di Francesco Pancani
“Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi.” Marco 10:21
Il brano da cui è tratto questo versetto è ben noto. Un giovane (Matteo 19:22) facoltoso si avvicina al Signore, si inginocchia ai suoi piedi, e chiede: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”
Quest’uomo sentiva che nella sua vita mancava qualcosa. Nella sua religiosità mancava qualcosa. Apparentemente sembrava osservare molte prescrizioni della legge, cosa gli mancava per ottenere la vita eterna?
Il Signore, nella Sua risposta, lo mette davanti alla legge che Dio aveva dato ad Israele. Con questo il Signore non vuole indicare l’osservanza della legge come il mezzo per ereditare la vita eterna; la utilizza, invece, come uno specchio per rivelare il peccato. Uno specchio ci può mostrare quanto siamo sporchi ma non può lavarci (Romani 3:20).
Notiamo anche che non cita (credo volontariamente) l’ultimo comandamento: non desiderare (concupire) ricchezze ecc. altrui. Poi chiede al giovane ricco di fare qualcosa che una persona desiderosa di arricchirsi non avrebbe fatto: “Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”.
Il Signore vuole mettere quest’uomo davanti ad un importante verità. Sappiamo che nessuno ottiene la vita eterna dando tutto ciò che ha ai poveri, e sappiamo anche che il fatto di possedere molte ricchezze non impedisce ad una persona di andare in cielo. L’essere soggiogati dalle ricchezze e confidare in esse però rende difficile andare a Gesù. Era proprio questo che il Signore voleva mettere davanti agli occhi del giovane: il suo stato di peccato. L’innegabile realtà che ogni uomo, davanti a Dio e alla sua santità, è insufficiente e quindi meritevole di giudizio se non ricorre al rimedio che Egli stesso ha provveduto in Cristo.
Il giovane ricco è forse l’unico che, dopo essere stato ai piedi del Signore, se n’è andato in una condizione peggiore rispetto a prima. Eppure aveva così tanto a suo favore! É andato dalla persona giusta, ha fatto la domanda giusta, ha ricevuto la risposta giusta, ma ha sbagliato la sua scelta finale.
Tutti noi, in un dato momento, ci siamo resi conto che ci mancava qualcosa. Per quanto umanamente bravi, qualcosa continuava a mancare. Questo qualcosa risulterà sempre mancante finché proveremo a soddisfare il nostro bisogno con le nostre forze. Nel mondo non troveremo ciò che può soddisfare questo bisogno, perché nel cuore dell’uomo Dio ha messo il pensiero dell’eternità. La coscienza umana, seppure così spesso soffocata dallo stile di vita del mondo, continuerà ad essere insoddisfatta dai tentativi di sistemare le cose con mezzi terreni.
Quest’uomo pensava di poter fare qualcosa per meritare la vita eterna. Il Signore lo mette davanti alla realtà che, per quanto si possa sforzare con le sue opere, finché la questione del peccato non verrà regolata nella sua vita, tutto sarà inutile. E allora: cosa ci manca per ottenere la vita eterna?
Dobbiamo riconoscerci peccatori davanti al Signore; riconoscere che con le nostre sole forze, per quanto ubbidienti e bravi possiamo essere, non riusciremo ad essere graditi a Dio; riconoscere che il solo mezzo che è dato all’uomo per essere salvato e ottenere la vita eterna è tramite l’opera di Cristo alla croce. Non c’è bisogno di fare grandi cose, tutto è già stato fatto! Basta allungare una mano con fede e accettare ciò che Dio offre in Cristo Gesù.
“Ma il Signore le rispose: <<Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta>>.” Luca 10:41-42
Se abbiamo risposto con fede all’appello di Dio rendendoci conto che effettivamente qualcosa mancava nella nostra vita, e che potevamo trovarla solo in Cristo, adesso ci troviamo davanti al passo successivo: cosa dobbiamo fare? Sono molte le attività che possiamo svolgere come credenti, da dove iniziare?
L’uomo di Marco 10 era andato ai piedi del Signore, ma è andato via “dolente”.
Maria di Betania compare tre volte nei vangeli, e in ogni occasione è nello stesso posto: ai piedi di Gesù. Siede ai piedi del Signore e ascolta la sua Parola (Luca 10:39), si getta ai piedi del Signore e condivide il suo dolore (Giovanni 11:32), e va ai piedi del Signore spargendo la sua adorazione (Giovanni 12:3).
C’è qualcosa di necessario nella vita del credente e questa è la parte di Maria. Stare ai piedi del Signore e imparare da Lui è sicuramente un ottimo inizio per la nostra vita cristiana, ma anche un ottimo inizio per le nostre giornate. È lì che troveremo le forze e la saggezza per affrontare al meglio il cammino che ci è messo davanti.
Attenzione però: non c’è da scegliere se essere lavoratori (Marta) o adoratori (Maria); il Signore vuole che imitiamo Marta nel nostro servizio e Maria nella nostra adorazione. Dobbiamo essere credenti equilibrati.
É vitale (necessario!) spendere del tempo tutti i giorni ai piedi del Signore ascoltando la Sua Parola.
– La parte più importante della vita di un cristiano è la parte che solo Dio vede. –
Se non ci incontriamo con il Signore tutti i giorni in privato rischiamo di diventare come Marta, impegnata in cose buone ma non benedetta e, probabilmente, il nostro impegno poco a poco sparirà.
Certo, il nostro imparare dal Signore e dalla Sua Parola non resterà senza frutti visibili. La conoscenza sempre maggiore di Dio e delle sue vie, spingerà ciascuno ad un’azione pratica, a manifestare concretamente ciò che è stato imparato ai Suoi piedi.
– I problemi maggiori per un credente si hanno quando non ha una vita di preghiera e lettura della Parola. –
“Una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.” Filippesi 3:13-14
Giunti a questo punto dovremmo aver realizzato che la nostra conversione non è un punto di arrivo, ma di partenza. Da lì, il cammino del credente dovrebbe essere un cammino di progresso, una corsa. Sorge allora spontanea la domanda: c’è progresso nella nostra vita?
Nel libro del Deuteronomio troviamo alcune leggi che il popolo di Israele doveva rispettare una volta entrato nel paese di Canaan, il paese che l’Eterno avrebbe dato loro in eredità. Dimorando nella terra promessa e ubbidendo a Dio, l’israelita veniva visto come possessore di una ricchezza sempre maggiore. Infatti, se fossero stati fedeli, non ci sarebbero stati poveri in mezzo a loro (Deuteronomio 15:4-5).
Già dopo il primo anno di soggiorno nel paese, l’israelita doveva essere capace di portare la decima del proprio raccolto per gustarla alla presenza di Dio insieme agli altri e alla sua famiglia (Deuteronomio 14:22-26). Dopo il terzo anno sarebbe stato capace di provvedere ai bisogni del levita, dello straniero, dell’orfano e della vedova (14:28-29, capace quindi di esprimere la grazia di Dio verso gli altri. Fino ad arrivare al settimo anno, nel quale avrebbe potuto sospendere ogni suo diritto di credito verso gli altri (15:1-2), capace di mettere sé stesso e i suoi diritti da parte per il bene altrui.
Oggi vale lo stesso principio. I santi sono in continua crescita di beni spirituali, quando si trovano dove Dio li vuole e agiscono seguendo i suoi insegnamenti. Se mi accorgo di non fare progressi, se con rimpianto guardo indietro a quello che ho lasciato per seguire il Signore, se non riesco a mettere gli altri prima di me, vuol dire che non sono rimasto sette anni in Canaan. Vuol dire che forse sto vivendo la mia vita guardando nello specchietto retrovisore. Nulla deve distoglierci dall’obiettivo (Neemia 6:3). Paolo aveva lo sguardo al premio della celeste vocazione, non alle cose di questo mondo. Prendiamolo ad esempio e facciamo sì che, dopo aver dato il nostro cuore al Signore e imparando ogni giorno ai suoi piedi, anche la nostra vita sia una corsa di testimonianza e servizio attivo verso il cielo.
“Una cosa ho chiesto al Signore, e quella ricerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita” Salmo 27:4
Possa il cielo essere per noi non solo una destinazione ma anche una motivazione “aspettando la beata speranza e l’apparizione in gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.” Tito 2:13.