“Perché tu non sai” – Ecclesiaste 11

di Alfredo Apicella

Tu non sai che male può avvenire sulla terra
Chi mai getterebbe del pane in un fiume o nel mare pensando che poi lo ritroverà? Le acque inghiottiscono, trascinano, dissolvono. Il pane è un bene prezioso, il simbolo stesso dell’alimento, del cibo essenziale. “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”, dovevano chiedere i discepoli al loro Padre celeste. Perché allora gettarlo sulle acque, come insegna Ecclesiaste 11:1? Perché privarsene, privarne la propria famiglia, con un atto umanamente illogico? Ma la logica umana non spiega i misteri di Dio. “Fanne parte a sette, e anche a otto, perché tu non sai che male può avvenire sulla terra” (v. 2). Se ci è chiesto di condividere ciò che abbiamo, tanto o poco che sia, noi possiamo non sapere perché, ma Dio lo sa.

Un importante principio emerge da tutto il cap. 11 di Ecclesiaste: se vuoi avere, se vuoi ottenere un risultato, devi dare. Dare il pane, buttare il seme, far parte ad altri. Privarsi di qualcosa per poi riavere. Nulla si ottiene se prima non si dà. Nel pane del v.1 di Ecclesiaste noi identifichiamo la conoscenza che abbiamo dei pensieri di Dio, della sua grazia, dell’opera salvifica di Cristo. Non c’è nulla di ciò che Dio ci ha donato che non sia da comunicare, da condividere con altri. “Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite” (At. 4:20). “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, insegnava il Signore Gesù.ai discepoli mandati a predicare (Mt. 10:8).

Se abbiamo conosciuto il Salvatore è nostro dovere farlo conoscere ad altri, anche se a volte sembra di parlare al vento, di gettare del prezioso cibo spirituale nella corrente di un fiume impetuoso o fra le onde burrascose del mare. Eppure ne vale la pena, assicura Ecclesiaste. Quel pane che hai gettato lo ritroverai. Quando? “Dopo molto tempo”! I frutti della predicazione non sono sempre evidenti né immediati, ma ci saranno. E’ una promessa e un incoraggiamento. Sulla terra sta per venire un “male”. Non sappiamo quando né sotto che forma, sebbene le profezie ci rivelino qualcosa dei giudizi futuri. Nel frattempo, “fanne parte a sette e anche a otto”. E’ una testimonianza completa, consapevole, motivata, in vista di un futuro per nulla rassicurante per questo mondo.

Un insegnamento analogo l’abbiamo al v. 4. C’è vento? Inutile seminare perché il seme verrebbe portato via. Ci sono le nuvole? Meglio rimandare la mietitura, perché potrebbe piovere… Quante volte facciamo simili ragionamenti! Quella persona certamente non ci ascolterà o potrebbe ribellarsi o non è il momento adatto o forse è meglio rimandare ad altra occasione… Per un motivo o per l’altro la nostra testimonianza diventa rara, e scarso è il raccolto. Anche qui c’è da dare per avere, da rinunciare a qualcosa per ottenere poi. Impegno, tempo, uso dei doni, denaro; il lavoro del Signore non è che non costi nulla. E’ lo stesso principio di 1 Co. 9 dove è scritto che “chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente, mieterà altresì abbondantemente… Dia ciascuno… non di mala voglia, né per forza”. Ma c’è anche l’incoraggiamento della ricompensa del nostro Padre che non è mai debitore di nessuno: “Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia… Fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia” (9:6-10).

 

Tu non conosci l’opera di Dio che fa tutto
Noi dunque abbiamo da lavorare, con costanza e gioia, ma alla fine “è Dio che fa tutto”; e “tu non conosci l’opera di Dio” (Ecl. 11:5). Sarà lui a raccogliere i frutti anche se il nostro lavoro ci pare svolto nel momento meno opportuno o nel modo più incompleto. L’opera di Dio prevarrà. “Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio ha fatto crescere” (1 Co. 3:6). A noi va l’esortazione che Paolo rivolgeva a Timoteo: “Predica la Parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza… Tu svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio” (2 Ti. 4:2, 3, 5).

Tu non conosci la via del vento
E di nuovo, mentre svolgiamo il nostro lavoro, ritorna la necessità di essere consapevoli della nostra ignoranza e del nostro limite: “Tu non conosci la via del vento” (v. 5). Non sai come lo Spirito Santo agisce nelle coscienze, per quali percorsi fa pervenire i messaggi salvifici della grazia di Dio e arriva a toccare i cuori di chi ascolta. “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gio. 3:8).

Tu non conosci… come si formino le ossa in seno alla donna incinta
Non conosci” nemmeno le origini della vita, “come si formino le ossa in seno alla donna incinta“, come avviene che un essere, toccato dalla grazia di Dio, nasca a vita nuova, la vita che Cristo infonde in lui per la fede. E’ quella nuova nascita di cui il Signore parlava a Nicodemo, la nuova creazione che avviene per opera della “vivente e permanente” Parola di Dio, il “seme incorruttibile” che rigenera chi lo accoglie.

Tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio
Alla fine del discorso, ecco la conclusione del Predicatore. E’ la più bella promessa che Dio possa fare a un suo servitore, forse scoraggiato dagli apparenti insuccessi del suo lavoro. Se tu semini al mattino e anche alla sera, se non dai “posa alle tue mani”, un risultato è garantito: o del lavoro del mattino, o di quello della sera, o di tutti e due! L’insuccesso non è previsto. L’amore di Dio e la sua potenza lo escludono dalle previsioni. Ma anche qui è ripetuto “poiché tu non sai” (v. 6). Noi non sappiamo, non possiamo prevedere le riuscite e gli esiti delle attività svolte per amore del Signore, ma Dio sa, e questo è più che sufficiente.

Dunque, “non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo” (Ga. 6:9).

Articolo pubblicato dal mensile “Il messaggero cristiano”

 

 

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