Una questione di priorità

di P. Fusiez

 

Ci sono delle priorità nella Parola di Dio, delle cose che dobbiamo fare prima di altre. La nostra tendenza è di fare prima ciò che ci interessa e che ci piace.

Uno aveva detto al Signore: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre” (Matteo  8:21); un altro: “Ti seguirò, ma permettimi prima di accomiatarmi da quelli di casa mia” (Luca 9:61). Era logico e naturale che si dovesse seppellire il padre, e che ci si potesse congedare da quelli di casa; la Parola stessa ci insegna quali sono i nostri doveri verso i genitori e sarebbe grave farne poco caso. Però non bisognava fare quelle cose “prima”. Bisognava prima seguire Cristo.

Solo il Signore  ha su di noi e sui nostri affetti dei diritti assoluti. E’ Lui che deve passare prima, anche prima di coloro verso cui abbiamo dei doveri: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me” (Matteo 10:37). Questo principio dovrebbe sempre guidarci nella nostra vita, “affinché in ogni cosa Egli abbia il primato” (Colossesi 1:18).

 

 

Fare prima qualcosa per Dio.

In un tempo di carestia, il profeta Elia fu mandato dalla vedova di Sarepta (1 Re 17:7-16). La situazione di quella donna era grave, di estrema povertà. Per vivere non le restava che un pugno di farina ed un po’ d’olio, nient’altro! Chi di noi, per povero che sia, potrebbe dire di essere ridotto a simili estremi? Ma per di più quella donna era vedova  e aveva un figlio. Per lei e per il suo bambino non c’era più speranza di sopravvivere non appena quelle misere provviste si sarebbero esaurite. Ella dice: “Mangeremo e poi morremo”.

Avrebbe mai qualcuno immaginato che sarebbe stata chiamata, con quel poco che aveva, a provvedere anche ai bisogni d’uno straniero? Ebbene, sì. Quella vedova doveva pensare al profeta dell’Eterno, e ciò prima d’ogni altra cosa, prima di pensare a sé o al proprio figlio. “Fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per il tuo figliuolo”. Prima per lui!

La risposta immediata della donna, del tutto naturale, fu: “Com’è vero che vive l’Eterno, il tuo Dio, … ho solo una manata di farina in un vaso e un po’ d’olio in un orciuolo. Ed ecco, sto raccogliendo due stecchi per andarla a cuocere per me e per il mio figlio” (v.12). Eppure, prima di pensare a sé e a suo figlio, bisognava pensare all’Eterno, ai suoi diritti, al suo servizio.

Che insegnamento per noi che siamo così disposti a pensare prima di tutto a noi, dando poi al Signore una minima parte, gli avanzi, il superfluo! Ma di una cosa dobbiamo essere certi: il Signore, quando ci chiede qualcosa, lo fa perché vuole mettere i nostri cuori alla prova, per poi ricompensarci ampiamente. Apprezziamo noi il privilegio di poter fare qualche rinuncia per Lui? Egli non resterà mai debitore. La promessa è al v.14: “Il vaso di farina non si esaurirà, e l’orciolo dell’olio non calerà”. Egli rende cento volte ciò che è fatto per Lui.

La vedova di Sarepta “fece come Elia le aveva detto”.

Se abbiamo a cuore di dare prima al Signore ciò che Egli ci chiede, e che Gli è dovtuto, faremo la stessa esperienza di quella vedova di trenta secoli fa, poiché il nostro Dio è sempre lo stesso!

Il Signore, i suoi diritti, il suo servizio, i suoi servotori (poiché è scritto: “In quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”, Matteo 24:40) devono passare prima di noi stessi e dei nostri bisogni personali. Se venissero giorni in cui le nostre risorse fossero drammaticamente ridotte,  non  dimentichiamo l’esempio di fede della vedova di Sarepta. Il Signore, respinto dal suo popolo, disse un giorno: “Nessun profeta è ben accetto nella sua patria. Anzi, vi dico in verità che ai dì d’Elia, quando il cielo fu serrato per tre anni e sei mesi e vi fu gran carestia in tutto il paese, c’erano molte vedove in Israele; eppure, a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova di Sarepta di Sidon” (Luca 4:24-26).

 

Cercare prima gli interessi di Dio.

 Vi è un’altro esempio, pure ben conosciuto, alla fine del capitolo 6 dell’Evangelo di Matteo. E’ bene ricordarlo perché mai come oggi, che viviamo nel benessere, i credenti hanno avuto così tanta paura di perdere qualcosa, di essere privati del necessario. Non abbiamo la fiducia di Davide quando scriveva: “L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà” (Salmo 23:1).

“Sono i pagani che ricercano tutte queste cose; e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte le altre cose vi saranno sopraggiunte”. Che cos’è questo “regno di Dio” che dobbiamo cercare?  Qui, l’espressione regno di Dio indica i caratteri che devono manifestare coloro che fanno parte di un regno dove i diritti di Dio sono riconosciuti e dove ognuno è sottomesso a Cristo.

E’ per mezzo della nuova nascita che si entra nel regno di Dio; e poi, grazie allo Spirito che opera in noi, saremo resi capaci di manifestarne i caratteri. “Poiché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia allegrezza e pace nello Spirito Santo. Poiché chi serve in questo a Cristo è gradito a Dio e approvato dagli uomini” (Romani 14:17-18).

Cristo sulla terra, il solo uomo giusto, ha potuto dire: “Il regno di Dio non viene in maniera da attirare gli sguardi… il regno di Dio è dentro di voi” (Luca 17:21).

L’azione potente dello Spirito Santo produce dei frutti in tutti coloro che fanno parte del regno: la giustizia, la pace e la gioia. Cercare il regno di Dio e la sua giustzia è lasciar agire lo Spirito in noi, mostrare in tutto il nostro cammino che siamo nati di nuovo, e che siamo entrati in un regno i cui caratteri morali sono quelli di Cristo, il perfetto esempio. Potremo essere perseguitati (2 Timoteo 3:12), come avviene spesso quando si vive piamente, ma anche approvati dagli uomini, come dice il Signore. Una cosa è certa: se diamo la precedenza alle cose di Dio, la risposta a tutti gli altri bisogni materiali ci verrà data in aggiunta.

 

Giudicare sé stessi prima degli altri.

Un pò più lontano, nello stesso Vangelo di Matteo, c’è un’altra priorità da dare. “E perchè guardi tu il bruscolo che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? Ovvero, come potrai tu dire al tuo fratello: Lascia che io ti tragga dall’occhio il bruscolo mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, trai prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per trarre il bruscolo dall’occhio del tuo fratello” (7:3-5).

La nostra tendenza naturale è sempre di guardare il bruscolo che è nell’occhio del nostro fratello. Ed è ipocrisia dirgli caritatevolmente: “Lascia ch’io ti tragga dall’occhio il bruscolo”. Siamo disposti a fare prima l’esame di noi stessi? Il Signore ci mostra che se siamo occupati a giudicare gli altri perdiamo di vista il male che è in noi, che è quello che prima di tutto dovremmo giudicare. Una trave in un occhio acceca; non ci saremo forse sbagliati quando ci pareva di vedere il bruscolo nell’occhio del nostro fratello?

Invece di seguire il nostro impulso carnale, che ci porta a giudicare gli altri, consideriamo bene ciò che prima dobbiamo fare. Avremo allora la vista spirituale necessaria per occuparci, se occorre, del male che può trovarsi nel nostro fratello, e lo faremo senza presunzione, ma nello spirito di grazia e d’amore che è stato nel nostro Signore, divino e perfetto modello. Quante difficoltà umilianti sorgono tra fratelli e sorelle quando si dimentica questa priorità!

L’esortazione dell’apostolo nella sua prima epistola a Timoteo (5:4) si rivolge specialmente ai figli o ai nipoti d’una vedova, ma il principio è applicabile a vari altri casi. “Imparino essi prima  a mostrarsi pii verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è accettevole nel cospetto di Dio”.

La pietà è un sentimento di ubbidienza e di sottomissione al Signore, e di umile rispetto; è fare intervenire Dio in tutte le nostre circostanze, piccole e grandi, e vivere in una comunione intima ed abituale n Lui. Forse è proprio nella famiglia che è più difficile mostrare la nostra pietà, poiché essa deve manifestarsi in un’infinità di piccole cose e in modo costante.

In questa breve epistola, scritta da Paolo a Timoteo affinché egli sappia “come comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (3:15), è parlato della “pietà” dal principio alla fine; la troviamo almeno dieci volte. Il segreto della pietà sta nella contemplazione del mistero Cristo: “Colui che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra i gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria” (3:16). “Grande è il mistero della pietà”. Cristo solo è la sorgente della vera pietà per il credente, e una vita di pietà non sarà altro che il riflesso di ciò che avremo visto e considerato nella sua Persona.

 

 

Darsi prima al Signore.

Questi quattro passi ci presentano un insieme di verità messe in pratica dai santi della Macedonia, perseguitati e spogliati di tutto. L’apostolo può dire di loro: “Secondo il potere loro, anzi al di là del potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con insistenza la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi… Ma prima si sono dati loro stessi al Signore” (2  Corinzi 8:5).

L’apostolo aveva già scritto ai credenti di Corinto: “Voi non appartenete a voi stessi, poiché foste comprati a prezzo” ( 1 Corinzi 6:19). Egli realizzava  ogni giorno, nella propria vita, che quelli che vivono non vivono più per loro stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro (2 Corinzi 5:15).

Può ognuno di noi dire di essersi “prima dato al Signore”? Ha forse toccato i nostri cuori l’esortazione: “Vi esorto, dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio? ” (Romani 12:1).

Se pensiamo alle compassioni di Dio che ha perdonato i nostri peccati e ci ha liberati dalla schiavitù di Satana e del peccato perché diventassimo servi di Cristo, ci sarà facile mettere in pratica gli insegnamenti raccolti nei passi che abbiamo meditato, e sperimenteremo la grande gioia che si trova nell’ubbidienza.

Ma vi è ancora qualcosa di più prezioso: la persona di Cristo che si rivela all’anima, il godimento d’una comunione particolare con Lui; perché Egli diceva: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama;  e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l’amerò e mi manifesterò a lui. Se uno mi ama osserverà la mia Parola, e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:21-23).

 

Il Signore, e solo Lui

Da Maria Maddalena erano usciti ben sette demoni (Luca 8:2). I “sette demoni” rappresentano tutta la potenza di Satana; i demoni sono gli spiriti maligni, gli agenti che egli adopera per esercitare il suo potere sul cuore degli uomini, e per impedire ai credenti di compiere ciò che il Signore  domanda loro di fare. Egli riesce sovente a raggiungere  il suo scopo perché nei nostri cuori facciamo posto a tante cose che ci allontanano dal Signore. Per Maria di Magdala non era così. Era stata liberata dalla potenza di Satana ed era diventata una pecora del buon Pastore, una di quelle pecore che “ascoltano la sua voce e lo seguono” (Giovanni 10:27). Infatti Maria era fra quelle donne che avevano seguito Gesù alla Galilea per servirlo (Matteo 27:55-56).  Dal suo cuore i “sette demoni” erano usciti ed ora non c’era posto che per la persona adorabile del suo Salvatore.

Al mattino della risurrezione, mentre i discepoli delusi se ne tornavano a casa, Maria era rimasta presso il sepolcro a piangere (Giovanni 8:52). Allora, come in risposta a  tanto amore, il Signore Gesù “apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva cacciato sette demoni” (Marco 16:9). Che favore, che gioia per quel cuore così interamente ripieno di Cristo!

Ci sono grandi promesse per coloro che amano il Signore con tutta sincerità. Ma non c’è forse esperienza più preziosa di Cristo che si presenta in modo particolare e speciale, e fa sentire la sua presenza nell’anima: “Io l’amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14:21). “Hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano posto” diceva Maria ai due angeli. “Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che era Gesù… Gesù le disse: Maria! Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: Rabbunì! che vuol dire: Maestro!”. “Egli apparve prima a Maria Maddalena”. Questa è la risposta di Colui che legge nei cuori e dà un così grande valore alle nostre affezioni per Lui.

 

 

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