di Michael Vogelsang
La decima è il parametro di riferimento per le donazioni dei credenti?
La decima, ovvero donare il dieci per cento delle proprie entrate, era parte integrante dell’insegnamento del Vecchio Testamento e della vita religiosa dei Giudei. In Malachia 3:8-9 il popolo d’Israele viene accusato di derubare Dio non pagando la decima. Dio dichiara, senza mezzi termini, che il popolo non stava prosperando materialmente a causa dell’egoismo. Dio aveva promesso loro benedizioni se avessero pagato la decima. La decima, come alcuni insegnano, è ancora un parametro valido in rapporto alle donazioni dei cristiani? È significativo notare che nel Nuovo Testamento, ai neoconvertiti non è mai richiesto di versare la decima alla chiesa. La decima nella vita della chiesa appare secoli dopo la completa stesura della Bibbia.
E Abraamo?
Prima che la decima venisse imposta dalla Legge di Mosè, la Parola di Dio ci dice che Abraamo stesso diede a Melchisedec “la decima di ogni cosa” (Genesi 14:20). Valutare in quale contesto della Parola è menzionato un soggetto per la prima volta, è spesso utile per trarne le giuste conclusioni. Osserviamo più da vicino quanto ci viene descritto in Genesi 14. In questo passo, in cui troviamo il riferimento alla decima per la prima volta nella Bibbia, essa è composta dalla parte migliore del bottino di guerra. Si noti che non si trattava di beni personali di Abraamo, ma di beni dei popoli sconfitti. Abraamo si era ritrovato in guerra, a fianco di Sodoma, per salvare il proprio nipote Lot. Dà il dieci per cento del bottino di guerra a Melchisedec, restituendo tutto il resto al re di Sodoma, senza prendere niente per se stesso. Questo singolo evento senza precedenti, e che non si ripeterà mai più, rappresenta forse la prova Scritturale che i cristiani sono chiamati a dare il dieci per cento delle loro entrate annuali (non il bottino di guerra, ma il denaro proveniente dalle loro entrate) non una sola volta ma anno dopo anno?
Principi di donazione cristiana
I credenti del Nuovo Testamento non sono più “sotto la legge ma sotto la grazia” (Romani 6:14). Questo significa che dobbiamo dare meno della decima o addirittura nulla? Utilizzando un’espressione tipica usata da Paolo potremmo rispondere: “Così non sia”. È necessario soffermarsi su quello che è il principio della donazione cristiana che è completamente diverso dalla decina ed è qualcosa di un livello superiore. Il cristiano non dona perché è mosso da un obbligo legale, ma perché è spinto dalla gratitudine che ha nei confronti della grazia di Dio per quanto gli è stato concesso (1 Corinzi 13:2).
Riassumiamo alcuni dei modi e dei motivi che dovrebbero guidare, secondo gli insegnamenti che ci dà la Scrittura, un cristiano nel donare (sarebbe utile uno studio dei seguenti passi 1 Corinzi 16:1-2, e 2 Corinzi capitoli 8 e 9).
- Prima di tutto donare noi stessi al Signore, e successivamente i nostri beni materiali in misura proporzionale a ciò che abbiamo (2 Corinzi 8:1-5).
- Siamo incoraggiati a donare con gioia, piuttosto che a malincuore o per necessità: “Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso” (2 Corinzi 9:7).
- Dio promette che chi dona liberalmente altresì riceverà in abbondanza: “Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente” (2 Corinzi 9:6). In relazione a questo, quanto è stupenda la promessa fatta dal Signore: “Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi” (Luca 6:38).
- Il donare deve essere costante. Nel piano di Dio la colletta deve essere fatta regolarmente ogni primo giorno della settimana, quando i santi si radunano per il ricordo della morte del Signore: “Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare” (1 Corinzi 16:1-2).
- Il Signore stesso ci ha insegnato a donare in segreto, vi sarà sicuramente una ricompensa, non dagli uomini, bensì da Dio e non necessariamente nel presente ma in un giorno futuro: “Ma quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:3-4).
Se ci domandiamo quale sia lo scopo del donare cristiano, nei capitoli 8 e 9 della seconda lettera ai Corinzi troviamo una serie di motivazioni:
- Esprimere comunione: “il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi” (2 Corinzi 8:4).
- Mostrare abbondanza in differenti aspetti della vita cristiana: “Ma siccome abbondate in ogni cosa, in fede, in parola, in conoscenza, in ogni zelo e nell’amore che avete per noi, vedete di abbondare anche in quest’opera di grazia” (2 Corinzi 8:7).
- Mostrare la realtà del nostro amore: “Non lo dico per darvi un ordine, ma per mettere alla prova, con l’esempio dell’altrui premura, anche la sincerità del vostro amore… Date loro dunque, in presenza delle chiese, la prova del vostro amore e mostrate loro che abbiamo ragione di essere fieri di voi” (2 Corinzi 8:8, 24).
- Seguire l’esempio del Signore Gesù: “Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi” (2 Corinzi 8:9).
- Sopperire ai bisogni degli altri: “nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno, perché la loro abbondanza supplisca altresì al vostro bisogno, affinché ci sia uguaglianza” (2 Corinzi 8:14).
- Dare agli altri un’occasione per ringraziare Dio: “Così arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi. perché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l’ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti” (2 Corinzi 9:11-13).
- Affinché i nostri frutti abbondino: possiamo sicuramente aggiungere questo motivo, menzionato ancora una volta da Paolo: “Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto” (Filippesi 4:17).
Il donare dei credenti, perché possa assumere un valore reale davanti a Dio, deve provenire dal cuore. Quando la “buona volontà” (2 Corinzi 8:12) nel donare non è presente, allora diventa un qualcosa di legale. La vita cristiana non è guidata dalla rigida osservanza di norme e regolamenti, bensì dalla risposta del nostro cuore all’amore che abbiamo ricevuto dal Signore. Questo dovrebbe manifestarsi in ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Amiamo perché Egli ci ha amato per primo e doniamo (noi stessi e i nostri beni) perché Egli per primo ci ha donato se Stesso ed ogni benedizione spirituale.
Il Cristianesimo è pieno di apparenti paradossi ed uno di questi è il seguente insegnamento del Signore: “Date, e vi sarà dato” (Luca 6:38). È un sistema secondo il quale ogni volta che diamo, riceviamo un arricchimento. Questo principio divino si applica sicuramente a molti aspetti della vita e sicuramente anche al soggetto del dono dei beni materiali. “Nei valori del cielo, l’uomo più ricco è colui che ha donato di più” (F.B. Meyer). In quale luogo desideriamo essere più ricchi?