: ora Dio ti può perdonare perché le tue colpe le ha cancellate il mio sangue. Dio “è fedele e giusto” nei confronti del suo Figlio quando perdona i peccati del credente e lo purifica da ogni iniquità (1 Giovanni 1:9). Ed è fedele nei confronti del credente perché mantiene la promessa che “chiunque crede in Lui” ha la vita eterna. Grazia e giustizia insieme. Grazia e verità in una perfetta armonia. In Cristo “la bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate” (Salmo 85:10).

Così la giustizia di Dio, tramite Cristo, viene offerta a chi crede; anzi, per la fede gli è direttamente attribuita (Filippesi 3:8-9). Il vero credente non è più un peccatore degno di condanna, ma è un giustificato, reso giusto, degno di far parte della famiglia di Dio. E’ per la fede che il credente “ha accesso a questa grazia” (Romani 5:2), grazia che lo accompagna dalla conversione fino al termine della sua vita e gli permette di vivere una vita nuova, compiendo la volontà di Dio. “Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (Tito 2:11-12).

La grazia e la verità sono venute  per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:17). Non è a caso che sia nominata prima la grazia e poi la verità. (NDR: Nel testo originale il verbo è al singolare: “la grazia e la verità è venuta” come ad indicare che grazia e verità, se non sono la stessa cosa, sono comunque inseparabili.)
La verità da sola ci giudica e ci condanna. La vita di Cristo sulla terra ci disapprova. Ci condannano la sua purezza, il suo amore, la sua coerenza, la sua giustizia, la sua ubbidienza. Una vita santa come la sua non può fa altro che mettere in risalto la nostra bassezza morale. Il contrasto è assoluto. Nella vita di Cristo uomo le sante esigenze di Dio erano pienamente soddisfatte, mentre i peccati dell’umanità non fanno altro che offendere la Sua gloria e la Sua santità.

Nelle vie di Dio, nei suoi rapporti con l’uomo, la grazia c’è sempre stata. Non è soltanto dopo il sacrificio di Cristo che Dio ha iniziato ad agire e a salvare con un atto di grazia sovrana. Sarebbe troppo lungo elencare gli innumerevoli episodi nei quali vediamo l’Eterno che soprassiede al giudizio, che rimanda la punizione, che perdona, addirittura che si pente del giudizio preannunciato. Non vi sarebbe anima viva nel mondo se così non fosse. Quando, a causa della dilagante malvagità, Dio aveva deciso di sterminare l’uomo dalla terra, “Noè trovò grazia agli occhi del Signore” (Genesi 6:8). E la terra è tuttora popolata. Verso i patriarchi e verso il popolo d’Israele Dio ha continuamente agito in grazia, anche se, persistendo la ribellione e il peccato, è stato più volte costretto a punire.

E’ molto bello vedere come, nelle parole e nella vita del Signore Gesù, la grazia e la verità si sono completate e armonizzate.

Molte persone, vedendo i miracoli che faceva, credevano in Lui, ma Lui non si fidava perché “conosceva quello che era nell’uomo”. Egli si trovava in mezzo a una generazione “malvagia e adultera” (Matteo 12:39) che chiedeva un segno, ma non era disposta a credere. Per questo i Niniviti e la regina del mezzogiorno, nel giorno del giudizio, l’avrebbero condannata. In quel momento, in loro presenza, c’era uno ben più grande di Giona o di Salomone. Era venuto Giovanni Battista e avevano detto: “Ha un demonio”. Ora c’era il Messia e dicevano: “Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori” (Matteo 11:18-19). Quando definisce quella generazione “malvagia e adultera” o, come in altra occasione “incredula e perversa” (17:17), il Signore dice la verità. Ma quando interviene la grazia il linguaggio cambia: “Io ho pietà di questa folla” (Matteo 15:32); “Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (9:36).

Nei confronti dei discepoli, il Signore ha manifestato più volte la sua delusione. “Perché avete paura, o gente di poca fede?” (8:26). “Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, orecchie e non udite? E non vi ricordate?” (Marco 8:17). Poca fede, poco amore per la gente, come quando avrebbero voluto far scendere fuoco dal cielo per consumare quei Samaritani che non li avevano accolti… Le sue amare constatazioni e i suoi rimproveri non erano altro che la pura verità. Ma ecco la grazia: non più gente di poca fede, ma “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove” (Luca 22:28)!

Il Salmo 22 ci parla, in profezia, delle sofferenze di Cristo sulla croce, con le mani e i piedi forati dai chiodi. Il Signore considera i suoi aguzzini, vede i loro volti crudeli, conosce i loro pensieri malvagi, e li definisce “tori potenti”, leoni “rapaci e ruggenti”, cani, bufali inferociti. Era la verità. Ma la grazia parla diversamente. Su quella stessa croce, oggetto di tanta brutale cattiveria, rivolge una preghiera al Padre e dice: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”! Chiede al Padre che il loro peccato sia considerato non come quei peccati commessi volontariamente per i quali, secondo la Legge mosaica, non c’era assoluzione, ma come un peccato involontario che usufruiva del sacrificio per il peccato e otteneva il perdono di Dio.

Noi tutti, fratelli e sorelle, “liberati dal peccato” per la fede in Cristo, siamo stati fatti “servi” di Dio (Romani 6:22). E tutti abbiamo un compito da svolgere per il Signore, nella famiglia, nel mondo, nella Chiesa. A tutti “è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune” (1 Corinzi 12:7). Abbiamo da vantarci se compiamo l’opera che il Signore ci ha affidato? Se pratichiamo le buone opere “che Dio ha precedentemente preparate”? (Efesini 2:10). Lui, che è il Padrone, si riterrà forse obbligato verso i suoi servi? “Così anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare” (Luca 17:10). Servi inutili, sì. E’ la verità. Ma la sua grazia supera le nostre debolezze. E come sarà felice il Signore, quando verrà a prenderci, di poter dire: “Va bene, servo buono e fedele… entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21-23)!

 

 

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