“Io vi ho dato un esempio”

di G. Andrè

Se io, che sono il Signore e il Maestro, v’ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”   (Giovanni 13:4)

Per il Signore era giunta l’ultima notte, la notte “in cui fu tradito”. La croce aveva proiettato sulla sua strada un’ombra sempre più netta e terribile, e nello stesso tempo “era venuta per Lui l’ora di passare da questo mondo al Padre”. Che cosa implicava questo “passaggio”? L’ora dell’uomo e della potenza delle tenebre, la sua condanna a morte, l’abbandono di Dio, il caricarsi dei nostri peccati.

Per l’ultima volta avrebbe celebrato la Pasqua coi suoi discepoli, quella Pasqua che tanto aveva desiderato mangiare con loro prima di soffrire.

Però, durante la cena, nella quale si mangiava l’agnello arrostito con pani senza lievito ed erbe amare (che attraverso i secoli aveva preannunziato, in figura, le sue sofferenze e la sua morte sotto il giudizio di Dio), il Signore si alza da tavola, e cinto d’un asciugatoio, si china davanti ad ogni discepolo per lavare i piedi di ognuno.

Qual era dunque il motivo d’un tale atto di abbassamento da parte del Signore di gloria? Egli sapeva che “il Padre gli aveva dato tutto nelle mani”, e che sarebbe stato glorificato presso il Padre della gloria che aveva presso di Lui “prima che il mondo fosse”. Il Servitore aveva pienamente adempiuto il suo servizio e, come il servo di Esodo 21, avrebbe potuto andarsene libero. Perché non lo faceva? Perché voleva che i suoi avessero una parte con Lui nel regno e nella gioia della casa del Padre, ma anche una parte con Lui già al presente, in una comunione permanente con Lui e col Padre. Il Servitore fedele ha quindi accettato che il suo “orecchio” fosse forato, e ha voluto restare “servitore per sempre” (21:6).

Così il Signore, prima di lasciare i suoi, ha voluto mostrare loro quale sarebbe stata la sua continua occupazione nel cielo, mentre loro percorrerebbero ancora le strade di questo mondo. In veste di Sommo Sacerdote avrebbe interceduto per loro; li avrebbe nettati ogni giorno dalla contaminazione contratta lungo il cammino perché abbiano quella purificazione senza la quale sarebbe impossibile avere una “parte con Lui”.

“Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”.

Il cuore del nostro diletto Salvatore non è cambiato da quella notte memorabile. Oggi ancora, per ognuno dei suoi, Egli compie giorno dopo giorno la stessa opera di purificazione, la stessa intercessione, “fino alla fine”. Egli ha “un sacerdozio che non si trasmette. Perciò Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Ebrei 7:25).

Per questo Egli si abbassa, perché i suoi possano, già durante la loro vita sulla terra, godere di quella beata comunione con Lui che sarà piena e meravigliosa nel cielo.

Ma se il suo cuore non è cambiato, l’esortazione che ha lasciato ai suoi discepoli in quella notte è la stessa anche oggi: “Se io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io” (v. 14-15).

Anche noi? Sì, anche noi, giovani e anziani. Non elevarsi con tutta l’altezza dei nostri privilegi e della nostra conoscenza e condannare i fratelli che non sanno o che si sviano, ma mettersi in ginocchio e lavare loro i piedi; avere talmente a cuore la loro comunione col Signore, da cercare con umiltà e amore, dopo essersi giudicati seriamente davanti a Lui, di lavare ciò che impedisce loro di godere pienamente di Lui. Presentare la Parola di Dio, la sola “acqua” che purifica, non per biasimarli, ma per guadagnarli, affinché, convinti da essa, ritornino al Signore che hanno disonorato, e trovino una volta di più la sua grazia e la sua misericordia che perdonano e benedicono.

Quanto è difficile! Siccome lo facciamo così poco, non sappiamo nemmeno da dove incominciare. “Io vi ho dato un esempio”. Consideriamolo questo esempio, cerchiamo di entrare nello spirito che anima il suo cuore; ricordiamoci della sua pazienza a nostro riguardo, e così potremo rispondere meglio al suo comandamento: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi l’un l’altro“.

Non è mai troppo presto per imparare ad amare. Sia per i giovani che per i più avanzati nell’età c’è il pericolo di essere talmente impegnati nelle attività terrene, oppure, nel migliore dei casi, di concentrarsi talmente sullo studio della Parola o sulla diffusione del Vangelo, da dimenticare coloro che tendono ad allontanarsi dal sentiero dell’ubbidienza. Si biasima, si condanna… e si lascia che vadano per il loro cammino. E’ questo l’agire del Signore Gesù? E’ questo l’esempio che ci ha lasciato?

Se ci sembra troppo abbassarsi al livello di coloro che si disinteressano della Parola, se ci pare troppo gravoso l’impegno di mettersi al loro fianco con amore, con tatto e con umiltà, forse è perché noi per i primi non ci siamo fatti lavare i piedi e il cuore dalla sua Parola; come potremo allora orientare gli sguardi di chi è nell’errore verso il Signore, unica sorgente di verità e di amore?

Per il Signore non era troppo deporre le vesti, cingersi di un asciugatoio, versare dell’acqua nel bacino ed abbassarsi a lavare i piedi imbrattati dei suoi discepoli. E dire che Lui è Signore e Maestro! E’ una gioia imitarlo: “Se sapete queste cose, siete beati se le fate“.

La conoscenza è indispensabile e preziosa; ma lo è anche l’amore in azione che, mettendo da parte i vantaggi e i privilegi personali, si abbassa e segue l’esempio del nostro amato Maestro. Ci sia dato di farlo nel profondo sentimento della nostra debolezza e delle nostre manchevolezze personali, ma anche della grazia meravigliosa di cui facciamo continuamente l’esperienza lungo il nostro cammino.

 

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