Il “ridere” di Abraamo e di Sara

di M. Vogelsang

Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: ‘Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?’” (Genesi 17:17).

Sara rise dentro di sé dicendo: ‘Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio’” (Genesi 18:12).

Sara disse: ‘Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me’” (Genesi 21:6).

Generalmente associamo il ridere con l’idea della gioia e della felicità, ma non sempre è così. Nella storia della vita del patriarca Abraamo e di sua moglie Sara per tre volte si parla di “ridere”, e ogni volta il riso è stato suscitato da un motivo diverso.

Nei due primi passi abbiamo il ridere di Abraamo e Sara legato a una certa dose di incredulità, al ritenere impossibile che alla loro età si potesse ancora avere un figlio, anche se Dio aveva promesso che così sarebbe avvenuto.

Abbiamo mai avuto anche noi tali pensieri? Abbiamo mai dubitato che Dio possa concederci qualcosa che da tanto tempo desideriamo? Nella nostra vita possono esserci molte difficoltà e noi non vediamo soluzione possibile. Ma quando smettiamo di dubitare e confidiamo semplicemente in Dio, anche se non vediamo un cambiamento immediato nelle nostre difficili circostanze, scopriremo che Egli ha già preparato un piano per noi, per la nostra benedizione. Pensiamo all’apostolo Paolo; anche quando non vedeva una via d’uscita, la sua fede gli dava la sicurezza che ci sarebbe stata una soluzione: “Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati” (2 Corinzi 4:8).

Pensiamo ad Anna, la madre di Samuele, quando aprì il suo cuore davanti al Signore: “Il suo aspetto non fu più quello di prima” o “non fu più triste” (1 Samuele 1:18). La pace di Dio aveva riempito il suo cuore anche se le circostanze non erano ancora cambiate.

Riguardo alla gente del mondo, che rifiuta di sottomettersi a Dio, quante risate vere e proprie, di scherno e di incredulità, ci capita di ascoltare! E questo ci addolora molto perché sulle promesse del Signore, di cui siamo fermamente convinti, abbiamo basato la nostra fede. Il ridere di Ismaele (Genesi 21:9), un riso di derisione, fa parte di questi casi. Ogni cristiano fedele ne sa qualcosa.

Forse tu sei un giovane cristiano, oggetto di derisione da parte dei compagni di scuola o di lavoro a causa della tua fede. Anche del Signore hanno riso, quando asseriva che la figlia di Iairo, che di lì a poco avrebbe risuscitato, non era morta ma dormiva (Matteo 9:24), e chissà quante altre volte ancora. Stai tranquillo, non ti scoraggiare e non desistere; il Signore conosce la tua situazione, e ricompenserà la tua fedeltà e la testimonianza che rendi per Lui. Puoi esserne certo.

In Galati 4:29 troviamo il giudizio che lo Spirito Santo dà in relazione al fatto di Genesi 21: “E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora”.

Il ridere di Sara, descritto nel racconto da cui è tratto il terzo passo (Genesi 21:6), avviene in un contesto completamente diverso. Qui il motivo è la gioia e la riconoscenza. Dopo che Dio l’aveva benedetta così abbondantemente, Sara era felice e riconoscente. Lei che prima aveva riso per dubbio e incredulità, ora dimostra la sua gioia dando a suo figlio il nome “Isacco” che significa “ride”.

Se guardiamo indietro, nel cammino in cui il Signore ci ha guidato fin o a questo momento, non dobbiamo forse riconoscere che ci sono abbondanti motivi per avere una gioia reale e piena di riconoscenza?

 

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