Il vero bisogno di Nicodemo – (Giovanni 3:1-21)

di E. E. Hucking

Il fariseo Nicodemo, “dottore d’Israele”, non era certamente nel numero di quei nemici del Signore Gesù che cercavano occasioni per fargli opposizione. Quando è andato da Gesù non l’ha fatto per “coglierlo in fallo nelle sue parole” come molti dei suoi colleghi (Matteo 22:15). Il solo fatto che sia andato da solo, e di notte, mostra che aveva un bisogno reale e profondo.

Nonostante la sua religiosità e sincerità, gli mancava qualcosa; per questo va dal Signore. Chissà che quel “dottore venuto da Dio”, come egli stesso lo definisce, non potesse indicargli la via che conduce a quella perfezione che sapeva di non aver ancora raggiunto o fargli scoprire alcune prescrizioni a cui non aveva fatto caso fino allora, o spiegargli come poteva osservare meglio la legge di Dio… Con questi pensieri si avvicina al Signore e lo fa con parole di elogio, certamente coerenti con la realtà dei suoi sentimenti: “Noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui” (v. 2).

Ma il Signore non dà nessun seguito alle parole di Nicodemo. Discernendo il vero bisogno della sua anima, lo pone direttamente di fronte ad una realtà fondamentale: “Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (v. 3).

Con questo Gesù non vuol dire che i suoi insegnamenti – i quali, senza alcun dubbio, avevano impressionato Nicodemo – dovevano essere osservati con lo scopo di ottenere una rigenerazione morale; sarebbe stato come “mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio” (Matteo 9:16), il che non avrebbe fatto altro che porre in evidenza la miseria totale dell’uomo. E nemmeno voleva dire che bisognava ricominciare tutto da zero, cosa che farebbe anche piacere quando ci si rende conto che nella propria vita tutto lascia a desiderare. Il Signore dice: “Quello che è nato dalla carne è carne” (v. 6). Sarà sempre così, anche se fosse possibile ”entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere” una seconda volta!

No, la “nuova nascita” è di tutt’altro genere; essa produce “l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio” (Efesini 4:24); “Quello che è nato dallo Spirito è spirito” (v. 6).

Qui il Signore Gesù non ci è presentato come il Dottore o il Profeta, o come il fedele Servitore di Dio che va “dappertutto, facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo” (Atti 10:38). Egli è il Figlio di Dio a cui il Padre ha dato “autorità su ogni carne”, perché dia la vita eterna a tutti quelli che il Padre gli ha dato (Giovanni 17:2). E’ questo il suo scopo fin dall’inizio di questo memorabile incontro.

Essere nati d’acqua e dallo Spirito: è così che il Signore definisce la caratteristica della nuova nascita. Gesù è la nostra vita, e questa vita porta il carattere dello Spirito che è misterioso, invisibile, simile al vento che può essere riconosciuto solo dai suoi effetti (v. 8). Così è per “chiunque è nato dallo Spirito”. Nessuno può spiegare nei dettagli il cambiamento che avviene; ma il credente è una nuova creazione di Dio.

Nicodemo, come pure i discepoli del Signore, attendeva il ristabilimento d’Israele sulla base dell’antico ordine di cose. Il Signore deve ricordargli che anche questo ristabilimento equivarrà, fondamentalmente, ad una nuova nascita, come egli, dottore della legge, avrebbe dovuto sapere da Ezechiele 36:24-27. Ma i Giudei non avevano creduto a quel messaggio e rigetteranno il loro Messia. Ora, però, non si trattava più di credere alle “cose terrene”, ma alle “cose celesti”, cosa che l’uomo, per natura, è incapace di fare (v. 12). Di qui la necessità della nuova nascita “d’acqua e di Spirito”, vale a dire della Parola di Dio nella sua potenza purificatrice e dello Spirito di Dio che comunica la vita nuova. Nessun uomo poteva portare questo messaggio “delle cose celesti” tranne “colui che era sceso dal cielo”, il Figlio di Dio diventato uomo, diventato il Figlio dell’uomo” (v. 13)

Ma non bastava solo trasmettere un messaggio che doveva essere creduto. Occorreva un fondamento; e per questo il Figlio dell’uomo “doveva” essere innalzato sulla croce. Come ai giorni di Mosè uno sguardo rivolto con fede al serpente di rame, innalzato nel deserto, ridava la vita a quelli che erano stati morsi dai serpenti, così oggi chiunque crede al Figlio dell’uomo elevato sulla croce riceve la vita eterna (v. 14 –15; Numeri 21:6 – 9).

Nel Vangelo di Giovanni la croce è, per così dire, circondata da gloria. Là il Signore ha pienamente glorificato Dio ed ha, nello stesso tempo, manifestato la propria perfezione (Giovanni 13:31, 32). E’ dalla croce che il Signore Gesù “attira” a sé tutti quelli che il Padre gli ha dato (12:32), per dare loro la vita eterna (17:2).

Tale pensiero ci porta ad usare una certa prudenza in relazione col significato del “serpente” in questo contesto. Indubbiamente il serpente è una figura di Satana, primo responsabile dell’entrata del peccato in questo mondo (Apocalisse 12:9); ed è altrettanto chiaro che alla croce il Signore Gesù “è stato fatto peccato per noi affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Ma ci sembra che questi due passi non debbano essere legati a quello di Giovanni 3:14. Il Signore non dice che il Figlio dell’uomo doveva essere reso simile al serpente di rame; fa solo riferimento al fatto che come il serpente era stato innalzato su un palo, così Lui lo sarà sulla croce; il che non rende la croce meno solenne e corrisponde bene al vangelo di Giovanni, dove è posta in primo piano la perfezione di Cristo.

L’atteggiamento dimostrato in seguito da Nicodemo rivela fino a che punto le parole del Signore gli siano penetrate nel cuore. Era andato da Lui di notte per paura di essere visto, ma poco dopo davanti agli altri farisei prende apertamente e con coraggio le sue difese (7:50-52). Alla fine poi si schiera pubblicamente tra i discepoli del Signore quando, con Giuseppe d’Arimatea, prende il corpo del Signore e lo avvolge in fasce con la mistura di mirra e aloe che aveva espressamente preparato (19:39).

Veramente “tutto quello che è nato da Dio vince il mondo” (1 Giovanni 5:4).

Scopri di più da BibbiaWeb

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Exit mobile version