Preghiere esaudite e non esaudite

di F. B. Hole

Non sempre Dio risponde alle nostre preghiere accordandoci ciò che gli domandiamo. Spesso, non concedendoci le cose che gli chiediamo, ci fa capire che la risposta è “no”. Nella storia del profeta Elia troviamo alcuni esempi di preghiere sia esaudite sia non esaudite, veramente molto istruttive.

La prima cosa che sappiamo di Elia è che “pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi” (Giacomo 5:17). Dopo questa fervente ed efficace preghiera, annunciò con coraggio al re Acab: “Com’è vero che vive il SIGNORE, Dio d’Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola” (1 Re 17:1). Si tratta in realtà di un’autentica preghiera di fede ‒ una fede dimostrata nella pratica, proprio come l’apostolo Giacomo richiede ‒ sotto forma di una dichiarazione profetica. La sua fede nella piena risposta di Dio era così chiara ed implicita che egli annunciò non solo che non ci sarebbe stata pioggia, ma neanche rugiada! Era sicuro che Dio avrebbe risposto alla sua richiesta per lo spirito che lo animava e non solo per le parole che aveva pronunciato. Dio agì proprio come Elia aveva chiesto.

Ma come mai il profeta fu in grado di pregare con tanta sicurezza? La Scrittura ci dà qualche chiarimento? Pensiamo di sì. Per mezzo di Mosè, Dio aveva detto: “State attenti a non lasciarvi ingannare, a non abbandonare la retta via e a non servire dèi stranieri prostrandovi davanti a loro. Altrimenti si accenderà contro di voi l’ira del SIGNORE ed egli chiuderà i cieli in modo che non vi sarà più pioggia, la terra non darà più i suoi prodotti” (Deuteronomio 11:16-17). Ora, sotto il re Acab, il popolo aveva abbandonato la retta via e serviva e adorava altri dèi; perciò Elia si aspettava che Dio avrebbe fatto ciò che aveva detto se si fossero verificate quelle circostanze. Gli chiese di farlo; si aspettava che lo facesse, e annunciò con coraggio che Dio lo avrebbe fatto. Questa era fede.

Elia non aveva pregato per qualcosa che avrebbe comportato per lui piacevoli conseguenze. Condivise la miseria della prolungata siccità, e soffrì insieme al popolo, benché Dio abbia provveduto per lui in modo da non farlo morire di fame. Era proprio vero quello che disse più tardi: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il SIGNORE, per il Dio degli eserciti” (1 Re 19:10). Egli non sopportava la terribile apostasia d’Israele che aveva abbandonato Dio per rivolgersi a Baal; il suo cuore ardeva per la gloria del nome di Dio, e sentiva che era giunto il momento in cui Egli avrebbe posto in atto il giudizio preannunciato. Qualsiasi cosa sarebbe stata meglio della corsa sfrenata del popolo verso il basso. Era meglio la verga del giudizio piuttosto che la completa rovina; per questo pregò per il giudizio, benché questo sarebbe caduto anche su di lui. E la sua preghiera fu esaudita.

Giacomo ci dice anche che “pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto” (5:18). Già dal racconto di 1 Re 18 possiamo dedurre che Elia abbia pregato quando era sul monte Carmelo, poiché leggiamo che “gettatosi a terra” aveva messo “la faccia tra le ginocchia” (v. 42). E Giacomo ce lo conferma dicendoci che avvenne proprio così. Elia “pregò” e mandò il suo servo a guardare, sette volte, per accertarsi della risposta. E la risposta ci fu, e non in maniera limitata: cadde una gran pioggia (1 Re 18:43-45).

Ci chiediamo di nuovo come Elia abbia potuto pregare con tanta sicurezza. La risposta la troviamo nella preghiera di Salomone, in 1 Re 8:35-36 e nel v. 3 del capitolo seguente. Salomone aveva chiesto: “Quando il cielo sarà chiuso, e non ci sarà più pioggia  a causa dei loro peccati contro di te, se danno gloria al tuo nome e si convertono dai loro peccati, tu esaudiscili dal cielo… e manda la pioggia sulla terra”. Dunque, se ci fosse stata, da parte del popolo, la preghiera e la confessione del nome di Dio, e una conversione dai loro peccati, la pioggia sarebbe stata mandata; e il Signore aveva detto a Salomone “Io ho esaudito la tua preghiera” (9:3).

Al tempo di Elia, il popolo aveva confessato il nome di Dio e aveva ripudiato pubblicamente Baal trucidando i suoi profeti; così Elia poté pregare con la piena fiducia che Dio avrebbe mantenuto la Sua parola in grazia, come prima lo aveva fatto per il giudizio. Di nuovo, si trattava di chiedere a Dio di adempiere la Sua parola.

In quello stesso giorno, Elia aveva pregato che Dio gli rispondesse attraverso il fuoco, consumando il sacrificio che aveva preparato, e la sua richiesta ricevette una risposta così notevole che non solo il sacrificio fu consumato, ma addirittura furono consumate le pietre dell’altare, insieme con la polvere e l’acqua. Benché in questo caso non sembra ci siano parole precise su cui la fede di Elia potesse basarsi, c’erano però dei precedenti: Dio aveva risposto a Salomone facendo scendere fuoco dal cielo (2 Cronache 7:1), e la stessa cosa era avvenuta quando Davide, dopo un periodo di giudizio, aveva offerto il sacrificio nell’aia di Ornan (1 Cronache 21:26). Così, Elia propose, come prova, una risposta col fuoco, e la sua fiducia non fu delusa. La sua preghiera fu esaudita.

Questi esempi ci mostrano molto chiaramente con quale fiducia possiamo pregare quando le nostre richieste sono basate sulla Parola di Dio. Possiamo essere sicuri che Egli farà ciò che ha detto. Possiamo anche aspettarci che Egli manifesti la Sua potenza e rivendichi la gloria del Suo nome come ha fatto nei tempi passati, poiché è un Dio che non cambia. Un’altra cosa che risalta chiaramente è che se preghiamo non per cose che riguardano i nostri interessi personali, ma per cose che riguardano gli interessi e la gloria di Dio, possiamo avere fiducia che saremo ascoltati e che le nostre richieste ci saranno concesse.

Tuttavia, se proseguiamo con la storia di Elia in 1 Re 19, troviamo un’altra sua preghiera alla quale non ci fu alcuna risposta. Minacciato da Izebel, egli fuggì. Il suo coraggio era svanito; estenuato da una profonda depressione si coricò sotto una ginestra, “ed espresse il desiderio di morire, dicendo: ‹Basta! Prendi la mia anima, o SIGNORE›” (v. 1-4). Izebel e tutti quelli che agivano insieme a lei cercavano di togliergli la vita, come più tardi egli disse a Dio sul monte Oreb (vv. 10, 14). Egli preferiva che fosse Dio a togliergli la vita piuttosto che Izebel. Ma Dio non fece nulla di tutto ciò.

Non sono pochi coloro che si lamentano perché il Signore non risponde alle loro preghiere, ma in realtà il problema è che essi non percepiscono la risposta che Egli dà. Egli ha risposto, ma non proprio nel modo che essi avrebbero desiderato, così la risposta è passata inosservata. Nel caso di Elia, la sua preghiera non fu esaudita nel senso che la risposta di Dio fu un risoluto “no”. Infatti, è difficile immaginare un caso più eloquente di una preghiera non esaudita, in quanto non solo Elia non morì quando lo domandò, ma non morì affatto! Infatti, egli è uno dei soli due uomini al mondo che sono stati trasportati in cielo senza passare per la morte.

Quella preghiera di Elia era spinta dalla depressione e non dalla fede; era anche puramente una richiesta personale; egli  “espresse il desiderio di morire, dicendo: Basta! Prendi la mia vita, o SIGNORE” (v. 4). Per un breve istante, aveva rivolto il suo sguardo verso Izebel e non verso Dio, e aveva la sensazione di non farcela più. Questo tipo di preghiera Dio non la esaudì.

È il tipo di preghiera che anche noi potremmo essere spinti a fare, in circostanze particolari. Siamo stanchi delle preoccupazioni, stanchi di soffrire, ed eleviamo a Dio il nostro grido; ma non siamo ascoltati!

Che perdita se Dio avesse esaudito questa richiesta di Elia! Egli aveva in serbo per lui qualcosa di meglio: un carro di fuoco lo avrebbe portato in cielo. E che privilegio apparire con Gesù sul monte della trasfigurazione! Fu un bene per lui che Dio gli abbia detto “no”.

Le preghiere che Dio non esaudisce secondo i nostri desideri non devono essere motivo di amarezza. Verrà il giorno in cui vedremo che le preghiere non esaudite hanno portato altrettanta benedizione quanto quelle esaudite; anzi, come nel caso di Elia, in misura anche maggiore!

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