di C.H. Mackintosh
“Safan, il segretario, disse ancora al re: «Il sacerdote Chilchia mi ha dato un libro». E Safan lo lesse in presenza del re.
Quando il re udì le parole della legge, si stracciò le vesti” (2 Cronache 34:19-20).
«Quando il re udì le parole della legge, si stracciò le vesti». Il re Giosia, di cui è parlato in questo brano, mostra qui tutta la sua attenzione nei confronti della Parola, caratteristica particolarmente preziosa agli occhi di Dio, poiché è una dimostrazione concreta di umiltà. Giosia non mette in discussione l’autenticità delle parole udite dalla bocca di Safan. Non gli chiede: «Come posso sapere che questa è la Parola di Dio?». Non chiede alcuna prova. No, trema nel sentirla e, secondo un’usanza dell’epoca, si strappa le vesti in segno di profondo pentimento. Non pretende in alcun modo di esprimere il proprio giudizio sulla Parola di Dio, ma, al contrario, si lascia giudicare da essa.
La Bibbia non è fatta per piacerci. Rifiutare ciò che ci disturba equivarrebbe proprio a negare che essa sia la Parola di Dio. Essa ci offre l’unico specchio fedele in cui possiamo vederci perfettamente riflessi (vedi Giacomo 1:23), e questo riflesso non è lusinghiero. È per questo motivo che gli uomini spesso cercano di farla sparire o si affannano a cercare delle presunte contraddizioni. Non si danno tanto da fare per scoprire e segnalare i difetti e le possibili incongruenze negli scritti di Omero, Aristotele o Shakespeare.
Tuttavia, accettare di lasciarsi giudicare dalla Parola di Dio e ammettere che essa dice la verità sulla natura umana è il primo passo verso il pentimento e il perdono. Solo dopo aver accettato ciò che essa dice di sgradevole da ascoltare e aver riconosciuto Gesù come suo Salvatore, il cristiano può leggerla con fiducia, proprio come Giosia si fidava della parola trasmessa da Safan.
Diventa quindi, molto più che un libro che ci giudica, un incoraggiamento e una guida per vivere alla presenza di Dio, in un modo che gli sia gradito. E la Parola è anche la Persona di Cristo, che riflette per noi l’amore di Dio. È proprio perché ci ama che Dio ci dice la verità sulla nostra condizione e sul rimedio che solo lui può apportare.