Riconoscere il Signore Gesù

di  Burkhard Schmidt

Quando leggiamo i Vangeli, vediamo che in diverse occasioni coloro che conoscevano il Signore Gesù non lo hanno riconosciuto. Questo è accaduto specialmente dopo la Sua risurrezione! Vale quindi la pena considerare queste scene, osservare la condizione morale dei cuori dei discepoli e come il Signore ha agito in queste circostanze affinché coloro che gli appartenevano potessero riconoscerlo.

Riconoscere il Signore nelle situazioni disperate

In  Matteo, al capitolo 14, il Signore salì da solo su un monte per pregare mentre i discepoli erano in mare, alle prese con la tempesta. Delle quattro scene, questa è l’unica che si colloca prima della crocifissione e della risurrezione di Cristo, ma, simbolicamente, parla della posizione che Cristo occupa ora in cielo. Nel versetto 25 leggiamo: «alla quarta vigilia della notte Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. a subito Gesù parlò loro e disse:  “Coraggio, sono io, non abbiate paura”». I discepoli erano disperati. Il vento e le onde li circondavano. Come erano arrivati a quel punto?

Nel versetto 22 è detto che «Gesù obbligò i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la folla». Era stato lui a mandarli, ed ecco che permette che sorgano difficoltà di questo tipo! Ma se accogliamo dal Signore le prove che si presentano nella nostra vita, potremo mantenere il coraggio. Egli non dimentica mai i suoi,  al contrario viene loro incontro, come un tempo venne in aiuto ai discepoli. Questi ultimi, tuttavia, non lo riconobbero. Non è forse quello che capita spesso anche a noi? I problemi sono così grandi che non riconosciamo il Signore quando viene in nostro soccorso. Cosa fa allora il Signore? Dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura» (v.27). Che parole commoventi! Troviamo «non temere» così spesso nella Scrittura! Queste parole contengono così tanto incoraggiamento. Ed è sempre lo stesso, l’«Io sono», l’Eterno, il Figlio di Dio! Rendiamo omaggio anche noi a Lui, come fecero poi i discepoli, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!».

Riconoscere il Signore Gesù quando siamo scoraggiati

In Luca 24 vediamo due discepoli sulla strada che porta da Gerusalemme a Emmaus, che parlano insieme delle cose che erano appena accadute a Gerusalemme. Il versetto 15 ci dice: «Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro». Abbiamo qui due persone deluse e scoraggiate. Questo scoraggiamento era il risultato delle speranze che avevano accarezzato, ma che non erano fondate sulla parola di Dio. Aspettavano la gloria di Cristo, ma senza le sue sofferenze. Quanto facilmente ci troviamo in situazioni simili quando le cose non vanno come ci aspettavamo! Cosa fa allora il Signore? Si rivela immediatamente a loro come il Risorto? No, dirige i loro occhi verso le Scritture! Dovevano credere a tutto ciò che avevano detto i profeti.

Quanto è importante anche per noi quando siamo scoraggiati. Riprendiamo in mano la Bibbia per meditare sulle cose che lo riguardano! Rimarremo stupiti dal risultato! «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» Il Signore è sempre lo stesso: può ravvivare le nostre anime per portarle dalla delusione alla gioia, affinché possiamo fare eco alle parole dei due discepoli, esclamando: «Resta con noi» (v. 29).

Riconoscere il Signore Gesù quando siamo afflitti

In Giovanni 20 vediamo Maria in piedi davanti al sepolcro del Signore. Piange perché non può più godere della comunione con lui come prima della croce. Abbiamo mai pianto, come Maria, quando non godiamo più della comunione con il Signore? Poi leggiamo nel versetto 14: «Si voltò e vide Gesù che era lì, ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: “Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».  Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che vuol dire: «Maestro!» Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». In Maria troviamo un’anima afflitta. Senza il Signore, la sua vita è vuota. I suoi occhi sono pieni di lacrime e lei non riconosce Gesù. In che modo meraviglioso il Signore si rivela a lei! Innanzitutto, le manifesta la sua simpatia ponendole delle domande. Desidera che lei gli apra il suo cuore e gli parli della sua tristezza. Poi chiama Maria per nome ed essendo una delle sue pecore, lei riconosce subito la sua voce. Infine, le insegna, spiegandole la magnifica relazione che lei e coloro che egli chiama suoi fratelli hanno con lui stesso e con il Padre, come conseguenza della sua opera.

Oggi, come cristiani, non conosciamo Cristo “secondo la carne” (2 Corinzi 5:16), ma conosciamo Cristo glorificato in cielo. Se sulla terra attraversiamo il dolore e la morte, sappiamo che non possiamo essere separati da lui, una realtà di immenso valore. Inoltre, il Signore stabilisce la nostra relazione con Dio Padre. Ciò che il Padre è per il Figlio, lo è anche per i figli; e ciò che è come Dio dell’Uomo benedetto che ha tolto il peccato, lo è anche per coloro i cui peccati sono stati perdonati. Il Signore non solo ci ha rivelato Dio come Padre, ma ci ha introdotti in tale relazione con lui attraverso la sua opera e la sua risurrezione. Quale incoraggiamento troviamo in queste parole del Signore, se siamo abbattuti e i nostri cuori sono afflitti! Ricordiamo questa preziosa relazione in cui siamo stati introdotti.

Riconoscere il Signore Gesù quando siamo sovraoccupati

In Giovanni 21, sette discepoli del Signore vanno a pescare. Sebbene abbiano lavorato tutta la notte, leggiamo: «E quella notte non presero nulla. Ma al mattino Gesù era già sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù. Gesù disse loro: « Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?»(in altre versioni lett. “avete qualcosa da mangiare” Gli risposero: «No».  Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci» (versetti 5 e 6). Da un punto di vista morale la ragione morale per cui i discepoli non avevano riconosciuto il Signore era che erano troppo occupati con il loro lavoro. Forse questo è il caso che, per la maggior parte di noi, ci riguarda molto da vicino nei tempi che stiamo vivendo. Spesso non vediamo il Signore perché siamo troppo occupati, forse anche in attività legate al servizio cristiano.

La domanda del Signore ci interpella fortemente: «Figlioli, avete del pesce?». È il modo in cui il Signore tocca i loro cuori. Mostra loro che il loro lavoro è infruttuoso. Il Signore non li aveva mandati a pescare quella notte. Ma dopo aver dato loro l’ordine, catturarono un gran numero di pesci. Dovevano imparare di nuovo che Lui è il Signore. Giovanni è il primo a riconoscerlo in questa veste. Dice: «È il Signore». Che ci conceda di imparare che ogni opera può essere compiuta solo con Lui. Se agiamo così, lo riconosceremo sicuramente anche nelle nostre opere, attraverso i suoi interventi sempre meravigliosi.

Che il Signore Gesù possa trovarci con gli occhi fissi su di lui giorno dopo giorno, affinché, posando lo sguardo su di noi, possa provare gioia e riposo durante il tempo del suo rigettamento da parte di questo mondo.

Scopri di più da BibbiaWeb

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere