Dio con noi

di Alfredo Apicella

Un credente che cammina con Dio non può passare inosservato. La presenza di Dio nella sua vita influisce talmente sul suo modo di agire che è ben difficile che gli altri non se ne accorgano. Penso a quando Abimelec, re di Gherar, va a far visita ad Abramo col capo del suo esercito e gli chiede di giurare, nel nome di Dio, che avrebbe usato benevolenza verso i suoi discendenti e il suo paese. Sono molto belle le parole con le quali esordisce: “Dio è con te in tutto quello che fai” (Genesi 21:22). È vero che qualche tempo prima Abramo, andato a stabilirsi a Gherar, aveva detto che Sarai era sua sorella mettendo in grave difficoltà Abimelec che rischiò di disonorarla (Genesi 20). In quell’occasione non aveva agito con serietà, però Dio, nella Sua grazia, aveva salvaguardato la personalità del Suo servitore, oltre che la Sua propria gloria: “Quest’uomo… è profeta”, aveva detto in sogno ad Abimelec, “egli pregherà per te” (v. 7). Abimelec aveva capito che Dio era con lui. È probabile che lo avesse colpito la ricchezza immensa di quell’anziano patriarca e l’episodio, che certamente conosceva, della vittoria che con soli trecentodiciotto uomini aveva riportato tanti anni prima su cinque re liberando gli ostaggi di Sodoma. Credo che sapesse pure del miracolo della nascita di Isacco. Però, oltre che potente, Abramo era un uomo onorevole, saggio, onesto, corretto; un uomo di grande fede in Dio. Non poteva passare inosservato.

La stessa cosa si è ripetuta con Isacco, diventato ancora più ricco del padre. Abimelec lo incontra e gli chiede di rinnovare il patto stretto con Abramo tanti anni prima. Egli sapeva benissimo che un accordo o una promessa, anche se fatti con giuramento, potevano facilmente venire traditi; ma Isacco non l’avrebbe fatto. Anche in lui quei Filistei ravvisavano i segni del favore dell’Eterno e della Sua presenza: “Noi abbiamo chiaramente visto che il SIGNORE è con te… Tu sei ora benedetto dal SIGNORE” (Genesi 26:28-29). Che responsabilità per chi porta il Nome di Dio!

Anche se oggi la ricchezza non è più una prova del favore di Dio, noi credenti abbiamo mille modi per dimostrare al mondo che Lui è con noi. La pace che abbiamo, la fiducia in Lui in ogni circostanza, oltre alla serietà nel comportamento, la rettitudine, l’equilibrio, sono tutte prove evidenti che Dio è con noi. Le persone con le quali abbiamo contatto non possono non accorgersene.

Così fu per Giuseppe, il figlio prediletto di Giacobbe. Venduto dai suoi fratelli e giunto come schiavo in Egitto, viene assunto da un ricco signore col compito di governare la sua casa. Giuseppe era un uomo di Dio, e ci volle poco perché il suo padrone si accorgesse che “il SIGNORE era con lui” e che “gli  faceva prosperare nelle mani tutto ciò che intraprendeva” (Genesi 39:3). Non si trattava di ricchezza, come nel caso di Abramo e di Isacco. Giuseppe non era altro che un giovane schiavo, ma la presenza di Dio si mostrava nella sua saggezza, nella rettitudine, nella più totale affidabilità: “Il suo padrone vide che il SIGNORE era con lui e… lasciò tutto quello che aveva nelle mani di Giuseppe” (Genesi 39:3, 6).

Ma ecco che la seduzione, l’inganno e le accuse ingiuste e malvagie della padrona portano Giuseppe in prigione. Non sappiamo se, sul momento, la delusione e la sofferenza gli abbiano fatto pensare di essere stato abbandonato da Dio; ma se così fosse si sarà presto ricreduto. Dio continuava ad essere con lui e i risultati sono stati subito evidenti. “Il SIGNORE fu con Giuseppe, gli mostrò il suo favore e gli fece trovar grazia agli occhi del governatore della prigione… Il governatore della prigione non rivedeva niente di quello che era affidato a lui, perché il SIGNORE era con lui e gli faceva prosperare tutto quello che intraprendeva” (v. 21, 23).

Così, nel corso dei secoli, Dio ha più volte assicurato la Sua presenza, anche se una tale grazia e un tale immenso favore non sempre era meritato. I passi che dicono Dio fu con lui, Dio fu con loro, ecc… sono numerosissimi. Quando Mosè riassume le esperienze della vita nomade degli Ebrei attraverso il deserto e le battaglie combattute, conclude: “Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha benedetto in tutta l’opera delle tue mani… Il SIGNORE, il tuo Dio, è stato con te durante questi quarant’anni e non ti è mancato nulla” (Deuteronomio 2:7). E tutto questo per la pura grazia di Dio e la Sua fedeltà alle promesse fatte ai padri, non certo per qualche merito che il popolo potesse avere.

Come Mosè, anche Giosuè ha avuto la rassicurazione che Dio sarebbe stato con lui in tutte le imprese che doveva affrontare: “Come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Giosuè 1:5).

Nella conquista del paese di Canaan “il SIGNORE fu con Giuda” e con la casa di Giuseppe (Giudici 1:19, 22), e i nemici vennero battuti e i territori conquistati. E quale rassicurazione poteva dare l’angelo dell’Eterno a Gedeone, spaventato e impotente, convinto che l’Eterno li avesse abbandonati? Questa soltanto: “Io sarò con te, e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un solo uomo” (v. 16).

La Parola ci dice che Dio fu con Samuele, con Davide, con Salomone e con tanti altri personaggi; una presenza tanto più visibile quanto più alto era il livello della loro fede.

Quando c’è fedeltà e ubbidienza a Dio, la Sua presenza non può mancare. Ed è solo questa presenza a fare della vita di un uomo qualcosa di straordinario, di particolare, di luminoso, di totalmente diverso dalla vita dei comuni mortali. Per questo i veri credenti sono notati e stimati; a volte, però, sono anche perseguitati perché la luce che emana da loro infastidisce il mondo, la loro onestà lo condanna, la loro giustizia lo accusa. Com’è la nostra vita? Se nessuno ci nota, non ci può essere che un motivo: ci siamo allontanati dal Signore. Ce lo conferma 2 Cronache 15:2: “Il SIGNORE è con voi quando voi siete con lui”.

La Sua presenza rende saggi, prudenti e, in modo particolare, dà forza alla nostra anima nei periodi difficili. Quando Davide afferma che non avrebbe avuto alcun timore se avesse dovuto attraversare la “valle dell’ombra della morte”, non lo fa per ostentare una forza personale o per un’esibizione di coraggio. Il motivo di tanta sicurezza stava nella presenza di Dio. “Io non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Salmo 23:4).

“Poich’egli ha posto in me il suo affetto – è scritto nel Salmo 91 – io lo salverò, lo proteggerò perché conosce il mio nome. Egli m’invocherà, e io gli risponderò; sarò con lui nei momenti difficili” (v. 14-15).

“Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà… Non temere, perché io sono con te” (Isaia 43:2, 5). Quanti credenti, nel corso delle generazioni, sono stati incoraggiati da queste parole! E quanto più lo saranno, negli ultimi giorni, coloro ai quali queste promesse sono in modo particolare dirette, i fedeli del popolo di Dio nelle tribolazioni finali.

“Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi” (Corinzi 13:11). Perché potessero gustare la Sua presenza era necessario un impegno da parte loro: ricercare la perfezione, avere un medesimo sentimento, vivere in pace. Facciamo in modo che sia così in tutte le nostre relazioni, specialmente nelle nostre famiglie e nell’assemblea del Signore.

“Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi” (2 Tessalonicesi 3:16). Quale miglior augurio poteva fare l’apostolo Paolo ai suoi cari fratelli e sorelle in Cristo?

 

 

 

 

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