Considerare Gesù

Estratto da una meditazione di Philippe Rochat

Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Ebrei 12:1-3).

Guardare in alto

La lettera agli Ebrei è stata scritta a dei credenti che erano usciti dal Giudaesimo ed avevano accettato il Signore Gesù come loro Salvatore, ma che correvano il pericolo di voltarsi indietro, perché erano ancora attaccati al culto giudaico ed alle sue forme . Avevano la tendenza a guardare indietro e in basso. Perché? Perché le direttive che Dio aveva dato al Suo popolo, relative al culto che dovevano rendere, erano fatte di cose materiali. Si andava ad adorare con un agnello, o con un giovane toro, o con una  manciata di farina. Per loro, tutto era materiale, e c’era il pericolo che guardassero indietro ed in basso ma, per noi, sono sicuramente delle figure spirituali.

Anche noi, oggi, corriamo lo stesso pericolo perché, quando si guarda indietro, automaticamente non si guarda più in alto, ma in basso; molto spesso è così!  Quando si guarda indietro, si vede un cammino già percorso e generalmente,    dobbiamo abbassare la testa con umiliazione. Così Dio ha permesso che questa lettera agli Ebrei fosse scritta per incoraggiarli a guardare in avanti e in alto. È di questo che anche noi abbiamo bisogno.

I testimoni della fede (Ebrei 11)

Questa lettera  mostra la Persona del Signore Gesù e la Sua opera alla croce, tanto superiore e più eccellente di tutto ciò che gli Ebrei  avevano nell’Antico Testamento. Ciò  non vuol dire che noi non dobbiamo leggere l’Antico Testamento ma che dobbiamo leggerlo alla luce del Nuovo.

Nel capitolo 11 di questa lettera abbiamo una serie di testimoni della fede,  i giganti della fede di cui ci parla l’Antico Testamento. La  loro fede è stata caratterizzata dal fatto di guardare in avanti ed afferrare per mezzo di essa le cose promesse

  • Abraamo

Se per esempio pensiamo ad Abraamo, egli ha visto la città che ha “le vere fondamenta” (Ebrei 11:10). Abraamo non aveva la Bibbia. Noi sappiamo bene che per conoscere qualcosa di questa città dobbiamo leggere gli ultimi capitoli della Bibbia, che Abraamo ancora non aveva. Questa città che ci viene presentata  nel libro dell’Apocalisse è la “Gerusalemme celeste” ed Abraamo ha visto questa città. Ciò  ci dimostra che la sua fede era veramente caratterizzata dal fatto di saper afferrare le cose che gli stavano davanti e che erano in alto.

  • Giuseppe

Pensiamo anche a Giuseppe. Di lui è detto che per fede “quando stava per morire, fece menzione dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le sue ossa” (Ebrei 11:22).  Conosciamo bene la storia di Giuseppe narrata nel libro della Genesi.  Questo libro che all’inizio ci parla di come Dio abbia dato la vita all’uomo, termina con la menzione di un “sarcofago”: “Giuseppe morì … e deposto in un sarcofago in Egitto” (Genesi 50:26). L’Egitto raffigura  il mondo. Giuseppe, per fede, sapeva che lo scopo finale di Dio per lui non era un sarcofago in Egitto, ma la risurrezione nel paese della promessa e per questo ha dato degli ordini precisi riguardo alle sue ossa. Sapeva che un giorno i figli d’Israele avrebbero trasportato le sue ossa nella terra promessa: “E le ossa di Giuseppe, che i figli d’Israele avevano portate dall’Egitto, essi le seppellirono a Sichem, nella parte del campo che Giacobbe aveva comprato” (Giosuè 24:32).

 

La gara

Il capitolo 12 della lettera agli Ebrei ci fa vedere che se ci sono dei testimoni della fede da cui siamo circondati, c’è una Persona che è molto più eccellente di questi uomini di fede: è la Persona del Signore Gesù. Noi leggiamo, nel primo versetto di questo capitolo che, avendo un così gran numero di testimoni, dobbiamo correre una gara “con perseveranza”.

Però per poter correre, dobbiamo prima fare alcune cose:

  • Deporre “ogni peso”.

Qualcuno potrà obiettare che  in 1 Pietro 5:7 è scritto: “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”, ma non sono questi i pesi che siamo invitati a deporre. I pesi di cui parla la lettera agli Ebrei sono dei pesi di cui noi ci siamo caricati, forse inconsciamente, e, comunque, inutilmente. Sono come delle “palle al piede” che ci impediscono di correre la gara. Allora, di che cosa si tratta? Noi dobbiamo chiedere al Signore se ci sono, nella nostra vita, delle cose che ci impediscono di compiere la corsa come vorrebbe Lui. Non sono necessariamente cose malvagie: forse è l’eccessivo  lavoro, il desiderio di avere sempre di più. Ho veramente bisogno per me stesso di chiedere al Signore che mi mostri se ho “una palla al piede” che mi impedisce di correre in modo spedito.

  • Deporre “il peccato che così facilmente ci avvolge”.

Questo è stato scritto ormai da molto tempo. Non abbiamo bisogno di descrivere  il peccato che ci avvolge così facilmente. Non possiamo uscire di casa senza udire o vedere delle cose che ci contaminano. Inoltre, oggi c’è anche tutto quello che può entrare nelle nostre case attraverso i mezzi di comunicazione e di informazione moderna, tutto quello che ci viene proposto a profusione dai mass media. Se il Signore non ci protegge,  siamo molto esposti a cadere nelle trappole del Nemico. Usiamo prudenza, vegliamo, siamo sobri nell’utilizzo del nostro computer e di Internet. Qualcuno obietterà che vi si possono trovare delle cose interessanti ma, spesso, restare davanti al computer troppo a lungo non è niente altro che tempo perso. È un tempo che potrebbe essere utilizzato per leggere la Parola di Dio e che il Nemico ci ha rubato!

  • Correre “con perseveranza la gara

Non è facile correre con “perseveranza”, e per farlo occorre che ci sbarazziamo di alcune cose. Si preferisce lanciarsi nella corsa, però siamo chiamati ad avanzare un passo dopo l’altro. Un credente non può mai fare due passi alla volta, facendolo rischia di inciampare e cadere. Dobbiamo correre giorno dopo giorno: “Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:34). Dobbiamo riconoscere che, quando siamo preoccupati, spesso è perché si pensa al domani o alla settimana prossima o a cosa accadrà fra sei mesi. Noi non possiamo pensare a come reagiremo il giorno in cui attraverseremo la prova. Il giorno del cristiano è “oggi” e se ci sarà un domani, sarà solo un nuovo “oggi”. Il Signore ci dà le forze per oggi, e, se domani saremo ancora qui, ci donerà delle forze nuove: “Le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano [o meglio: sono nuove] ogni mattina” (Lamentazioni 3:22-23). Il Signore non ci dona mai una “minestra riscaldata”, ma ci dona per oggi quello di cui abbiamo bisogno.

  • Fissare “lo sguardo su Gesù”.

Corriamo con perseveranza la gara … fissando lo sguardo su Gesù” (Ebrei 12:2). Questo significa distogliere lo sguardo da qualunque altro oggetto per fissarlo esclusivamente su uno solo, senza guardare né a destra né a sinistra. Il pericolo, spesso, è proprio questo e perciò siamo esortati, una volta di più, a guardare in avanti ed in alto. Qui, il Signore, ci viene presentato come “Colui che crea la fede e la rende perfetta”, Colui che porta tutte le cose alla perfezione. Si può dire che è il Capo, per la terra, del corteo che oggi attraversa questo mondo ma che è in viaggio per il cielo. Questo, del resto, è il grande argomento della lettera agli Ebrei. Non vi troviamo la Chiesa, ma vi troviamo  un popolo che attraversa il deserto (cioè il mondo) e che è in cammino verso il cielo.

 

La gioia del Signore
Di seguito troviamo tre espressioni:

  • “Per la gioia che gli era posta dinanzi”.

Qual era la gioia del Signore quando era quaggiù? Pensate che per Lui fosse una gioia sopportare le sofferenze della croce, di essere trattato durante le tre ore dell’espiazione come il peccato meritava di essere trattato fatto peccato? Tutto questo non poteva essere una gioia per Lui, perché al Getsemani, qualche ora prima di arrivare alla croce, il Vangelo di Luca ci dice che “il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra” (Luca 22:44) a causa dell’orrore che aveva davanti a Sé di essere “fatto peccato” (2 Corinzi 5:21). Questa gioia, perciò, non è la gioia della croce. È una gioia che va al di là della croce. È sicuramente la gioia di aver compiuto la volontà del Padre, ma anche quella di portargli gli adoratori che il Padre cercava (Giovanni 4:23). È la gioia di fare di noi credenti degli esseri felici, amati da Dio, che riempiranno la casa del Padre, che daranno gloria all’Agnello che è stato immolato. È la gioia di avere un giorno una Sposa con Sé nella gloria. Questa gioia era veramente grande per il Signore; era questo che Lo faceva guardare avanti e in alto.

  • “Egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia”.

Sopportare la croce. Queste parole, nella nostra lingua, sfiorano appena il reale significato di quelle che sono state le sofferenze del Signore. Quello che è avvenuto tra il Dio santo ed il nostro Salvatore, che era su quella croce al nostro posto, è qualcosa di cui non potremo mai misurare la profondità, nemmeno nel cielo.

Ha sopportato la croce, “disprezzando l’infamia”. L’obbrobrio, la vergogna del Signore sono espressi nel Salmo 22: “Io sono un verme e non un uomo” (v. 6). Noi sappiamo che il nostro Salvatore, il Creatore degli uomini, è stato da essi spogliato delle Sue vesti e della tunica senza cuciture (Giovanni 19:23) e esposto, là sulla croce, agli sguardi di tutti. Il Signore ha disprezzato l’ìnfamia, e ciò a causa della gioia che aveva davanti a Sé di salvarci.

  • Si è seduto alla destra del trono di Dio”.

Noi siamo perciò chiamati a fissare gli occhi su Gesù, ricordandoci che questo Suo cammino di sofferenze, che ha ben poco a che vedere con le sofferenze che noi conosciamo su questa terra, è terminato nella gloria. È per noi un grande incoraggiamento ed allo stesso tempo  la certezza di sapere che c’è nel cielo, da più di duemila anni, quello che non c’era mai stato: un Uomo glorificato. L’eternità del Figlio di Dio è una verità fondamentale che il Nemico ha sempre cercato di demolire. La lettera agli Ebrei ci mostra che c’è un tale Uomo nel cielo; conoscere questa verità dona certezza per il credente. Quando il Signore ha detto a Maria: “Va’ dai miei fratelli” non ha solo aggiunto: “e di loro: Io salgo al Padre mio” ma ha detto: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro” (Giovanni 20:17). Nel cielo c’è l’Uomo Cristo Gesù, l’Uomo perfetto che ha conosciuto sulla terra tutte le sofferenze che noi possiamo conoscere. Non c’è nessuna sofferenza, ovviamente a parte quelle che noi sperimentiamo per la nostra disubbidienza, né nessuna difficoltà, né nessuna prova su questa terra che il Signore non abbia conosciuto e nella quale non possa simpatizzare con noi. È per questo che c’è, nel cielo, un misericordioso e fedele Sommo Sacerdote che ha compassione di noi e può “simpatizzare con noi nelle nostre debolezze” (mai con i nostri peccati) (Ebrei 4:15). Egli intercede per noi, ci porta sul Suo cuore davanti a Dio e, potremmo dire, è a nostra disposizione 24 ore su 24.

 

Una Persona da considerare nel cielo

  • Il Signore Gesù prega per i Suoi

Il Signore Gesù prega per noi. Possiamo vedere un esempio di questo nel capitolo 22 del Vangelo di Luca poco prima della croce. Il Signore sapeva molto bene che il Suo discepolo Pietro sarebbe caduto qualche ora più tardi e gli ha detto: “Simone, Simone” (Pietro è una delle sette persone nella Parola, delle quali viene pronunciato il nome due volte di seguito) “ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:31-32). Il Signore sapeva esattamente cosa sarebbe accaduto, di lì a poco, a questo discepolo ed aveva pregato per lui prima che il fatto accadesse. Senza la preghiera del Signore, si può pensare che Pietro, dopo essersi reso conto di aver rinnegato il Signore, avrebbe potuto comportarsi come Giuda. Ma per Pietro vi erano state delle preghiere preventive.

Cari giovani amici credenti, sappiate che anche oggi il Signore prega già per voi; perché siate guardati oggi, domani e dopodomani se dovrete ancora vivere in questo mondo, perché Egli conosce in anticipo il nostro cammino. È questa la nostra gioia! È questo il nostro incoraggiamento!

  • Considerate perciò Colui che ha sopportato una simile ostilità contro la Sua persona da parte dei peccatori”.

Facciamo un esempio in cui il Signore ha incontrato questa ostilità da parte dei peccatori. Questi, avevano detto del Signore: “Egli scaccia i demoni con l’aiuto del principe dei demoni” (Matteo 9:34). Attribuivano la potenza del Signore alla potenza del principe dei demoni. Questa è certamente una delle peggiori bestemmie che il Signore abbia incontrato sulla terra.

Siamo chiamati a considerare Colui che ha sopportato una simile ostilità da parte dei peccatori contro di Lui “affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Ebrei 12:3). Lo scoraggiamento è il tranello più sottile che il Nemico possa mettere davanti a noi sul nostro cammino. Non occorrono cose straordinarie, basta un po’ di stanchezza, un po’ di affaticamento mentale ed il Nemico ci scoraggia: “A che pro tutto questo? Cosa vuoi ancora di più?”. Ebbene, è proprio in questi momenti che dobbiamo considerare il Signore Gesù affinché non ci stanchiamo perdendoci d’animo.

Si ha bisogno di tutto questo a tutte le età, lo sappiamo. Quando si guarda al Signore si riprende coraggio. Quante volte Egli ci dice: “Fatevi coraggio”. Sono queste tra le ultime parole che il Signore ha detto ai Suoi discepoli: “Nel mondo avrete tribolazione (cioè: oppressione, sofferenza, ostacoli); ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33).

Tradotto e adattato da Bible-Notes