di B. Reynolds
“Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»” (Matteo 27:45-46).
Il Signore Gesù è sulla croce, sta portando il giudizio a causa dei nostri peccati, e noi ascoltiamo il suo grido di afflizione. Questo accade intorno all’“ora nona”. Da questo passo di Matteo apprendiamo che c’era buio su tutto il paese dall’“ora sesta” (circa mezzogiorno) fino all’“ora nona” (per noi, le 15).
L’“ora nona” era l’“ora della preghiera” (vedere Atti 3:1; 10:30). Nell’ora in cui il Signore Gesù gridava a Dio, il popolo ebraico, che lo aveva rifiutato, pregava. I sacerdoti si trovavano nel tempio in quell’ora di preghiera quando il velo del tempio si squarciò in due (v. 51), aprendo loro l’accesso al Luogo Santissimo, fino ad allora proibito pena la morte (cfr. Levitico 16:2). Ora la strada è aperta anche per noi, che possiamo avvicinarci a Dio con fiducia per mezzo della preghiera (Ebrei 9:8; 10:19-20)!
Inoltre, per Israele, l’ora nona era considerata l’inizio della sera. Infatti, era l’ora del sacrificio della sera, cioè dell’olocausto continuo, o quotidiano (cfr. Esodo 29:38-41). Un agnello di un anno doveva essere ucciso tra le due sere (o al calar della notte), cioè all’ora nona, l’ora stessa del grido straziante del Signore!
L’olocausto continuo era la base grazie alla quale Dio poteva incontrare il suo popolo e parlare con lui. “Sarà l’olocausto quotidiano offerto dai vostri discendenti, all’ingresso della tenda di convegno, davanti al SIGNORE, dove io vi incontrerò per parlare con te. Lì mi troverò con i figli d’Israele e la tenda sarà santificata dalla mia gloria.” (Esodo 29,42-43). Questo ci mostra simbolicamente che, con questo sacrificio, Dio “ci ha resi graditi nell’Amato” (Efesini 1:6). Non solo il Signore ci ha aperto la strada per avvicinarci a Dio, ma siamo in questa posizione in virtù dell’essenza e del valore del Suo sacrificio.