di M. J. Koeklin
Le esortazioni del Signore ai suoi discepoli: “Non siate dunque in ansia per il domani… basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:34), e dell’apostolo Paolo ai Filippesi: “Non angustiatevi di nulla” (Filippesi 4:6), sono veramente appropriate per i nostri giorni, in cui le basi materiali e morali su cui poggia il mondo stanno vacillando e il futuro degli uomini diventa sempre più tetro.
Notiamo che queste esortazioni del Signore e dell’apostolo sono rivolte esclusivamente ai credenti; gl’increduli invece sono invitati con insistenza a preoccuparsi del loro futuro eterno.
E’ vero che il credente dalla fede ben fondata non si preoccupa del suo futuro eterno; però sovente si tormenta per il domani. La fede, pur dandogli una piena sicurezza per il cielo, non gli basta per calmare le sue preoccupazioni per i giorni che gli restano da vivere su questa terra. Noi credenti sappiamo bene, per averlo letto, sentito, e ripetuto chissà quante volte, che “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Romani 8:28), e sappiamo pure che “il Signore è vicino” (Filippesi 4:6); ma la nostra fede, per dare un’impronta positiva alla nostra vita, dev’essere nutrita. La causa delle nostre ansie è questa: invece di raccogliere “ogni giorno il necessario per la giornata” (Esodo 16:4), come dovevano fare gli Israeliti per la manna, invece di lasciare nella mano di Dio Padre l’affanno del domani, vogliamo oggi la manna per domani e anche per i giorni successivi! Dovremmo essere certi che il nutrimento che Dio ha preparato per noi oggi è sufficiente per ristorarci e darci forza in questo giorno. Se lo accumuliamo per domani, invece di darci tranquillità ci darà affanno; si guasterà, come la manna per gli Israeliti.
Spesso abbiamo difficoltà a mettere in pratica un principio, che il mondo ovviamente non condivide; ed è quello di “vivere giorno per giorno”, confidando nel Signore e contando sul suo aiuto per le difficoltà che ogni giorno ci riserva. Se seguiamo questo principio, il più debole di noi potrà trascorrere la sua vita con tranquillità e con gioia, giorno dopo giorno, e alla fine della sua corsa potrà dire: “Non mi è mai mancato nulla”. Anche agl’Israeliti che raccoglievano ogni mattina la manna giornaliera non è mai mancato nulla. “Chi ne aveva raccolto molto non ne ebbe in eccesso; e chi ne aveva raccolto poco non gliene mancava” (Esodo 16:18). Fu così fino all’arrivo del popolo nel paese di Canaan.
Dio ci dispensa il nutrimento per un giorno, e, dopo quel giorno, per un altro, poi per un altro ancora, e i giorni fanno i mesi, e i mesi gli anni, finché la manna è sostituita dal “vecchio grano del paese”, finché siamo “saziati della sua presenza” nella casa del Padre (Salmo 17:15). Se gliela rivolgiamo ogni giorno, possiamo essere certi che il nostro Padre esaudirà la richiesta, che fa parte della preghiera insegnata dal Signore ai suoi discepoli: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, cioè quello che ci occorre (Matteo 6:11). Faremo allora l’esperienza che quel pane celeste quotidiano non sarà né troppo né poco, ma sarà pienamente sufficiente per darci la forza necessaria a compiere con serenità, umiltà e gioia, il nostro compito giornaliero.
Non dimentichiamo però che, se da una parte non possiamo accumulare il nutrimento per domani, dall’altra non possiamo aspettare domani per nutrirci. Se, per indifferenza, pigrizia o qualunque altra causa, non ricerchiamo questo nutrimento, ci indeboliremo spiritualmente, e ricuperare sarà difficile.
La manna doveva essere raccolta al mattino, prima del calore del sole. Probabilmente abbiamo fatto tutti questa brutta esperienza: se rimandiamo sempre e lasciamo passare del tempo senza cercare il nutrimento spirituale necessario per la giornata, non riusciamo più a farlo perché gli impegni e le occupazioni ci assorbiranno totalmente. “Al mattino ti offro la mia preghiera, e attendo un tuo cenno” (Salmo 5:3). Infatti sappiamo bene in che cosa consiste per noi la manna, quel nutrimento spirituale che ci darà la forza necessaria e sufficiente per la giornata: è la preghiera accompagnata dalla lettura della Parola, in umile dipendenza e in comunione col Signore. Gli abitanti di Berea esaminavano tutti i giorni le Scritture.
Ma questa lettura non può esserci utile se non l’accompagnamo col giudizio di noi stessi. Il Signore ha detto: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua” (Luca 9:23). Prendere la propria croce ogni giorno, non è forse crocifiggere la carne che è in noi e giudicarla, non soltanto ogni settimana, ma giornalmente, anzi, continuamente?
Il sacerdote – e noi credenti siamo tutti sacerdoti – aveva un compito a cui doveva tener fede “ogni giorno, per sempre” (o, come altri traduce, continuamente). Doveva offrire “sull’altare due agnelli di un anno… uno degli agnelli lo offrirai la mattina e l’altro lo offrirai sull’imbrunire” (Esodo 29:38), “sarà l’olocausto quotidiano” (o continuo, v. 42). Olocausto offerto non solo nei tempi di prosperità, ma anche in tempi rovinosi (Esdra 3:5), figura del prezioso servizio che abbiamo il privilegio di compiere, anch’esso, ogni giorno, continuamente: “Offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13:15). Ma non dimentichiamo che il Signore ci chiede di unire a questo un altro servizio prezioso, anch’esso giornaliero, cioè la testimonianza resa alla sua persona, alla sua grazia, alla sua opera d’amore: “Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza! Proclamate la sua gloria fra le nazioni e i suoi prodigi fra tutti i popoli!” (Salmo 96:2-3).
Voglia il Signore accordarci di essere dei testimoni fedeli tutti i giorni della nostra vita.