“Un parlare sano”

di Alfredo Apicella

C’è sincerità nelle nostre parole?

“Tu hai scrutato il mio cuore, l’hai visitato nella notte; mi hai provato e non hai trovato nulla; la mia bocca non va oltre il mio pensiero” (Salmo 17:3)

Se c’è sincerità e rettitudine, le cose che diciamo sono lo specchio dei nostri pensieri perché riflettono il nostro modo di ragionare e di affrontare le situazioni e i problemi. Dalle conversazioni e dai discorsi si capisce se una persona è intelligente, se è colta, se è documentata sugli argomenti di cui parla, se ha delle basi morali.

Purtroppo, però, i trucchi non mancano. Non è difficile offrire di sé un’immagine diversa da quella che è in realtà, tanto più in una società che ha perduto i valori e nella quale l’ “apparire” ha più importanza dell’ “essere”. Le “maschere” sono facili da indossare e vengono sempre più utilizzate. E le relazioni diventano difficili. Il doversi ricredere sulla stima che avevamo di qualcuno, lo scoprire che c’era falsità nelle sue parole, è un boccone amaro e indigesto. Le delusioni bruciano. E dopo aver fatto simili esperienze non si è più sicuri di nulla e di nessuno. Sarà poi vero quello che dicono? Saranno sincere le promesse che fanno? Quello sfoggio di conoscenza ha delle basi o è solo fumo negli occhi? Quel tanto decantato amore per chi soffre viene dal cuore o dietro si nascondono ambizioni e interessi economici? Quante volte me lo sono chiesto!

Allora, devo incominciare da me. Devo farmi un esame di coscienza. Se ho sbagliato o se sto sbagliando, chiederò perdono a Dio e mi impegnerò a cambiare. Devo essere limpido e trasparente; tanto più che conosco l’insegnamento del Signore: “Il vostro sì sia sì, e il vostro no sia no, affinché non cadiate sotto il giudizio” (Giacomo 5:12). L’ha detto Lui stesso e l’apostolo Giacomo lo ha riproposto nella sua Lettera.

Nel Salmo 119 l’autore scrive: “Io detesto gli uomini non sinceri, ma amo la Tua legge” (v. 12).

L’amore per gli insegnamenti di Dio e l’ubbidienza sono la nostra forza!

 

Che parole usiamo?

“Sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza” (1 Timoteo 4:11).

Come tutte le lingue, anche la nostra evolve. Ma in questi ultimi anni il cambiamento è stato notevole. Oggi usiamo nuovi modi di dire e nuovi termini, coniati anche in relazione allo sviluppo della tecnologia e quasi sempre presi in prestito da lingue straniere. Tante parole italiane, sopravvissute per secoli, sono cadute in disuso. In qualche caso è cambiata la costruzione delle frasi. Anche certe forme verbali non si adoperano più.

Ma tutto questo, se pure fa soffrire gli amanti della nostra bella lingua, posso dire che rientra nella norma. C’è invece un fatto grave e ben più importante: è l’utilizzo quasi generalizzato di termini volgari e sconci, un tempo riservato alle persone, soprattutto uomini, senza cultura e di bassa estrazione sociale. La cosa che mi sconcerta è che non solo ragazzi e ragazze, ma anche madri e padri di famiglia hanno a volte un parlare di cattivo gusto, grossolano e spesso sgarbato e insolente. Che fine hanno fatto il rispetto degli altri, la buona educazione, la delicatezza dei modi? Certi genitori ritengono addirittura necessario, vista la decadenza morale della società, che i loro figli sappiano imporsi con modi violenti e volgari per non essere sopraffatti dai più prepotenti. E loro stessi si danno ad esempio!

Questo tipo di linguaggio, ovviamente, entra anche a far parte della routine nelle nuove famiglie, contribuendo a raffreddare l’amore fra le giovani coppie e a disgregare i già precari equilibri matrimoniali. Eppure, il buon insegnamento non manca. Eccolo: “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca… Né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti (Efesini 4:29, 5:4). “Integrità, dignità, linguaggio sano e irreprensibile” disarmano Satana (Tito 1:8) e onorano Dio!

 

Quante parole usiamo?

“Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira” (Giacomo 1:19).

Scrivendo nel nostro computer possiamo facilmente risalire al numero di parole che usiamo. Vi sono scritti che, per problemi di impaginazione, richiedono un numero ben definito di parole. Meglio una di meno che una di più. Però, quando parliamo il nostro cervello non riesce a fare il conteggio! Così, in certi casi, parliamo troppo. Il saggio Salomone diceva che “nella moltitudine delle parole non manca la colpa” e che “con le molte parole” vengono i ragionamenti insensati (Proverbi 10:19, Ecclesiaste 5:3). Per il gusto di parlare possiamo svelare dei fatti che sarebbe stato meglio tenere nascosti. Se litighiamo con qualcuno, le nostre parole possono andare al di là dei nostri pensieri. E dalla bocca ci escono ingiurie pesanti o commenti che non avremmo voluto fare. La verità stessa può venire distorta o esagerata. Non manca mai la colpa nelle troppe parole!

Salomone consigliava la moderazione anche quando parliamo con Dio: “Non essere precipitoso nel parlare e il tuo cuore non si affretti a proferir parola davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; le tue parole siano dunque poche” (Ecclesiaste 5:2). Anche il Signore Gesù raccomandava di non usare “troppe parole, come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole” (Matteo 6:7).

Sobrietà, equilibrio, moderazione. La vita sarà più semplice, per noi e per gli altri.

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