di Alfredo Apicella
Il tempo della schiavitù del popolo d’Israele in Egitto, già predetta ad Abraamo (Genesi 15:13-16), stava per scadere. I quattrocento anni previsti, durante i quali l’iniquità degli Amorei doveva giungere al colmo, erano più o meno trascorsi. Dio stava per liberare il suo popolo “dalla mano di chi l’odiava” (Salmo 106:10), e poi lo avrebbe condotto in Canaan spodestando gli Amorei e tutti gli altri popoli idolatri che vi abitavano.
“Ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. Sono sceso per liberarlo” (Esodo 3:7). Così si esprime l’Eterno (Yhvh) parlando a Mosè dal pruno in fiamme, nel deserto di Madian. Mosè, con l’aiuto del fratello Aaronne, sarà l’artefice di questa liberazione, lo strumento di Dio. Non fu facile per lui accettare una missione così difficile e rischiosa, ma alla fine dovette cedere. Dovrà andare prima dai “figli d’Israele” ad informarli del piano di Dio, e poi dal faraone a chiedergli di lasciarli andare liberi. Avrebbe anche compiuto prodigi straordinari in presenza del faraone in quanto, dice Dio, “non vi concederà di andare, se non forzato da una mano potente” (Esodo 3:19). All’inizio, i prodigi convinsero gli Ebrei (4:31), ma l’incontro col faraone fu un clamoroso insuccesso.
Al secondo tentativo col faraone, Satana cercò di emulare Dio, sia per seminare il dubbio fra gli Ebrei sia per rendere il cuore del re sempre più ostinato. Il bastone di Aaronne, gettato a terra, era diventato un serpente, e la stessa cosa era avvenuta anche coi bastoni dei maghi; ma quello di Aaronne li aveva divorati. La prima piaga, l’acqua mutata in sangue, anche i maghi riuscirono a riprodurla; e così pure avvenne per la seconda piaga, quella dell’invasione delle rane: “I maghi fecero lo stesso con le loro arti occulte” (8:7).
Ma quando fu il momento delle zanzare, prodotte dalla polvere della terra sollevata dal bastone di Aaronne, “i maghi cercarono di fare la stessa cosa con le loro arti occulte, ma non poterono… Allora i maghi dissero al faraone: «Questo è il dito di Dio» (8:18-19). Da quel momento non è più parlato dei maghi, pur sempre presenti negli incontri del faraone con Mosè e Aaronne; è soltanto detto, in occasione della sesta piaga, che “non poterono presentarsi davanti a Mosè, a causa delle ulceri, perché le ulceri erano sui maghi come su tutti gli Egiziani” (9:11).
Che smacco per quegli uomini! Il loro capo, Satana, è molto potente, ma non può competere con l’Eterno! Era riuscito a far salire le rane dal grande fiume, ma non a far cessare la piaga. E quando tentò di produrre le mosche velenose non ebbe alcun successo, poiché la potenza creatrice appartiene a Dio solo. Allora il nemico cambiò tattica e, tramite il faraone, cercò di tendere una serie di astuti tranelli davanti a Mosè e al popolo di Dio.
- “Offrite sacrifici al vostro Dio nel paese”
Quando “la terra era devastata dalle mosche velenose” il faraone “chiamò Mosè e Aaronne e disse: Andate, offrite sacrifici al vostro Dio nel paese” (8:25), in altri termini, qui dove siete, senza lasciare l’Egitto. Con una tale proposta, voleva dare l’impressione di aprire uno spiraglio in quella barriera di accanita ostinazione e di totale rifiuto. Ma Mosè non si lasciò ingannare. Il piano di Dio prevedeva una piena liberazione. I sacrifici dovevano essere offerti, sì, ma non in Egitto, nel paese di schiavitù. La proposta del faraone era dunque inaccettabile, tanto che Mosè non ebbe la minima esitazione. “Mosè rispose: Non si può fare così”.
L’Egitto è una figura del mondo; faraone una figura di Satana che tiene gli uomini schiavi. Nessun uomo, finché è schiavo del peccato e sotto il potere del nemico, potrà mai servire Dio, e nessun credente potrà servire Dio rimanendo “legato” al mondo. E poiché la liberazione che Dio opera attraverso la fede in Cristo è totale e definitiva, è comprensibile che Satana vi si opponga con tutte le sue forze.
La fede nel Signore ha strappato il credente dal mondo, e ne ha fatto un forestiero sulla terra. Gli schemi del mondo non gli vanno più bene, i suoi alterati valori non li può più condividere. Le aspirazioni degli increduli, i loro obiettivi, gli scopi delle loro lotte, non sono compatibili con la conoscenza del Signore. Chi è convertito ha fatto dietro-front e ha imboccato una strada che va verso il cielo, in direzione diametralmente opposta a quella che gli increduli percorrono. I credenti vivono nel mondo, lavorano, guadagnano, “usano di questo mondo” (1 Corinzi 7:31), e soprattutto testimoniano della grazia di Dio. Ma non sono del mondo. Non appartengono più a questo vasto sistema organizzato che non tiene conto di Dio e che continua a rifiutare la Sua grazia. “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo”, ha detto il Signore (Giovanni 17:16). “Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui… Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre… E il mondo passa con la sua concupiscenza” (1 Giovanni 15-17). Anche solo il “conformarsi” a questo mondo, ai suoi interessi e alle sue finalità, disonora il Signore e rappresenta il fallimento della vita di un credente (Romani 12:2), poiché “Gesù Cristo ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio” (Galati 1:4).
- “Non andate troppo lontano”
Il perentorio “no” di Mosè indusse allora il faraone a modificare leggermente la proposta iniziale. “Io vi lascerò andare perché offriate sacrifici al vostro Dio, nel deserto; soltanto, non andate troppo lontano” (8:28). Mosè capì subito che il grande monarca “si faceva beffe” di loro e glielo disse apertamente (v. 29). L’offerta era praticamente sovrapponibile alla precedente. Se gli Ebrei fossero rimasti al confine con l’Egitto sarebbero stati facilmente raggiunti e ricondotti nel paese. Non avrebbero realizzato né goduto quella definitiva emancipazione dalla schiavitù che era nel piano di Dio.
Il nemico fa sempre credere che non sia necessaria una separazione netta e drastica col mondo; invece Dio la chiede. Camminare con un piede nel mondo e l’altro sul sentiero del Signore equivale a zoppicare, come diceva il profeta Elia al popolo d’Israele che seguiva un po’ Dio e un po’ Baal. “Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona” (Matteo 6:24). Le alture sulle quali Abraamo piantava le sue tende e allevava il suo bestiame erano lontane dalla pianura dove Lot aveva scelto di abitare. La storia di Lot, e purtroppo di tanti credenti, illustra molto bene che quando si vive “al confine” col mondo si finisce per entrarvi. Inizialmente “Lot abitò nelle città della pianura” e poi, un poco alla volta, “andò piantando le sue tende fino a Sodoma. Gli abitanti di Sodoma erano perversi e grandi peccatori contro il Signore” (Genesi 13:12-13).
- “Andate soltanto voi uomini”
Seguirono la mortalità del bestiame, le ulceri, la grandine e il fuoco, piaghe terribili che misero in ginocchio il paese d’Egitto. Inquinamento, distruzione dei raccolti, malattie, ridussero il popolo allo stremo. “I servitori del faraone gli dissero: Lascia andare questa gente e che serva il Signore, il suo Dio. Non ti accorgi che l’Egitto è rovinato?”. Il faraone sembra cedere. Chiama Mosè e Aaronne e dice loro: “Andate, servite il Signore, il vostro Dio; ma chi sono quelli che andranno?”. La risposta di Mosè era fin troppo ovvia, e il faraone sicuramente se l’aspettava. “Noi andremo, coi nostri bambini e coi nostri vecchi, coi nostri figli e con le nostre figlie; andremo con le nostre greggi e coi nostri armenti” (10:8-10). Il popolo di Dio era compatto. Le famiglie erano unite. O tutti o nessuno, sembra dire Mosè. Ma la promessa di Dio e il Suo progetto erano che partissero tutti, nessuno escluso.
Il faraone è infuriato. La sua concessione arrivava ad acconsentire che solo gli uomini andassero a servire Dio, ma i bambini e gli altri famigliari dovevano restare in Egitto. “Così sia il Signore con voi, come io lascerò andare voi e i vostri bambini!… Allora no, andate soltanto voi uomini e servite il Signore”.
Satana non si smentisce. In Isaia 14:17, nel brano che quasi sicuramente si riferisce a lui e alla sua ribellione, è detto: “E’ questo l’uomo che faceva tremare la terra… che riduceva il mondo in un deserto… e non rimandava mai liberi a casa i suoi prigionieri”.
I genitori credenti sanno che i loro figli non devono rimanere indietro. “Quanto a me e alla casa mia – aveva detto Giosuè – serviremo il Signore” (Giosuè 24:15). Quando i figli saranno responsabili di fare la loro scelta, se conoscono solo le cose del mondo, e come possono non conoscerle?, non potranno scegliere che quelle; ma se sono stati istruiti nelle cose meravigliose di Dio avranno modo di fare un confronto e di prendere una decisione consapevole e giusta, per il loro bene presente ed eterno. Allevare i figli “nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4) è il dovere e l’alto privilegio dei genitori credenti. Anche Abramo era stato prescelto perché ordinasse “ai suoi figli, e alla sua casa dopo di lui” di seguire la via del Signore (Genesi 18:19).
- “Rimangano soltanto le vostre greggi”
In seguito a questo nuovo rifiuto del faraone, Dio mandò le cavallette che invasero l’Egitto e distrussero quel poco che rimaneva. “Coprirono la superficie di tutto il paese… e divorarono tutta l’erba del paese e tutti i frutti degli alberi, che la grandine aveva lasciato”. Fu a questo punto che “l’Eterno indurì il cuore del faraone” (10:20).
Alla piaga delle cavallette seguì quella delle tenebre, presagio di morte, avvisaglia di ulteriori catastrofi. Il faraone allora, messo alle strette, si rese disponibile a lasciare andare gli Ebrei con tutte le loro famiglie: “Anche i vostri bambini potranno andare con voi”. Ma le greggi e gli armenti dovevano rimanere in Egitto!
Cosa avrebbero potuto offrire al Signore una volta arrivati nel deserto? Le greggi e gli armenti erano indispensabili; e non sapendo cosa il Signore avrebbe chiesto di sacrificare, tutto il bestiame doveva essere messo a Sua disposizione. “Il nostro bestiame verrà con noi”, rispose Mosè, “senza che ne rimanga indietro neppure un’unghia, perché di esso dobbiamo prendere le vittime per servire il SIGNORE, e noi non sapremo con quali vittime dovremo servire il Signore finché non saremo giunti là” (10:26).
Si può essere separati dal mondo, ma inutili per l’opera del Signore. Il credente è un figlio di Dio ma è anche servo, e come tale deve compiere un lavoro alle dipendenze del Padrone. Un comportamento rigoroso e irreprensibile sarà di buon esempio, ma dev’essere accompagnato da un impegno per il Signore. Ogni credente, se lo vuole, sa cosa Dio gli chiede e cosa gli può consacrare; sarà una parte del suo tempo libero, o del suo denaro, o una particolare capacità, un dono ricevuto. C’è da fare per tutti, fra gli increduli e nella famiglia della fede. “A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune” (1 Corinzi 12:7). “Ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta al servizio degli altri” (1 Pietro 4:10).
E’ chiaro che il nemico cercherà in ogni modo di impedire che il lavoro del Signore venga svolto; e una delle sue strategie, così come ha fatto il faraone, è proprio quella di “togliere i mezzi” per servire Dio. Un insegnamento sbagliato che relega il servizio per il Signore a un posto secondario, o un eccessivo impegno lavorativo che non lascia più spazio di tempo libero, o qualche hobby che distrae e concentra l’attenzione, o un peccato non confessato che interrompe la comunione, sono solo alcuni dei molti tranelli nei quali Satana cerca di far cadere il popolo di Dio. Ma con l’aiuto del Signore il fedele saprà identificarli e smascherare il nemico.
Mosè tenne duro, non si lasciò sedurre dalle concessioni del faraone, non venne a compromessi, non si accontentò di una liberazione parziale e provvisoria. E così, grazie alla sua determinazione, i piani di Dio giunsero a compimento, per la gloria del Suo Nome e la gioia del Suo popolo eletto.