La donna cananea – (Matteo 15:21-28)

di J. Jeannin

Il Signore Gesù, dopo aver respinto e condannato la religione degli uomini con le sue tradizioni e la sua ipocrisia (v. 1 a 20), si rivolge a quelli che non hanno pretese, alle anime che sono nella miseria e che hanno bisogno di lui. Una straniera profondamente affitta ha sentito parlare di Gesù e viene a sapere dove abita (Marco 7:24, 25). Questa donna, che vive con una figlia gravemente tormentata da un demonio, è toccata ogni giorno nei suoi affetti più profondi. Chi la libererà dalla sua disperazione? Certamente non la religione coi suoi precetti e nemmeno le tradizioni. Ma ha sentito parlare di questo grande profeta in Israele che scaccia i demoni; così lo cerca, lo trova e a lui grida il suo dolore: “Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide!” Ma il Signore non risponde; è forse insensibile alla disperazione della sua anima? No di certo; prima ancora che aprisse la bocca, Egli si era già caricato, nella sua compassione, del suo dramma (Matteo 8:17); ma la mette alla prova per far risaltare la sua fede. Questa straniera è una Cananea. I Cananei erano stati  maledetti fin dalla loro origine (Genesi 9:25); per le loro iniquità avrebbero dovuto essere sterminati dal popolo d’Israele (Esodo 23:23). Il Figlio di Davide, quindi, non doveva aver niente a che fare con una figlia di Canaan. Egli era venuto a portare soltanto al suo popolo le benedizioni promesse. Anche se Israele aveva dimenticato la voce dei suoi profeti, questo non poteva in alcun modo distogliere il Signore dalla sua missione (v. 24).

Per quale motivo questa donna sirofenice fa appello a lui chiamandolo Figlio di Davide? Pensava forse di essere più ascoltata visto che, invocando Gesù con quell’appellativo, molti in Israele erano stati guariti (Matteo 9:27)?

Il Signore non le risponde, e i discepoli giustificano il suo silenzio ritenendo che quella donna straniera non abbia alcun diritto alle attenzioni del Messia di Israele. Le sue grida li disturbano, e, secondo loro, il Maestro non dovrebbe far altro che mandarla via. Che durezza, che egoismo! Essi non possono capire quello che avviene nel cuore del Signore in quel momento. Non è a loro che quella donna grida nella sua angoscia, ma al Signore, e lui non resterà insensibile al suo doloroso appello.

“Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele”. Questa risposta del Signore sarebbe potuta sembrare un chiaro rifiuto a intervenire, tale da suscitare in quella povera straniera una profonda delusione, uno sgomento e forse anche una ribellione interiore. Invece, niente di tutto questo. La Cananea si avvicina a Colui che sembra volerla mandar via, e ben lontana dall’esprimere amarezza, gli rende omaggio. Questo è certamente il momento più importante di tutta la scena. La donna aggiunge: “Signore, aiutami”; e questa seconda preghiera, così breve, fatta di due sole parole, è più che sufficiente. È come se dicesse: Signore, tu hai ogni autorità sui demòni; vieni in mio aiuto, liberami, guarisci mia figlia! Considera anche noi come pecore perdute!

Ma Gesù non esaudisce ancora quella preghiera; la sua parola sembra farsi dura come una spada per penetrare nell’anima di quella madre: “Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini”. “Dici bene Signore!”, risponde la donna; essa accetta di essere come un “cagnolino”, a quell’epoca impuro e disprezzato, per ricevere le briciole di pane che cadono dalla tavola dei “figli”.

Adesso il Signore può esaudire; non abbatte ancora la barriera che separa Israele dalle altre nazioni, ma l’attraversa, e la donna Cananea può accedere ai favori dalla grazia di Dio. “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”, le dice il Signore. Come già era avvenuto in precedenza (Matteo 8:10), Egli mette in risalto la grande fede di quegli stranieri disprezzati che erano d’esempio ai figli d’Israele, e ci dà un’ulteriore conferma che l’esaudimento non è mai inferiore alla misura della fede (Matteo 9:29).

Anche noi eravamo estranei ai patti della promessa (Efesini 2:11 a 19), “pecore perdute” che Gesù è venuto a cercare e salvare. Il muro di separazione ora è abbattuto; una “nuova via” è aperta a tutti grazie al sangue di Cristo (Ebrei 10:20), e quelli che erano lontani sono stati avvicinati. Così la fede accoglie la grazia di Dio e si appropria gratuitamente della salvezza. Essa si manifesterà poi con una fiducia totale nel suo amore e nelle sue compassioni, con la perseveranza che ha mostrato quella madre nella sua terribile prova.

Anche noi, e specialmente i nostri figli, abbiamo a che fare con le seduzioni e gli attacchi di Satana. Se il Signore non risponde subito alle nostre preghiere, insistiamo come quella donna cananea, con umiltà e fiducia, ed Egli non mancherà di rispondere dopo aver provato la nostra fede.

Edizioni Il Messaggero Cristiano

 

 

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