Quando Cristo ha portato i nostri peccati?

di Greg Quail

In relazione alla vita del Signore Gesù, osserviamo due falsi insegnamenti che purtroppo si son fatti spazio nella cristianità:

  • Il Signore Gesù ha portato i nostri peccati durante la sua vita su questa terra.
  • Il Signore Gesù ha osservato la legge, in nostro favore, durante la sua vita su questa terra.

Non è intenzione di questo articolo focalizzarsi su questi errori ma, sulla verità dell’opera del sacrificio di Cristo alla croce. A tale scopo sarà necessario far riferimento a quei versetti che, per sostenere questi errori vengono interpretati nel modo sbagliato e, quindi,  essere sicuri di quale sia il loro vero significato.

L’oblazione (offerta che accompagnava i sacrifici)

Come punto di partenza è utile ricordare l’oblazione che troviamo in Numeri 15:1-4. Mantenere ferma la verità che concerne la morte e il sacrificio del Signore Gesù, non significa limitare l’importanza della Sua vita su questa terra (di cui l’oblazione è una figura ndt). Non è attraverso la perfezione del Suo cammino terreno, che il Signore Gesù ha pagato la pena relativa ai nostri peccati o che ci ha garantito la nostra giustificazione. La Sua vita su questa terra rappresenta del cibo spirituale per le nostre anime – pane vivente  disceso dal cielo (Giovanni 6:51). Il ricordo della Sua vita di umiltà continuerà per tutta l’eternità; di questo ci parla la “manna nascosta” (Apocalisse 2:17). Inoltre, la Sua vita su questa terra, ci offre molti spunti per la nostra adorazione. Agli Israeliti era richiesto di accompagnare i sacrifici offerti con un’oblazione. Quando ci riuniamo per ricordare il Signore Gesù non dobbiamo mai dimenticarci di apprezzare la perfezione della Sua vita terrena infatti, sebbene non sia con essa che ha pagato per i nostri peccati, essa ce lo mostra come il più bello dei figli degli uomini. Non ci raduniamo per ricordarci della remissione dei nostri peccati ma per ricordare il Signore Gesù.

È nella sofferenza della morte che il Signore ha pagato la pena per i nostri peccati, in quanto era il sacrificio sostitutivo. La Sua vita però è risultata assolutamente essenziale per mostrare e provare che Lui era l’unico e perfetto sacrificio. Pertanto, che tutto questo, ci possa aiutare a sviluppare un apprezzamento sempre più grande nei confronti della vita del Signore.

Fu alla croce che Egli pagò la pena dei nostri peccati

Il Signore Gesù non ha portato i nostri peccati durante il Suo cammino su questa terra, l’opera fu esclusivamente portata a termine attraverso il Suo sacrificio e la morte sulla croce, la Scrittura ci dice questo molto chiaramente: “Cristo morì per i nostri peccati” (1 Corinzi 15:3); “Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6).

Quando e dove tutto questo è successo? Pietro ci dà la risposta: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce” (1 Pietro 2:24). Gli animali per i sacrifici venivano posti sull’altare, il sacrificio del Signore Gesù fu alla croce.

Durante le tre ore di tenebre, il Signore Gesù fu abbandonato da Dio e questo a causa dei nostri peccati che erano su di Lui (Matteo 27:45-46). Consideriamo anche i seguenti versetti:

  • “Il quale è stato dato a causa delle nostre offese” (Romani 4:25).
  • “Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti” (Romani 8:32).
  • “Siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio Suo (Romani 5:10).

“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21) e questo non è avvenuto durante la Sua vita terrena ma è in relazione con la Sua morte come già specificato nel versetto 14 di questo stesso capitolo.

Scrivendo ai Galati, Paolo si riferisce al Signore Gesù come Colui “che ha dato Sé stesso per i nostri peccati” (Galati 1:4), come ha fatto questo e come ci ha liberato dal mondo? “Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo” (Galati 6:14). Quando Dio ha riversato sul Signore il giudizio che spettava a ognuno di noi, il Signore Gesù è stato fatto maledizione per noi; quando e dove è avvenuto tutto questo? Sulla croce  “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»)” (Galati 3:13).

“Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo Spirito” (1 Pietro 3:18). L’espressione “ha sofferto una volta per i peccati” specifica che Egli ha portato i nostri peccati in un momento ben preciso. È stato un unico atto di amore che ha portato alla nostra redenzione, e non una vita di sofferenza per i nostri peccati. Questa sofferenza avvenuta “una sola volta” può essere equiparata all’espressione “messo a morte”, Egli ha patito per i nostri peccati attraverso le sofferenze espiatorie della croce e non in quelle che ha subito durante la Sua vita terrena. “A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue (Apocalisse 1:5).

Passi male interpretati

Giovanni 1:29 “Toglie il peccato del mondo”

La forma al presente di questo verso viene male interpretata dicendo che si riferisce ad un atto continuo. In qualsiasi lingua questo è un malinteso, infatti il passo descrive semplicemente il carattere della Sua azione (allo stesso modo “battezza con lo Spirito Santo” (Giovanni 1:33) non vuol dire che il Signore ha fatto e continua a fare questo, il giorno della Pentecoste è avvenuto una volta e per sempre). Anche Ebrei 9:24-28 ci è d’aiuto, infatti l’autore dell’epistola, ci vuole dire che se l’opera della croce non fosse stata sufficiente, allora Cristo avrebbe dovuto soffrire più volte fin dalla fondazione del mondo. Il sacrificio unico che ci viene presentato in Ebrei 10:11-12 è in contrasto con i sacrifici ripetuti nell’Antico Testamento. Se quell’unica offerta fosse stata insufficiente nessun’altra lo sarebbe stata, a nulla sarebbero valsi i sacrifici dalla fondazione del mondo ed il loro perpetuarsi. In virtù di quell’unica offerta, che è stata sufficiente una volta per sempre, Egli si è seduto alla destra della Maestà ed il problema relativo al nostro peccato è stato risolto una volta e per sempre e Dio è stato glorificato per sempre.

1 Pietro 2:24 “sul legno”

Un’interpretazione errata, ma che ha preso corpo, cita questo versetto nel seguente modo: “ha portato i nostri peccati nel suo corpo fino al legno della croce”, affermando che la traduzione “sul legno della croce” sia sbagliata. Tutte le traduzioni sono concordi su questo punto. Neanche quelle con errori grossolani o liberali cercano di cambiare questo versetto per supportare il pensiero che il Signore abbia portato i nostri peccati durante la sua vita terrena. Tale comportamento crea delle credenze sbagliate ed implica che delle parole della Scrittura vengano cambiate per far sì che si allineino con idee preconcette.

Luca 22:41-44 al Getsemani

Vi è un vecchio inno che a volte viene utilizzato nelle riunioni di evangelizzazione che spesso è stato modificato in modo improprio (“Alexander’s hymn” no. 4: “I stand amazed in the presence of Jesus the Nazarene” Resto stupito di fronte a Gesù il Nazareno, e mi chiedo come ha potuto amare un peccatore condannato, impuro…). Nella sua stesura originale, l’inno si riferisce alle sofferenze del Signore Gesù nel giardino del Getsemani e si basava sul falso pensiero che in quel luogo Egli stesse soffrendo per i nostri peccati. Sulla croce il Signore Gesù fu abbandonato da Dio e questo a causa dei nostri peccati che in quel momento stava portando sul Suo corpo. Durante le tre ore di tenebre pregò in una maniera che non aveva mai fatto in precedenza, infatti durante la Sua vita, qualsiasi fosse la circostanza, intimità, pianto, sofferenza, in perfetta dipendenza si rivolgeva sempre al “Padre”, ma quando sulla croce fu fatto peccato, allora, e solo allora, si rivolge a “Dio”. Nel Getsemani era il “Padre”.

Dobbiamo inoltre mettere in chiaro che, nel giardino del Getsemani, il Signore Gesù non ha sudato sangue. Dobbiamo avere profonda reverenza per quanto riguarda il Signore, nel giardino del Getsemani. Egli sudò e l’evangelista Luca fa una similitudine paragonando quel sudore al sangue “il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano a terra” (Luca 22:44). Sicuramente, lo scopo di questo paragone, era quello di mettere in evidenza che, le sofferenze di quel momento, erano in vista di quello che sarebbe accaduto successivamente, quando il Signore sarebbe diventato la vittima sacrificale.

1 Pietro 2:24 “mediante le sue lividure siete stati guariti”

Probabilmente avete sentito parlare anche di questa errata interpretazione, secondo la quale le frustate che il Signore Gesù ha subito dai soldati facevano parte del prezzo che avrebbe dovuto pagare per i nostri peccati. Pietro qui cita Isaia 53, un passo che ci parla delle molte e svariate sofferenze che il Signore Gesù ha dovuto subire. Il versetto 5 mette in evidenza le sofferenze subite da parte di Dio per i peccati, usando quattro termini che si riferiscono al dolore fisico: trafitto, stroncato, castigo e lividure ed Isaia ci chiarisce che cosa questo voglia dire: “Il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6) e successivamente, “ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato … ” (Isaia 53:10)

Mi ricordo che anni fa ad uno studio feci la seguente domanda: “Che cosa sono le lividure per le quali noi siamo guariti?”. Non dimenticherò mai la risposta, in quanto proveniva da un fratello che molto raramente parlava in assemblea. Egli citò semplicemente le parole di un cantico: “L’Eterno alzò il Suo bastone, o Cristo cadde su di Te”. Qualunque cosa l’uomo, nel suo odio, abbia fatto a Dio, è una colpa che si aggiunge. Ciò che Dio, nel giudizio, ha riversato sul Signore ha tolto la nostra colpa.

Le sofferenze del Signore durante la Sua vita

Le sofferenze che il Signore Gesù ha patito durante la sua vita devono toccare i nostri cuori attirandoci a Lui e generare adorazione, ma non le subì per pagare la pena per i nostri peccati.

Ancora una volta Isaia 53 rivela delle cose che ci dovrebbero colpire. Prima di tutto i versetti da 1-4 ci mostrano che soffrì perché simpatizzava con noi. Isaia 53:4 è citato in Matteo 8:16-17 dove il Signore mostra piena comprensione per il dolore dei sofferenti. Non solo eliminò la causa del loro dolore, ma simpatizzò completamente con loro. Quante volte vediamo questo, nel caso della vedova di Nain, del muto che non era in grado di parlare in modo comprensibile, con Marta e Maria alla tomba di Lazzaro, e perfino sulla città di Gerusalemme: lacrime e gemiti.

Il versetto 2 di Isaia 53, ci indica che il Signore soffrì perché era Santo, ci viene descritto come una pianticella, come una radice in un suolo arido. Egli santo e senza macchia, era completamente estraneo a questo mondo contaminato ed il solo fatto di essere su questa terra era per Lui un motivo di sofferenza.

Infine Isaia 53 ci mostra che egli soffrì a causa dei maltrattamenti subiti dagli uomini. “Disprezzato e abbandonato dagli uomini” (Isaia 53:3) e non solo dai propri nemici ma anche dai suoi amici. I versetti 7-10 ci suggeriscono altre forme di maltrattamento. Egli non era l’Agnello degli uomini, ma l’Agnello di Dio per il sacrificio, ma non troviamo qui solo questa figura, infatti ci viene presentata da Isaia sia la Sua morte, portato al macello, che la tosatura che ci parla di come gli uomini Lo spogliarono della Sua dignità e dei Suoi diritti. In tutte queste cose, però, vediamo brillare sempre di più la Sua perfezione morale.

Le sofferenze del Signore prendono molte forme e vi è molto su cui possiamo meditare, ma dobbiamo essere molto chiari, solo alla croce è stato abbandonato da Dio, solo alla croce ha portato i nostri peccati e fu fatto peccato. Così, come Colui che era senza peccato è stato fatto peccato, così gli ingiusti sono diventati giustizia di Dio per mezzo di Lui.

Che le bellezze della persona di Cristo, così intimamente collegate alle perfezioni della Sua opera alla croce e la Sua vita, possano sempre condurre i nostri cuori ad una maggiore adorazione per Lui.

Tradotto e adattato dal periodico Truth & Testimony.
Titolo originale “When did Christ bear our sins?”

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