“Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme e dissero: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo». Udito questo, il re Erode fu turbato e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere. Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele»” (Vangelo di Matteo 2:1-6).
Una storia di oltre duemila anni fa…
I magi, dei sapienti dell’epoca, erano venuti da molto lontano, dall’Oriente, per adorare il re dei Giudei che era nato. Arrivarono a Gerusalemme per informarsi sul luogo di nascita del Signore. La notizia arriva alle orecchie di Erode che riunisce i capi e gli scribi del popolo, ovvero coloro che avevano una conoscenza approfondita degli scritti sacri, per informarsi sul luogo dove il Cristo doveva nascere. Alla domanda posta, rispondono senza esitazione: “Betlemme di Giudea” e poi, subito dopo, appoggiano con la Scrittura la loro risposta per mostrarne l’esattezza. Viene così citata in dettaglio un’importante profezia contenuta nel libro del profeta Michea.
Quanto dista Gerusalemme da Betlemme? Circa dieci chilometri.
Che breve tratto di strada vi era tra Betlemme e Gerusalemme!
Dieci chilometri, certamente non una grande distanza se comparata a quella che i magi avevano percorso per venire dal loro paese.
Il Messia, il Salvatore, il Liberatore era Colui che i Giudei pii avrebbero dovuto attendere e, invece, quale pigrizia spirituale, quale mancanza di realtà nel vivere le promesse che Dio aveva lasciato nella Sua Parola, da parte di questi eruditi giudei. Eppure intellettualmente le conoscevano bene.
Per i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo la conoscenza ha fatto rima con indifferenza.
Probabilmente stavano bene così com’erano, non avevano bisogno del Salvatore.
Non si sono mossi dal luogo dove erano.
A cosa ci fa pensare questo?
Viviamo in un paese di cosiddetta tradizione cristiana, dove la conoscenza del messaggio della Bibbia, dell’evangelo di tutto quello che riguarda la storia di Gesù è da tempo qualcosa di conoscenza comune. Ai nostri giorni è veramente vicino, a meno di 10 chilometri, a portata di mano, a portata di un click. Oggi con la tecnologia che l’uomo ha a disposizione, le app presenti sul nostro telefono, i programmi sul nostro computer, la persona di Cristo, chi è e che cosa ha fatto, è veramente vicina; eppure, purtroppo, tutto ciò non è mai stato così lontano dalle vite di tanti uomini del nostro tempo.
I contenuti relativi alla Bibbia, oggi sono disponibili nella maggior parte delle lingue conosciute ed in svariate forme. Nei paesi che un tempo si definivano cristiani queste informazioni sono accessibili in piena libertà.
Siamo pervasi da una cultura materialista, dallo scetticismo, dalla superficialità e non vogliamo più fermarci a riflettere sugli aspetti fondamentali della vita.
Viviamo velocemente e distrattamente, inseguendo qualcosa che al massimo ha la durata della nostra vita. Passiamo spesso il tempo che abbiamo a disposizione a “scrollare” lo schermo del nostro smartphone, guardando quello che le pagine social ci propongono. Passiamo da un contenuto inutile ad un altro. Possiamo andare avanti per sempre “infiniti scrolling” e intanto il tempo passa… Tutto ciò sta diventando sempre di più lo stile di vita delle nuove generazioni.
Anche il Natale, nel tempo, ha perso tutto il contenuto che si poteva riferire all’importanza straordinaria dell’evento al quale è legato. Si è passati dalla sostanza di quello che è il suo significato, alla forma religiosa. Oggi potremmo dire che non è quasi rimasta neanche la forma religiosa. Resistono i regali, legati ad un consumismo sempre più spinto.
Cristo non è più presente nelle vite degli uomini. Rispetto al suo nome vi è crescente indifferenza, incomprensione e derisione.
Le persone pensano di non avere bisogno di Cristo. Eppure Cristo, e la salvezza che Dio ci offre, è ciò di cui l’uomo ha veramente bisogno. Ne ha bisogno perché tutti gli uomini sono peccatori.
Peccato è un’altra parola che ha perso di significato, all’interno di una società dove è imperante il relativismo. Eppure la realtà quotidiana dimostra il contrario: violenza, soprusi, corruzione, immoralità. All’annuncio della sua nascita l’angelo ha detto: “Tu gli porrai nome Gesù, perché è Lui che salverà il Suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21).
Il suo nome significa “Dio Salvatore”. Ecco Colui di cui tutti abbiamo bisogno. Se restiamo nel nostro stato di peccato, saremo perduti per l’eternità.
Quando è nato, le persone importanti del Suo popolo non hanno voluto percorrere quel breve tratto di strada tra Gerusalemme e Betlemme. Lui, invece, nato a Betlemme, dopo aver camminato su questa terra facendo il bene, è andato fino a Gerusalemme per soffrire e per morire, “per dare la sua vita quale prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28).
Caro lettore ti invitiamo a guardare a Cristo, a pensare che Colui che è nato un giorno a Betlemme ed è stato deposto in una mangiatoia è lo stesso che poi è andato, anche per te, a Gerusalemme alla croce del Calvario.
Non lasciare passare questo giorno in cui si ricorda la nascita di Gesù senza che Egli diventi il Tuo Salvatore.
“Il Figlio dell’uomo è venuto a salvare ciò che era perduto” (Matteo 18:11).
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