L’educazione dei figli alla luce della Bibbia

di Marcel Graf

Educare

Educare significa orientare in una certa direzione, condurre su un determinato cammino. Se noi applichiamo questo all’educazione secondo i principi della Bibbia, significa condurre i bambini al Signore Gesù. Il desiderio di tutti i genitori cristiani è che i loro figli accettino Gesù Cristo come loro personale Salvatore e che lo seguano in seguito come loro Signore. Facciamo attenzione a non educare i nostri figli per il mondo. Bisogna sicuramente che essi si impegnino a scuola e nel lavoro e che ottengano dei risultati corrispondenti alle loro capacità. L’obiettivo principale, però, che noi abbiamo per la loro vita, non sono i risultati in se stessi, né una carriera prestigiosa, ciò che è di primaria importanza è che essi siano portati al Signore. È unicamente la grazia di Dio che può produrre questo, noi non possiamo in alcun caso attribuircene il merito. Ciononostante, abbiamo una grande responsabilità nell’educazione dei nostri figli. In relazione a ciò, consideriamo i punti seguenti:

a) Condurli al Salvatore.

Facciamo come quelle persone citate nel vangelo di Marco al cap. 10 (vv.13-16) di cui è detto: “Gli presentavano dei bambini perché li toccasse”; essi hanno visto allora come il Signore Gesù “presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro”. Per condurre i bambini al Salvatore parliamo loro di Lui, Egli è il buon pastore che cerca con amore la sua pecora perduta fino a che non la ritrova. Una volta che l’ha trovata, la porta sulle sue spalle fino alla casa. Il nostro più grande desiderio, non è forse che i nostri figli diventino delle pecore del buon Pastore? In generale, i bambini che sono attirati dal Salvatore, vengono volentieri a Lui. Vegliamo in modo da non essere un intralcio nel loro cammino!

Ricordiamoci che abbiamo dei difetti e dei punti deboli! Quando li ritroviamo nei nostri figli, non dimentichiamo che abbiamo avuto bisogno di un Salvatore così come loro.

b) Tenere i propri figli sottomessi.

“…tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi” (1 Timoteo 3:4). Non dobbiamo lasciare libero corso alla volontà dei nostri figli; crescendo, la loro personalità si sviluppa; è un processo sano e normale, però, la loro propria volontà e la loro ostinazione manifestano che essi portano in loro il peccato, come tutti noi. È quando sono ancora in tenera età che bisogna resistere a questa loro propria volontà. Spesso si vedono delle madri (o dei padri), cedere. Educare un figlio all’obbedienza fin dalla sua giovane età richiede degli sforzi. Coloro che sfuggono alle proprie responsabilità preferendo cedere, avranno dei problemi più tardi. Se il bambino impone la propria volontà ai suoi genitori come imparerà ad obbedire a Dio?

c) Governare bene i propri figli.

“…governino bene i loro figli e le loro famiglie” (1 Timoteo 3:12). Dirigere bene la propria famiglia significa adottare un comportamento responsabile nell’educazione dei figli ed essere sinceri e veri verso di loro. Non dobbiamo né promettere loro ciò che non possiamo mantenere, né minacciarli di fare qualcosa che non faremo mai. Governare i nostri figli comprende un campo molto vasto. Questo implica ad esempio che ci interessiamo a ciò che essi fanno, ma anche che non li lasciamo andare inutilmente nel mondo, che non li esponiamo volontariamente alle influenze mondane. Se questo li fa sentire un po’ soli e frustrati (per esempio a scuola) noi dobbiamo, in quanto genitori, proporre loro delle attività sane che li interessino, ed essere disponibili per questo. D’altra parte, è importante spiegare loro perché qualcosa non è bene e perché i loro genitori agiscono in questo modo. Cercare di condurre bene i nostri figli ci mette alla prova e non è sempre facile. Per assolvere il nostro compito in una maniera gradita a Dio abbiamo bisogno di chiedergli la Sua saggezza, e se gliela chiediamo, Dio ce la donerà. Egli ci aiuterà anche a non essere concentrati esclusivamente sui nostri bambini e sulla loro educazione: questo non sarebbe una cosa buona; infatti, un atteggiamento responsabile in materia di educazione implica anche che insegniamo ai nostri figli ad essere autonomi. Ciò non significa certamente abbandonare i nostri ragazzi a se stessi dicendo loro di arrangiarsi da soli! In questo ambito, educare significa guidare, accompagnare e allo stesso tempo, con discernimento, lasciare andare la presa affinché il figlio impari a prendere delle decisioni in maniera autonoma.

d) Non avere schemi fissi

Nel libro dei Proverbi al capitolo 22 versetto 6 è detto: “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà”.

Questo versetto si applica sia ai ragazzi sia alle ragazze. Siccome ogni individuo ha un carattere diverso, ciascuno necessita un approccio adatto a lui. Spesso i figli di famiglie numerose fanno fatica a comprenderlo; essi fanno dei paragoni e vedono che i loro genitori agiscono talvolta in modo differente nei confronti dei loro figli. L’educazione specifica individuale necessita di molta saggezza in modo da essere preservati dal commettere errori e ingiustizie, poiché l’educazione ha delle ripercussioni su tutta la vita di una persona.

L’educazione sessuale fa ugualmente parte di ciò che deve essere trattato caso per caso con i figli. Noi dobbiamo informarli prima che lo faccia il mondo. Quando crescono, è necessario presentare loro chiaramente che il Creatore ci ha concepito uomini e donne con delle caratteristiche specifiche. Nell’educazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, Dio vuole che ci atteniamo a ciò che Egli ha previsto nella creazione.

e) A casa

Non dimentichiamo che tutto ciò che riguarda l’educazione deve essere fatto in privato e non in pubblico.

Cercare di educare i nostri figli davanti alle altre persone spesso risulta a loro detrimento. È per questa ragione che Anna è rimasta a casa quando suo marito Elcana si è recato a Silo per il sacrificio. Ella voleva occuparsi del suo compito nei confronti di Samuele, fino a che egli non fosse diventato abbastanza grande per andare a Silo (1 Samuele 1:21-24).

f) Punire la disubbidienza

Quando Dio ci educa, deve talvolta farci sentire la Sua riprensione o la Sua disciplina (Ebrei 12:5-8). Anche noi non possiamo risparmiare questo ai nostri figli, se vogliamo veramente testimoniare loro il nostro amore ed educarli per il Signore. Il nostro metodo educativo, talvolta si scontra con della resistenza, i figli non accettano sempre ciò che i loro genitori desiderano. A volte non ubbidiscono, oppure si ribellano in qualche altro modo. È soltanto attraverso l’esperienza che apprenderanno che il loro comportamento ha delle conseguenze. Certamente esiste una grande differenza tra noi e il nostro Dio: Egli è perfetto nell’educazione dei Suoi figli. D’altra parte, l’educazione che noi diamo ai nostri figli è sempre carente, non dimentichiamolo, soprattutto quando si tratta delle conseguenze di una loro disubbidienza. Chiediamo al Signore di aiutarci a punire la disubbidienza dei nostri figli proprio come Egli si aspetta da noi. Così come non esiste uno schema fisso per l’educazione, allo stesso modo non esiste una regola per la punizione.

Ciò che è importante è pensare allo scopo della disciplina. Nel libro dei Proverbi numerosi passi utili ci parlano di correzione (Proverbi 13:24; 22:15; 23:13-14; 29:15,17). Il Signore ci mostrerà come mettere in pratica la Parola anche ai giorni nostri. 

Educare al timore di Dio e istruire nel campo spirituale

Benché questo punto faccia ugualmente parte dell’educazione, desidero trattarlo separatamente. In ogni famiglia credente, ci si pongono delle domande che preoccupano i padri e le madri: come possiamo educare i nostri figli nel timore di Dio? Come istruirli nell’ambito spirituale? Cosa dice la Bibbia a questo riguardo?

a) Trasmettere la Parola di Dio

“Questi comandamenti che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:6-7)

Un compito benedetto dei genitori è trasmettere ai loro figli la Parola di Dio. Questa parola è loro cara, preziosa e abita nei loro cuori. Che bella missione! Come possono compierla? Certamente raccontando degli episodi biblici, ma soprattutto leggendo la Bibbia in famiglia. È importante che il padre, che fa la lettura alla sua famiglia, trasmetta ciò che egli ha letto in maniera adatta ai bambini. Come padri, noi dobbiamo essere capaci, di portare un nutrimento spirituale adatto ai figli sulla base di un passo biblico letto. È così che essi potranno trarre profitto da questa lettura. Se leggiamo dei testi difficili, senza renderli intellegibili, i nostri figli riceveranno poco e soffriranno di fame spirituale. Bisogna quindi riflettere su ciò che noi leggiamo e sul modo in cui noi lo leggiamo. Ricordiamo che i nostri figli hanno bisogno di essere aiutati per comprendere la Bibbia.

Dobbiamo anche essere consapevoli del pericolo di sovralimentare i figli. Dunque, impegniamoci a essere brevi, ma anche a fare questa lettura tutti i giorni.   

b) La preghiera

Con la preghiera, esprimiamo la nostra incapacità davanti a Dio, e mostriamo anche che dipendiamo interamente da Lui. Questa attitudine non sfuggirà ai nostri figli. Pregando insieme, i figli, ascoltano anche come parliamo a Dio e al Signore Gesù e così, possono trarne degli insegnamenti. Probabilmente avranno anche bisogno di essere guidati dai loro genitori per la loro vita di preghiera personale.

c) Mettere in pratica le istruzioni bibliche

Non è così facile per noi, adulti, seguire le istruzioni che troviamo nella Parola di Dio. I nostri figli hanno ancor più bisogno di essere guidati nel mettere in pratica ciò che la Bibbia dice. Se questo avviene in modo legale, secondo la regola “Tu devi ubbidire alla Parola di Dio!” non potrà funzionare. La storia del popolo di Israele l’ha chiaramente dimostrato. S’impara l’ubbidienza praticandola insieme (“Vieni, andiamo”). In seguito, come genitori, cercheremo di seguire la volontà del Signore con i nostri figli. Se metteremo in pratica le istruzioni della Bibbia insieme, non chiederemo ai nostri figli di fare qualcosa che noi stessi non facciamo. *

d) Partecipare alle riunioni di assemblea

Numerosi passi dell’antico Testamento mostrano che i figli erano spesso presenti quando il popolo di Dio si radunava (Deuteronomio 29:9-11; Esdra 10:1; Neemia 8:2-3).

Ancora oggi i bambini fanno parte del popolo di Dio. Essi vedranno e apprenderanno molte cose partecipando alle riunioni di assemblea, in particolare che:

– come riscattati seguiamo un cammino comune;

– siamo radunati alla presenza del Signore anche se non lo vediamo;

– lo adoriamo, lo lodiamo e lo ringraziamo per l’opera della redenzione;

– abbiamo il desiderio di ascoltare la Sua Parola;

– presentiamo insieme le nostre preoccupazioni e i nostri bisogni al trono della grazia.

Portiamo i bambini con noi alle riunioni e mostriamo loro che noi apprezziamo i momenti d’incontro, che essi sono importanti per noi.

Questo sarà per loro una benedizione. Non dimentichiamo però i punti seguenti:

– Possiamo portare i nostri figli alle riunioni, ma bisogna sapersi adattare all’età e alla loro capacità di comprensione. Non possiamo dunque evitare di porci le seguenti domande:

a) a partire da quando e a quali riunioni li portiamo?

b) quando uno dei genitori deve restare a casa con loro, mentre l’altro va alla riunione?

-Se la frequentazione delle riunioni per noi non è altro che una formalità cristiana, i bambini rischiano di non essere guadagnati per il Signore attraverso questo mezzo.

– Se noi critichiamo i nostri fratelli e sorelle in fede, questo sarà un cattivo esempio per i nostri figli e un impedimento alla loro benedizione.

*Consapevoli della nostra debolezza chiediamo al Signore la capacità di trasmettere i Suoi insegnamenti ai nostri figli, essendo per loro dei buoni modelli da seguire.

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