I “sacrifici” del cristiano

di Ulrich S.

Un Israelita dell’Antico Testamento era solito offrire regolarmente a Dio  sacrifici di animali. Come cristiani, non siamo più chiamati a fare questo. Ci  basiamo sull’offerta di Cristo fatta una volta e per sempre, di cui i sacrifici dell’Antico Testamento erano solo immagini. Abbiamo una coscienza purificata, siamo santificati e resi perfetti (cfr. Ebrei 9: 14; 10: 10, 14) – è una benedizione che non possiamo misurare. Tuttavia, anche noi possiamo e dobbiamo offrire sacrifici  a Dio. Queste offerte  non hanno lo scopo di procurarci la salvezza, ma sono manifestazioni di amore e di gratitudine per la salvezza così grande che abbiamo ricevuto attraverso la morte e il sacrificio del Signore Gesù. Il Nuovo Testamento menziona tali sacrifici in diversi passaggi

Il nostro corpo

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale” (Romani 12:1).

La parte pratica della Lettera ai Romani inizia al capitolo 12. Nei capitoli precedenti, l’apostolo Paolo presenta il Vangelo di Dio, la sua misericordia verso noi uomini. Egli mostra che il problema dei nostri peccati è stato risolto da Dio mediante il sangue del Signore Gesù, e che ora siamo giustificati davanti a Dio (cap. 3:21-5:11). E il problema della nostra condizione di peccatori, della nostra natura peccaminosa, è stato risolto anche dal fatto che Cristo è morto e noi siamo morti con lui. È così che siamo stati liberati dal dominio del peccato e della legge (cap. 5:12-8:39).

Essendo così riccamente benedetti, dovremmo dare, nella nostra vita, una risposta a questa immensa grazia divina. Quindi, la prima esortazione è quella di presentare i nostri corpi a Dio come sacrificio vivente, santo e gradito. Il fatto che venga menzionato il corpo ci insegna che non si tratta solo del nostro atteggiamento interiore, ma di una consacrazione concreta e completa a Dio. Una consacrazione che consiste praticamente nel mettere le nostre membra, le nostre capacità, il nostro tempo e le nostre forze interamente a disposizione di Dio. Paolo fa riferimento qui a Romani 6:13: «e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d’iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio». Questo è ciò che è un sacrificio «vivente» per Dio. Tuttavia, è gradito a Dio solo se è un sacrificio «santo», cioè se nella nostra vita ci comportiamo giudicando noi stessi, separandoci dal male e tenendoci lontani da esso. I credenti della Macedonia avevano compreso il significato di questo tipo di offerta. Si poteva dire di loro che avevano dato prima di tutto se stessi al Signore (2 Cor. 8:5) – questo è un ottimo esempio per noi.

 

La nostra lode

Per mezzo di lui, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13:15).

anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pietro 2:5).

Gli Ebrei conoscevano il servizio dei sacrifici dell’Antico Testamento. Poiché erano diventati cristiani, non avevano più nulla a che fare con esso, grazie al sacrificio compiuto da Cristo. Tuttavia, come cristiani – proprio come noi oggi – potevano offrire un sacrificio a Dio: «un sacrificio di lode». Un tale sacrificio proviene da un cuore che, contemplando la persona e l’opera del Signore Gesù, è pieno di gioia, lode, gratitudine e adorazione. Si esprime verbalmente con parole o canti (il frutto delle labbra). Sono «sacrifici spirituali» che offriamo al nostro Dio nel nome di Gesù Cristo, in quanto siamo un sacerdozio santo.

Questi sacrifici continui di lode si basano sul sacrificio di Cristo compiuto una volta e per sempre. Questo tipo di sacrifici non era del tutto sconosciuto nell’Antico Testamento. In Osea 14:2 è scritto: «Ti offriremo i sacrifici (i tori) delle nostre labbra». Anche nei Salmi si parla più volte di offrire o presentare lodi a Dio (es. Sal 50:14, 23; 100:1, 4). Già a quell’epoca, un sacrificio non era solo un animale offerto, ma anche ciò che c’era nel cuore e sulle labbra di chi lo offriva.

Dio desidera che offriamo «continuamente» i nostri sacrifici di lode, cioè continuamente e in modo ininterrotto. Non basta avvicinarci a lui per lodarlo e adorarlo solo la domenica. E anche questo possiamo farlo veramente solo se durante la settimana ci siamo occupati molto della persona e dell’opera del Signore. Il Padre cerca adoratori (Giovanni 4:23) – persone che si caratterizzano per l’ adorazione. Non abbiamo forse tutte le ragioni per lodare continuamente il nostro Dio?

 

I nostri beni

Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace” (Ebrei 13:16).

Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio” (Filippesi 4:18).

Subito dopo l’invito a offrire continuamente a Dio un sacrificio di lode, il passo di Ebrei 13 prosegue con l’esortazione a non dimenticare la beneficenza e a condividere i nostri beni. Si tratta di altri sacrifici, che devono essere offerti da coloro che sono grati a Dio. Sono destinati a coloro che ci circondano, ma indirettamente sono anche per Dio, perché Egli si compiace di tali sacrifici.

Lo stretto legame tra i sacrifici di lode e la beneficenza è ancora chiaramente indicato in altri passaggi della Bibbia. Così il Levitico inizia con i sacrifici per Dio e termina con la decima destinata ai leviti, agli orfani, alle vedove e agli stranieri. Questo legame si ritrova anche nel capitolo 26 del Deuteronomio. Infatti, nei primi undici versetti viene trattato il tema dei primi frutti offerti a Dio, un parallelo con i sacrifici di lode (Ebrei 13:15). Nei versetti dal 12 al 15 si parla della decima che  ricorda la beneficenza e la condivisione dei beni (Ebrei 13:16).

La “carità” ha piuttosto un significato generale che indica il bene che viene fatto agli altri. Può riferirsi a doni materiali così come ad altre testimonianze d’amore. Che vasto campo d’azione si apre così davanti a noi! La parola greca tradotta con “condividere i vostri beni” significa anche “comunione”, “condivisione” o “partecipazione”. La «condivisione» dei nostri beni con gli altri è quindi messa in primo piano in questo contesto. Siamo grati se il Signore ci ha affidato beni sufficienti da poterli condividere con gli altri? Facciamolo volentieri, «perché Dio ama un donatore gioioso» (2 Corinzi 9:7). E tutto ciò che facciamo a uno dei suoi, Egli lo considera come fatto a Lui stesso (Matteo 25:40)!

Per questo tipo di sacrifici, i credenti di Filippi sono un esempio. Avevano inviato a Paolo un dono materiale e così avevano preso parte «alla sua afflizione» (Filippesi 4:14). Paolo si riferisce senza dubbio a questo quando parla «del sacrificio e del servizio della loro fede» (Filippesi 2:17). Nel capitolo 4, definisce poi la loro offerta «un profumo di soave odore» (v. 18). Egli usa quindi la stessa espressione che viene impiegata in Efesini 5:2 riguardo al sacrificio del Signore Gesù: «e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.». Ciò dimostra quanto siano preziosi agli occhi di Dio tali doni materiali.

Tradotto e adattato da Le Messager Evangélique

 

Scopri di più da BibbiaWeb

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Exit mobile version