Il calice delle sofferenze

di A.M. Behnam

Queste parole pronunciate da Gesù Cristo nella sua preghiera al Getsemani – quando la sua anima era invasa dal dolore e il suo sudore era diventato come grumi di sangue (Luca 22:44) – ci fanno entrare in qualche modo nell’angoscia della lotta che il Signore ha sopportato.

Lui che era mansueto e umile di cuore e non aveva mai fatto del male a nessuno, stava per soffrire per mano degli uomini peccatori. Sapeva tutto ciò che gli sarebbe accaduto: gli sputi, le percosse sul Suo volto e sul Suo capo con una canna, la corona di spine, le mani e i piedi trapassati dai chiodi e infine la crocifissione. Ciò che provò in quel momento è espresso profeticamente nel Salmo 22: « Io sono come acqua che si sparge e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere.  Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte. » (vv. 14-15).

Ma il calice, per il quale pregava nel Getsemani, alludeva in modo più particolare alle tre ore di tenebre. Lui, il cui nutrimento era fare la volontà del Padre, Lui che faceva e diceva sempre ciò che il Padre gli aveva mostrato e gli aveva indicato, Lui che non era stato separato dal Padre nemmeno per un istante, avrebbe dovuto allora «diventare peccato per noi» (2 Corinzi 5, 21). Questo calice, infinitamente doloroso per la sua anima santa, avrebbe dovuto berlo fino all’ultima goccia durante le tre ore di tenebre, al termine delle quali gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27, 46).

Questa preghiera nel Getsemani ci è stata tramandata, affinché tutti potessimo conoscere la risposta: non era possibile che quel calice gli fosse risparmiato, poiché non c’era alternativa alla morte di Cristo. Non c’era altro modo per soddisfare le esigenze della santità e dell’amore di Dio. Dio può giustificare gli empi solo perché Colui che non ha conosciuto peccato è stato fatto nostro Sostituto,ha sopportato al posto nostro la punizione che meritavamo.
«tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,  ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù» (Romani 3:23-26).
Cristo Gesù «il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Romani 4:25)

Non dimentichiamo mai il prezzo infinito che il nostro Salvatore ha pagato affinché potessimo essere giustificati da Dio e adoriamolo fin da ora per questo!

Tradotto e adattato da Le Seigneur est proche

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