Le vie di Dio e le nostre vie

di J. A. Monard

Articolo tratto dal mensile IL MESSAGGERO CRISTIANO DEL 04-2008

La via, il cammino, il sentiero

Queste parole sono sovente impiegate nel linguaggio biblico per esprimere il modo d’agire e il comportamento abituale. Le nostre azioni sono precise, ma ciò che le caratterizza in modo generale, cioè la nostra linea di comportamento, costituisce la nostra via, il nostro cammino, il nostro sentiero. Quando parliamo del nostro procedere, usiamo una figura dello stesso tipo.

Per parlare di quanto lo riguarda, Dio usa un linguaggio adatto alla comprensione umana. E’ così che ci parla dei suoi occhi, delle sue orecchie, della sua bocca, della sua mano, del suo cuore; ed anche delle sue vie, della sua strada, del suo sentiero e del suo cammino. E’ un linguaggio figurato e simbolico che Dio usa per rendere accessibile a noi esseri umani il suo pensiero. Ma non dimentichiamo che “Dio è spirito” (Giovanni 4:24). Non dobbiamo quindi dare un senso materiale a queste parole. Israele non aveva visto “nessuna forma” quando Dio gli si era rivelato, e il popolo è messo in guardia solennemente contro ogni rappresentazione materiale dell’Eterno, contro ogni “immagine scolpita” (Deuteronomio 4:12-16).

Le vie di Dio occupano un posto molto importante nella Parola. L’espressione ha anche due significati distinti:

– le vie che Dio stesso percorre, vale a dire il suo modo d’agire,

– e le vie di carattere divino nelle quali vuole che i suoi camminino.

  1. Le vie di Dio, i suoi progetti, i suoi pensieri

Come agisce Dio

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie…  Le mie vie sono più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri” (Isaia 55:8-9).

Questo passo di Isaia ci pone al nostro posto davanti a Dio. I suoi pensieri e le sue vie sono infinitamente al di sopra dei nostri. Non permettiamoci di giudicare Dio secondo le nostre norme umane, deboli e limitate. Noi vediamo solo una piccola parte delle cose, mentre Lui le vede nel loro insieme. Notiamo, per nostro incoraggiamento, che questi versetti sono inquadrati dalla dichiarazione della grazia di un Dio che “non si stanca di perdonare” e che promette: “Voi partirete con gioia”.

Tuttavia, anche se ci superano di molto, noi siamo profondamente interessati alle vie di Dio, in particolare a quelle verso l’uomo e verso la terra, in quanto ci riguardano, direttamente o indirettamente, ed hanno un rapporto molto stretto con la gloria di Cristo a cui è legata la nostra vita di credenti.

L’Antico Testamento, sia nella parte storica che in quella profetica, ci fa conoscere le vie di Dio verso Israele. Esse sono molto bene riassunte da questo versetto del Salmo 99: “Tu li esaudisti, o Signore, Dio nostro. Fosti per loro un Dio clemente, pur castigandoli per le loro cattive azioni” (v. 8). Che contrasto c’è tra perdono e castigo! Ma Dio agisce sempre in accordo con la propria natura che è “amore” ma che è anche “luce”. Nella sua misericordia, ha risposto sempre alla fede dei suoi ed è stato pronto a perdonarli. Ma nella sua santità ha dovuto sempre esercitare il giudizio sul male.

“Il segreto del Signore è rivelato a quelli che lo temono” (Salmo 25:14). Solo nella comunione con Dio e nel timore che gli è dovuto si può ricevere da lui qualche conoscenza delle sue vie. Mosè, guida d’Israele attraverso il deserto, aveva afferrato più del popolo la portata e le motivazioni delle opere dell’Eterno; infatti è scritto che “Egli fece conoscere le sue vie a Mosè e le sue opere ai figli d’Israele” (Salmo 103:7).

I caratteri delle vie di Dio

Al termine del viaggio nel deserto, Mosè rende questa testimonianza: “Egli è la rocca, l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia” (Deuteronomio 32:4).

Nel cantico che rivolge all’Eterno “quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici” (2 Samuele 22:1), Davide rivolge uno sguardo indietro e dice: “La via di Dio è perfetta… Egli è lo scudo di quelli che si rifugiano in lui” (v. 31). E lo conferma nel Salmo 145: “Il Signore è giusto in tutte le sue vie e benevolo in tutte le sue opere” (v. 17).

Dopo aver parlato delle vie di Dio, passate e future, verso Israele, suo popolo, il profeta Osea conclude: “Chi è saggio ponga mente a queste cose! Chi è intelligente le riconosca! Poiché le vie del Signore sono rette” (14:9).

La Lettera ai Romani pone davanti a noi i disegni eterni della grazia di Dio verso l’uomo e i mezzi con cui li ha realizzati. Benché, quanto a colpevolezza e al modo con cui Dio salva, Giudei e nazioni siano sullo stesso piano, alla fine della Lettera Paolo indica in che modo il posto particolare d’Israele sarà mantenuto e come le promesse fatte ai patriarchi troveranno il loro compimento. Dopo questa’esposizione, egli esclama: “Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi ed ininvestigabili le sue vie!” (Romani 11:33).

Il libro dell’Apocalisse, tra i giudizi che colpiscono la terra, ci fa sentire quest’ultima testimonianza: “Giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni!” (15.3).

“Fammi conoscere le tue vie”

“Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi” (Esodo 33:13). E’ una preghiera di Mosè, proprio dopo il fatto del vitello d’oro. Il conduttore non chiede qui quale sia la via nella quale il popolo debba camminare, ma desidera sapere quello che Dio farà, quali saranno le sue vie. Accetterà di accompagnare Egli stesso il suo popolo ribelle o manderà un angelo davanti a lui? (v. 2, 3, 12-16). E Dio, per così dire, si lascia convincere dalla preghiera di Mosè (v. 17).

Questa preghiera insistente contiene un insegnamento importante. La conoscenza delle vie di Dio porta alla conoscenza di Dio stesso: “Fammi conoscere le tue vie… affinché io ti conosca”. Mosè desiderava progredire in questa conoscenza. Nello stesso capitolo, lo sentiamo dire all’Eterno: “Ti prego, fammi vedere la tua gloria”. Il suo desiderio non potrà essere soddisfatto interamente. L’Eterno gli risponde: “Tu non puoi vedere il mio volto”. Prima della venuta di Cristo, era impossibile contemplare la pienezza di ciò che è Dio. Tuttavia Dio risponde all’attesa di Mosè, nella misura di quanto poteva essere conosciuto allora, e dice: “Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà”. Quindi lo nasconderà in una buca del masso e lo coprirà con la sua mano, finché sia passato, e Mosè potrà vederlo “da dietro” (v. 18-23).

Vederlo “da dietro” corrisponde proprio alla preghiera di Mosè: “Fammi conoscere le tue vie”. Le vie di Dio rimangono un mistero. Molto sovente l’uomo non può sapere in anticipo quello che Dio farà. Userà grazia e perdonerà, o agirà in giudizio? Ma dopo che ha agito, si possono riconoscere le sue vie, vedendo in che modo ha agito. Lo esprime Asaf nel Salmo 77: “Tu apristi la via in mezzo al mare, i tuoi sentieri in mezzo alle grandi acque e le tue orme non furono visibili” (v. 19). Ma le vie di Dio rimangono un mistero.

“Le tue vie sono sante”

In questo stesso Salmo 77, vediamo Asaf in angoscia. Dopo essere tormentato nel suo spirito, dopo essersi chiesto se la bontà di Dio sia cessata per sempre, trova finalmente una consolazione: “O Dio! Le tue vie sono sante” (v. 13). Le vie di Dio si estendono sulla terra, dove ne possiamo discernere alcune tracce, ma hanno la loro sorgente nel cielo, nella dimora eterna di Dio. Egli agisce sempre in perfetto accordo con la sua natura.

Questa dichiarazione del Salmo 77 è illuminata dall’esperienza di Asaf nel Salmo 73. Vedendo “la prosperità dei malvagi”, mentre lui era nella prova, Asaf era sconvolto nei suoi pensieri; non capiva il modo di agire di Dio. E’ arrivato al punto di chiedersi se valesse la pena camminare nel timore di Dio; poi, alla fine, è “entrato nel santuario di Dio” e ha capito quale fosse la fine dei malvagi (v. 17). Allora è stato portato a giudicare i suoi pensieri e a confessare la sua stupidità (v. 22). E’ solo lì, “nel luogo santo”, a condizione che sappiamo entrarci e rimanerci, che possiamo afferrare qualcosa delle vie di Dio, del suo modo di agire.

  1. Le vie di Dio per i suoi

Camminare nelle vie di Dio

Arriviamo al secondo significato dell’espressione “vie di Dio”, ed è la via che Dio traccia davanti all’uomo perché cammini in essa.

Abraamo, non solo aveva camminato lui stesso in quella via, ma aveva il compito di ordinare “ai suoi figli, e alla sua casa dopo di lui” di seguire “la via del Signore, per praticare la giustizia e il diritto” (Genesi 18:19).

Nel libro del Deuteronomio, Mosè incoraggia la nuova generazione dicendo: “E ora, Israele, che cosa chiede da il Signore, il tuo Dio, se non che tu tema il Signore, che tu cammini in tutte le sue vie, che tu lo ami?” (10:12).

Nel Salmo 25, Davide chiede: “Fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e ammaestrami” (v. 4 e 5). Poi aggiunge: “Il Signore è buono e giusto; perciò insegnerà la via ai peccatori. Guiderà gli umili nella giustizia, insegnerà agli umili la sua via… Chi è l’uomo che teme il Signore? Dio gli insegnerà la via che deve scegliere” (v. 8, 9, 12). E nel cantico che abbiamo già citato, dice, nell’integrità del suo cuore: “Il Signore mi ha ricompensato secondo la mia giustizia, mi ha reso secondo la purezza delle mie mani, perché ho osservato le vie del Signore” (2 Samuele 22:21, 22).

Di uno dei discendenti di Davide, Giosafat, la Parola dà questa bella testimonianza: “Il suo coraggio crebbe, seguendo le vie del Signore” (2 Cronache 17:6). Questo lo porta a risultati pratici: purifica il Paese dall’idolatria e manda dei Leviti di città in città per insegnarvi la legge dell’Eterno.

Nell’insieme, purtroppo, Israele non ha camminato nelle vie dell’Eterno. Con quale tristezza Dio deve dire: “Il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha ubbidito… Oh, se il mio popolo volesse ascoltarmi! Se Israele volesse camminare nelle mie vie!…” (Salmo 81:11, 13). Tuttavia i profeti annunciano il ristabilimento del popolo, in un giorno futuro, e il profondo lavoro che Dio opererà: “Darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano per sempre, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro” (Geremia 32:39). Per mezzo di loro, la benedizione si estenderà su tutta la terra; le nazioni affluiranno a Gerusalemme e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri” (Isaia 2:3).

Nell’attesa di quel giorno glorioso, stiamo camminando in un mondo le cui vie sono corrotte e abbiamo la massima necessità che Dio ci guardi dall’esserne contaminati. Ma ci sono le risorse. “Come potrà il giovane rendere pura la sua via? Badando a essa mediante la tua Parola” (Salmo 119:9). In noi stessi non c’è forza, ma se contiamo su quella di Dio potremo fare la stessa esperienza di Davide: “I miei passi si sono tenuti saldi sui tuoi sentieri, i miei piedi non hanno vacillato” (Salmo 17:5). Non è in qualunque via che possiamo fare affidamento sul sostegno di Dio, ma nella sua. “Beato chiunque teme l’Eterno e cammina nelle sue vie!” (Salmo 128:1). Poiché “la via dell’Eterno è una fortezza per l’uomo integro” (Proverbi 10:29).

Conclusione

E’ sorprendente che la stessa espressione ”le vie dell’Eterno” indichi, nel linguaggio della Scrittura, a volte il modo di agire di Dio stesso, altre volte quello che Egli si aspetta dai suoi. E sono due cose diverse. Dio agisce come il Sovrano che tiene in mano ogni cosa, che governa e retribuisce secondo la sua giustizia. E questo appartiene solo a lui. Ma i caratteri morali che caratterizzano le vie di Dio – il suo modo d’agire – sono anche quelli che desidera vedere riprodotti nel cammino dei credenti. Così, la via di Dio diventa il modello della via dei suoi!

I due sensi dell’espressione sembrano sovrapposti nell’ultimo versetto del profeta Osea. Dal contesto, questo passo si riferisce senza dubbio alle vie dell’Eterno stesso, ma indica anche che gli uomini vi cammineranno. “Le vie dell’Eterno sono rette; i giusti cammineranno per esse” (Osea 14:9).

Se questo poteva essere vero per “i giusti” di un tempo, a maggior ragione lo sarà per quelli che Dio oggi riconosce come suoi figli! “Siate… imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati” (Efesini 5:1). “Camminate nell’amore, come anche Cristo vi ha amati e ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme” (1 Pietro 2:21). 

Rispondi