Quando l’oltraggiavano

M. Allovon

 

Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme… Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:21-23).

Tutti i caratteri  della gloria morale di Cristo, rivelatici sia nel libro degli Atti che nelle Lettere degli apostoli, sono già messi in evidenza in qualche passo dei Vangeli. Sovente sono anche descritti, profeticamente, in alcuni Salmi dove troviamo espressi i pensieri e i sentimenti di Cristo.

Meditando il versetto citato sopra, andiamo naturalmente con il pensiero al Salmo 69, che l’apostolo Paolo applica direttamente a Cristo, all’inizio di Romani 15: “Cristo non compiacque a se stesso; ma come è scritto: Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti sopra di me” (v. 3).

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è stato mandato dal Padre (1 Giovanni 4:9) del quale portava i caratteri e di cui è stato il fedele testimone. Ha subito da parte degli uomini odio e opposizione, conseguenze della loro ribellione e del loro odio contro Dio, il Creatore. Ha sopportato tutto questo rimanendo intimamente legato a Colui che l’aveva mandato: ”Per amor tuo io sopporto gli insulti… Gli insulti di chi ti oltraggia sono caduti sopra di me” (Salmo 69:7-9).

Nonostante la loro incredulità, alcuni nemici di Dio hanno riconosciuto il suo Inviato. Non hanno sbagliato indirizzo. Le loro parole di odio contro Dio hanno trovato in Cristo il loro destinatario: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo” (Marco 12:7). Ed è come uomo esposto al disprezzo che ha sofferto senza rispondere: “La vergogna mi copre la faccia… Ho pianto, ho afflitto l’anima mia con il digiuno, ma ciò mi ha causato disonore” (Salmo 69:7, 10).

Il Signore Gesù ha sofferto tutto questo con la perfetta sensibilità del suo cuore umano, non indurito da nessuna traccia di peccato: “L’oltraggio mi ha spezzato il cuore e sono tutto dolente; ho aspettato chi mi confortasse, ma invano… Dei consolatori, ma non ne ho trovati” (v. 20). L’amore da lui manifestato senza riserva gli faceva sentire ancora più dolorosamente che a quell’amore rispondeva l’odio: “In cambio della mia amicizia, mi accusano… Essi mi hanno reso male per bene, e odio in cambio di amore” (Salmo 109:4, 5).

Il Signore ha conosciuto il disprezzo, gli insulti, i maltrattamenti, tutto quello che può contenere la parola oltraggio. Dal momento in cui, alla sua nascita “non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2:7), fino alla croce, quando gli lanciarono questa provocazione: “Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce; poiché ha detto: Sono Figlio di Dio” (Matteo 27:43).

Il Signore ha sempre manifestato la massima dolcezza verso i suoi detrattori. Per lo più, non ha risposto ai loro insulti. Quando i suoi discepoli gli chiedono, riguardo a quei Samaritani che rifiutano di riceverlo: “Vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?”, li rimprovera con forza (Luca 9:54).

Talvolta risponde, ma non rende mai l’oltraggio. Le sue parole sono sempre improntate a molta dolcezza. Leggiamo in Giovanni 8:48-54: “I Giudei gli risposero: Non diciamo noi con ragione che sei un Samaritano?” Per loro non c’era insulto peggiore di quello; i Giudei non volevano avere nessuna relazione coi Samaritani. Il Signore ha risentito l’ingiuria con profonda sofferenza, ma non l’ha rilevata. Si è sempre abbassato e non ha disprezzato nessuno. Non ha esitato a descrivere se stesso con i tratti di un Samaritano compassionevole, nella parabola di Luca 10.

Nel loro accecamento, i Giudei arrivano al punto di dire: “Hai un demonio” (Giovanni 8:48). Che parole blasfeme rivolte al Signore di gloria! Li avrebbe condannati? L’aveva fatto quando, con simili parole, avevano bestemmiato contro lo Spirito Santo; allora il Signore aveva rivendicato l’onore dovuto a quella Persona divina (Marco 3:29). Qui, la bestemmia è contro lui stesso. Così risponde, perché era necessario stabilire la verità, senza pronunciare giudizi; dice semplicemente: “Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate” (Giovanni 8:49). E’ la verità nella sua squisita semplicità, pronunciata con un “parlare con grazia, condito di sale” (Colossesi 4:6); essa risplende con forza, in modo da colpire il cuore e risvegliare la coscienza più indurita.

Eppure, nel Signore non c’era nessuna rassegnazione a ricevere oltraggi, cosa che a noi potrebbe capitare quando l’obbrobrio subito è almeno in parte meritato. Il Signore ha aggiunto: “La mia gloria non è nulla; chi mi glorifica è il Padre mio” (Giovanni 8:54). Come dice Pietro: “Si rimetteva a colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:23), con perfetta fiducia nella sua giustizia.

Che modello ci ha lasciato! Non solo ci indica la via da seguire, ma ne illumina il percorso con la gloria morale della sua persona, producendo nei credenti un vero desiderio di assomigliargli.

 

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