Molti anni fa, un fratello che si alzava presto, ogni mattina, per dedicare un’ora alla lettura della Parola, descriveva così la sua esperienza ricca di grandi benedizioni:
“Al mattino, l’anima è più disposta ad ascoltare la Voce che potrebbe riempire di gioia la sua giornata: “Saziaci al mattino della tua grazia e noi esulteremo, gioiremo tutti i nostri giorni” (Salmo 90:14).
Quest’ora così importante dell’incontro quotidiano, a tu per tu, con l’Amico divino, è alla portata di chiunque, in città come in campagna, in mezzo alla natura o in una cameretta solitaria. Il Signore sarà sempre pronto a parlare e ad ascoltare.
Se l’Israelita nel deserto non si alzava presto la mattina per raccogliere la manna nella quantità sufficiente al suo nutrimento, non l’avrebbe più trovata perché il calore del sole dopo qualche ora la scioglieva.
Alla sera ci si attarda, al mattino ci si alza all’ultimo momento, e via in fretta a prepararsi e partire per la scuola o il lavoro. Eppure la manna è lì, pronta; l’Amico fedele è disponibile per confortare l’anima e fortificarla per tutta la giornata. Ma si pensa: “Più tardi avrò tempo”, e al “calore del sole” la buona intenzione è svanita.
“Noi abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo” (Matteo 20:12) dicevano, nella parabola, i lavoratori della prima ora. Il Padrone apprezza senza dubbio i loro sforzi, e dà loro quanto avevano pattuito. Il Signore benedice il lavoro di quelli che confidano in Lui, la perseveranza negli studi, lo sforzo nel lavoro giornaliero, la costanza nel provvedere alla propria famiglia; ma se all’alba l’anima non è stata interiormente rinnovata, l’ambiente sarà presto segnato “dal peso della giornata” e dal caldo del sole. Si andrà avanti lo stesso con coraggio, forse anche con accanimento, ma sentendone tutto il peso opprimente.
Se, invece, alle prime ore del giorno, prima che la mente si impegni ad assimilare nuove conoscenze, si prende la felice abitudine di consacrare, come diceva qualcuno, solo “un quarto d’ora sui novantasei che vi sono in un giorno“, per sedersi ai piedi del Maestro, che differenza ne risulterebbe, che ricchezza!
L’erba è verde, i fiori sbocciano, ma il “sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce” (Giacomo 1:11). Perché questo succede anche in molti giovani fra noi? C’era dell’interesse per le cose di Dio, frequentavano regolarmente le riunioni, sbocciavano nell’ambiente cristiano… poi, poco a poco, insensibilmente, l’interesse per le cose celesti è diminuito, altre preoccupazioni, altre distrazioni hanno riempito la vita, il “calore del sole” è venuto: i compiti, gli esami, gli sforzi per riuscire, le molte sollecitazioni che riempiono le giornate e le serate, i molti interessi… e il fiore è appassito.
Non vi è forse, alla base di questo declino, il progressivo abbandono di quel nutrimento fondamentale che né riunioni, né contatti, né incontri potranno mai rimpiazzare? Quel prezioso “a tu per tu” mattutino col Signore, dove ascoltiamo ciò che ci deve dire e dove innalziamo le nostre preghiere… “O Signore, al mattino tu ascolti la mia voce; al mattino ti offro la mia preghiera e attendo un tuo cenno” (Salmo 5:3).
Ma ci vuole dell’energia, un’energia costante. Malgrado il freddo, il buio o la fatica, alziamoci lo stesso, ogni mattina, e raccogliamoci in silenzio. Avremo modo, come Mosè, di ascoltare “la voce che parla” e, nello stesso tempo, potremo parlare con Lui (Num. 7:89).
Ricordiamoci che quando le radici dell’albero si sono estese verso le acque, il suo fogliame non appassisce al “calore del sole”, e “nell’anno della siccità” non cessa di portare del frutto (Geremia 17:8).