Sviamento e reintegrazione

di Maurice Bassali

Un cristiano chiese un giorno ad un amico: “Un vero credente può cadere in un gravissimi peccati, come avvenne a Davide quando si rese colpevole di adulterio e di omicidio? La risposta fu “Sì, un vero credente potrebbe anche cadere in peccati così gravi” Davide, dopo aver commesso adulterio con la moglie di Uria e organizzato l’uccisione del marito, lasciò trascorrere circa un anno prima di rendersi conto del peccato commesso e confessarlo al Signore. Sembra incredibile, ma il fatto è che durante quel periodo Davide aveva perso la comunione con Dio, non combatteva più, si era adagiato agli agi della sontuosa vita di corte, e  si trovava in una condizione di sviamento simile a quella di uno che non conosce il Signore.

Cosa significa sviarsi?

Non tutti attribuiscono alla parola “sviamento” o “caduta” lo stesso significato. Per alcuni, vuol dire indulgere su grossolani e flagranti atti di disobbedienza, come fecero Davide o Giona. Per altri significa semplicemente allontanarsi da Dio.

In questo articolo, la caduta sarà trattata come l’opposto della crescita spirituale. La vera spiritualità non è mai inattiva: l’apostolo Paolo dichiara espressamente che mentre il nostro uomo esteriore va in disfacimento “il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Corinzi 4:16). Cadere o sviarsi significa andare indietro, regredire, peggiorare spiritualmente.

La Scrittura descrive due gradi di caduta:

– Nel primo, il declino spirituale non si traduce in azioni colpevoli; oggetto dei pensieri non sono più le cose vere, onorevoli, pure, amabili (Filippesi 4:8) che onorano il Signore e rendono felici. Il credente è diventato indifferente verso le cose di Dio e corre il grave pericolo di cadere nel peccato. La devozione verso Cristo diminuisce, il cuore si raffredda, la mente si occupa sempre meno del Signore e la coscienza s’indurisce.

– Nel secondo caso, lo stato di decadimento interiore si traduce in atti. La condizione di allontanamento da Dio si è aggravata ed ora si evidenzia nel modo di parlare, nel tono dei discorsi, nello stile di vita, nel comportamento verso gli altri. Lo stato del cuore (da cui provengono le sorgenti della vita – Proverbi 4:23) si manifesta chiaramente. Per questo siamo chiamati a custodire con ogni diligenza il nostro cuore, vegliare sui nostri desideri e sui nostri pensieri per mantenerli puri, e non perdere mai la comunione col Signore.

Non essendo intervenuti subito, si finisce per persistere nell’errore e il decadimento della santità personale diventa uno stato. Se la causa non è scoperta e corretta, la salute spirituale continuerà a peggiorare.

Geremia descrive questa triste condizione di progressivo decadimento con le seguenti parole: “Perché dunque questo popolo di Gerusalemme si svia di uno sviamento perenne? Essi persistono nella malafede e rifiutano di convertirsi” (8:5). Egli spiega che coloro che si sviano, anche se sono delusi dal peccato, continuano a praticarlo e rifiutano di ritornare alla Sorgente d’acqua viva.

Lot e Sansone sono esempi di credenti che si sono sviati ripetutamente. Studiando la loro vita troviamo a fatica dei segni evidenti di fede viva; eppure la Scrittura testimonia che avevano la fede.

 

Perché ci si svia?

La salute spirituale migliora o peggiora proprio come accade per la salute fisica. Se un’alimentazione equilibrata e nutriente, un’adeguata assunzione di acqua e aria pura, un ambiente salutare, la pratica di esercizio fisico sono necessari per la salute del corpo, la stessa cosa avviene per la salute spirituale. Nutrirsi regolarmente della Parola è una necessità assoluta se si vuole crescere nella fede e nella santità (1 Pietro 2:2). Non c’è altro cibo che ci possa nutrire l’anima.

La Parola di Dio è paragonata al latte che il credente deve assumere col desiderio, il gusto, la passione e l’entusiasmo di un neonato che prende il latte dalla sua mamma (1 Pietro 2:2); e anche al cibo solido (Ebrei 5:14), consistente, adatto a chi è maturo nella fede, in grado di comprendere le grandi e profonde verità. Trascurare gli insegnamenti e le rivelazioni della Parola e rifiutare la loro influenza su tutti gli aspetti della nostra vita impedirà la crescita, che sarà pure ostacolata se si trascura la preghiera che è per l’anima quello che il respiro è per il corpo; nel Nuovo Testamento troviamo molte esortazioni a perseverare nella preghiera: Luca 18:1, Romani 12:12, Efesini 6:18, Colossesi 4:2, 1 Tessalonicesi 5:17 e altri.

Per la salute spirituale è necessario un ambiente salubre, dove si “respiri” un’aria pulita e pura; è l’assemblea, la compagnia di credenti sani nella fede e nella dottrina, la frequentazione di persone pie che temono Dio e lo onorano nelle parole e negli atti. Il mondo, nel quale siamo lasciati per annunciare l’amore di Cristo e per manifestarlo concretamente, non è un’ambiente salubre per il credente; la compagnia costante e l’amicizia stretta con persone incredule con le quali non si possa parlare delle cose di Dio raffredderanno il nostro amore per Lui e ci renderanno indifferenti nei suoi confronti.

 

Quali sono i sintomi di declino spirituale?

Il nostro Signore descrive il primo importante segno di declino spirituale indirizzandosi agli Efesini: “Ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4). Abbandonando il primo amore, anche la fede si indebolisce perché essa “opera per mezzo dell’amore” (Galati 5:6). Così l’ubbidienza a Lui diventa un peso poiché l’amore è l’unico vero motivo per ubbidire: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). Se perdiamo l’appetito di cose spirituali non saremo più “affamati e assetati di giustizia” (Matteo 5:6); le cose del mondo ci attireranno sempre più. Adempiremo i nostri doveri di credenti per abitudine o per far tacere la nostra coscienza o perché gli altri non si accorgano del nostro vero stato; ma studiare la Scrittura diventerà faticoso e pesante, e le nostre anime non si delizieranno più nel dissetarsi a quella pura sorgente di acqua viva.

In questi casi lo zelo per la gloria di Dio diminuisce; vivere per il Signore non è più l’obiettivo più importante. “Per me il vivere è Cristo” è stato sostituito da: “Per me il vivere è il guadagno, il lavoro, la famiglia, la reputazione, la carriera”, cose buone in se stesse, ma che sviano il credente se si sostituiscono a Cristo.

Se ci si lascia trasportare lontano dalla sorgente della vita, si perde quella “gioia ineffabile e gloriosa” che proviene esclusivamente dal nostro Signore e che può essere viva anche nella prova e nel dolore. I motivi di gioia dipendono allora dalle circostanze, proprio come per quelli che non conoscono il Signore. Invece di dominare le circostanze, si è prigionieri di esse. “La pace di Dio che supera ogni intelligenza” non riempirà più il cuore (Filippesi 4:7).

Un altro pericoloso segno di declino spirituale è l’atteggiamento che si assume nei confronti del peccato che non appare più nella sua vera gravità, non ripugna più, non è visto come una “cattiva e amara cosa” (Geremia 2:19), ma è sminuito e giustificato con vari stratagemmi. In queste condizioni il credente diventa facile preda del maligno. Per alcuni il declino della vita spirituale può durare anche diversi anni, finché il Padre non interviene con la sua disciplina; per altri la vita spirituale è fatta di alti e bassi, di continue cadute e reintegrazioni.

 

C’è una cura per chi si è sviato

E’ chiaro che in caso di declino spirituale c’è la necessità urgente di un ristabilimento. Ma come fare? Ecco di seguito tre suggerimenti:

  1. Riconoscere che c’è un problema: sono caduto e ho abbandonato il mio primo amore! Dio potrebbe castigarmi per risvegliare la mia sensibilità e farmi comprendere la mia debolezza, la mia vanità, la freddezza del mio cuore. Devo essere onesto con me stesso e con il Signore, e riconoscere la mia reale condizione davanti a Lui. Non devo incolpare altre persone né le circostanze.
  2. Esaminare attentamente la causa specifica dell’allontanamento. Si può trattare di un peccato non confessato, di un’amicizia troppo intima con persone non giuste, di negligenza per la lettura della Parola, o l’aver permesso a qualche passione mondana di occupare i miei pensieri. Se non riesco a definire la causa esatta, posso fare la preghiera di Davide: “Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna” (Salmo 139:23-24).
  3. Presentarmi umilmente davanti a Dio. Qui io posso aprirgli il mio cuore, riconoscere la mia colpa e pentirmi. Dio ha fatto delle promesse meravigliose per guarire il cuore dei suoi figli che si sono sviati: “Io guarirò la loro infedeltà, io li amerò di cuore” (Osea 14:4). “Così parla Colui che è l’Alto, l’eccelso che abita l’eternità, e che si chiama il Santo: ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso (letteralmente “amaramente pentito”) e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi’” (Isaia 57:15).
  4. Chiedere l’aiuto di fratelli o sorelle spirituali in grado di compiere nei miei confronti un lavoro di pastorato e di pregare con me e per me, affinché io trovi l’energia di abbandonare il male, il desiderio di rientrare nel giusto sentiero, la voglia di pregare, il gusto di leggere la Parola.

 

Bisogna prevenire le cadute

La prevenzione è meglio della cura. Per evitare cadute spirituali nella nostra vita, seguiamo questi consigli:

  1. Manteniamoci in stretta e costante comunione con Dio, con la lettura della Bibbia, la preghiera, l’impegno nella testimonianza e nel servizio. Cibarsi regolarmente e diligentemente della Parola e meditare su di essa nel corso della giornata è indispensabile per la santificazione della nostra vita.
  2. Vigiliamo contro il nemico. Ricordiamoci che il peccato abita ancora nel credente e che la natura di peccato con le sue tendenze, i suoi desideri, i suoi inganni, anche se giudicata da Dio alla croce di Cristo è la stessa che in una persona inconvertita. Manteniamo un giusto rapporto con gli increduli; è bene avere con loro rapporti di amicizia se lo scopo principale è quello di presentar loro il Salvatore; diversamente, una pia separazione deve contraddistinguere le nostre relazioni con coloro coi quali non possiamo condividere nulla della nostra gioia in Cristo e della nostra pietà.
  3. Preghiamo, lodiamo e ringraziamo continuamente il nostro amato Signore. Ricordiamoci che lamentarsi e non essere mai contenti di ciò che si ha disonora il nostro Padre che ci ama e ci porta facilmente ad allontanarsi da Lui.

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