Sette personaggi chiamati per nome due volte

di G. Setzer

Sette occasioni
Leggiamo nella Bibbia che varie volte Dio chiama qualcuno per nome, ma in sette casi quel nome è ripetuto due volte. Questo avviene in situazioni particolari, nelle quali quella persona deve ricevere un messaggio importante o deve imparare un’importante lezione. Nella maggior parte dei casi, le comunicazioni divine avranno un’influenza determinante sulla vita di chi le riceve. Da queste narrazioni possiamo trarre numerosi insegnamenti.

Le sette persone chiamate due volte sono: Abramo, Giacobbe, Mosè, Samuele, Marta, Simone e Saulo. Noi li tratteremo nell’ordine inverso, poiché la conversione, che troviamo nella storia di Saulo da Tarso, è necessariamente all’inizio del nostro sviluppo spirituale, mentre la vicenda di Abramo che offre suo figlio a Dio ne segna il punto culminante.

Saulo
Il fariseo Saulo da Tarso era un nemico dichiarato dei cristiani. Con zelo feroce perseguitava i discepoli di Cristo dovunque si trovassero e, facendo questo, pensava di servire Dio. Un giorno, mentre si stava recando a Damasco, il Signore Gesù lo chiamò dal cielo: “Saulo! Saulo! Perché mi perseguiti?” (Atti 9:4; 22:7; 26:14). Allora, gli occhi di Saulo si aprirono sulla realtà: lo zelo che pensava di utilizzare per Dio lo aveva portato a perseguitare il Figlio di Dio perché, perseguitando i Suoi discepoli, in realtà perseguitava Lui.

Saulo crolla davanti a Colui che lo chiama, e gli pone due domande: “Chi sei, Signore?” e “Signore, che devo fare?” (Atti 22:8, 10). Saulo ascolta le Sue risposte e s’inchina davanti alla Sua autorità. Da quel giorno imparerà a conoscerlo sempre meglio, a ricercare la Sua volontà e ad essergli sottomesso. Un fanatico delle tradizioni dei padri diventa così un servitore umile e devoto, la cui vita è consacrata al suo Salvatore e Signore.

Dio chiama tutti gli uomini a pentirsi e ad inchinarsi davanti a Suo Figlio Gesù Cristo. Egli può trasformare completamente quelli che gli sono più lontani, o che gli sono anche nemici, facendoli passare da un’attività contro di Lui ad un servizio per Lui.

Simone
Il Signore Gesù, di lì a poche ore, sarà arrestato dai Giudei, condannato e crocifisso. Satana approfitta di quel momento terribile per cercare di far crollare i discepoli e di renderli inutili per il servizio del Maestro. Il più esposto a quest’attacco è Pietro, l’uomo sicuro di sé, che non teme alcuna minaccia. Ecco perché il Signore si rivolge direttamente a lui: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli” (Luca 22:31-32).

Pietro, tuttavia, non tiene in alcun conto questo avvertimento solenne, anzi dichiara coraggiosamente a Gesù di essere pronto a seguirlo fino alla morte (v. 33). Poiché conta sulle proprie forze, cade nella trappola e rinnega presto il Signore. Poi, rendendosi conto di ciò che ha fatto, piange amaramente. Ha, tuttavia, una ragione per non disperarsi, perché Gesù gli aveva detto: “Ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno”. Vediamo nel libro degli Atti e nelle Lettere di Pietro che quella preghiera del Signore era stata esaudita.

Che lezione per noi, quando abbiamo esitato, quando il nostro orgoglio ci ha impedito di tener conto delle esortazioni piene di dolcezza del Signore e abbiamo confidato troppo sulle nostre forze! Il nemico, che subito tenta di sminuire, ai nostri occhi, la gravità del peccato, ci suggerisce poi, quando affondiamo nella tristezza: “E’ finita, tutto è perduto!” Ma Satana è bugiardo. Le parole del Signore a Pietro dimostrano invece che c’è una via per riprendersi. Ricordiamoci di cosa gli ha detto in Giovanni 21:15-19).

Marta
Marta è una donna attiva, lo si capisce dal fatto che invita il Signore e i Suoi discepoli a casa sua. Nello stesso momento, sua sorella Maria sta seduta tranquillamente ai piedi di Gesù e lo ascolta. Non si preoccupa per i bisogni materiali; dà la priorità ad altre cose. Ella ha bisogno di conoscere quel che Gesù desidera dirle; aiuterà più tardi…

Marta ha tanto da fare che si sente abbandonata, e questo la porta a rimproverare Gesù e a dirgli quello che deve fare! “Signore, non t’importa…? Dille dunque che mi aiuti”. Il Signore le risponde: “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria, e Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (Luca 10:40-42).

A causa del suo zelo e delle preoccupazioni del lavoro, Marta ha perso ogni contatto reale con il Signore Gesù. “Molto lavoro” e “molte cose” tengono occupato il suo animo; ma in quel momento una sola cosa era necessaria: stare con il Signore, vicino a Lui. Lì si trovava la “buona parte”. Marta deve imparare a cambiare le sue priorità, perché la persona del Signore è più importante del servizio per Lui. La troveremo un’altra volta in casa sua, nel capitolo 12 di Giovanni, e ci è detto semplicemente: “Marta serviva” (v. 2), serviva senza che il servizio l’allontanasse dal Signore, e senza che Egli debba riprenderla. Noi certamente dobbiamo servire il Signore, ma anche consacrare del tempo per la lettura della Parola di Dio e la comunione con Lui.

Samuele  
In quel tempo, in Israele, i sacerdoti figli del sommo sacerdote Eli si comportavano molto male e trascinavano il popolo nel peccato. L’Eterno allora suscita un profeta: il giovane Samuele, che è a servizio presso Eli fin dalla sua infanzia. Una notte, Dio lo chiama. Per tre volte di seguito Samuele crede che sia Eli a chiamarlo, ma poi il sommo sacerdote si rende conto che è Dio e suggerisce al ragazzo come rispondere. “Il SIGNORE venne e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!» E Samuele rispose: «Parla, poiché il tuo servo ascolta»” (1 Samuele 3:10). Allora Dio gli rivela il severo castigo che sta per abbattersi sulla casa di Eli.

Samuele si rende conto che Dio gli ha affidato quel messaggio perché lo trasmetta al sacerdote, ma esita e trema al pensiero di dire tutta la verità a quell’uomo anziano che ricopre la più alta carica religiosa; poi, tuttavia, trasmette fedelmente il messaggio divino senza nascondere nulla. In questo modo mostra di essere adatto al servizio di profeta che gli è affidato. “Tutto Israele, da Dan fino a Beer-Seba, riconobbe che Samuele era stabilito come profeta del SIGNORE” (v. 20). Poco tempo dopo, “la parola di Samuele era rivolta a tutto Israele” (4:1).

Il Signore desidera utilizzarci per il Suo servizio. Tutti gli inizi sono difficili; tuttavia, anche se a volte abbiamo delle esitazioni, bisogna che ci impegniamo e che contiamo sul Suo aiuto. Non lasciamoci fermare dalla paura degli uomini o da considerazioni umane, ma eseguiamo fedelmente gli ordini che Dio ci dà. Se saremo fedeli nelle piccole cose, Dio ce ne affiderà delle più grandi.

Mosè
L’Eterno sta per liberare il Suo popolo Israele dal suo stato di oppressione e di schiavitù in Egitto. Ha scelto Mosè come strumento di liberazione e come guida fino alla terra promessa. Mentre Mosè pascola il gregge in una zona semi desertica, Dio gli appare in un pruno che brucia e che, stranamente, non si consuma. Quando si avvicina, l’Eterno lo chiama per nome e si rivela a lui: “Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: «Mosè! Mosè!» Ed egli rispose: «Eccomi». Dio gli disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro… Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abramo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe»” (Esodo 3:4-6). Poi l’Eterno lo mandò da Faraone a chiedere la liberazione del popolo.

Mosè fa molta fatica ad accettare la missione che Dio gli affida. Pensa di non essere in grado di compierla, e obietta che il popolo, in ogni modo, non lo ascolterà (v. 11 e 4:1). L’Eterno allora gli affianca Aaronne come assistente nel servizio, e finalmente Mosè ubbidisce. Le magnifiche rivelazioni che Dio gli fa sulla liberazione del popolo non lo lasciano insensibile (3:7-17). Egli torna in Egitto, s’avvicina al popolo oppresso e va dal Faraone insieme ad Aaronne. Qualche tempo dopo, farà uscire il popolo dall’Egitto e sarà la sua guida attraverso il deserto per quaranta lunghi anni. Il suo ministero, evidentemente, proveniva da Dio.

Può succedere che Dio affidi anche a noi dei compiti pesanti e difficili che ci fanno esitare. Come reagiamo? Ci trinceriamo dietro al fatto che non ne siamo capaci? Mettiamo da parte la nostra responsabilità con la scusa che è un’opera impossibile? Dio sa chi sta mandando e perché. Accettiamo gli incarichi che ci affida, fidiamoci di Lui e contiamo sul Suo aiuto. Le parole di Mosè a Giosuè, al termine della traversata del deserto, ci devono incoraggiare: “Il SIGNORE cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti d’animo” (Deuteronomio 31:8).

Giacobbe
Giacobbe viene a sapere che il figlio Giuseppe, che credeva morto, è ancora vivo. Lì per lì non crede alla notizia, ma quando i suoi dubbi sono dissipati, si mette in viaggio per l’Egitto (Genesi 45:26-28). Arrivato a Beer-Seba, a sud del paese in cui abita, si pone ancora delle domande: deve proprio lasciare la terra promessa? Il viaggio di suo nonno Abramo in Egitto aveva avuto esiti disastrosi (12:10-20), e Dio aveva proibito a suo padre Isacco di andarci (26:2). Giacobbe ha paura: cosa ne sarà della sua discendenza se si fermeranno in quel paese? Aspettando un’indicazione precisa da parte di Dio, Giacobbe offre dei sacrifici (46:1). “Dio parlò a Israele in visioni notturne e disse: «Giacobbe! Giacobbe!… Non temere di scendere in Egitto… Io scenderò con te in Egitto, te ne farò anche sicuramente risalire»” (v. 2-4).

Incoraggiato da questa promessa, Giacobbe si rimette in viaggio, con tutti i suoi figli e le loro famiglie, e con tutti i loro beni, per recarsi nel paese in cui Giuseppe li attende (v. 5-7). Nei diciassette anni trascorsi in Egitto, il racconto biblico non segnala alcun errore commesso dal patriarca; anzi, lo vediamo che benedice Faraone (47:7) e benedice anche i due nipoti, i figli di Giuseppe, con un discernimento particolare (48:1-6). Sul letto di morte, pronuncia una benedizione profetica per ciascuno dei suoi figli (Genesi 49).

Abbiamo paura a dover affrontare una svolta nella nostra vita? Forse ci sono dei cambiamenti importanti davanti a noi, che riguardano il nostro lavoro o il nostro domicilio: i cambiamenti comportano sempre dei rischi. Mettiamo tutto nelle mani del Signore e cerchiamo di seguire le Sue indicazioni. Se, come Giacobbe, siamo sicuri che Dio verrà con noi, possiamo stare tranquilli e fidarci completamente di Lui. Sul sentiero che Egli ci indica, sperimenteremo la Sua fedeltà e le Sue cure.

Abramo
Abramo riceve da Dio un ordine difficilissimo da mettere in pratica: “Prendi tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò” (22:2).  Abramo non ha un attimo di esitazione; si alza di buon’ora, spacca della legna, carica l’asino, prende suo figlio e, per tre giorni, cammina per arrivare nel posto che Dio gli ha indicato. Arrivato, costruisce un altare, prepara la legna e vi mette sopra il figlio legato: “Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: «Abramo! Abramo!» Egli rispose: «Eccomi» E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo»” (v. 11-12). Miracolosamente, lì vicino c’è un montone, e Abramo lo offre in sacrificio al posto di suo figlio.

In questo racconto risplendono la fede di Abramo e il suo timore di Dio. L’Eterno mostra di gradire l’ubbidienza di Abramo e giura per Se stesso che lo benedirà, moltiplicando abbondantemente la sua discendenza. Inoltre, è in quella discendenza – cioè in Cristo – che tutte le nazioni della terra saranno benedette (v. 18; cfr. Galati 3:16-19). Dio conferma ad Abramo quel che già gli aveva promesso quando lo aveva chiamato a lasciare il suo paese, anzi completa le Sue promesse: egli sarà benedetto e sarà fonte di benedizione (Genesi 12:2).

Siamo capaci di mostrare un’ubbidienza chiara e netta, quando Dio ci rivela la Sua volontà? Siamo pronti ad abbandonare qualche cosa, quando ce lo chiede? Se onoriamo Dio in questo modo, possiamo contare sulla Sua benedizione. Se testimoniamo di avere il Suo timore, ci darà delle risposte piene di bontà, ci accorderà la gioia e la pace del cuore, ci fa compiere progressi spirituali e ci darà, nel cielo, una grande ricompensa.

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