di Michael Vogelsang
Nel Vangelo di Marco leggiamo per cinque volte che il Signore “si guardò attorno”. Che cosa ha visto e come ha reagito alla situazione che gli si prospettava davanti? Potremo imparare molto da Lui se prendiamo in considerazione questi avvenimenti.
Nella sinagoga (Marco 3:1-6)
«Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con sdegno, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: “Stendi la mano!” Egli la stese, e la sua mano tornò sana» (Marco 3:5).
Se nel Vangelo di Marco prendiamo in esame gli eventi che si svolgono nelle sinagoghe, possiamo avere un quadro chiaro di ciò che caratterizzava il sistema religioso giudaico al tempo in cui il Signore era sulla terra. Possiamo anche notare che i medesimi tratti religiosi caratterizzeranno il cristianesimo negli ultimi giorni, periodo in cui certamente viviamo oggi. Marco descrive tre situazioni che hanno luogo nelle sinagoghe. Quali sono le caratteristiche principali di ognuna di esse?
- a) La sinagoga di Capernaum (Marco 1:21-23) «Andarono a Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava. […] In quel momento si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo…» (Marco 1:21-23). Quante volte il Signore, specialmente nel Vangelo di Marco, si confronta con i demòni! È evidente che i capi religiosi e il popolo abbiano rigettato il loro Messia trovandosi sotto l’influenza, diretta o indiretta, di Satana. Alcune delle affermazioni rivolte a Gesù hanno palesemente questa origine. Per esempio: «Essi gli dissero: “Noi non siamo nati da fornicazione“» (Giovanni 8:41); oppure: «La folla rispose: “Tu hai un demonio“» (Giovanni 7:20, ma si veda anche Giovanni 8:48 e 10:20); e ancora: «Ma i farisei, udendo ciò, dissero: “Costui non scaccia i demòni se non per l’aiuto di Belzebù, principe dei demòni“» (Matteo 12:24). Quante delle dottrine insegnate oggi nel cristianesimo non sono bibliche, o, peggio ancora, sono blasfeme?
- b) La sinagoga in Marco 3:1 «Poi entrò di nuovo nella sinagoga; là stava un uomo che aveva la mano paralizzata» (Marco 3:1). L’uomo con la mano paralizzata ci parla di impotenza. Il sistema religioso giudaico era incapace di offrire qualcosa a Dio attraverso offerte e sacrifici. Già nell’Antico Testamento Dio aveva dichiarato: «Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre assemblee solenni. Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza. Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre!» (Amos 5:21-23). I Vangeli ci parlano della «festa dei Giudei» (Giovanni 5:1; 6:4; 7:2) proprio perché non era più la festa del SIGNORE. Nessuna religione, neanche il cristianesimo (se vissuto solo in modo formale ed esteriore e non come vita di fede), è in grado di trovare una via valida per avvicinarsi a Dio.
- c) La sinagoga di Nazaret, la Sua patria (Marco 6:2-3) «Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; e molti, udendolo, si stupivano e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? […]” E si scandalizzavano a causa di lui» (Marco 6:2-3). L’approccio del Signore, basato integralmente sulla Parola, infastidisce i capi religiosi, i quali non accettano di non poter fare nulla con le proprie opere per guadagnarsi il favore di Dio e rifiutano l’idea che l’unica via sia attraverso il Suo Figlio. In questa nostra società multi religiosa e tollerante, queste parole del Signore continuano a offendere molti: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14:6).
La religione non solo fallisce nel compiacere Dio, ma spesso i suoi seguaci nascondono agli altri la verità riguardo alla venuta del Signore. Che cosa pensa Egli di tutto questo? In Marco 3:5 leggiamo che il Signore guardò queste persone «con sdegno» (indignazione). C’era una santa indignazione contro l’intero sistema. Lo stesso dovrebbe valere per noi cristiani, ma dobbiamo stare attenti! Nel nostro caso, lo sdegno può facilmente trasformarsi in peccato, in un’emozione carnale; perciò dobbiamo dare ascolto alle parole di Paolo: «Adiratevi e non peccate» (Efesi 4:26). Tuttavia, nel caso del Signore, questa indignazione era pienamente giustificata. Leggiamo anche che il Signore fu «rattristato per la durezza del loro cuore» (Marco 3:5). Che perfetto equilibrio fra sdegno e tristezza nel perfetto Servitore di Dio! Un sentimento simile è descritto a proposito di Samuele quando apprese che Saul era stato rigettato da Dio: «Samuele ne fu irritato e gridò al SIGNORE tutta la notte» (1 Samuele 15:11). La concordanza biblica indica che la parola ebraica tradotta con “irritato” o “rattristato” in quel versetto esprime, allo stesso tempo, sdegno e dolore. Conosciamo anche noi qualcosa di cui rattristarci guardando alla triste situazione in cui versa la religione nel mondo di oggi?
In casa (Marco 3:31-35)
«Poi, girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli!”» (Marco 3:34). Quanto è diversa questa scena rispetto alla precedente! Non si trova più in una sinagoga, un luogo ufficiale, ma in un’umile casa. Il dettaglio importante qui è: «Una folla gli stava seduta intorno» (Marco 3:32). Questo è un’immagine di ciò di cui il Signore Gesù parlava in Matteo 18:20: «Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». La Sua presenza personale è garantita laddove le persone desiderano fare di Lui il centro della loro riunione. Quando leggiamo «girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno», ci viene descritto uno sguardo completamente differente da quello rivolto nella sinagoga. Non era uno sguardo di sdegno unito a tristezza, ma uno sguardo di compiacimento verso coloro che gli avevano dato il primo posto. Egli ha potuto riconoscerli affermando: «Ecco mia madre e i miei fratelli!» (Marco 3:34), indicando in loro coloro che fanno la volontà di Dio. Non possiamo forse affermare che Egli “gira ancora lo sguardo” su coloro che desiderano riunirsi intorno a Lui e nel Suo nome?
In mezzo alla folla (Marco 5:25-34)
«Ma egli si guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo» (Marco 5:32). I fatti descritti nella sinagoga e nella casa riguardano il cammino collettivo dei cristiani in accordo con il pensiero di Dio. I prossimi due avvenimenti, invece, riguardano il nostro cammino individuale di fede. In mezzo alla folla, una donna si dirige verso il Signore con la certezza che, se solo riuscirà a toccarlo, sarà guarita. E aveva ragione! Dopo aver toccato il Signore, fu istantaneamente guarita dalla sua malattia. In quel preciso momento il testo ci dice che il Signore «si guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo» (Marco 5:32). Possiamo chiederci perché fosse così importante: era già stata guarita. Perché non poteva semplicemente tornarsene in pace a casa sua? Supponiamo per un istante che il Signore Gesù glielo avesse permesso. Quale sarebbe stato il fondamento della sua certezza di essere guarita? Solo quello che troviamo scritto in Marco 5:29: «…ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quel male». I suoi sentimenti, le sue emozioni e le sue esperienze sarebbero state la sua unica certezza. E noi sappiamo quanto sarebbe stato fragile questo fondamento! Un giorno, magari, avrebbe avvertito un nuovo sintomo, ed ecco sorgere una nuova preoccupazione e una nuova incertezza. Forse altre persone avrebbero potuto chiederle: «Come fai a sapere che la malattia non tornerà?». In che miserabile situazione si sarebbe venuta a trovare! Non ci sono forse molti cristiani che basano la certezza della propria salvezza sui propri sentimenti, sulle proprie emozioni e su esperienze in continuo mutamento, con il risultato di non avere mai una reale sicurezza?
Il Signore voleva forse veder cambiare qualcosa in quella donna? Sì, qualcosa doveva realmente cambiare! La donna va dal Signore «paurosa e tremante» (Marco 5:33): non è certo l’immagine di una persona con la totale certezza della propria salvezza. Ma ecco che il Signore le dice: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Marco 5:34). Ora ha un fondamento incrollabile: le parole del Signore. Ora potrà rispondere alla sua anima in ansia e a chiunque le faccia domande sulla sua salvezza: «Lui mi ha detto…»:
- «Figliola…»: significa che mi ha accettata come Sua proprietà;
- «…la tua fede ti ha salvata…»: non c’è stato alcun merito da parte mia;
- «…va’ in pace…»: non ci saranno più ansie o preoccupazioni, ma solo una pace reale;
- «…e sii guarita dal tuo male»: una guarigione che durerà per tutta la vita (il che, per noi, parla della salvezza eterna).
Il fondamento della nostra sicurezza risiede nella Parola di Dio: Egli lo dice e io lo credo. Questo è il motivo per cui, ancora oggi, il Signore continua a “guardarsi attorno” per parlare a coloro che non hanno una reale certezza della salvezza, proprio perché non si stanno fondando sulla Sua Parola.
Per strada (Marco 10:17-31) «Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!“» (Marco 10:23). In questo episodio, un giovane ricco si presenta al Signore domandandogli come poter ereditare la vita eterna. Il Signore porta la conversazione su un punto cruciale che deciderà l’intero problema: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Marco 10:21). Il Signore ha toccato un tasto importante: dov’è il tuo tesoro? Chi (o che cosa) è il “Signore” per il tuo cuore? Per il giovane ricco il risultato fu una vera e propria catastrofe: «Ma egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni» (Marco 10:22). Che scena profondamente triste. Un giovane promettente lascia il Signore, non per opposizione o ribellione, ma triste e dolente. Sa esattamente cosa avrebbe dovuto fare, cosa sarebbe stato giusto, ma non è disposto a dare al Signore il primo posto nella propria vita. Quanti giovani (e forse anche persone più avanti negli anni) che vivono nella sfera cristiana e hanno udito il Vangelo sanno bene cosa dovrebbero fare, ma non vogliono dare al Signore il posto che Gli spetta, poiché il loro cuore è colmo di altre cose. Ma subito dopo accade qualcosa di molto importante: il Signore si guarda attorno per osservare i Suoi discepoli. Questo episodio non è soltanto una seria lezione per coloro che ancora non seguono il Signore come proprio personale Salvatore, ma è un messaggio fondamentale anche per coloro che sono Suoi e lo seguono. La domanda sollevata serve a verificare la nostra devozione: che cosa siamo capaci di sacrificare per il Signore, se Lui ce lo chiedesse? «Gesù rispose: “In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna“» (Marco 10:29-30). Non possiamo servire due padroni. Chi è il vero Signore della nostra vita? Abbiamo solo Lui o c’è qualcun altro, o qualcos’altro? Il nostro Signore si sta ancora “guardando attorno” in attesa di una risposta da me e da voi, ed esiste una sola risposta degna di Lui, alla luce di tutto ciò che ha fatto per noi.
Nel tempio (Marco 11:11)
«Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici» (Marco 11:11). Questo episodio chiude il cerchio, in quanto ci parla della testimonianza collettiva della cristianità. Il tempio può assomigliare alla sinagoga del primo episodio, ma con una differenza: mentre la sinagoga ci parla maggiormente della religione come istituzione umana (Dio, infatti, non ha mai ordinato di costruire le sinagoghe), il tempio ci parla delle istituzioni stabilite da Dio ma degenerate sotto la responsabilità umana. Il Signore non può più riconoscere il tempio come la casa del Padre Suo, e infatti dichiara: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni» (Marco 11:17; si veda anche Matteo 21:13 e Luca 19:46). La situazione della cristianità professante ai giorni nostri non è affatto diversa. Da una parte troviamo molte cose che non traggono origine dalla Parola di Dio, perché inventate dall’uomo nel corso della storia della Chiesa. Dall’altra parte, il cristianesimo, che ha avuto un inizio straordinario (come possiamo vedere in Atti 2), si è sviluppato dichiarando di provenire da Dio, ma Paolo lo paragona a una «grande casa» in cui ci sono vasi destinati a un uso nobile e altri a un uso ignobile (2 Timoteo 2:20). Qual è stata la reazione del Signore dopo aver osservato ogni cosa intorno a sé nel tempio? Il testo dice che era «già l’ora tarda». Non stiamo forse vivendo la medesima situazione? Il tempo della dispensazione cristiana, il periodo della grazia, sta giungendo rapidamente alla sua conclusione. Il Signore si diresse con i dodici a Betania, dove si sentiva “a casa” e dove i Suoi erano riuniti intorno a Lui. Ancora oggi il Signore si “guarda attorno” in cerca di credenti che, sebbene l’ora sia ormai tarda e l’entusiasmo si affievolisca, si rendano conto che esiste una via — nonostante la nostra debolezza — per radunarci intorno a Lui in semplicità e in separazione dal male.
Tradotto e adattato da Truth&Testimony