L’adorazione in spirito e verità

di Michel Allovon

«Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino in spirito e verità»(Giovanni 4:23-24).

Per comprendere appieno questa espressione, occorre anzitutto collocarla nel suo contesto originale: la risposta del Signore alla samaritana.
La donna, infatti, aveva appena messo a confronto il culto del suo popolo con quello degli ebrei. Il Signore stabilisce in poche parole l’indiscutibile superiorità del culto ebraico, istituito da Dio, rispetto a quello dei samaritani. Subito dopo, orienta lo sguardo della donna verso il grande cambiamento nei rapporti tra Dio e l’uomo che sarebbe derivato dalla Sua morte e risurrezione. Non solo Dio si sarebbe rivelato come Padre, ma sarebbe mutata radicalmente la natura stessa dell’adorazione a Lui rivolta. Gesù le rivela quindi in cosa consisterà questo nuovo culto: sarà un’adorazione «in spirito», in contrasto con i sacrifici materiali offerti sia dai giudei sia dai samaritani. Al posto degli animali sacrificati sull’altare di bronzo – che costituivano l’essenza del culto israelitico – i veri adoratori offriranno «sacrifici spirituali» (1 Pietro 2:5), ossia «un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Ebrei 13:15). L’adorazione «in spirito» si contrappone, dunque, al carattere prettamente materiale del culto antico.

«Perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù e non mettiamo la nostra fiducia nella carne» (Filippesi 3:3).

«Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù… avviciniamoci con cuore sincero, con piena certezza di fede» (Ebrei 10:19, 22).

Finora abbiamo esaminato il significato letterale dell’affermazione del Signore alla Samaritana riguardo all’adorazione «in spirito e verità». D’altra parte, come spesso accade, la portata delle parole del Signore va ben oltre il contesto in cui sono state pronunciate. Se cerchiamo di applicarle al culto odierno, specialmente a quello che rendiamo collettivamente in assemblea, possiamo mettere in relazione questa espressione con due passaggi delle epistole (versetti del giorno):

  1. Rendiamo culto «per mezzo dello Spirito di Dio». Ciò non era possibile prima che lo Spirito Santo scendesse sulla terra, il giorno in cui la Pentecoste fu compiuta (Atti 2:1). Ora lo Spirito Santo dimora in ogni singolo credente, e anche collettivamente nella Comunità. Abbiamo quindi il privilegio, oltre che la responsabilità, di adorare non solo «in spirito», ma anche «per mezzo dello Spirito di Dio». Come? Lasciandoci guidare e dirigere da Lui, e non riponendo «fiducia nella carne». Guardiamoci quindi da ogni azione carnale in questo servizio così prezioso per il Padre e per il Signore.
  1. «Avviciniamoci con cuore sincero, con piena certezza di fede». Quanto è importante, infatti, che il culto che rendiamo «in verità» sia reso anche con cuore sincero, senza alcuna ipocrisia. Guardiamoci da ogni routine e dalle formule che potremmo pronunciare per abitudine, senza che ciò corrisponda allo stato del nostro cuore. Non dimentichiamo, specialmente in questi momenti di culto, che Dio desidera «la verità nell’intimo» (Salmo 51:6) e che «nessuna creatura è nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto» (Ebrei 4:13). Ricordiamoci che «l’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae il bene; e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro trae il male; perché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca» (Luca 6:45). I nostri sacrifici di lode sono infatti «il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Ebrei 13:15). Che questa lode non sia solo sulle nostre labbra, ma scaturisca da un cuore da cui «straripano parole sovrane» per il nostro Re (Salmo 45:1)!

 

Tradotto e adattato da Le Seigneur est proche

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